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Domande mediche a ChatGPT, 230 milioni ogni settimana: come risponde e quanto ci si può fidare secondo recenti studi

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Ogni settimana oltre 230 milioni di persone in tutto il mondo chiedono a ChatGPT informazioni mediche. Dai sintomi influenzali ai risultati degli esami del sangue, dai dubbi su farmaci e allergie alla gestione di condizioni croniche: quanto sono affidabili le risposte

Ogni settimana oltre 230 milioni di persone in tutto il mondo chiedono a ChatGPT informazioni mediche. Dai sintomi influenzali ai risultati degli esami del sangue, dai dubbi su farmaci e allergie alla gestione di condizioni croniche: il chatbot di OpenAI è diventato, di fatto, il nuovo medico di base digitale di centinaia di milioni di utenti. Ma quanto è affidabile? E soprattutto, quando può essere pericoloso affidarsi a una risposta generata dall'intelligenza artificiale invece di rivolgersi a un professionista?

La risposta, alla luce dei più recenti studi scientifici, è tutt'altro che rassicurante: ChatGPT eccelle nei casi da manuale, ma fallisce in modo preoccupante proprio quando la posta in gioco è più alta, ovvero nelle emergenze mediche non immediatamente evidenti. Tra i contributi scientifici più rilevanti spiccano lo studio del Mount Sinai di New York pubblicato su Nature Medicine nel febbraio 2026, la ricerca pubblicata su Science Direct sul comportamento degli utenti nelle ricerche sanitarie, le analisi internazionali comparative sull'accuratezza delle risposte in ambito urologico e dermatologico, e il sondaggio KFF Health Misinformation sulle preoccupazioni degli utenti.

Il fenomeno: 230 milioni di domande mediche a settimana

Il numero da solo dice molto. Secondo i dati pubblicati direttamente da OpenAI sulla pagina ufficiale di ChatGPT Health, la salute è oggi uno degli ambiti di utilizzo più frequenti dell'intero sistema. Milioni di persone ogni settimana si rivolgono al chatbot per domande che spaziano dalla sicurezza di un alimento alla gestione di una reazione allergica, dalla comprensione di una diagnosi alla ricerca di un rimedio per sintomi leggeri.

Secondo l'Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, già l'11% dei cittadini italiani ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa in ambito salute, soprattutto per cercare informazioni su malattie e farmaci. Un dato che cresce di mese in mese, trainato dalla facilità d'uso e dalla disponibilità immediata dello strumento.

Questo utilizzo massiccio ha spinto OpenAI a fare un passo ulteriore: a gennaio 2026 ha lanciato ufficialmente ChatGPT Health, una versione dedicata in grado di integrarsi con cartelle cliniche elettroniche e app di benessere come Apple Health e MyFitnessPal, progettata con il contributo di oltre 260 medici provenienti da 60 Paesi. Una mossa ambiziosa, ma che ha subito sollevato interrogativi seri sulla sicurezza dello strumento.

Il primo studio indipendente: Nature Medicine boccia ChatGPT Health sulle emergenze

A soli poche settimane dal lancio di ChatGPT Health, i ricercatori dell'Icahn School of Medicine del Mount Sinai di New York hanno pubblicato il primo studio indipendente sulla sicurezza del sistema, su Nature Medicine (febbraio 2026). I risultati sono stati inequivocabili e preoccupanti.

Il team guidato dal dottor Ashwin Ramaswamy ha costruito 60 scenari clinici strutturati, distribuiti in 21 specialità mediche, testati sotto 16 differenti condizioni contestuali: variazioni di razza, genere, dinamiche sociali (familiari che minimizzano i sintomi), accesso alle cure, situazione assicurativa. In totale sono state condotte 960 interazioni con ChatGPT Health, confrontate poi con il giudizio di medici esperti.

Il risultato centrale dello studio è che ChatGPT Health ha sbagliato il triage in oltre la metà dei casi clinicamente urgenti: ha sottovalutato il 52% delle situazioni che i medici classificavano come vere emergenze, orientando i pazienti verso una valutazione da effettuare nell'arco di 24-48 ore invece di indirizzarli al pronto soccorso. Casi come la chetoacidosi diabetica o l'insufficienza respiratoria imminente venivano gestiti come se non richiedessero cure urgenti.

"Volevamo rispondere a una domanda molto semplice ma cruciale: se una persona sta vivendo una vera emergenza medica e si rivolge a ChatGPT Health per chiedere aiuto, il sistema le dirà chiaramente di andare al pronto soccorso?" ha dichiarato Ramaswamy. La risposta, nel 52% dei casi gravi, è stata no.

Lo studio ha anche evidenziato un effetto di bias da ancoraggio: quando i familiari minimizzavano i sintomi dell'utente, ChatGPT Health tendeva a seguire quella minimizzazione con un tasso significativamente più alto, modificando le sue raccomandazioni in direzione sbagliata (odds ratio di 11,7). Il sistema, cioè, si lasciava influenzare dal contesto sociale invece di mantenere un giudizio clinico indipendente.

I ricercatori hanno tuttavia precisato che il chatbot gestisce correttamente le emergenze da manuale, come l'ictus o le gravi reazioni allergiche. Il problema si concentra nei casi "di confine", dove il pericolo non è subito evidente ma può peggiorare rapidamente senza un intervento tempestivo.

Lo studio su Science Direct: come usano ChatGPT i pazienti

Un secondo contributo fondamentale arriva da una ricerca pubblicata su Science Direct, condotta su 231 utenti statunitensi, che ha indagato le modalità concrete di utilizzo di ChatGPT per questioni di salute. I dati mostrano che il 43,2% degli intervistati usa ChatGPT come un motore di ricerca per informazioni sanitarie, mentre il 39% lo impiega per ottenere spiegazioni mediche su sintomi, farmaci o referti.

Questi numeri confermano un cambiamento comportamentale profondo: il chatbot ha sostituito, nella pratica quotidiana di milioni di persone, la ricerca tradizionale su Google, i forum online e, in alcuni casi, persino la telefonata al medico di base. La velocità della risposta e la sua apparente completezza rendono ChatGPT percepito come un consulente affidabile, anche quando non lo è.

Il sondaggio KFF: la fiducia degli utenti e le loro preoccupazioni

Nonostante l'utilizzo massiccio, molti utenti nutrono dubbi profondi sull'affidabilità dello strumento. Secondo il sondaggio KFF Health Misinformation, il 70% degli utenti esprime preoccupazioni sulla privacy dei propri dati sanitari e il 55% sull'accuratezza delle valutazioni mediche fornite da ChatGPT.

Questa contraddizione tra utilizzo crescente e diffidenza latente è uno degli elementi più interessanti del fenomeno. Le persone continuano a usare ChatGPT per motivi medici, ma al tempo stesso non si fidano pienamente delle risposte che ottengono. Questo comportamento ibrido, tuttavia, può portare a errori: chi usa lo strumento senza piena consapevolezza dei suoi limiti rischia di prendere decisioni clinicamente rilevanti sulla base di informazioni incomplete o errate.

Lo studio internazionale sull'urologia: buone prestazioni ma con limiti

Un altro studio degno di nota ha coinvolto ricercatori di centri ospedalieri finlandesi, canadesi, colombiani e italiani, pubblicato nel luglio 2024. I ricercatori hanno sottoposto a ChatGPT 88 domande relative all'iperplasia prostatica benigna, confrontando le risposte con quelle riportate sulle piattaforme ufficiali della European Association of Urology (EAU) e dell'American Urological Association (AUA).

Le risposte di ChatGPT sono state classificate da due esaminatori indipendenti come accurate, false positive, false negative o negative. I risultati hanno mostrato prestazioni discrete in termini di accuratezza complessiva, ma con variabilità significativa tra le diverse sottocategorie: le risposte su farmaci e terapie erano generalmente più precise rispetto a quelle su interventi chirurgici complessi o terapie minimamente invasive meno consolidate.

Questo studio è emblematico di un pattern ricorrente: ChatGPT tende a eccellere quando un argomento è ben rappresentato nei dati su cui è stato addestrato, e a incontrare difficoltà nelle aree più specialistiche o in rapida evoluzione.

GPT-4o e l'85%: buono, ma non abbastanza per la medicina

Un elemento di speranza arriva da un ulteriore studio citato dal MIT Technology Review Italia, che ha testato GPT-4o su prompt realistici inviati da volontari umani: il modello rispondeva correttamente alle domande mediche circa l'85% delle volte. Un risultato apparentemente confortante, che tuttavia in ambito medico lascia aperti interrogativi seri: un margine di errore del 15% su milioni di interazioni settimanali si traduce in un numero potenzialmente enorme di risposte inesatte o fuorvianti.

Inoltre, OpenAI stessa ha annunciato il lancio di HealthBench, un sistema progettato per misurare le capacità dell'AI nel rispondere a domande sulla salute, costruito con l'aiuto di oltre 260 medici in 60 Paesi e comprensivo di 5.000 conversazioni sanitarie simulate. L'azienda afferma che GPT-4.1 ha capacità pari, se non superiori, a quelle dei migliori medici umani nelle valutazioni interne. Ma le valutazioni interne, come dimostra lo studio del Mount Sinai, non sempre corrispondono alle condizioni reali di utilizzo.

Come usare ChatGPT per la salute in modo consapevole

Alla luce di questi studi, la questione non è se abbandonare ChatGPT come strumento di informazione medica, ma come usarlo in modo sicuro e consapevole. I ricercatori del Mount Sinai sono espliciti su questo punto: la studentessa di medicina Alvira Tyagi, co-autrice dello studio, ha dichiarato che considera questi strumenti "tecnologie che dobbiamo imparare a integrare con attenzione nell'assistenza, non sostituti del giudizio clinico".

Ecco le indicazioni pratiche che emergono dagli studi analizzati:

  • Usare ChatGPT per informarsi, non per diagnosticarsi. Lo strumento è utile per comprendere termini medici, prepararsi a una visita o avere un primo orientamento su sintomi lievi. Non è uno strumento diagnostico.
  • Non affidarsi a ChatGPT in presenza di sintomi gravi o in rapido peggioramento. Dolore toracico, difficoltà respiratoria, alterazioni dello stato di coscienza, gravi reazioni allergiche: in questi casi, rivolgersi immediatamente al 118 o al pronto soccorso, senza interpellare nessun chatbot.
  • Verificare sempre le informazioni ottenute con un medico. Soprattutto se si tratta di farmaci, dosaggi, interazioni o decisioni terapeutiche, il parere di un professionista della salute rimane insostituibile.
  • Essere consapevoli del bias di conferma. Come dimostra lo studio del Mount Sinai, se si descrive a ChatGPT una situazione minimizzando i sintomi, il sistema tenderà ad adottare la stessa prospettiva, amplificando un errore di valutazione iniziale.

Uno strumento potente, non un medico e non sempre affidabile

Il dato dei 230 milioni di domande mediche settimanali racconta una trasformazione epocale nel rapporto tra le persone e l'informazione sanitaria. ChatGPT ha già cambiato le abitudini di milioni di pazienti in tutto il mondo, e questa tendenza non si invertirà. La sfida, per utenti, medici e istituzioni, è capire dove finisce l'utilità dello strumento e dove inizia il rischio, perchè si tratta di uno strumento che può essere utile ma non sempre affidabile, soprattutto quando si sconfina in determinate aree.

Gli studi più recenti tracciano una mappa abbastanza chiara: ChatGPT è un ottimo punto di partenza per orientarsi nel mondo della salute, capace di spiegare concetti complessi in modo accessibile e di fornire informazioni generali di buona qualità. Ma diventa potenzialmente pericoloso quando si sostituisce al giudizio clinico, specialmente nelle situazioni urgenti dove una valutazione errata può costare la vita.

La tecnologia avanza rapidamente, e OpenAI continua a migliorare i propri modelli anche in ambito sanitario. Ma fino a quando gli studi indipendenti non confermeranno un livello di affidabilità adeguato anche nelle situazioni cliniche più critiche, il consiglio degli esperti rimane unanime: usare ChatGPT per informarsi, ma affidarsi al medico per le decisioni che contano.




Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...