Runner, ciclisti della domenica e appassionati di CrossFit non sono più solo vittime occasionali del fenomeno doping: sono diventati un target di consumo
Per anni il doping è stato raccontato come un problema di élite: ciclisti professionisti, atleti olimpici, squadre blasonate. Oggi i dati di NADO Italia, l'agenzia nazionale antidoping, restituiscono un quadro diverso: il fenomeno si è spostato sempre più verso il mondo amatoriale, quello delle granfondo del weekend, delle maratone cittadine, delle box di CrossFit. Un pubblico che non insegue contratti milionari, ma medaglie, tempi personali e soprattutto un'immagine di sé. Ed è proprio questa domanda "emotiva" di performance a generare un mercato reale, con logiche economiche misurabili.
Nel 2024 NADO Italia ha registrato 30 casi di atleti amatoriali risultati positivi a sostanze vietate, a cui si aggiungono 4 casi di rifiuto o elusione dei controlli; nei primi sette mesi del 2025 i controlli positivi erano già 10. Solo a febbraio 2025 la stessa agenzia ha sospeso 15 ciclisti amatoriali tesserati alla Federazione Ciclistica Italiana, con squalifiche comprese tra 1 e 16 anni, per l'uso di sostanze che vanno dall'EPO al testosterone, fino a farmaci veterinari utilizzati "off label" per aumentare la resistenza.
Le stime informali del settore, in assenza di ricerche epidemiologiche recenti e sistematiche, parlano di una diffusione ben più ampia dei casi ufficialmente sanzionati: alcuni esperti citati dalla stampa specializzata stimano che, escludendo il mondo del bodybuilding, circa un atleta amatoriale su dieci faccia uso di sostanze illegali per migliorare le prestazioni, un dato che sale vertiginosamente se si includono farmaci "leggeri" come antinfiammatori, cortisonici e stimolanti da banco.
Il punto chiave, dal punto di vista di chi osserva il fenomeno con lenti economiche, è che il doping amatoriale non nasce nel vuoto: si innesta su un mercato legale della performance sportiva che in Italia vale diversi miliardi di euro l'anno e che continua a crescere a doppia cifra.
L'Italia è oggi il primo mercato europeo degli integratori alimentari, con un fatturato stimato tra 4,5 e 5,2 miliardi di euro e oltre 200 milioni di confezioni vendute, un giro d'affari che coinvolge le abitudini di oltre 30 milioni di italiani. Solo nel comparto degli integratori sportivi e delle bibite energetiche.
A livello globale, il mercato della nutrizione sportiva vale oggi circa 33 miliardi di dollari e nel 2026 supererà i 36 miliardi, con proiezioni fino a 53,4 miliardi entro il 2031: un settore che si è spostato "oltre l'atleta d'élite", intercettando una base sempre più ampia di appassionati di fitness e sportivi della domenica. In Italia gli sportivi spendono in media oltre mille euro l'anno tra abbonamenti in palestra e integratori, e il canale e-commerce cresce più velocemente di ogni altro, con una quota di mercato online che nel 2025 ha superato il 38% a livello globale.
È in questo ecosistema legale, capillare, digitale, che si insinua la componente grigia e illegale del mercato. Le stesse keyword che alimentano le vendite di proteine e pre-workout ("integratori sportivi", "integratori da palestra", "integratori ciclismo") convivono online con una domanda meno visibile ma altrettanto reale, rivolta a sostanze dopanti vere e proprie: EPO, testosterone, ormone della crescita, anfetamine, diuretici, farmaci antinfiammatori usati in modo improprio.
Tre dinamiche strutturali spiegano il perché di un trend con solide basi economiche:
Allo stesso tempo, il fenomeno apre spazi di mercato legittimi e in crescita:
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...