In Italia, le aziende in crisi e i dipendenti a rischio licenziamento possono accedere a una serie di strumenti e misure di sostegno, sia a livello nazionale che regionale. Questi interventi mirano a preservare l'occupazione, garantire la continuità produttiva e offrire supporto economico durante le fasi di difficoltà aziendale. Facciamo il punto della situazione:
Ammortizzatori sociali: cassa integrazione e fondi di solidarietà
Gli interventi straordinari previsti dalla Legge di Bilancio
Quali aiuti per i dipendenti
Salvataggio delle aziende in crisi da parte dei dipendent
Le aziende in crisi economica possono accedere a numerosi strumenti di supporto offerti dal sistema nazionale. Tra questi, gli ammortizzatori sociali sono una delle soluzioni più immediate e utilizzate. La Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria è un intervento pensato per affrontare difficoltà temporanee, come cali della domanda o eventi eccezionali che incidono sulla produttività. Questa misura consente alle aziende di ridurre i costi del personale senza ricorrere a licenziamenti, preservando nel contempo il rapporto di lavoro.
La Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria è pensata per situazioni di crisi aziendali più profonde. Viene attivata in caso di ristrutturazioni, chiusure temporanee o procedure concorsuali, offrendo un sostegno prolungato sia alle imprese che ai dipendenti. In parallelo il Fondo di Integrazione Salariale si rivolge a imprese di dimensioni minori con risorse per affrontare situazioni di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Questi strumenti garantiscono un reddito ai lavoratori, mentre le imprese possono affrontare le difficoltà senza dover rinunciare alla propria forza lavoro.
La Legge di Bilancio 2025 introduce nuove misure straordinarie per sostenere le imprese colpite dalle difficoltà economiche. Un esempio è il fondo di liquidità destinato alle PMI operanti in settori strategici come la moda, il tessile e l’automotive. Questi settori, particolarmente esposti ai cambiamenti globali e alla transizione ecologica, beneficiano di risorse aggiuntive per evitare chiusure e mantenere i livelli occupazionali.
Un altro intervento è il prolungamento degli ammortizzatori sociali per le aziende in amministrazione straordinaria. Questa misura mira a garantire continuità lavorativa per i dipendenti di imprese strategiche in difficoltà, come previsto dal Decreto Legge 4 del 2024. Il decreto ha anche semplificato le procedure per accedere agli aiuti. Sono poi stati introdotti incentivi per le aziende che adottano strategie di riconversione industriale e contribuiscono a creare nuove opportunità di sviluppo.
Un elemento nelle politiche di supporto è la riqualificazione professionale dei lavoratori. La transizione verso nuovi modelli di business, come la mobilità elettrica nel settore automotive, ha reso indispensabile investire in programmi di formazione che permettano ai dipendenti di acquisire competenze aggiornate. Le aziende che partecipano a questi programmi possono beneficiare di incentivi fiscali e finanziamenti dedicati, contribuendo a ridurre l’impatto sociale delle crisi.
Anche i dipendenti a rischio licenziamento possono contare su percorsi di accompagnamento verso nuove opportunità lavorative, a iniziare dal sussidio di disoccupazione Naspi. Questi programmi, finanziati sia a livello nazionale che regionale, riducono il tempo di inattività e a facilitare il reinserimento nel mercato del lavoro. In molti casi, le istituzioni collaborano con le imprese per creare soluzioni personalizzate che rispondano alle esigenze specifiche del territorio e del settore.
Per favorire la continuità occupazionale, sono previsti incentivi per la riconversione industriale e la riqualificazione professionale dei lavoratori. Ad esempio, nel settore automotive, sono stati destinati aiuti alle aziende che producono componenti per veicoli elettrici, al fine di sostenere la transizione energetica e mantenere i livelli occupazionali.
In situazioni di liquidazione aziendale, la legge prevede specifiche procedure per il licenziamento dei dipendenti. Secondo l'articolo 189 del Codice della Crisi e dell'Insolvenza, l'apertura della liquidazione giudiziale non rappresenta di per sé un motivo di licenziamento; i rapporti di lavoro restano sospesi fino a quando il curatore non comunica il subentro o procede al recesso dei rapporti stessi.
Il fenomeno dei Workers Buyout (WBO), che prevede il salvataggio delle aziende in crisi da parte dei dipendenti stessi, è in crescita in Italia. Nel 2023, a fronte della chiusura di circa 300mila aziende, sempre più lavoratori hanno scelto di investire le proprie risorse personali, come Tfr e Naspi, per rilevare e gestire le società in difficoltà, trasformandole in cooperative.
Il meccanismo del Workers Buyout consente ai lavoratori, organizzati in cooperative, di subentrare nella proprietà aziendale, beneficiando del sostegno finanziario di Cfi e della prelazione nell'acquisto di aziende in crisi. L'investimento medio per salvare un posto di lavoro è di circa 12mila euro e ogni euro speso genera un ritorno fiscale e previdenziale pari a otto euro.
Gli esempi di successo sono numerosi, con un tasso di efficacia del 90% nelle aziende con più di 50 dipendenti. Secondo uno studio di Amundi Sgr, Coopfond e Teha Group, il Workers Buyout potrebbe salvare fino a 91 miliardi di euro di fatturato delle Pmi in difficoltà. La maggior parte delle operazioni si concentra nelle regioni del Nord (40%), seguite dal Centro (30%).