Auto Gpl pro e contro, le alternative e il metano. Le auto che convengono di più

L'auto Gpl conviene? Quali sono i pro e contro e quali alternative valide realmente vi sono.

Auto Gpl pro e contro, le alternative e

Auto GPL, conviene? Vantaggi e svantaggi


Il GPL non è spesso la soluzione migliore per risparmiare con la propria auto. Uno nuovo studio rivela i vantaggi e svantaggi, le differenze con il metano e le alternative che oggi permettono di ottenere migliori risparmi.

I vantaggi e gli svantaggi dell'auto gpl in modo particolare se confrontarti con le auto a metano. Quali sono le alternative migliori anche andando al di là del metano. Cosa conviene ?

Tra Gpl e metano in molti cercano di capire quale sia più conveniente, anche perchè il diesel sembra che sarà bandito tra pochi anni e i costi delle altre soluzioni o di carburante o di auto sono assai salati

I pro e contro

Occorre da subito sottolineare che l'impianto tra Gpl e auto a metano è differente. Ma il costo di un impianto e l'installazione, anche senza incentivi, non supera i 2000mila euro che si possono recuperare con il risparmio proprio sul carburante. Serve sempre un pieno di benzina per far mettere in moto l'impianto, ma questo pu durare diversi mesi ed è una spesa trascurabile.

I risparmi sono, dunque, notevoli e il prezzo del Gpl rimane anche abbastanza fisso in quanto non è legato al petrolio e alle sue oscillazioni. E poi tra gli altri pro e vantaggi si inquina di meno e si può sempre usare l'auto in ogni blocco sia per inquinamento sia delle diverse zone cittadine.

Ci sono, cumuque, anche degli svantaggi, dei contro da tenere in considerazione con impianti Gpl non ben distribuiti in tutta Italia e assenza di Self-Service, si pu parcheggiare al massimo ad un piano per la sicurezza, il motore e le prestazioni in genrale sono meno brilanti e per i lunghi viaggi fuori città non sempre il Gpl è l'alternativa giusta.

Metano e nuovi modelli 2018, chi vuole essere leader del settore

C'è una terza strada quella classica delle vetture alimentate a diesel e benzina ed è da molto tempo presente sul mercato. Si tratta del metano, rispetto a cui Seat intende spingere sul pedale dell'acceleratore e guadagnare il primo posto nella classifica dei produttori. Le ragioni sono presto dette: il gruppo spagnolo scommette su questo segmento di mercato perché considerato durevole nel lungo periodo. E a dimostrazione della volontà di fare sul serio, andando al di là della politica degli annunci, il Centro tecnico di Martorell di Seat si trasforma in un Centro di tecnologia di livello internazionale per lo sviluppo della tecnologia per il Gruppo Volkswagen.

Non solo perché il metano viene ritenuta una strategia per il lungo periodo, ma Seat scommette sulla tecnologia a metano per la semplice ragione che è già presente sul mercato. Di conseguenza l'offerta per i clienti va solo migliorata e perfezionata ovvero non occorrono grandi investimenti per la sua implementazione. Il riferimento va naturalmente all'elettrico che, nonostante le buoni intenzioni, fa ancora fatica a decollare, soprattutto in Italia. Ecco allora che un secondo punto di vantaggio viene individuato nella rapidità con cui effettuare il rifornimento. I tempi sono di poco superiore a quelli richiesti per riempire il serbatoio delle auto a diesel o benzina.

A detta del presidente Luca De Meo, il metano non è una tecnologia ponte, ma una alternativa concreta a lungo termine alla benzina e al diesel. Alla base di questa scelta ci sono anche ragioni ambientali, considerando che le auto sono considerate ecologiche e la Terra custodisce ancora riserve di gas metano sfruttabili per centinaia di anni. Stando ai numeri diffusi da Seat se il parco auto in Spagna raggiunge un milione di vetture a metano, le emissioni di anidride carbonica calerebbero di 1,2 milioni di tonnellate all'anno. Detto in alti termini, il risparmio per i guidatori ammonterebbe tra i 700 e i 1.000 euro circa all'anno.

L'offensiva di Seat e Volkswagen con nuovi modelli

La ripartenza di Seat prende le mosse dai dati dello scorso anno con un utile da record. Ed ecco allora che l'intenzione del gruppo automobilistico è di lanciare due nuovi modelli all'anno. Da qui alla fine dell'anno vedranno la luce la Tarraco e la Cupra Ateca, poi sarà il turno della doppia variante della nuova Leon: la cinque porte e la ST. Non solo, ma il 2020 è l'anno della prima auto tutta elettrica con 500 chilometri di percorrenza di autonomia e un livello 2 di guida autonoma, prodotto sulla piattaforma MEB del Gruppo Volkswagen. E a chiudere il cerchio Seat si dice pronta ad arricchire la sua gamma anche con Crossover Utility Vehicle.

E se l'innovazione è la carta vincente del futuro, Seat mette sul piatto gli accordi di collaborazione già raggiunti con Amazon Alexa, Shazam, Waze, Telefonica e Saba. Significa che l'intenzione è di creare una vera e propria auto connessa, in linea con le tendenze più diffuse e sulla base dei progressi raggiunti dalle nuove tecnologie.

Biometano, una alternativa quasi in arrivo, a brevissimo

E' complicato dire quale sarà il futuro delle auto. Ad intuzione molti risponderanno auto elettriche o ad idrogeno, ma gli sperti sono piuttosto divisi, e per le auto elettriche rimane il problema sempre dell'inquinamento, seppur minore. E allora, ecco chi ha pensato ad una ulteriore via di sviluppo ed ecco il biometano. E non lo ha fatto una marca qualasiasi ma la Volkswagen.

Occorre precisare da subito che gli unici che al momento possono utilizzare le Volkswagen a biometano sono i dipendenti della S.e.s.a, una impresa di Este, in provincia di Padova, dove abbiamo potuto fare questa prova sui modelli Polo e Golf Tgi che al momento vanno a metano e che in equesta realtà che produce biometano, funzionano anche con questo combustibile che deriva dal riciclod ei rifiuti umidi provenienti della cucina.
Dunque, il biometano non si può trovare ancora al distributore, in quanto non è permesso dalla legge, ma ci sta muovendo per poterlo fare arrivare anche perchè i vantaggi sono davvero tanti.
In primo luogo queste auto diventerebbe i veicoli meno inquinanti in assoluto, più ancora delle auto elettriche e non ci sarabbe nessun problema degli scarti.
Il costo dei rifornimento sarebbe assolutamente basso con un costo dimezzato all'incirca come rapporto benzina o diesel e chilometri percorsi. E ancora, da sottolineare, per il funzionamento delle auto a metano con il biometano non si dovrebbe fare nessuno cambiamento tecnico.
Il biometano viene relizzto grazie alla rccolta differenziata, con 70 Kg di scarti di cucina si possono produrre 4 Kg di metano con i quali si fanno circa 100 Km.
Il costo, se ci fosse una rete di distribuzone capillare dovrebbe essere di menod i 1 euro.

E anche...

Tutto vero: Panda Natural Power è in grado di percorrere migliaia di chilometri in totale tranquillità e senza effetti collaterali sul motore. La prima prova è stato il controllo delle emissioni allo scarico sul banco a rulli. La seconda la verifica delle prestazioni del motore. E in entrambi i casi i tecnici Fca hanno acceso il semaforo verde. A rivelare il nuovo record raggiunto dall'auto ecologica alimentata con biometano dal ciclo idrico ricavato è la sperimentazione in corso. Il tempo gioca tutto dalla parte della speciale Fiat Panda perché ormai trascorso un anno dall'avvio dei test e le prospettive - nel caso di conferma delle premesse - non possono che essere brillanti. Stiamo infatti parlando di un'auto che fa del biocombustibile che si ottiene dall'acqua di scarto, dagli scarti di biomasse di origine agricola o dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani della raccolta differenziata la sua linfa vitale.

Di conseguenza l'impatto per l'ambiente sarebbe straordinariamente basso. Fiat Panda viaggia allora alimentata solo con biometano prodotto dall'impianto per la depurazione delle acque reflue del Gruppo CAP a Bresso-Niguarda, Milano. I suo tour prosegue senza soste, considerando che esattamente un anno fa, è partita dal Mirafiori Motor Village di Torino per il lancio del progetto a cui prende parte anche LifeGate, il network italiano per lo sviluppo sostenibile. Interessante notare come il rifornimento avvenga grazie al gas prodotto dal depuratore di Bresso-Niguarda che raccoglie le acque reflue dei Comuni di Paderno Dugnano, Cormano, Cusano Milanino e Cinisello Balsamo, per il coinvolgimento di quasi 300.000 persone.

Sono i tecnici di Fca a voler far sapere come i vantaggi del metano ricavato da fonti rinnovabili siano numerosi e reali, anche oltre Panda Natural Power. In prima battuta stiamo parlando di una fonte pressoché inesauribile e capace di garantire livelli di emissioni inquinanti e di gas serra allo scarico contenuti e di certo non paragonabili a quelli delle auto che vediamo tutti i giorni transitare sulle strade. In seconda battuta, alla luce del ciclo di produzione e dell'utilizzo del carburante, il suo impatto sull'ambiente è paragonabile a quello delle auto elettriche alimentate con energia rinnovabile. Il ricorso al biometano non richiede cambiamenti e alle auto alimentate a metano o alla rete di distribuzione. Facile allora intuire come possa migliorare le prestazioni ambientali di tutto il parco circolante e non solo dei nuovi veicoli.

Infine, ma non da ultimo, il successo del progetto Panda Natural Power permette di ridurre la dipendenza dal petrolio, crea occupazione nella filiera nazionale, contribuisce alla sostenibilità economica di aziende agricole e allevamenti, facilita il riutilizzo efficiente dei rifiuti e, se ottenuto da reflui fognari - fanno ancora notare dalle parti di Fca - consente una riduzione della tassa rifiuti locale.

E i modelli ibridi

Il fascino dei motori diesel riesce a sedurre sempre meno gli acquirenti di auto. Che si orientano in misura ormai decisa sui modelli ibridi. Quelli con la doppia alimentazione per intenderci. Questa inversione di tendenza viene confermata dalle cifre di mercato che parlano di un calo di quasi quattro punti percentuali nei primi 4 mesi dell’anno per le auto motorizzate diesel e un contestuale aumento vertiginoso delle vendite dei modelli ibridi: +53% ad aprile e +37,8 % in totale. Il boom delle ibride nelle intenzioni dei potenziali acquirenti si può spiegare anche grazie a un’offerta che oggi è certamente più ricca rispetto al recente passato ed è in costante aumento. A monopolizzare le vendite di ibride è, però, sempre Toyota, il primo costruttore ad avere industrializzato la doppia alimentazione, ma che oggi ha anche tolto dai listini italiani tutte le versioni diesel.

Nella speciale classifica dei modelli ibridi più gettonati ci sono importanti conferme e qualche sorprese. I più gettonati restano i modelli delle case automobilistiche che hanno investito sui modelli ibridi da più tempo. Toyota, in particolare il brand di lusso Lexus, recita di certo la parte del leone nel comparto ibrido e ibrido plug-in. I modelli già disponibili sul mercato, infatti, sono ben quindici di cui sette con il marchio Toyota. Tutta la gamma Lexus è, invece, ibrida. LaYaris che ha conquistato i giovani degli ultimi venti anni continua a riscuotere grandi apprezzamenti probabilmente perché consente di circolare liberamente anche centri chiusi al traffico. Per quanto riguarda, invece, Lexus, il suv compatto NX è il più gettonato. Per il comparto delle auto elettriche non si può non parlare del successo, restando nel campo delle prestazioni, che sta riscuotendo il nuovo modello della Nissan, ovvero la Leaf che però deve ancora esplodere per quel che riguarda le vendite. I trecento esemplari venduti nel mese di aprile, i poco più di mille invece dall’inizio dell’anno, infatti, non possono soddisfare la casa giapponese che punta in alto.

Tra le altre case automobilistiche alle prese con la sfida dell’ibrido Porsche ha rinunciato a consistenti quote di vendita soprattutto dei modelli Macan e Cayenne. La scelta anche per Porsche è di puntare sull’ibrido ed è così che dopo la Panamera ora anche Cayenne ha una nuova versione E- Hybrid cioè la ibrida plug-in. A provare a tener testa allo “squadrone” Toyota sono soprattutto i due marchi coreani di Hyundai e Kia coi loro modelli ibridi: rispettivamente la Ioniq e la Niro. Nella top ten delle vendite in Italia di ibride sono ben quattro i modelli Toyota e fra l’altro ai primi quattro posti, Yaris, C-HR, Rav4 e Auris, mentre la Lexus NX è l’unica auto premium in classifica, ma ci sono anche due Suzuki, la Ignis e la Swift che offrono l’elettrificazione “mild hybrid”, quella da 48 Volt che altri costruttori stanno adottando compresi molti case d’auto di target premium come Audi.