Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Esami online, nessuna proroga e deroghe minime per le università online. Può ancora cambiare?

WhatsApp X Telegram
di Chiara Compagnucci pubblicato il

Il tema degli esami online nelle università telematiche viene affrontato tra nuove normative, pressioni studentesche, rischi di dequalificazione e possibili scenari futuri.

Il rinnovato interesse verso gli atenei digitali si inserisce in un contesto caratterizzato da profondi mutamenti tecnologici e dalle ricadute della pandemia, elementi che hanno accelerato la diffusione della didattica digitale. Se durante l'emergenza sanitaria il ricorso alle piattaforme online per esami e lezioni è apparso come una necessità ineludibile, oggi il ritorno all'obbligo degli esami in presenza è diventato uno dei punti di maggiore tensione tanto in ambito accademico quanto nel dibattito pubblico e normativo.

Il nodo della valutazione a distanza, esploso con forza all'indomani delle chiusure pandemiche, si confronta ora con nuove regole che rischiano di cambiare non solo l'organizzazione degli atenei telematici, ma anche l'accessibilità e la qualità percepita degli studi universitari. Non si tratta soltanto di una questione regolatoria: ciò che è in gioco sono l'integrità dei percorsi, il diritto allo studio e le aspettative di studenti, famiglie e società su una effettiva equità tra i vari modelli universitari. Nel pieno della discussione parlamentare sul Milleproroghe, con la deroga agli esami online ridimensionata ma ancora oggetto di polemiche, è evidente come la questione resti tutt'altro che chiusa.

Il quadro normativo: dal Decreto Bernini al Milleproroghe

Il contesto è segnato da una successione di interventi regolatori che hanno definito i limiti e le prerogative delle università telematiche. Storicamente, già dagli anni Duemila, la normativa nazionale aveva fissato alcune regole salde: una tra tutte l'obbligo, che accomunava sia atenei tradizionali che online, di sostenere gli esami di profitto in presenza. L'arrivo della pandemia ha imposto deroghe d'urgenza, allargando temporaneamente la possibilità di valutazioni online non solo per motivi logistici, ma anche per garantire la continuità della formazione.

Con il Decreto Ministeriale 1835 del 6 dicembre 2024, noto come Decreto Bernini, si è cercato di ripristinare un quadro ordinario: esami e discussioni di tesi tornano a svolgersi in presenza, per entrambe le tipologie di università. Il decreto, tuttavia, aveva previsto una fase transitoria, concedendo un anno di proroga agli atenei digitali per permettere l'adeguamento alle nuove regole. Nel frattempo, il dibattito ha continuato ad animarsi, con la presentazione in Parlamento di ulteriori emendamenti volti a dilatare i tempi del ritorno in presenza.

La proposta di modifica inserita nel Milleproroghe (emendamento cosiddetto salva-Bandecchi) mirava inizialmente a un rinvio generalizzato dell'obbligo, ma dopo un acceso confronto istituzionale la platea dei beneficiari si è ridotta: la deroga minimale, ora in discussione, riguarda pochi casi specifici e potrebbe ancora essere soggetta a cambiamenti.

Il dibattito parlamentare e le motivazioni della deroga minima

L'iter del Milleproroghe ha portato allo scoperto fratture e alleanze trasversali tra forze politiche, associazioni di categoria e società civile. Nella discussione iniziale, la proposta di rinviare ulteriormente l'obbligo delle prove in presenza aveva incontrato l'opposizione non solo della ministra Bernini, ma anche di una parte significativa del Parlamento, che ha richiamato la necessità di garanzie stringenti sul fronte del rigore accademico.

La versione definitiva della deroga, assai più restrittiva rispetto all'impostazione originaria, permetterebbe di sostenere ancora esami online solo a una ridotta platea: studenti stabilmente impegnati all'estero in paesi coinvolti nel Piano Mattei o residenti in zone di conflitto o emergenza. In tal modo si cerca di bilanciare le esigenze di sicurezza con quelle di regolarità accademica, evitando di creare disparità nel riconoscimento dei titoli di studio.

Le ragioni alla base della deroga minima vengono esplicitate in sede di commissioni parlamentari: da un lato, non escludere dal percorso formativo chi si trova in oggettive difficoltà logistiche per cause di forza maggiore; dall'altro, prevenire il rischio di un ritorno sistematico a soluzioni soft laddove non giustificato. Il compromesso raggiunto riflette, pur tra tensioni, la volontà di non allargare la zona di eccezione affinché non si attenui l'efficacia del sistema dei controlli.

Pressioni e richieste delle rappresentanze studentesche

La discussione sulla modalità di svolgimento degli esami nelle università telematiche ha visto emergere con forza la voce degli studenti. Le rappresentanze del gruppo Multiversity (Mercatorum, Pegaso, San Raffaele Roma), che raccolgono circa duecentomila iscritti, hanno indirizzato una lettera aperta alla ministra dell'Università e al presidente dell'ANVUR. Nel documento si richiede una regolazione più stabile e strutturale degli esami digitali, in modo da non penalizzare lavoratori, caregiver e studenti fuori sede, per i quali la modalità online rappresenta molto più di una semplice comodità organizzativa:

  • Garanzia del diritto allo studio: sottolineano come l'eliminazione indiscriminata della valutazione a distanza rischi di compromettere l'accessibilità ai titoli universitari, specialmente per chi deve conciliare studio, lavoro e famiglia.
  • Qualità della valutazione: i rappresentanti studenteschi convergono sull'importanza di standard rigorosi e trasparenti, ritenendo però che questi possano essere assicurati anche nelle prove a distanza, in presenza di tecnologie di monitoraggio e piattaforme avanzate.
  • Trasparenza e pari opportunità: chiedono di avviare tavoli tecnici tra ministero e università per individuare regole chiare e condivise, evitando di creare nuove barriere d'accesso.
Il nodo della conciliazione tra rigore e flessibilità rimane centrale. Per i rappresentanti degli studenti, in un Paese che continua ad avere tassi di laurea inferiori alla media europea, è prioritario abbattere gli ostacoli che impediscono l'inclusione formativa. Allo stesso tempo, le rivendicazioni degli studenti evidenziano come la valutazione digitale non debba diventare uno strumento per eludere controlli, ma piuttosto una risorsa integrata nel percorso formativo.

Università online tra profitto, modelli educativi e rischi

L'espansione delle università telematiche ha portato con sé interrogativi sul modello di gestione, la qualità dell'insegnamento e l'efficacia delle valutazioni. Non mancano opinioni critiche che vedono in alcune realtà digitali una prevalenza di logiche di profitto a discapito della funzione pubblica e della qualità accademica.

Il dibattito si concentra su alcune caratteristiche dei grandi gruppi telematici:

  • Classi virtuali con un alto rapporto studenti/docenti, dieci volte superiore rispetto agli atenei tradizionali;
  • Impiego di docenti temporanei o esterni, con un turnover elevato e condizioni contrattuali spesso meno stabili;
  • Organizzazione diffusa, con centri associati e sedi d'appoggio che facilitano l'iscrizione e la somministrazione degli esami;
  • Esami standardizzati, spesso a risposta multipla e talvolta gestiti interamente online con supporto di materiali prestrutturati;
Questo modello rischia, secondo alcuni osservatori, di incentivare esamifici dove la facilità degli esami può tradursi in un abbassamento degli standard. D'altro canto, l'innovazione tecnologica in sé non viene stigmatizzata: il problema è rappresentato dalla standardizzazione eccessiva e dalla ricerca del profitto a scapito della pluralità delle modalità di valutazione.

Conseguenze per studenti e atenei tradizionali

La svolta regolatoria sugli esami nelle università digitali solleva interrogativi trasversali, sia per chi frequenta questi atenei sia per gli studenti delle università tradizionali. L'argomento accesso all'università viene spesso utilizzato come chiave di lettura per spiegare la crescita delle iscrizioni agli atenei online, in un Paese dove la mobilità territoriale e lavorativa è spesso un ostacolo al conseguimento della laurea:

  • La modalità a distanza permette a molti di conciliare lavoro e studio, abbattendo costi e vincoli di spostamento;
  • Tuttavia, resta forte il timore che la digitalizzazione spinta possa favorire scappatoie per un conseguimento facilitato del titolo di studio, minando il valore legale del diploma e la percezione sociale della laurea stessa;
  • Secondo un sondaggio condotto tra studenti delle università tradizionali, il 65% vede il ritorno agli esami in presenza come un presidio contro pratiche scorrette e non come una forma di discriminazione del diritto allo studio;
La questione della parità di trattamento tra laureati si incrocia con gli aspetti dell'accreditamento, dei concorsi pubblici e del riconoscimento del merito. Nel contesto attuale, garantire equità significa anche tutelare la credibilità e spendibilità sociale dei titoli accademici, senza criminalizzare chi sceglie la flessibilità digitale ma senza neppure consentire che questa si trasformi in una scorciatoia priva di controlli.

Possibili evoluzioni tra innovazione ed esigenze di controllo

Guardando al futuro, il tema degli esami nelle università a distanza appare destinato a rimanere aperto. Sul tavolo ministeriale è già in discussione un nuovo provvedimento di regolamentazione volto a formalizzare pratiche, controlli e criteri di accreditamento degli atenei telematici, anche in considerazione dei trend di iscrizione e delle nuove sfide, come la formazione in ambito medico o specialistico.

L'equilibrio da raggiungere riguarda l'integrazione tra tecnologia e rigorosità accademica:

  • Innovazione digitale, intelligenza artificiale e sistemi di verifica avanzati potranno forse offrire nuovi strumenti per garantire integrità e trasparenza nelle verifiche a distanza;
  • Allo stesso tempo, cresce l'esigenza di controlli sistematici e omogenei da parte di enti di valutazione come ANVUR, così da evitare derive di dequalificazione e mantenere saldi i requisiti di accesso, docenza e prova finale;
  • Laddove si cerchi di mantenere forme di flessibilità, saranno indispensabili scelte regolatorie chiare e investimenti pubblici in servizi a supporto di una platea studentesca sempre più eterogenea.
Il processo sarà probabilmente graduale, ma chiamerà in causa non solo il legislatore e le università, ma anche l'intera comunità accademica e la società civile.


Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...