Tabarelli di Nomisma avverte sui rincari delle bollette e indica una strada per le famiglie: tirare la cinghia e riscoprire le vecchie ricette della nonna. Ecco cosa ha detto e che numeri ci sono già.
Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, lo dice senza giri di parole: le bollette aumenteranno «almeno del 20%» e alle famiglie non resta che tirare la cinghia e riscoprire le «vecchie ricette della nonna» che costano meno. L’avvertimento arriva in un momento già difficile: l’Istat registra a ottobre un’inflazione al 5,4% e l’energia è la voce che corre più veloce. Ecco che cosa dicono i numeri ufficiali di gas, luce e prezzi, quanto può pesare un rincaro del 20% e quali sono le mosse che permettono di spendere meno da subito.
Quella del 20% non è la prima previsione di Tabarelli. A marzo, collegando i rincari alla guerra in Iran, indicava un aumento del 15% delle bollette del gas dal 1° aprile e un rialzo dell’8-10% della luce per i soli clienti vulnerabili. A fine luglio annunciava per i sei-sette mesi successivi «instabilità di prezzo e continue oscillazioni» e non escludeva la benzina a 3 euro al litro. Il messaggio è sempre lo stesso: i prezzi dell’energia restano alti e instabili, e le famiglie devono prepararsi a pagare di più.
I dati ufficiali gli danno ragione sulla direzione. Gas e luce sono già in forte aumento, e l’Istat conferma che l’energia è il motore dell’inflazione. La stima del 20% è una previsione di Tabarelli, e non un dato dell’Arera: ma si inserisce in un quadro in cui i rincari sono già in corso.
L’Arera, l’autorità di regolazione, aggiorna ogni mese il prezzo del servizio di tutela della vulnerabilità, a cui sono iscritti circa 2,3 milioni di clienti. A settembre il prezzo di riferimento del cliente tipo è di 162,02 centesimi al metro cubo, con un aumento della spesa del 12,7% rispetto ad agosto. Il cliente tipo consuma 1.100 metri cubi l’anno: con un calcolo nostro, sono circa 1.782 euro annui.
La composizione della bolletta spiega perché il gas pesa tanto. L’approvvigionamento vale il 53,99% del prezzo, il trasporto e la gestione del contatore il 14,93%, la vendita al dettaglio il 3,60%, gli oneri di sistema il 3,07% e le imposte il 24,41%, quasi un quarto del totale. Più della metà della bolletta segue quindi il prezzo del gas all’ingrosso: quando sale quello, sale tutto.
Il segnale più forte arriva dall’elettricità. Per i circa 3 milioni di clienti vulnerabili in maggior tutela, l’Arera ha fissato dal 1° ottobre un aumento del 37,3% nel quarto trimestre del 2026. Il prezzo è di 43,43 centesimi al kWh tasse incluse, di cui 27,64 per l’acquisto dell’energia, in crescita del 63,4% rispetto al terzo trimestre.
Il motivo dichiarato dall’Arera è l’aumento dei costi di acquisto dell’energia: prezzi all’ingrosso attesi in crescita e più alti del previsto nel terzo trimestre, con l’instabilità geopolitica che pesa sul gas. La spesa annua del vulnerabile tipo sale a 665,38 euro, il 9,3% in più rispetto ai 608,72 euro del 2025. L’aumento del 37,3% riguarda i soli clienti vulnerabili, non tutte le famiglie.
L’Istat fotografa lo stesso quadro. A ottobre i prezzi al consumo crescono del 5,4% su base annua, contro il 4,2% di settembre. Gli energetici regolamentati, cioè quelli sotto tutela, sono saliti del 59,5% in un anno e del 18,8% in un solo mese. I non regolamentati, quelli del mercato libero, crescono del 29,4% su base annua. Il carrello della spesa sale del 2,5%.
La differenza tra le due voci mostra un fatto chiaro: chi è in tutela subisce prima e più forte i rincari, mentre il mercato libero li assorbe più lentamente. Non significa però che chi ha un contratto sul mercato libero sia al riparo, perché al rinnovo dell’offerta i nuovi prezzi arrivano comunque.
Con un calcolo nostro, un aumento del 20% sulla spesa annua di 1.782 euro per il gas in tutela vulnerabili vale circa 356 euro in più l’anno. È un esempio costruito sul cliente tipo dell’Arera: la spesa reale cambia con il consumo, la zona climatica e il contratto.
Chi è più esposto dipende dal contratto. Il cliente in tutela segue gli aggiornamenti dell’Arera, mensili per il gas e trimestrali per la luce. Chi ha un’offerta indicizzata subisce l’andamento dei prezzi all’ingrosso, mentre chi ha un prezzo fisso è coperto fino alla scadenza e fa i conti con i nuovi prezzi quando rinnova. La prima mossa è sempre la stessa: controllare data di scadenza e tipo di prezzo del proprio contratto.
Quando Tabarelli dice di tirare la cinghia, indica una cosa precisa: con prezzi dell’energia alti e instabili, la difesa passa da meno consumi e meno sprechi, perché sui prezzi le famiglie non possono incidere. Le «vecchie ricette della nonna che costano meno» sono le soluzioni semplici e a basso costo, quelle che non richiedono investimenti: si spende meno perché si usa meno energia, non perché si compra qualcosa di nuovo.
È la stessa linea che Tabarelli sostiene da mesi. A marzo parlava di un +15% del gas dal 1° aprile e di rincari della luce per i clienti vulnerabili. A luglio avvertiva di «instabilità di prezzo e continue oscillazioni» e non escludeva la benzina a 3 euro. Il consiglio resta lo stesso: adattare le abitudini al prezzo, e non aspettare che il prezzo si adatti alle abitudini. Per le famiglie il tirare la cinghia è quindi un piano concreto: scaldare meno, cucinare meglio, evitare gli sprechi e controllare il contratto.
A livello dei rispami della nonna, Tabarelli si rifà, in realtà, alle misure più note sono quelle indicate dall’Enea, l’agenzia nazionale per l’energia, nel vademecum per la stagione 2022-2023, nato nella precedente crisi del gas. Hanno quattro anni, ma i principi restano validi.
La prima misura è la temperatura: non superare i 19 gradi negli ambienti. Secondo l’Enea, ogni grado in meno fa risparmiare fino al 10% dei consumi. La seconda sono gli orari: ridurre di un’ora al giorno l’accensione dei termosifoni, tenendo conto della zona climatica. La terza sono le valvole termostatiche, che riducono i consumi fino al 20% e sono obbligatorie nei condomini. La quarta è il check-up energetico della casa con un tecnico, che può abbattere i costi fino al 40%.
Nel 2022 l’Enea stimava un risparmio medio di circa 180 euro l’anno in bolletta, partendo dai prezzi di allora e dall’adesione dell’80% delle famiglie: oggi la cifra è un ordine di grandezza, ma il principio non cambia. Resta la manutenzione della caldaia: il decreto del presidente della Repubblica 74 del 2013 impone i controlli periodici e prevede sanzioni a partire da 500 euro per chi non li fa. Una caldaia tenuta bene consuma meno ed evita la multa.
Le nonne risparmiavano per necessità, e molte loro abitudini funzionano ancora oggi:
Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...