Chi sono nel lavoro e nelle attività produttive i Robin Hood italiani che riprendono le gesta dell'eroe della letteratura?
Robin Hood è rimasto nell'immaginario collettivo come il simbolo di chi toglie ai ricchi per dare ai poveri. Nel mondo dell'impresa italiana esiste una versione meno romanzata ma altrettanto concreta di questa idea: imprenditori che, pur generando profitti consistenti, scelgono di ridistribuirne una parte significativa verso i propri dipendenti e verso i territori in cui operano, anziché limitarsi a massimizzare il rendimento per sé e per gli azionisti. Non si tratta di filantropia generica, ma di un modello di business dichiarato, con numeri precisi e politiche aziendali strutturate. In Italia, tre nomi raccontano bene questa storia, in tre momenti diversi: un fondatore che ha posto le basi del modello a metà del secolo scorso, e due eredi contemporanei che ne hanno fatto, in modi diversi, un marchio di fabbrica.
Per capire da dove nasce questa idea di impresa in Italia, bisogna tornare a Ivrea, negli anni del secondo dopoguerra. Adriano Olivetti, alla guida della fabbrica di macchine da scrivere fondata dal padre, costruì un sistema industriale che andava ben oltre la produzione: asili nido per i figli dei dipendenti, biblioteche aziendali, case operaie costruite dalla stessa azienda, salari superiori alla media del settore, servizi sociali e culturali pensati per l'intera comunità di Ivrea, non solo per chi lavorava in fabbrica.
L'idea di fondo di Olivetti era che un'impresa di successo dovesse restituire al territorio e alle persone una parte di quel successo, in una logica che lui stesso definiva di "comunità", un'azienda capace di generare profitto e, allo stesso tempo, benessere collettivo. Decenni dopo, quel modello resta il punto di riferimento citato quasi automaticamente ogni volta che si parla di imprenditori italiani che provano a coniugare profitto e redistribuzione: una sorta di archetipo da cui le esperienze più recenti, consapevolmente o meno, hanno preso le mosse.
Il testimone più diretto di quella visione, in epoca più recente, porta il nome di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, morto nel giugno 2022 a 87 anni. Partito da una piccola bottega di montature per occhiali ad Agordo, in provincia di Belluno, Del Vecchio ha costruito uno dei gruppi italiani più importanti al mondo nel settore dell'occhialeria, ma è diventato un punto di riferimento anche per il modo in cui ha trattato chi lavorava per lui.
La sua filosofia si racchiude in una frase che ripeteva spesso: "Non possiamo produrre gioielli se la nostra gente sta male". Da questa convinzione sono nate misure concrete che, per l'epoca in cui furono introdotte, erano decisamente all'avanguardia: l'asilo nido aziendale, le vacanze studio regalate ai figli dei dipendenti, il microcredito di solidarietà per chi attraversava difficoltà economiche, i check-up medici gratuiti per gli over 50, il rimborso dei libri di testo e delle tasse universitarie, fino al pagamento di tasca propria delle corriere che ancora oggi portano gli operai da casa al lavoro nello stabilimento di Agordo.
Non si è trattato solo di iniziative interne all'azienda. Nel 2017 Luxottica ha investito oltre 13 milioni di euro in progetti a beneficio del territorio, attraverso un accordo con il Comune di Agordo per potenziare l'asilo nido comunale e aprire un centro dedicato agli anziani non autosufficienti, aperti non solo ai dipendenti ma a tutta la cittadinanza. Un passaggio che gli osservatori del settore hanno definito l'evoluzione dal "welfare aziendale" al "welfare territoriale", in cui i benefici smettono di restare confinati dentro i cancelli della fabbrica.
Del Vecchio ha anche condiviso direttamente i risultati economici con chi lavorava per lui: per il suo ottantesimo compleanno, nel 2009, ha regalato ai dipendenti un pacchetto di 140.000 azioni proprie, per un valore complessivo di circa 9 milioni di euro. Durante la pandemia, ha stanziato 100 milioni di euro per sostenere i dipendenti in difficoltà e le loro famiglie, oltre a donazioni dirette alle strutture sanitarie. Per i lavoratori storici di Agordo, più che l'imprenditore, viene ricordato come "l'uomo illuminato".
Se Del Vecchio rappresenta il modello storico del welfare aziendale italiano, Brunello Cucinelli ne incarna oggi la versione più dichiarata e filosoficamente strutturata. Fondatore dell'omonima azienda di moda con sede a Solomeo, un borgo medievale in provincia di Perugia, Cucinelli ha costruito attorno alla sua impresa un sistema che lui stesso ha battezzato "capitalismo umanistico".
I numeri raccontano un modello concreto, non solo una dichiarazione d'intenti: i dipendenti dell'azienda percepiscono stipendi superiori del 20% rispetto alle normali tariffe di mercato del settore. L'orario di lavoro è limitato dalle 8:30 alle 17:30, regola valida anche per i dirigenti senior, e non è consentito inviare email di lavoro fuori da quella fascia oraria o nei weekend, per permettere a chi lavora di "conservare la propria energia creativa", come ripete spesso lo stesso Cucinelli. La pausa pranzo dura un'ora e mezza, abbastanza da poter, se lo si desidera, tornare a casa a mangiare.
Cucinelli ha investito una parte consistente dei profitti dell'azienda nel restauro e nell'abbellimento di Solomeo: un teatro, un anfiteatro, una biblioteca aperta ai dipendenti, tre parchi pubblici raccolti sotto il nome di "Progetto per la Bellezza". La sua idea di profitto, che definisce "garbato", parte da un principio preciso: un prodotto può essere costoso, perché riconosce il lavoro di chi lo ha realizzato, ma non deve essere "caro", nel senso di un margine ottenuto a scapito di chi lavora o di chi acquista.
Anche durante la pandemia, Cucinelli ha scelto di non licenziare nessuno e di mantenere invariati gli stipendi a tutti i dipendenti, rifiutandosi inoltre di chiedere sconti ai fornitori, agli artigiani e ai piccoli laboratori che collaborano con l'azienda. Ha inoltre donato i capi di abbigliamento invenduti delle collezioni a chi si trovava in difficoltà, attraverso il progetto "Brunello Cucinelli for Humanity", e ha messo a disposizione della Protezione Civile uno spazio del suo Parco della Bellezza per allestire un centro vaccinale.
Messi insieme, i tre percorsi raccontano una linea di continuità più che una serie di casi isolati. Olivetti ha posto le basi teoriche e pratiche di un'impresa che si misura anche sul benessere collettivo, non solo sul fatturato. Del Vecchio ha tradotto quel principio in una scala industriale molto più grande, dimostrando che era possibile applicarlo anche a un colosso quotato in borsa con migliaia di dipendenti in tutto il mondo. Cucinelli, infine, ne ha fatto un'identità di marca riconoscibile a livello internazionale, al punto da diventare lui stesso il volto pubblico di questa filosofia imprenditoriale.
Resta naturalmente una domanda di fondo, che gli osservatori più critici pongono regolarmente: quanto di questo modello sia davvero redistribuzione e quanto, invece, una strategia di reputazione che finisce comunque per generare valore economico per l'azienda stessa, attraverso la fedeltà dei dipendenti e l'immagine del marchio. Anche Cucinelli, del resto, ha sempre sostenuto che il suo modello non è un atto di pura beneficenza, ma un modo per rendere l'impresa stessa più solida e profittevole nel lungo periodo, dimostrando che etica del lavoro e redditività non sono necessariamente in conflitto.
Che si tratti di vera e propria filantropia imprenditoriale o di un modello di business particolarmente lungimirante, resta il fatto che questi imprenditori hanno scelto, in epoche diverse, di non tenere per sé l'intero valore generato dalle loro aziende. Un'eccezione, più che una regola, nel panorama imprenditoriale italiano, ma un'eccezione che continua a essere citata, studiata e, in fondo, anche un po' invidiata.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...