Nel cuore delle città italiane, i dehors abusivi rappresentano un fenomeno complesso: tra autorizzazioni spesso lacunose, criticità nei controlli e regolarizzazioni difficili, emergono responsabilità condivise e nuove sfide per amministrazioni, commercianti e cittadini
Negli ultimi anni le aree urbane italiane hanno assistito a una crescita notevole dell'occupazione di suolo pubblico mediante strutture temporanee esterne, note comunemente come dehors. Questa tendenza, accentuata dal periodo post-pandemico, ha favorito lo sviluppo dell'offerta di servizi all'aperto da parte di bar e ristoranti ma ha anche aperto la strada a una diffusione non regolamentata. L'espansione degli spazi esterni, spesso priva delle necessarie autorizzazioni, ha creato un quadro di forte irregolarità nei centri storici, coinvolgendo non solo i commercianti ma anche l'amministrazione pubblica e i cittadini. Ne derivano problematiche legate non solo alla mancata riscossione dei tributi, ma anche alla gestione dell’ordine urbano e alla tutela della vivibilità delle città.
La concessione degli spazi esterni è regolata dai singoli Comuni attraverso precisi regolamenti, i quali stabiliscono modalità, criteri, metrature e vincoli paesaggistici per l’utilizzo degli spazi pubblici. Ogni amministrazione comunale, in base sia alle normative statali sia alle necessità legate alla tutela del patrimonio storico e al decoro urbano, prevede un iter autorizzativo che passa attraverso lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP). Quest’ultimo verifica la documentazione presentata dagli esercenti, che devono specificare l'esatta tipologia di arredi, allestimenti e ingombri utilizzati.
L'autorizzazione viene rilasciata secondo criteri prestabiliti:
Uno dei nodi più complessi è rappresentato da problemi tecnici nei sistemi di riscossione dei canoni dovuti per l’occupazione di suolo pubblico. Recenti inchieste hanno evidenziato come, in città come Roma, bug informatici abbiano reso difficoltoso e a tratti impossibile il recupero di somme rilevanti dovute dagli esercenti, con residui attivi che raggiungono i 17 milioni di euro solo per il Municipio I. La coesistenza di sistemi informatici diversi e non comunicanti obbliga gli uffici a un doppio lavoro manuale che rallenta drasticamente le riscossioni, facendo aumentare il rischio di prescrizione dei crediti.
Alla problematica tecnologica si aggiunge quella legata ai livelli elevati di morosità. Secondo dati emersi durante commissioni bilancio municipali, circa il 50% degli importi previsti non viene versato, con una ripercussione diretta sulle casse comunali: le risorse non riscossse sarebbero destinate, almeno in parte, a interventi su strade e manutenzione del verde pubblico. Inoltre, alla morosità si accosta il mancato incasso delle indennità previste per le occupazioni abusive, il cui valore spesso supera il milione di euro per singolo anno in grandi centri urbani.
L’unione di questi fattori determina non solo un danno economico ma anche una netta sottrazione di risorse alla collettività, rendendo urgente l’adozione di soluzioni digitali integrate e di politiche di recupero coattivo più efficaci.
Gli episodi più eclatanti di occupazione abusiva di spazio pubblico hanno coinvolto sia grandi città che centri di minori dimensioni. Le vicende verificatesi a Taranto, Napoli e Modena costituiscono esempi paradigmatici dell’ampiezza e complessità del fenomeno.
A fronte di una diffusa presenza di dehors non regolari, risultano rari gli interventi che portano a rimozione forzata o a sanzioni effettivamente eseguite. Spesso i procedimenti amministrativi si arenano in conseguenza di difficoltà logistiche e burocratiche, oltre che per la mancanza di personale dedicato. La complessità burocratica è accentuata dalla stratificazione normativa e dalla coesistenza, nei grandi Comuni, di diversi regolamenti zonali.
Le principali difficoltà incontrate dalle autorità possono essere riassunte come segue:
Il raggiungimento di un equilibrio tra esigenze dei residenti e vitalità delle attività economiche passa attraverso percorsi condivisi di regolarizzazione e dialogo istituzionale. L’efficacia di questi percorsi non dipende solo dal rigore normativo, ma anche dalla capacità di costruire un clima di collaborazione attiva tra le parti:
Da un lato, tali strutture costituiscono una risorsa fondamentale per la vitalità economica, per l’attrattività turistica e per il tessuto sociale delle città. Dall’altro, la proliferazione non regolamentata rischia di compromettere il decoro urbano, la sicurezza e la qualità della vita dei residenti.
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...