Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Chi va troppo piano in auto rischia sanzioni: quando, perché e l’aggiunta del nuovo codice della strada 2026

WhatsApp X Telegram
di Alberto Pelletti pubblicato il
Chi va troppo piano in auto rischia sanzioni: quando, perché e l’aggiunta del nuovo codice della strada 2026

La regola che punisce chi rallenta il traffico esiste da tempo, e la riforma in arrivo la rafforza con una novità sulle autostrade a tre corsie.

La regola che punisce chi rallenta il traffico esiste da tempo, e la riforma in arrivo la rafforza con una novità sulle autostrade a tre corsie.

Quando si pensa alle multe stradali, l’immagine è quasi sempre quella di chi corre troppo. Il Codice della Strada, però, tutela anche chi viaggia dietro: una guida troppo lenta e ingiustificata può diventare un ostacolo e un pericolo per tutti. Capire quando la lentezza costituisce un’infrazione, quali sono le eccezioni e cosa potrebbe cambiare con la riforma in discussione serve a muoversi con più sicurezza, soprattutto in autostrada.

Quando si rischia la multa e perché

Si pensa quasi sempre ai limiti massimi, ma anche andare troppo piano può costare una sanzione. L’articolo 141, comma 6, del Codice della Strada stabilisce che il conducente non deve circolare a velocità talmente ridotta da costituire intralcio o pericolo per il normale flusso della circolazione. La norma non fissa una soglia in chilometri orari valida ovunque: conta l’effetto che la guida lenta produce sugli altri veicoli. Chi procede a 30 all’ora su una strada extraurbana dove tutti viaggiano a 80, e si lascia dietro una colonna di auto senza motivo, può essere fermato e sanzionato.

La ragione della regola è la sicurezza, prima ancora della fluidità. Un veicolo che va molto più piano degli altri costringe chi lo segue a frenate improvvise, a sorpassi affrettati e a manovre rischiose su tratti dove la visibilità è limitata. Il rischio non lo corre solo chi guida lentamente, ma l’intera colonna che si forma alle sue spalle. Per questo il Codice considera la lentezza ingiustificata un comportamento pericoloso al pari di altri, anche se nell’immaginario comune le multe riguardano soprattutto chi corre.

La multa, secondo gli importi aggiornati, va da 42 a 173 euro, cifra soggetta a revisioni periodiche. La contestazione spetta a una pattuglia delle forze dell’ordine: nessun autovelox, nessun dispositivo automatico può accertare questa infrazione, perché serve la valutazione di un agente sulla situazione concreta. Se l’andatura lenta provoca un incidente, il conducente può inoltre essere chiamato a risarcire i danni, e l’assicurazione può rivalersi su di lui.

Le circostanze che giustificano la lentezza

Andare piano non è sempre una colpa. La stessa norma riconosce che esistono situazioni in cui rallentare è doveroso: forte pioggia, nebbia, fondo stradale scivoloso, lavori in corso, traffico intenso, presenza di pedoni o ciclisti, un veicolo in avaria. In questi casi la prudenza prevale, e una velocità ridotta è la scelta corretta. Lo stesso vale per i mezzi che, per costruzione o per carico, non possono superare certe andature, come i veicoli agricoli e le macchine operatrici.

Il punto di equilibrio è quindi tra sicurezza e fluidità. Un guidatore che sceglie di restare a 50 all’ora in una giornata di sole, su una strada libera, senza ragioni di prudenza, crea file, sorpassi azzardati e frustrazione. È questo il comportamento che il legislatore ha in mente quando parla di intralcio. Chi invece rallenta perché la visibilità è scarsa o la carreggiata è bagnata non commette alcuna infrazione.

Nella pratica, tutto dipende dalle prove e dalle circostanze. L’agente che contesta la violazione deve poter descrivere nel verbale perché quella andatura costituiva intralcio: la strada era libera, le condizioni erano buone, dietro il veicolo si era formata una coda. Chi riceve la multa può far valere le proprie ragioni, per esempio una nebbia improvvisa, un malessere, un problema meccanico o la presenza di un ostacolo, e contestare il verbale con i mezzi previsti dalla legge, cioè il ricorso al Prefetto o al giudice di pace entro i termini indicati sul verbale stesso. Documentare le condizioni del momento, con foto o testimonianze, può fare la differenza.

Il caso delle autostrade

Sulle autostrade il quadro è più preciso. Dove sono presenti i cartelli rotondi blu che indicano un limite minimo, le regole prevedono almeno 60 chilometri orari nella corsia centrale e 90 in quella di sinistra, sempre che le condizioni di traffico e meteo lo consentano. Nella corsia di destra non esiste un minimo fisso, quindi si ricade nella regola generale dell’articolo 141: conta se la velocità tenuta crea pericolo o intralcio.

Anche in questo caso l’accertamento resta affidato a una pattuglia. Non esiste uno strumento che misuri e sanzioni in automatico la velocità troppo bassa. Per chi viaggia sulle tratte più trafficate, il consiglio pratico è semplice: la corsia di sinistra serve al sorpasso, non alla marcia ordinaria, e occuparla a un’andatura contenuta, con la corsia di destra libera, espone al rischio di una contestazione.

Il tema riguarda soprattutto chi percorre ogni giorno tratti ad alta densità di traffico. Una colonna che rallenta senza motivo apparente, per la sosta prolungata di un veicolo in corsia di sorpasso, genera effetti a catena su molti chilometri. Anche per questo i limiti minimi sono segnalati da cartelli specifici e si applicano solo dove il segnale è presente. Fuori da questi tratti, resta il principio generale: andare più piano degli altri è consentito se c’è una ragione, non lo è se diventa un ostacolo per chi segue.

Nella guida di ogni giorno bastano pochi accorgimenti: controllare spesso gli specchietti, rientrare nella corsia di destra appena il sorpasso è concluso e non restare in corsia centrale o di sinistra se dietro si avvicina un veicolo più veloce. Sono comportamenti che evitano contestazioni e rendono la marcia più sicura per tutti, senza bisogno di aspettare nuove norme.

Cosa cambia con la riforma del codice

Il 13 ottobre il Consiglio dei ministri ha dato il primo via libera allo schema di decreto legislativo che riscrive parti del Codice della Strada. Il testo non è ancora in vigore: mancano il parere del Consiglio di Stato, quello della Conferenza unificata, il passaggio nelle commissioni parlamentari, l’approvazione definitiva, l’emanazione da parte del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’entrata in vigore è indicata per il 2027, e fino ad allora restano valide le regole attuali.

Se la riforma passerà nella forma attuale, sulle autostrade con tre corsie per senso di marcia non si potrà occupare la corsia di sinistra a una velocità inferiore ai 100 chilometri orari, salvo che il traffico o le condizioni meteo lo giustifichino. Sarà una regola più netta rispetto al criterio generale dell’intralcio: chi resta a sinistra a un’andatura bassa, avendo la corsia centrale o destra libere, commetterà un’infrazione. Resteranno ammesse le eccezioni dettate da code, pioggia, nebbia o altre circostanze.

La differenza rispetto a oggi sarà soprattutto di chiarezza. Con la regola attuale l’agente valuta caso per caso se l’andatura costituisce intralcio; con una soglia precisa, la corsia di sinistra a meno di 100 chilometri orari diventerà un riferimento più semplice da applicare e da rispettare, anche se le eccezioni per traffico e maltempo continueranno a richiedere un giudizio sulla situazione concreta. Per chi percorre spesso le autostrade a tre corsie, abituarsi fin d’ora a lasciare libera la corsia di sinistra dopo il sorpasso significa farsi trovare pronto quando la norma sarà in vigore.

Il quadro complessivo della riforma, tuttavia, va nella direzione di sanzioni più graduali per la velocità eccessiva e di multe più alte per le condotte più pericolose, come la retromarcia in autostrada o la guida senza assicurazione. Per chi guida piano resta quindi un principio semplice, destinato a valere ancora a lungo: la strada è condivisa, e il ritmo di marcia va scelto pensando anche agli altri.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...