Una serie di multe nei giardini pubblici di La Spezia fa discutere: 13 persone sanzionate mentre giocavano a carte. Il caso si diffonde online tra polemiche, sospetti di discriminazione e verità nascoste da chiarire.
Tredici sanzioni da 200 euro in una sera d’estate hanno travolto l’opinione pubblica e acceso una discussione immediata e accesa. Un gruppo di cittadini bangladesi, dopo una giornata di lavoro sfiancante, aveva scelto di ritrovarsi sul verde dei giardini di viale Mazzini a La Spezia per riposarsi, mentre alcuni si intrattenevano in una partita a carte. Il breve sospiro di svago si è tramutato in un episodio che non solo ha infiammato i social, ma ha subito polarizzato la scena pubblica. Multe salate, accuse di razzismo, regolamenti comunali discussi e una città improvvisamente al centro dell’attenzione nazionale: questa vicenda racchiude tutti gli elementi di una crisi della normalità urbana, dove il senso delle regole si intreccia a fattori sociali cruciali.
Nei giorni immediatamente successivi, media, politici e attivisti si sono espressi a più voci. Titoli e commenti hanno spesso dato per scontato che il vero nodo fosse il gioco delle carte nei parchi cittadini, alimentando polemiche e fraintendimenti sulla ragione della sanzione. Tuttavia, già nei primi verbali e nelle spiegazioni fornite dalla polizia locale emerge una realtà più articolata: la sanzione non è arrivata per il gioco in sé, bensì per una violazione specifica del regolamento comunale sugli spazi verdi. Questo dettaglio, sfuggito a molti osservatori frettolosi, rappresenta la chiave per comprendere lo scontro tra versioni e la forza del dibattito che ne è derivato.
Comprendere davvero come e perché un fatto di cronaca banale sia diventato oggetto di un'ondata di indignazione collettiva è necessario per evitare facili semplificazioni e giudizi affrettati. Solo così, attraverso un’analisi approfondita, dati e spiegazioni tecniche, è possibile capire la complessità della vicenda, che non si limita alla contestazione dell’uso delle aiuole ma attraversa i temi della convivenza, delle regole, della percezione dell’equità e dei diritti.
L’intera vicenda ruota intorno a un episodio avvenuto la sera di lunedì 6 luglio 2026 nei giardini pubblici di viale Mazzini a La Spezia. Un gruppo di 13 cittadini bangladesi, alla fine di una giornata lavorativa segnata dal grande caldo, ha scelto di sostare sull’erba del parco cittadino. Alcuni di loro si stavano semplicemente riposando, mentre altri, seduti insieme, passavano il tempo giocando a carte. La loro presenza non era affatto insolita: per molte persone lo spazio pubblico rappresenta un luogo di ristoro, socialità e aggregazione soprattutto nei mesi estivi.
La polizia locale ha effettuato un controllo e ha deciso una sanzione di 200 euro per ciascuno dei presenti. Il fatto, all'apparenza semplice, ha acquisito rapidamente una valenza emblematica, anche perché diffuso in rete e sui media come caso di multa per gioco delle carte. In realtà, come ha chiarito il comandante della polizia locale, la questione è più tecnica e meno spettacolare di quanto sarebbe potuto apparire a una prima lettura.
La ragione della sanzione è da ricercare nel regolamento comunale di polizia urbana, in particolare all’articolo 45:
È evidente come la sanzione sia scattata per l’uso improprio delle aree verdi, a prescindere dall’attività svolta, giocare a carte o semplicemente riposare non cambia la sostanza dei fatti dal punto di vista normativo. Questo distingue il caso dalle numerose discussioni precedenti su attività “proibite” nei parchi pubblici per motivi morali o di ordine pubblico: il reato contestato è formale, legato alla presenza di persone sedute a terra o coricate su spazi verdi vietati dal regolamento.
Analizzando la cornice normativa, emerge quanto spesso le regole sul verde urbano siano dettagliate e vincolanti. Secondo i regolamenti comunali di molte città italiane, vengono stabilitati principi come il divieto di calpestare aiuole, ma anche di bivaccare o utilizzare l’erba come giaciglio. Tali disposizioni, pensate per tutelare le aree verdi e garantire ordine, vengono applicate in maniera rigorosa (e non discrezionale) in base alle segnalazioni o ai controlli degli agenti.
È necessario precisare alcuni dati:
Un errore comune emerso nei commenti e nelle discussioni consiste nel credere che giocare a carte nei parchi pubblici sia sempre vietato. Questa convinzione nasce dalla sovrapposizione fra ragioni formali delle sanzioni e narrazione pubblica. Nella maggior parte delle città, l’attività ludica è consentita nei limiti del rispetto delle aree verdi e delle regole di decoro. Nel caso di La Spezia, la sanzione è stata motivata esclusivamente dall’uso delle aiuole come punto di sosta prolungata, non dal semplice gioco.
La notizia ha quindi suscitato attenzione per l’apparente sproporzione tra la sanzione e l’azione contestata, ma soprattutto per il dato fattuale: nei verbali si cita il gioco delle carte come elemento descrittivo del contesto, non come comportamento vietato di per sé. È qui che nasce l’equivoco amplificato dai media, che si sono soffermati soprattutto sull’aspetto più curiosamente “popolare” della partita a carte, evitando spesso di menzionare nel dettaglio cosa preveda il regolamento.
| Data del fatto | 6 luglio 2026 |
| Luogo | Giardini pubblici viale Mazzini, La Spezia |
| Puniti per… | Uso improprio di aiuole e panchine, non per il gioco delle carte |
| Base normativa | Art. 45 regolamento polizia urbana comunale, commi 16 e 23 |
E' importante notare che il comandante della polizia locale ha escluso qualsiasi discrezionalità nell’applicazione del regolamento, spiegando che ogni attività, indipendentemente dalla natura, è soggetta alle stesse regole sugli spazi verdi. Da qui la distinzione tra percezione popolare e motivazione amministrativa, punto nevralgico dell’intera vicenda.
L’episodio si è rapidamente trasformato in un caso politico e sociale, con una diffusa eco mediatica che ha polarizzato i giudizi pubblici. Da una parte le istituzioni, che hanno fornito spiegazioni tecniche e ribadito la necessità di applicare i regolamenti, dall’altra i rappresentanti politici e delle associazioni, che hanno interpretato l’applicazione della sanzione come un segnale di esclusione o discriminazione.
La posizione più critica è stata espressa da Rifondazione Comunista, con una nota firmata dal segretario provinciale Luca Marchi e dal consigliere comunale Massimo Lombardi. Nel loro intervento, i due sottolineano come il vero degrado urbano non derivi dalla presenza di lavoratori nei parchi pubblici, quanto piuttosto da condizioni di disuguaglianza, sfruttamento, difficoltà di accesso ai servizi e ai trasporti. La sanzione viene quindi giudicata come esempio di repressione rivolta ai più deboli, piuttosto che di tutela dell’ordine pubblico. Si legge, ad esempio:
Dalle istituzioni comunali è arrivata invece una netta conferma della regolarità della procedura:
D’altro canto, le istituzioni locali e la polizia municipale hanno difeso la scelta di intervenire per garantire una gestione omogenea delle aree verdi urbane, sottolineando che sarebbero state adottate le stesse decisioni per qualsiasi altro gruppo in situazione analoga. Nessuna dichiarazione ufficiale o dato disponibile, tuttavia, attesta quante volte simili provvedimenti siano stati applicati ad altri cittadini in passato: proprio questo aspetto è diventato elemento centrale della controversia, con alcuni che sottolineano possibili disparità nell’attuazione delle norme.
Quali lezioni ricavare allora da questa vicenda concreta?
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...