Il dibattito sulle nuove regole europee per le auto, con proroga al 2035, coinvolge governi, industrie e cittadini. Si discute di normative, veicoli ammessi, tecnologie alternative e possibili scenari futuri.
Il percorso verso la decarbonizzazione della mobilità europea ha vissuto, negli ultimi mesi, una svolta significativa. A seguito della crescita inferiore alle aspettative delle immatricolazioni elettriche, che ad aprile si sono fermate al 19,7% del mercato UE nonostante un incremento del 15,3% rispetto all'anno precedente, le istituzioni comunitarie hanno avviato una discussione per rivedere l'originaria tabella di marcia che prevedeva il bando totale dei motori a combustione dal 1° gennaio 2035.
Un primo passo concreto si è avuto con la presentazione, presso la Commissione Ambiente del Parlamento europeo, di una proposta volta a introdurre maggiore flessibilità per produttori e consumatori, mitigando l'impatto sociale e industriale della transizione. Il focus si sposta così da una visione esclusivamente elettrica ad una pluralità di soluzioni: il nuovo scenario considera l'introduzione di una soglia del 90% per la riduzione delle emissioni, aprendo la strada ad alcune tecnologie alternative e ad una revisione più pragmatica della normativa, in risposta alle esigenze dell'industria e alle richieste dei principali governi europei. La prossima sessione plenaria e i futuri negoziati UE saranno determinanti per l'evoluzione del quadro regolatorio.
La normativa, approvata nel 2022, imponeva il blocco totale alla vendita di nuove auto con motore a combustione dal 2035, fissando un target di riduzione delle emissioni dirette del 100% rispetto ai livelli del 2021. Tuttavia, la Commissione europea ha ora corretto il tiro, proponendo che le emissioni debbano essere ridotte almeno del 90%, lasciando così una finestra (quantificata in una quota di mercato tra il 10% e il 35% per alcune tipologie di veicoli) per l'immatricolazione di auto ibride, plug-in, modelli a range extender ed alcune categorie alimentate da carburanti rinnovabili, come e-fuels e biocarburanti non alimentari.
Il testo di revisione introduce meccanismi di compensazione delle emissioni, stabilendo che il 10% residuo possa essere neutralizzato tramite l'uso di acciaio verde, tecnologie di produzione avanzate e alimentazione esclusiva con carburanti sintetici. Questo impianto normativo mira a garantire una transizione tecnologica efficace, salvaguardando la neutralità tecnologica e regolando con precisione le quote e le modalità di vendita dei veicoli con emissioni residue.
L'attuazione della proposta sarà oggetto di negoziato tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea entro il 2027, mentre nel frattempo viene introdotta una nuova categoria di piccoli veicoli elettrici omologati come M0, sostenuti da super-crediti normativi per favorire la produzione europea e bilanciare la concorrenza asiatica.
Le nuove prospettive hanno acceso un acceso dibattito in Unione europea. Da un lato, Paesi come Germania e Italia, sostenuti da parte dell'Est europeo, spingono da tempo per maggiore gradualità e flessibilità, temendo perdite di posti di lavoro, impatti sulla competitività e rischi per il tessuto produttivo tradizionale. Dall'altro, governi come quello spagnolo invocano il mantenimento del massimo livello di ambizione ambientale, temendo che ogni allentamento sulle ibride o sui motori termici possa minare gli investimenti nell'elettrificazione e la leadership dell'Europa nella lotta al cambiamento climatico. Il confronto si riflette anche all'interno della stessa industria.
Le principali case automobilistiche accolgono con favore la nuova impostazione, che consente di gestire meglio la transizione e programmare investimenti su più fronti tecnologici. Tuttavia, alcune associazioni ambientaliste ed esponenti della Commissione UE lanciano l'allarme su possibili ritardi nell'adozione di veicoli zero emissioni, sottolineando che la stessa regolamentazione offre solo una parziale risposta a un cambiamento necessario e strutturale del settore. La ricerca di equilibrio resta quindi il principale nodo politico da sciogliere nei prossimi mesi.
Le nuove regole segnano un deciso cambio di paradigma nella transizione verde: dal 2035, resterà vietata l'immatricolazione delle tradizionali auto a benzina e diesel non ibride, ma sarà ammessa una quota ristretta di veicoli che rispettano l'obiettivo di massimo 11 grammi di CO2/km, valore ottenibile solo tramite sistemi ibridi plug-in ad altissima efficienza che, al momento, non sono ancora diffusi a sufficienza sul mercato.
Potranno continuare a circolare anche modelli dotati di motori termici alimentati esclusivamente con carburanti rinnovabili certificati CO2-neutral, purché omologati secondo regolamenti specifici ancora in via di definizione. Gli e-fuels sintetici e i biocarburanti avanzati prodotti da fonti non alimentari saranno inclusi, ma solo se la legislazione UE riconoscerà pienamente tali alimentazioni come equivalenti alle zero emissioni allo scarico. Rimarrà centrale la presenza di veicoli elettrici a batteria e a idrogeno, destinati a rappresentare la maggioranza del nuovo venduto grazie ai vantaggi normativi, fiscali e all'assenza di limiti nelle aree urbane.
Le mild hybrid potranno essere immatricolate se rispetteranno il plafond di emissione. Le auto già circolanti ante 2035 non saranno coinvolte dal bando, ma resteranno soggette alle restrizioni locali imposte da ZTL e LEZ. Dalla nuova normativa emerge quindi uno scenario a più livelli, dove la presenza sul mercato di veicoli ibridi dipenderà dalla loro reale capacità di riduzione delle emissioni certificate.
Il quadro normativo apre un nuovo spazio di manovra per fornitori e clienti dell'automotive europeo. I principali cambiamenti attesi sono:
La disciplina nazionale ed urbana è segnata da una stratificazione di norme in funzione della qualità dell'aria e delle direttive europee. Le principali città, Milano, Roma, Torino, Firenze e Napoli, applicano regimi di restrizione progressiva basati sullo standard Euro di veicoli e sull'alimentazione:
L'affinamento normativo e l'ampliamento dei blocchi emissivi stanno profondamente ridisegnando il mercato delle auto nuove e usate. I veicoli Euro 4 e 5, in particolare quelli diesel, sono ormai soggetti a forti svalutazioni, con quotazioni scese fino al 40% rispetto a tre anni fa, mentre la domanda si concentra su veicoli Euro 6d, ibridi, plug-in e full-electric.
Gli ultimi dati di mercato confermano che, nonostante le criticità infrastrutturali e il prezzo d'acquisto più alto, le auto elettriche e ibride dominano la domanda, grazie anche ai consistenti incentivi statali e regionali con bonus fino a 5.000 euro e vantaggi fiscali come l'esenzione dal bollo. Per i consumatori, cresce la convenienza del noleggio a lungo termine, che consente aggiornamento tecnologico costante e riduzione del rischio legato al valore residuo delle vetture.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...