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Dehors abusivi nel centro delle città italiane: chi autorizza, chi controlla e perché quasi nessuno viene mai sanzionato

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di Arch. Giuseppe Bergodi pubblicato il

Nel cuore delle città italiane, i dehors abusivi rappresentano un fenomeno complesso: tra autorizzazioni spesso lacunose, criticità nei controlli e regolarizzazioni difficili, emergono responsabilità condivise e nuove sfide per amministrazioni, commercianti e cittadini

Negli ultimi anni le aree urbane italiane hanno assistito a una crescita notevole dell'occupazione di suolo pubblico mediante strutture temporanee esterne, note comunemente come dehors. Questa tendenza, accentuata dal periodo post-pandemico, ha favorito lo sviluppo dell'offerta di servizi all'aperto da parte di bar e ristoranti ma ha anche aperto la strada a una diffusione non regolamentata. L'espansione degli spazi esterni, spesso priva delle necessarie autorizzazioni, ha creato un quadro di forte irregolarità nei centri storici, coinvolgendo non solo i commercianti ma anche l'amministrazione pubblica e i cittadini. Ne derivano problematiche legate non solo alla mancata riscossione dei tributi, ma anche alla gestione dell’ordine urbano e alla tutela della vivibilità delle città.

Chi autorizza i dehors e come funzionano le regolamentazioni comunali

La concessione degli spazi esterni è regolata dai singoli Comuni attraverso precisi regolamenti, i quali stabiliscono modalità, criteri, metrature e vincoli paesaggistici per l’utilizzo degli spazi pubblici. Ogni amministrazione comunale, in base sia alle normative statali sia alle necessità legate alla tutela del patrimonio storico e al decoro urbano, prevede un iter autorizzativo che passa attraverso lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP). Quest’ultimo verifica la documentazione presentata dagli esercenti, che devono specificare l'esatta tipologia di arredi, allestimenti e ingombri utilizzati.

L'autorizzazione viene rilasciata secondo criteri prestabiliti:

  • Rispetto delle metrature massime consentite per ogni singola attività
  • Vincoli architettonici e paesaggistici previsti, specie nei centri storici tutelati
  • Definizione dei periodi e degli orari di utilizzo
  • Sicurezza e accessibilità degli spazi
Una struttura viene definita irregolare quando eccede la metratura concessa o utilizza elementi diversi da quelli previsti dalla licenza. Risulta invece abusiva se installata senza alcun titolo autorizzativo. Questo sistema, pur essendo concepito per garantire il bilanciamento tra le necessità economiche e la vivibilità urbana, rimane spesso poco efficace a causa di carenze nei controlli e nell’aggiornamento procedurale.

Le principali criticità: bug informatici, morosità e mancata riscossione dei tributi

Uno dei nodi più complessi è rappresentato da problemi tecnici nei sistemi di riscossione dei canoni dovuti per l’occupazione di suolo pubblico. Recenti inchieste hanno evidenziato come, in città come Roma, bug informatici abbiano reso difficoltoso e a tratti impossibile il recupero di somme rilevanti dovute dagli esercenti, con residui attivi che raggiungono i 17 milioni di euro solo per il Municipio I. La coesistenza di sistemi informatici diversi e non comunicanti obbliga gli uffici a un doppio lavoro manuale che rallenta drasticamente le riscossioni, facendo aumentare il rischio di prescrizione dei crediti.

Alla problematica tecnologica si aggiunge quella legata ai livelli elevati di morosità. Secondo dati emersi durante commissioni bilancio municipali, circa il 50% degli importi previsti non viene versato, con una ripercussione diretta sulle casse comunali: le risorse non riscossse sarebbero destinate, almeno in parte, a interventi su strade e manutenzione del verde pubblico. Inoltre, alla morosità si accosta il mancato incasso delle indennità previste per le occupazioni abusive, il cui valore spesso supera il milione di euro per singolo anno in grandi centri urbani.

L’unione di questi fattori determina non solo un danno economico ma anche una netta sottrazione di risorse alla collettività, rendendo urgente l’adozione di soluzioni digitali integrate e di politiche di recupero coattivo più efficaci.

Dehors abusivi: casi emblematici e azioni delle autorità

Gli episodi più eclatanti di occupazione abusiva di spazio pubblico hanno coinvolto sia grandi città che centri di minori dimensioni. Le vicende verificatesi a Taranto, Napoli e Modena costituiscono esempi paradigmatici dell’ampiezza e complessità del fenomeno.

  • A Taranto, la Polizia Locale è intervenuta con ordinanze di sgombero immediato nei confronti di esercizi che mantenevano dehors nonostante provvedimenti contestativi antecedenti. Nei casi segnalati, i titolari non avevano ottemperato agli obblighi di ripristino, rendendo necessaria la rimozione coattiva delle strutture con addebito dei costi agli esercenti e sanzioni amministrative aggiuntive. Questa situazione si è riproposta più volte nel corso degli anni, sintomo di una certa resilienza delle regole e di una lentezza nella risoluzione dei casi irregolari.
  • Nel quartiere Vomero a Napoli, un dehor di oltre 60 metri cubi è stato sequestrato perché realizzato senza autorizzazioni edilizie: l’intervento della Polizia municipale ha portato alle denunce di rito ma, ancora una volta, sottolinea la prevalenza delle infrazioni gravi in aree centrali e commercialmente influenti.
  • A Modena, dopo un’ampia attività di ricognizione da parte del SUAP, sono emerse numerose situazioni di non conformità, spesso legate all’eccesso di metratura occupata rispetto all’autorizzazione originaria. Nel 2025 sono stati controllati 220 dehors, di cui 124 risultavano difformi, ma soltanto uno è stato rimosso. Tale dato riflette sia la difficoltà di intervenire su situazioni consolidate sia la tendenza a favorire la regolarizzazione spontanea rispetto all’azione repressiva diretta.

Il ruolo dei controlli: Polizia Locale, sanzioni e difficoltà operative

Il sistema di vigilanza sulle occupazioni esterne ad attività commerciali si basa principalmente sull’attività ispettiva della Polizia Locale e sulle segnalazioni dei cittadini. Gli agenti provvedono a effettuare controlli sia di iniziativa sia su richiesta, con particolare attenzione alle aree centrali più soggette a pressione commerciale e flussi turistici. Le azioni intraprese comprendono l’accertamento dello stato dei luoghi, la verifica della conformità agli atti autorizzativi e, ove necessario, la contestazione immediata dell’infrazione.

A fronte di una diffusa presenza di dehors non regolari, risultano rari gli interventi che portano a rimozione forzata o a sanzioni effettivamente eseguite. Spesso i procedimenti amministrativi si arenano in conseguenza di difficoltà logistiche e burocratiche, oltre che per la mancanza di personale dedicato. La complessità burocratica è accentuata dalla stratificazione normativa e dalla coesistenza, nei grandi Comuni, di diversi regolamenti zonali.

Le principali difficoltà incontrate dalle autorità possono essere riassunte come segue:

  • Difficoltà a notificare le infrazioni ai responsabili, soprattutto nel caso di esercizi che cambiano gestione rapidamente
  • Litigi o resistenze da parte degli esercenti durante le operazioni di sgombero
  • Copertura limitata dei controlli rispetto alla vastità del fenomeno
  • Lentezza nell’attivare le procedure di rimozione coattiva
Anche nei rari casi in cui si arrivi all’irrogazione di multe o all’esecuzione di sgomberi, i costi di tali operazioni gravano spesso sulle amministrazioni, che faticano a recuperare le somme spese. La pressione pubblica, esercitata sia da residenti che da associazioni di categoria, richiede quindi un rafforzamento dei presidi di legalità attraverso risorse umane e strumenti informativi avanzati.

Regolarizzazione e confronto tra istituzioni, commercianti e cittadini

Il raggiungimento di un equilibrio tra esigenze dei residenti e vitalità delle attività economiche passa attraverso percorsi condivisi di regolarizzazione e dialogo istituzionale. L’efficacia di questi percorsi non dipende solo dal rigore normativo, ma anche dalla capacità di costruire un clima di collaborazione attiva tra le parti:

  • Mappatura dettagliata delle strutture e delle relative autorizzazioni
  • Sensibilizzazione degli operatori commerciali sulle conseguenze degli abusi
  • Monitoraggio costante da parte di uffici tecnici e polizia locale
  • Interventi mirati per casi di concorrenza sleale o disagio residenziale
L’esperienza maturata mostra che la regolarizzazione spontanea è favorita quando le procedure amministrative risultano semplici, trasparenti e supportate da misure di accompagnamento. Restano, tuttavia, situazioni residue di illegalità strutturale nelle quali si rende necessaria una repressione più decisa e un monitoraggio continuo degli effetti delle ordinanze adottate.

Da un lato, tali strutture costituiscono una risorsa fondamentale per la vitalità economica, per l’attrattività turistica e per il tessuto sociale delle città. Dall’altro, la proliferazione non regolamentata rischia di compromettere il decoro urbano, la sicurezza e la qualità della vita dei residenti.




Arch. Giuseppe Bergodi

Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...