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Cloni umani con super intelligenza artificiale: il primo sarà Mark Zuckerberg?

di Marcello Tansini pubblicato il

Dai progressi degli AI Agent alla prospettiva di superintelligenze e cloni digitali che sfidano l'etica, il potere delle Big Tech e la privacy dei dati: Zuckerberg e Meta sono i protagonisti.

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Nel tessuto della società contemporanea, la relazione tra essere umano e tecnologia ha assunto nuovi significati. L'avanzamento continuo delle intelligenze artificiali, ormai capaci di apprendere e agire autonomamente, apre interrogativi profondi: esiste un confine tra ciò che può essere delegato agli algoritmi e ciò che resta esclusivo dell'essere umano? La fascinazione per i doppi digitali, sempre più sofisticati, si intreccia con l'idea antica di emulare la mente e il corpo. La prospettiva di generare copie digitali potenziate dalle capacità delle super intelligenze artificiali non appartiene più solo alla letteratura fantascientifica, ma si sta trasformando in una possibile traiettoria per la nostra civiltà.

In questo scenario emergono nuove domande etiche e sociali: il clone digitale sarà l'ultimo passo verso una sinergia uomo-macchina o rischia di minacciare la complessità umana? A queste dinamiche si aggiunge la questione della leadership tecnologica: chi guiderà la realizzazione di una simile visione, e quale impatto avrà l'applicazione di queste tecnologie nella vita quotidiana degli individui?

Gli AI Agent: la nuova generazione di intelligenze autonome?

Dopo il traguardo raggiunto dalle tecnologie come i Large Language Model (LLM), l'attenzione si è spostata sugli AI Agent, entità software capaci di autonomia decisionale e operativa. Questi sistemi non sono più semplici esecutori di comandi, ma collaboratori attivi che, tramite percezione ambientale e apprendimento continuo, riescono a raggiungere obiettivi definiti senza la necessità di input costanti.

Il concetto trae origine dalle intuizioni pionieristiche di Alan Turing, il quale già negli anni '50 teorizzò la possibilità di una mente artificiale. Dagli esperimenti degli anni Sessanta, con robot come Shakey e chatbot come Eliza, si è passati a un'epoca di progressivo affinamento grazie all'integrazione delle reti neurali e del deep learning. Le soluzioni offerte dagli AI Agent oggi spaziano dalla domotica alla logistica, dall'assistenza sanitaria alle applicazioni nelle smart city; elementi questi che dimostrano l'enorme potenziale ma anche la complessità delle nuove tecnologie. Alexa, Google Assistant, sistemi autonomi di guida e agenti digitali rappresentano solo uno dei primi tasselli di questa rivoluzione.

Secondo studiosi e report internazionali, il presente vede già la nascita di sistemi multi-agent capaci di cooperare, adattarsi e negoziare. Tuttavia, non mancano i rischi: comportamenti emergenti non previsti, perdita di controllo umano e implicazioni in termini di privacy risultano tematiche centrali, da affrontare con strumenti normativi e processi di governance trasparenti.

Dal concetto di AGI alla prospettiva del clone umano digitale

Uno dei temi più dibattuti nella comunità scientifica riguarda lo sviluppo dell'Artificial General Intelligence (AGI), una mente digitale, capace di apprendimento, ragionamento e adattamento in modo generalizzato come un essere umano. Oggi, seppur i progressi siano tangibili, la vera AGI resta un traguardo non ancora raggiunto. Alcuni studi ipotizzano che entro la fine del decennio potrebbero emergere superintelligenze digitali dotate di capacità auto-migliorative e possibilità di risolvere problemi sistemici, incidendo in profondità su economia, lavoro e processi decisionali.

Questa rincorsa verso la macchina pensante porta con sé la suggestione dei cloni digitali: copie virtuali, talvolta persino modellate sulla personalità e i dati reali di individui in carne e ossa, alle quali vengono affidati compiti complessi e interazioni sempre più simili a quelle umane. Il risultato? Avatar digitali customizzati, digital twin e intelligenze in grado di interagire con le persone veramente, partecipando a decisioni, conversazioni e persino creazione di contenuti.

La prospettiva del clone umano digitale, dunque, rappresenta la convergenza tra capacità computazionale estrema, accesso e rielaborazione dei big data e simulazione avanzata di comportamenti umani. Secondo alcuni scenari, questi agenti potrebbero agire come veri e propri surrogati in vita sociale e lavorativa; altri, invece, pongono l'accento sulle incognite etiche e sull'effettiva possibilità di mantenere l'identità e la volontà degli individui nel tempo.

L'opinione prevalente nella letteratura accademica afferma che una superintelligenza artificiale generalista non sia dietro l'angolo, eppure l'accelerazione della ricerca richiede risposte rapide e un imponente sforzo di governance multinazionale.

Big Tech, dati e dilemmi di potere: modelli, rischi e privacy

Nel panorama attuale, il rapporto tra le aziende tecnologiche e la raccolta dati rappresenta una delle questioni più spinose. Google, Meta, Microsoft, Apple e OpenAI sono protagonisti di una corsa senza freni verso l'accaparramento e l'elaborazione di quantità crescenti di dati personali, spesso sfruttando contenuti pubblici e transazioni digitali senza pieno consenso degli utenti.

Le policy adottate si rivelano spesso poco accessibili e il consenso sembra talvolta illusorio, più una formalità che una reale opportunità di scelta. La situazione viene amplificata dall'impiego di tecniche come la Retrieval-Augmented Generation (RAG) e l'open source, trasformando i dati degli utenti nella materia prima della rivoluzione digitale. Accanto all'innovazione, emergono nuovi dilemmi:

  • Il rischio che i dati vengano utilizzati senza trasparenza;
  • Il timore di algoritmi poco sicuri o non in grado di garantire la protezione delle informazioni;
  • Le problematiche legate alla sovraesposizione delle identità online e la manipolazione sulla base delle preferenze digitali.
Seppur le normative europee, come il GDPR, abbiano introdotto tutele significative, l'accelerazione delle tecnologie porta la regolamentazione a inseguire continuamente i progressi delle Big Tech, lasciando spesso un vuoto operativo in materia di diritti e garanzie per l'utente finale.
Questi fattori alimentano la necessità di sistemi di tracciabilità, auditabilità e controllo sempre più sicuri e trasparenti.

Tra avatar digitali e controversie sull'uso dei dati personali

Negli ultimi anni, Meta si è distinta per l'impegno nell'integrazione di avatar digitali, realtà virtuale e intelligenza artificiale in molteplici settori. La figura di Mark Zuckerberg appare spesso come simbolo della trasformazione digitale in atto, incarnando sia l'ambizione innovativa sia la tensione verso l'automazione spinta della vita sociale.

L'azienda ha promosso lo sviluppo di sistemi di rappresentazione avataristica sempre più prossimi al realismo, capaci di sostenere conversazioni naturali, replicare tratti comportamentali e personalizzare esperienze digitali tramite i dati raccolti dalle interazioni social e dai dispositivi wearable. Tuttavia, questi sforzi portano con sé una serie di controversie:

  • La gestione delle informazioni personali degli utenti solleva dubbi etici e domande sulla reale trasparenza nell'utilizzo e nella conservazione dei dati;
  • I rapporti delle agenzie di cybersecurity hanno evidenziato come, nonostante gli avanzamenti, anche gli agenti intelligenti più sofisticati possano presentare vulnerabilità inedite se sottoposti a uso intensivo o attacchi mirati;
  • Le tensioni legate a una democratizzazione parziale della tecnologia e al passaggio da sistemi chiusi a infrastrutture open source accentuano il divario tra esigenze di sicurezza e business model fondati sullo sfruttamento dei big data.
I casi più noti riguardano il modo in cui i grandi modelli di linguaggio sono addestrati anche su contenuti pubblici raccolti in modo poco trasparente, alimentando la percezione di una società sempre più monitorata dove è difficile distinguere tra reale consenso dell'utente e sfruttamento del dato. Le reazioni della comunità internazionale spingono per l'elaborazione di policy più chiare e accordi multilaterali che bilancino innovazione, diritti individuali e competitività economica.

Etica, governance e scenari futuri: i rischi e le opportunità

L'accelerazione verso entità digitali autonome solleva un ampio ventaglio di interrogativi: quanto possiamo affidarci a sistemi capaci di apprendimento e miglioramento continui e quali meccanismi di controllo sono necessari per garantire che rimangano allineati agli interessi umani? L'implementazione di cloni automatizzati, anche dotati di poteri cognitivi avanzati, richiede quadri normativi e strategie di governance multilivello:

  • Normative nazionali, come GDPR e IA Act, e linee guida internazionali spingono per una maggiore trasparenza, auditabilità e rispetto della privacy;
  • Strumenti tecnici, come il design della privacy by design e la sicurezza dei dati, diventano prassi imprescindibili per i progettisti di sistemi IA;
  • Processi etici includono la valutazione dei rischi di disinformazione, amplificazione di bias, dipendenza e perdita della centralità dell'uomo.
Il confronto tra istituzioni, imprese e società civile assume una rilevanza sempre maggiore; la presenza di audit indipendenti sulle tecnologie, lo sviluppo di indicatori per la valutazione dell'impatto sociale, la promozione di una cultura tecnologica inclusiva appaiono oggi prioritari. 


Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...