Più titoli di studio non garantiscono stipendi più alti: gli under 35 guadagnano meno degli over 50, anche per il peso dell’esperienza. Il divario varia tra settori e gli aumenti degli ultimi dieci anni sono stati erosi dai prezzi.
I dipendenti privati under 35 hanno percepito nel 2024 un imponibile previdenziale medio di 29.569 euro, contro i 42.145 euro degli over 50: il divario è del 29,7%. Il confronto, basato sui dati dell’Osservatorio INPS per il settore privato, riguarda lavoratori a tempo pieno attivi per tutto l’anno. Nel complesso, i giovani hanno livelli d’istruzione più alti, ma questo vantaggio non si traduce automaticamente in una retribuzione maggiore. Anzianità, continuità lavorativa, settore e progressione di carriera contribuiscono a determinare la distanza.
Nel campione considerato per il 2024, la retribuzione previdenziale media degli under 35 corrisponde a circa 20.000 euro netti annui; per gli over 50 la stima è di 28.443 euro. Sono cifre annuali. Il netto è una stima, mentre l’imponibile previdenziale costituisce la base per il calcolo dei contributi:
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Gruppo di età |
Anno di riferimento |
Imponibile previdenziale medio |
Netto annuo indicativo |
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Under 35 |
2024 |
29.569 euro |
Circa 20.000 euro |
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Over 50 |
2024 |
42.145 euro |
28.443 euro |
La platea comprende dipendenti privati a tempo pieno che hanno lavorato per l’intero anno; part-time e lavoratori attivi solo per una parte del 2024 restano fuori dal confronto. È un perimetro circoscritto, che rende omogenee le condizioni considerate.
La distanza si è ridotta rispetto al passato. Nel 2014 il divario retributivo era del 34,5%; dieci anni dopo, nel 2024, era sceso al 29,7%. La forbice resta ampia e il reddito medio dei più giovani è ancora inferiore, anche tra chi lavora a tempo pieno per tutto l’anno.
Il confronto tra generazioni mostra un avanzamento nell’istruzione. Nel 2023 aveva un titolo terziario il 30,6% delle persone tra 25 e 34 anni, contro il 13,2% di quelle tra 55 e 64 anni. L’anno successivo la quota di giovani tra 25 e 34 anni con un titolo universitario è salita al 31,6%. La laurea è quindi più diffusa tra le generazioni giovani.
In Italia, però, nel 2024 la quota di laureati tra i giovani restava sotto la media europea. Anche le fasce d’età usate nei due confronti sono diverse: per l’istruzione si considerano i 25-34enni e i 55-64enni, mentre per le retribuzioni il riferimento è agli under 35 e agli over 50.
Un titolo di studio più alto amplia le possibilità di trovare un impiego e di accedere a professioni qualificate. Nel 2024, tra le persone di 25-64 anni, il tasso di occupazione era dell’84,7% per chi aveva un titolo terziario e del 74% per chi possedeva un diploma. La differenza è netta sul fronte dell’occupazione; la retribuzione, invece, risente anche del momento d’ingresso nel mercato del lavoro e del percorso professionale già compiuto.
Una parte del divario dipende dalla posizione raggiunta nella carriera. I lavoratori più maturi hanno avuto più tempo per ottenere promozioni, scatti di anzianità e premi collegati ai risultati o alla produttività. In alcune imprese, poi, la paga cresce con l’inquadramento e con l’assunzione di responsabilità. Per arrivare a quelle tappe servono spesso anni di permanenza e continuità.
Il titolo di studio segnala competenze e formazione. Il valore economico di una qualifica dipende anche dalla domanda di lavoro, dalle mansioni, dal contratto applicato e dal riconoscimento delle competenze nella retribuzione. Un giovane laureato può cominciare con uno stipendio contenuto; un collega più anziano, invece, può aver accumulato esperienza e avanzamenti interni.
Conta anche la composizione dei gruppi. Tra gli under 35 sono più frequenti le persone alle prime esperienze e nelle fasi iniziali della carriera; tra gli over 50 si incontrano più spesso profili con incarichi di responsabilità. Il confronto tra le medie riflette dunque percorsi professionali diversi. La progressione di carriera contribuisce a spiegare perché i redditi cambino tra le generazioni.
Le differenze tra giovani e lavoratori più anziani variano sensibilmente a seconda del comparto. Nel 2024 il divario arrivava al 42,5% nell’informazione e comunicazione e al 42,4% nelle attività finanziarie e assicurative. Nel manifatturiero era del 28,9%, un livello simile a quello del commercio. Nei trasporti scendeva al 18,5%, nell’alloggio e nella ristorazione al 19,2%.
Il valore più basso, 13,7%, si registrava nella sanità e nell’assistenza sociale. In questi comparti le retribuzioni erano contenute per entrambe le fasce d’età: una distanza ridotta può quindi accompagnarsi a stipendi medi più bassi.
Le forbici più ampie nei servizi finanziari e digitali si inseriscono in percorsi di carriera e strutture retributive diversi da quelli dei settori con salari medi inferiori o sistemi d’inquadramento più compressi. Le medie per comparto riassumono condizioni differenti, dalle mansioni all’anzianità.
Il dato nominale indica quanti euro si ricevono; quello reale tiene conto della crescita dei prezzi. Quando l’inflazione corre più dei salari, il potere d’acquisto cala anche se la retribuzione lorda aumenta. Per i giovani, questo ha ridotto l’effetto concreto degli aumenti e ha reso più difficile trasformare una maggiore qualificazione in un miglioramento del tenore di vita.
Nel 2024 l’INPS registrava, per il complesso dei dipendenti privati esclusi domestici e operai agricoli, una retribuzione media annua di 24.486 euro. Il dato comprende lavoratori con durate di attività e condizioni contrattuali differenti. La platea è quindi più ampia di quella usata per il confronto tra dipendenti a tempo pieno attivi tutto l’anno.
I dati occupazionali del 2024 associano il titolo terziario a maggiori probabilità di lavorare e a un tasso di disoccupazione più basso rispetto a livelli d’istruzione inferiori. Il rendimento economico della formazione dipende dal tipo di competenze, dal lavoro trovato e dalle possibilità di crescita offerte dal settore. Gli effetti sulla retribuzione possono arrivare nel tempo.
Quando si entra nel mercato del lavoro con stipendi iniziali contenuti e progressioni lente, il reddito resta distante da quello di chi ha già alle spalle una carriera più lunga. Se gli aumenti nominali vengono erosi dal costo della vita, il reddito disponibile cresce poco e può perdere valore reale. Ne risentono la capacità di risparmiare, le spese per la casa e la possibilità di programmare scelte familiari.
Nel 2024 i giovani risultavano mediamente più istruiti delle generazioni più anziane, ma, tra i dipendenti privati a tempo pieno attivi per tutto l’anno, guadagnavano in media il 29,7% in meno degli over 50. A determinare il reddito concorrono anche la disponibilità di impieghi qualificati, la progressione salariale e il riconoscimento delle competenze nel corso della vita lavorativa.
Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...