Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Etichette alimentari, Nestlé, Coca-Cola e PepsiCo vogliono cambiare nome agli ingredienti: i motivi

WhatsApp X Telegram
di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Nestlé negozia con il governo USA per rendere gli ingredienti in etichetta meno spaventosi. Coca-Cola e PepsiCo sostengono la stessa battaglia sulla trasparenza alimentare.

Le grandi multinazionali dell'alimentare stanno lavorando dietro le quinte per cambiare il modo in cui gli ingredienti vengono indicati sulle etichette dei loro prodotti negli Stati Uniti. Al centro dell'operazione c'è Nestlé, ma a sostenere la stessa battaglia ci sono anche colossi come Coca-Cola e PepsiCo, riunite in coalizioni che spingono per una semplificazione dei nomi degli ingredienti. L'obiettivo dichiarato è rendere le etichette più comprensibili al grande pubblico, ma dietro questa operazione si nasconde una strategia che rischia di ridurre la trasparenza reale a beneficio della sola percezione del consumatore.

Il pressing diretto sul governo americano

A confermare l'esistenza di questa attività di lobbying è stato lo stesso Stefan Palzer, direttore tecnologico di Nestlé, che ha parlato apertamente con l'agenzia Reuters dell'iniziativa in corso. Secondo quanto riportato, la dirigenza dell'azienda starebbe negoziando direttamente con la squadra del segretario alla Salute statunitense, Robert F. Kennedy Jr., figura molto nota per essere il principale promotore del movimento MAHA (Make America Healthy Again), storicamente associato a posizioni critiche verso l'industria del cibo ultraprocessato.

Il paradosso è evidente: proprio le aziende che producono alcuni dei prodotti più discussi dal punto di vista nutrizionale starebbero cercando un canale diretto con chi, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare una voce critica nei confronti dell'industria alimentare tradizionale.

Cosa cambierebbe in pratica

La proposta concreta avanzata dalle aziende riguarda la sostituzione di termini scientifici, percepiti come allarmanti dal consumatore medio, con nomi più familiari e rassicuranti. Gli esempi emersi finora sono piuttosto chiari: l'acido ascorbico diventerebbe semplicemente vitamina C, mentre il beta-carotene verrebbe sostituito con vitamina A. Un ex dirigente senior di Nestlé ha spiegato a Reuters la logica di fondo di questa operazione, sottolineando come il modo in cui alcuni ingredienti sono attualmente obbligati a comparire in etichetta negli Stati Uniti faccia sembrare il prodotto qualcosa di artificiale e complesso, quando in realtà si tratterebbe di sostanze naturali già ben note ai consumatori sotto altri nomi.

Il nodo centrale riguarda proprio le regole americane sull'etichettatura, che impongono di indicare sempre gli ingredienti con il loro nome scientifico, indipendentemente dalla funzione che svolgono all'interno del prodotto. Questo approccio si differenzia in modo significativo da quello adottato in Europa, dove invece l'etichettatura dipende dalla funzione specifica dell'ingrediente. Nel sistema europeo, ad esempio, una sostanza utilizzata come additivo può comparire come "antiossidante (acido ascorbico)", mentre se svolge una funzione vitaminica può essere indicata semplicemente come "vitamina C" o come "acido ascorbico (vitamina C)".

Non solo Nestlé

L'operazione di lobbying non è portata avanti da Nestlé in solitaria. A sostenere la stessa causa ci sono organizzazioni come la coalizione Americans for Ingredient Transparency e l'International Food Additives Council, realtà che riuniscono al proprio interno alcuni dei nomi più importanti dell'industria alimentare e delle bevande a livello globale, tra cui figurano proprio Coca-Cola e PepsiCo, oltre naturalmente alla stessa Nestlé. Un fronte comune che dimostra come la questione delle etichette sia considerata strategicamente rilevante da un'ampia fetta del settore, ben oltre il singolo caso della multinazionale svizzera.

Il rischio della percezione

Il punto più delicato della vicenda riguarda proprio la differenza tra sostanza e percezione. Cambiare il nome di un ingrediente non ne modifica la natura chimica, né tantomeno gli effetti sulla salute legati al suo consumo. Tuttavia, un nome più familiare e rassicurante può influenzare in modo significativo la scelta del consumatore al momento dell'acquisto, riducendo la naturale diffidenza verso ingredienti che, letti con il loro nome scientifico, vengono spesso associati mentalmente a qualcosa di artificiale o potenzialmente dannoso.

Questo aspetto assume un peso ancora maggiore se si considera il contesto scientifico in cui si inserisce l'operazione. La maggior parte degli studi osservazionali disponibili associa infatti un elevato consumo di cibi ultraprocessati a un aumento del rischio di diverse patologie, mettendo in evidenza anche un potenziale effetto sulla dipendenza alimentare legata a questo tipo di prodotti. In questo scenario, rendere le etichette apparentemente più semplici e rassicuranti, senza intervenire sulla reale composizione dei prodotti, rischia di trasmettere ai consumatori un messaggio fuorviante, ovvero che questi alimenti non facciano poi così male, quando la realtà scientifica racconta una storia più complessa.

Il paradosso dello smartphone

C'è un ulteriore elemento che rende la questione particolarmente delicata dal punto di vista comunicativo. Oggi, chiunque disponga di uno smartphone può facilmente cercare online il significato di un ingrediente sconosciuto in pochi secondi, ottenendo informazioni chiare sulla sua natura e funzione. Questo significa che il problema della comprensione degli ingredienti non è più, di fatto, un ostacolo reale all'informazione del consumatore, quanto piuttosto una questione di percezione immediata al momento dell'acquisto. E quando entra in gioco la percezione, in un settore come quello alimentare, il confine con le strategie di marketing diventa estremamente sottile.

Il contesto più ampio: la fiducia nelle etichette

Negli ultimi anni, secondo un rapporto di Innova Market Insights relativo al mercato statunitense, i consumatori americani hanno mostrato una crescente preferenza per prodotti con ingredienti riconoscibili in etichetta. Una tendenza che ha spinto molte aziende alimentari a investire ingenti risorse economiche per eliminare coloranti artificiali, conservanti e additivi dai propri prodotti, proprio in risposta a questa domanda crescente di trasparenza da parte del pubblico.

In questo senso, l'operazione di semplificazione dei nomi degli ingredienti portata avanti da Nestlé, Coca-Cola e PepsiCo si muove in una direzione parzialmente diversa rispetto a questo trend. Non si tratta infatti di eliminare sostanze controverse dalla composizione dei prodotti, ma di modificarne la presentazione, lasciando invariata la sostanza mentre cambia il modo in cui viene comunicata al consumatore finale.

Un precedente da monitorare

Non tutte le aziende del settore stanno seguendo la stessa strada. Alcune realtà, come la catena tedesca Aldi, hanno scelto un approccio diverso, eliminando decine di ingredienti controversi dai propri prodotti in vendita, con l'obiettivo dichiarato di permettere ai clienti di sentirsi tranquilli nel momento in cui li mettono nel carrello della spesa. Un modello che punta sulla sostanza più che sulla forma, e che rappresenta probabilmente la strada più solida per ricostruire un rapporto di fiducia duraturo con i consumatori.

Resta ora da vedere se l'azione di lobbying di Nestlé, Coca-Cola e PepsiCo troverà effettivamente terreno fertile presso le autorità statunitensi, e quale reazione susciterà da parte di consumatori e associazioni a tutela della salute pubblica, sempre più attenti a distinguere tra reale trasparenza alimentare e semplici operazioni di immagine.




Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...