Se ne è parlato così tanto che abbiamo deciso di testare l'iPhone Duo come promesso da Lidl e Parkside. Ecco il risultato passo dopo passo
Tutto è cominciato un sabato mattina, con la lista della spesa più strana mai scritta: due iPhone, una cerniera, quattro viti e un avvitatore a batteria. Non il solito latte, pane e detersivo, insomma. Sui social, la pubblicità di Parkside, il marchio di utensili che troviamo nei supermercati Lidl, era stata chiarissima: perché spendere migliaia di euro per il primo pieghevole di Apple, quando in pochi secondi si può fare tutto in casa? Noi, che abbiamo un debole per le promesse impossibili, ci siamo sentiti chiamati in causa. Abbiamo preso il carrello, un'espressione seria e siamo partiti.
Il contesto, va detto, aiutava. L'iPhone Duo era stato presentato il 9 settembre, con un prezzo che in Italia parte da 2.369 euro e arriva a 3.869 per il modello più ricco, e il giorno dopo internet aveva già deciso come reagire: con una risata collettiva. Nel giro di poche ore erano arrivati i meme, le battute dei brand e le parodie dei creator, e in mezzo a tutto questo il post di Parkside spiccava per semplicità quasi commovente. Niente rendering futuristici, niente slogan sul domani: una cerniera, quattro viti e un avvitatore.
La cerniera l'abbiamo scelta con cura, come si sceglie un anello di fidanzamento: abbastanza robusta da reggere due telefoni, abbastanza discreta da non sembrare un'anta d'armadio. Spoiler: sembrava comunque un'anta d'armadio. Quanto ai due iPhone, li abbiamo presi in prestito da due amici che ancora non sanno a cosa servono, e che abbiamo deciso di informare solo a lavoro finito, per non guastare la sorpresa.
Arrivati a casa, abbiamo steso i due iPhone sul tavolo da cucina con la solennità di un chirurgo. L'avvitatore a batteria, che fino a quel momento aveva montato soltanto mensole storte, ha trovato finalmente il suo momento di gloria. Prima vite: il telefono di sinistra si è unito alla cerniera. Seconda vite: il telefono di destra ha fatto lo stesso. Terza e quarta vite: abbiamo fatto un passo indietro e ci siamo sentiti Steve Jobs, anche se Steve Jobs, probabilmente, non avrebbe usato il cacciavite con quella faccia lì. Il tutto, come promesso, in pochi secondi. Il resto del tempo, circa quaranta minuti, lo abbiamo passato a fissare il risultato cercando di capire quale schermo fosse "quello principale" e quale "quello di emergenza".
Il momento più emozionante è arrivato con l'apertura a libro. Si apre. Si chiude. Si apre di nuovo. Si sente un clic che a un orecchio poco allenato potrebbe sembrare la fine di una garanzia, ma noi, ottimisti per natura, l'abbiamo interpretato come il rumore della precisione tedesca, o forse dell'elettrodomestico. La famosa piega al centro dello schermo? Non c'è, ma solo perché in mezzo c'è una cerniera in metallo, e una cerniera in metallo, si sa, è la piega più onesta del mondo. Abbiamo anche notato un dettaglio che Apple, nelle sue presentazioni, non menziona mai: con due telefoni veri, se uno si scarica, l'altro continua a funzionare. Un livello di ridondanza che nessun ingegnere di Cupertino aveva osato sognare.
Per capire se la nostra creazione fosse all'altezza, l'abbiamo sottoposta a una serie di prove severissime, ispirate ai video con cui Apple racconta il suo vero pieghevole: un telefono che fa yoga, un mini cinema portatile, un piccolo computer da caffetteria con tanto di caffè macchiato in miniatura, perfino una vetrina per un anello di fidanzamento. Noi abbiamo scelto prove più realistiche. Prima prova: guardare un video in modalità cinema. Funziona, a patto di accettare che il film venga diviso a metà con una striscia nera e un pezzetto di cerniera nel mezzo, come in certi cinema d'essai. Seconda prova: scrivere un messaggio. Qui il nostro Duo ha brillato, perché con due tastiere in contemporanea si può sbagliare un refuso in doppia copia.
Terza prova: la videochiamata con la nonna. Lei ha chiesto "ma perché ci sono due telefoni?" e noi abbiamo risposto "è il futuro". Lei ha annuito, ha chiesto se serviva un adattatore e ha cambiato argomento, il che, per una nonna, è il massimo dei complimenti. Quarta prova: lo yoga. Il telefono di Apple, nel filmato, resta in equilibrio con grazia. Il nostro ha toccato il pavimento dopo tre secondi e ha dichiarato conclusa la lezione. Quinta prova: la tasca dei jeans. Qui il verdetto è stato unanime: due telefoni uniti da una cerniera in metallo non sono un accessorio, sono un'arma. La tasca ne è uscita visibilmente provata, e così la nostra dignità.
Non sono mancate le critiche. Samsung, che i pieghevoli li fa da anni e che con i suoi cartelloni a Seul, Tokyo e Londra aveva già dato il benvenuto ad Apple nel mondo dei foldable, ci ha fatto sapere con una certa eleganza di non essere impressionata. Ai tempi della presentazione, il suo profilo americano aveva invitato Apple ad avvisare quando avesse finito di riscaldare gli avanzi, e noi, sinceramente, abbiamo il timore che il nostro Duo non farebbe meglio. Duolingo, dal canto suo, ha subito precisato che il suo Duo, almeno, è gratis, una battuta che gira ormai su ogni schermo e che nessuno, nemmeno noi con l'avvitatore in mano, è riuscito a battere.
Sul fronte costi, dobbiamo ammettere una cosa: la nostra versione ha richiesto due iPhone interi, quindi il risparmio, tecnicamente, è un concetto che ci è sfuggito di mano come una vite senza testa. Se si somma il prezzo dei telefoni, della cerniera, delle viti e dell'avvitatore, l'operazione risulta una delle più eroiche della storia dell'elettronica di consumo, nel senso che richiede coraggio e non conviene a nessuno. Ma l'emozione di aver costruito qualcosa con le nostre mani non ha prezzo. Anzi, ce l'ha: dipende da quanto vi costano i due smartphone che avete deciso di avvitare insieme.
Il nostro iPhone Duo fai da te ha pregi indiscutibili: si apre, si chiude, fa rumore e non ha mai deluso nessuno nel suo ruolo di soprammobile. Come telefono, invece, è un oggetto che divide, nel senso letterale del termine, perché ne divide due. La garanzia l'abbiamo cercata ovunque, ma le uniche istruzioni che abbiamo trovato riguardavano l'avvitatore, che è l'unico elemento del progetto a funzionare perfettamente. A differenza del vero pieghevole di Apple, che arriva il 23 ottobre, il nostro è già disponibile, non ha liste d'attesa e non richiede un mutuo, anche se richiede una buona dose di fantasia.
Il consiglio finale è uno: se proprio volete un pieghevole vero, aspettate la data di uscita e fate due conti sul portafoglio. Se invece vi basta la soddisfazione di dire "l'ho fatto io", lasciate stare i telefoni, comprate l'avvitatore e montate una mensola. Almeno quella, quando si piega, resta dove l'avete messa. E ricordate che, a differenza del nostro esperimento, la pubblicità di Parkside resta una battuta: nessun iPhone Duo fai da te è in vendita da Lidl, e nessun telefono è stato maltrattato nella realizzazione di questo racconto, a parte, forse, la nostra reputazione.
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...