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Ha 2 lavori, torna dopo 12 ore e ha 7 euro in banca: perché Silvia si sente comunque una donna fortunata

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il
Ha 2 lavori torna dopo 12 ore ha 7 euro in banca silvia comunque una donna fortunata

Ha due lavori, passa 12 ore fuori casa e ha 7 euro sul conto, eppure si sente fortunata. La storia di Silvia raccontata da Giovanna Botteri.

C’è una frase che apre uno dei libri più discussi di questo autunno e che si legge in pochi secondi, ma resta in testa molto più a lungo. Silvia ha due lavori, passa quasi dodici ore fuori casa e ha sette euro sul conto. E si considera fortunata. È l’incipit di Soffiando nel vento. Donne che non si arrendono, il primo libro di Giovanna Botteri, per anni volto e voce della Rai dalle capitali del mondo. Una scena di vita quotidiana, senza eroismi, che l’autrice sceglie come ritratto di un intero Paese.

Chi è Silvia, la donna dei sette euro che si sente comunque fortunata

Silvia non è un personaggio famoso e non ha una biografia da rotocalco. È una lavoratrice e una madre. Ha un impiego stabile, ma non le basta: per far quadrare i conti ne svolge un secondo. La sua giornata è lunga e scandita dagli spostamenti e dai turni, tanto che passa fuori casa circa dodici ore. Quando rientra, la vita familiare non si ferma: ci sono i figli, la casa, le incombenze di ogni sera.

Il dato che colpisce di più è quello economico. Sul conto corrente le restano appena sette euro. Una cifra che racconta la precarietà di chi, pur lavorando, non riesce a mettere nulla da parte e vive sul filo, in attesa del prossimo accredito. Non è una storia di miseria assoluta, ma di quella fragilità silenziosa che riguarda molte famiglie italiane e che raramente finisce nei titoli dei telegiornali.

I figli, racconta Botteri, vedono la madre molto provata e si preoccupano per lei. La stanchezza si legge sul corpo, e i ragazzi se ne accorgono. Eppure, alla fine della giornata, Silvia non si lamenta.

Questo è il cuore della storia. Alla domanda che verrebbe spontanea, cioè come si possa sentirsi fortunati in condizioni simili, Silvia risponde con una logica semplice e disarmante. Si ritiene fortunata perché ha un lavoro, ha una casa e può andare avanti. Non guarda a ciò che le manca, ma a ciò che altri non hanno e che lei, con fatica, è riuscita a tenersi stretto.

È una forma di resilienza quotidiana, lontana dalla retorica del sacrificio a ogni costo. Silvia non sta dicendo che vada tutto bene. Sta dicendo che, in un contesto in cui perdere il lavoro o la casa è un rischio concreto per tante persone, tenere in piedi la propria vita è già una conquista. La fortuna, per lei, non coincide con l’abbondanza ma con la possibilità di continuare.

Questa prospettiva ha un doppio valore. Da una parte restituisce dignità a chi vive una condizione difficile, dall’altra obbliga chi legge a farsi una domanda scomoda: è giusto che sentirsi fortunati significhi avere appena il necessario?

“Silvia è l’Italia”: le parole di Giovanna Botteri

Nelle interviste di presentazione del libro, Botteri ha spiegato perché ha voluto cominciare proprio da lei. Nell’intervista a Vanity Fair Italia ha sintetizzato il senso della scelta con una formula netta: «Silvia è l’Italia». Una cittadina che lavora, paga le tasse, cresce i figli e affronta ogni giorno le difficoltà. Secondo la giornalista, il cuore del Paese è fatto di milioni di donne come lei, che tengono insieme famiglie, economie domestiche e comunità senza chiedere riconoscimenti.

Il messaggio è che l’Italia reale non coincide sempre con quella raccontata dal dibattito pubblico. C’è un Paese che ogni mattina si alza, va a lavorare, rientra tardi e continua a portare avanti ciò che conta, spesso nell’indifferenza generale. Botteri chiede di rendere onore a queste donne ogni giorno, perché è grazie a loro che il Paese va avanti.

Soffiando nel vento è pubblicato da Solferino ed è il debutto editoriale di Giovanna Botteri, dopo oltre vent’anni da corrispondente Rai all’estero. Il titolo richiama l’immagine di Marjane Satrapi, secondo cui le donne sono capaci di “fermare il vento”, e fa anche pensare alla canzone di Bob Dylan, con le sue domande lasciate senza risposta.

Non è una semplice raccolta di biografie. È un viaggio nell’Italia di ieri e di oggi attraverso le storie di donne molto diverse tra loro, unite dalla capacità di non arrendersi. Tra le protagoniste compaiono:

  • Mirella Alloisio, partigiana con il nome di battaglia “Olga”, testimone della Liberazione di Genova;
  • Dalia, che ha scelto di destinare un indennizzo assicurativo alle Cucine Popolari;
  • Aya, arrivata in Italia con i corridoi umanitari e oggi impegnata nella ricerca universitaria a Siena;
  • Fabiana e Angela, militari italiane impegnate in Kosovo;
  • la fotografa Tina Modotti;
  • Gisèle Pelicot, che Botteri ha incontrato dopo aver seguito il caso dalla Francia;
  • le donne di Niscemi e quelle che si sono mobilitate dopo le alluvioni in Romagna.
In questo mosaico, Silvia è la figura più vicina alla vita di tutti i giorni. Non ha vissuto una guerra né un processo internazionale: la sua battaglia è far funzionare le giornate.

Silvia e la Flotilla: quando le ferie diventano impegno

C’è un altro dettaglio che rende la storia di Silvia ancora più sorprendente, la donna ha usato parte delle proprie ferie per partecipare alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla, diretta a Gaza. Il tempo di riposo di chi lavora tanto, dunque, diventa per lei tempo di impegno civile.

È un passaggio che amplia il ritratto: Silvia non è solo una donna che resiste alle difficoltà personali, ma anche una persona che sente di dover fare qualcosa per gli altri, pur avendo pochissimo. Il suo gesto dice che la solidarietà non è un lusso riservato a chi sta bene.

La vicenda di Silvia tocca un tema che il dibattito italiano affronta da anni: il lavoro che non basta. Avere un impiego, anche stabile, non garantisce sempre di arrivare a fine mese, soprattutto per chi cresce dei figli e sostiene da sola le spese della casa. Per questo molte persone si trovano a cumulare più occupazioni, riducendo il tempo per sé, per la famiglia, per la salute.

Dentro questa cornice, la frase “mi sento fortunata” assume un significato complesso. Può essere letta come forza d’animo, ma anche come il segno di aspettative ormai molto ridimensionate. Botteri, con il suo racconto, non risolve la contraddizione: la mette davanti a chi legge. E lo fa senza giudicare Silvia, anzi riconoscendole un valore enorme.

Ci sono almeno tre ragioni per cui questo racconto funziona così bene:

  • La prima è la riconoscibilità. Quasi tutti conoscono una Silvia: una collega, una vicina, una madre di compagni di scuola, una zia. La storia non appartiene a un mondo lontano.
  • La seconda è la forza dei dettagli. Due lavori, dodici ore, sette euro: tre numeri bastano a costruire un’immagine completa, senza bisogno di aggettivi.
  • La terza è la lezione di sguardo. Silvia ci ricorda che si può essere stanchi, in difficoltà e allo stesso tempo capaci di riconoscere ciò che si ha. Non è rassegnazione, ma un modo di restare in piedi.

 




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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