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Dyson Supersonic Oral Care: recensione e prova dello spazzolino elettrico da 500 euro realizzato dopo 6 anni di sviluppo

di Chiara Compagnucci pubblicato il

Dyson CameraJet promette una nuova idea di igiene orale tra videocamera, sei anni di sviluppo e 38 brevetti. Il test analizza uso quotidiano, autonomia, rumorosità, costi delle testine e confronto con i rivali.

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Dyson CameraJet costa 479 euro sul sito italiano dell'azienda e, al momento della verifica, risultava esaurito. La cifra effettivamente sostenuta per la mia prova è stata quindi di 479 euro, non i circa 500 euro evocati dal prezzo internazionale. Il dispositivo arriva dopo sei anni di ricerca e sviluppo e un progetto che Dyson collega a 38 brevetti. L'idea è riunire in un solo apparecchio uno spazzolino sonico, un idropulsore e una videocamera intraorale.

Resta da capire se, dopo un utilizzo regolare, pulizia percepita, comodità e controllo migliorino davvero abbastanza da giustificare una spesa simile. Secondo ma la risposta, per la maggior parte delle persone, è negativa. CameraJet ha funzioni che mancano agli spazzolini elettrici tradizionali, ma la loro presenza non cambia necessariamente il risultato quotidiano.

Dyson CameraJet: cosa c'è nella confezione che ho provato

Il modello che ho provato è lo spazzolino elettrico con idropulsore Dyson CameraJet nella versione Ceramic Ultra Blue. Il prezzo ufficiale rilevato sul mercato italiano nel 2026 è di 479 euro, IVA inclusa. La disponibilità non era costante: la pagina Dyson mostrava il prodotto esaurito e offriva la possibilità di registrarsi per ricevere un avviso quando sarebbe tornato disponibile. La dotazione è più ampia di quella normalmente associata a uno spazzolino premium. La confezione contiene:

  • il manico CameraJet, con batteria agli ioni di litio sostituibile;
  • due testine standard a doppia setola;
  • il dock che serve a ricaricare il dispositivo e a riempire il serbatoio;
  • un cavo USB-C con collegamento magnetico Pogo-pin;
  • il serbatoio antigravità da 12,5 millilitri;
  • la base e il tappo di ricambio del dock;
  • una custodia da viaggio trasparente.
Non ci sono dentifricio o collutorio in omaggio. Per il getto bisogna usare un liquido non schiumogeno, di norma acqua oppure un collutorio compatibile; Dyson raccomanda anche un dentifricio non schiumogeno. È un dettaglio che conviene considerare prima dell'acquisto, perché l'apparecchio non funziona come un semplice spazzolino a cui aggiungere occasionalmente un accessorio.

Il dock è uno degli elementi più convincenti del sistema. Ricarica il manico, lo tiene in posizione verticale e, premendo un pulsante, trasferisce il liquido nel piccolo serbatoio. Nel funzionamento descritto da Dyson il riempimento dura circa 5 secondi. Il serbatoio più grande integrato nel dock contiene 200 millilitri di liquido.

Sei anni di sviluppo e 38 brevetti

Secondo Dyson, CameraJet è il risultato di sei anni di sviluppo. Al progetto avrebbero partecipato 661 ingegneri e sarebbero state depositate 38 domande di brevetto. Il software è stato addestrato su oltre 470.000 immagini dentali e utilizza una videocamera macro da 100.000 pixel.

Sono numeri che restituiscono la complessità industriale dell'apparecchio, ma non bastano a dimostrare una pulizia superiore a quella ottenibile con uno spazzolino elettrico meno costoso. Un brevetto tutela una soluzione tecnica. Non è una prova clinica indipendente e non garantisce, da solo, un beneficio maggiore per ogni utilizzatore.

La funzione più particolare è chiamata Gap Optical Targeting. La videocamera individua in tempo reale gli spazi tra i denti e il sistema di apprendimento automatico può attivare un getto rivolto proprio verso quelle zone. Nel frattempo la testina continua a spazzolare.

Il problema a cui Dyson prova a rispondere è concreto. Molte persone lavano i denti con regolarità, ma trascurano le superfici interdentali. L'American Dental Association ricorda che le setole, da sole, non puliscono in modo efficace gli spazi stretti fra un dente e l'altro. Resta da stabilire se l'automazione proposta da Dyson sia sempre più utile di filo, scovolino o idropulsore tradizionale. Non è una conclusione scontata.

Come lo uso nella routine quotidiana

Al primo contatto CameraJet sembra più una piccola macchina di precisione che uno spazzolino comune. Il manico è robusto e ben costruito, ma ha dimensioni maggiori rispetto a quelle di un modello elettrico standard. Il serbatoio e il sistema ottico rendono la testina più elaborata; per trovare il movimento giusto serve qualche sessione.

Prima di iniziare si riempie il dock con il liquido scelto, si appoggia il dispositivo e si aspetta che il contenuto passi nel serbatoio antigravità. A quel punto si applica il dentifricio e si sceglie una delle tre modalità:

  • Brush and Auto-jet, che combina spazzolamento e getto automatico;
  • Auto-jet only, per azionare soltanto il sistema destinato agli spazi interdentali;
  • Brush only, più simile all'uso di uno spazzolino elettrico tradizionale.
Le intensità dello spazzolamento sono tre: Gentle, Variable e Deep clean. I sensori avvertono quando la pressione è eccessiva o la tecnica non è corretta. Il timer suddivide la pulizia in intervalli da 30 secondi, così il tempo viene distribuito sulle varie zone della bocca.

Il momento più riconoscibile arriva quando parte il getto automatico. Una piccola quantità di liquido viene spinta fra i denti con un impulso breve e preciso, senza il volume d'acqua tipico di molti idropulsori da bagno. È una soluzione comoda per chi non ama il filo interdentale, ma non consente di lasciare tutto al dispositivo: la testina va comunque guidata con attenzione.

La videocamera serve davvero?

Per usare tutte le funzioni bisogna collegare CameraJet all'app MyDyson attraverso una rete Wi-Fi a 2,4 GHz. Sullo smartphone compaiono le immagini in diretta della bocca, una mappa delle aree già trattate e le indicazioni su dove spostare lo spazzolino.

Durante le prime sessioni il sistema colpisce. Guardando il display si nota quanto facilmente si cambi zona troppo presto o si lascino in secondo piano le superfici posteriori. La visualizzazione può rendere più consapevoli dei propri movimenti, soprattutto quando si tende a ripetere sempre la stessa tecnica senza accorgersi delle zone trascurate.

L'effetto novità, però, si attenua dopo qualche giorno. Lavarsi i denti guardando lo smartphone non è sempre pratico, soprattutto perché bisogna tenere il telefono vicino al lavandino. Anche la mappa della copertura ha un limite preciso: mostra dove è passata la testina, ma non sostituisce un controllo odontoiatrico e non riconosce carie, tartaro o disturbi gengivali.

La videocamera è quindi uno strumento per controllare il comportamento, non un apparecchio diagnostico. CameraJet può mostrare la superficie che si sta trattando; non può stabilire se denti e gengive siano in buona salute.

Pulizia, rumore e sensazioni dopo il lavaggio

Il movimento sonico è rapido e regolare. Nella descrizione tecnica del prodotto Dyson parla di un'oscillazione variabile che arriva a circa 245 movimenti al secondo. Il sistema complessivo della testina è presentato come capace di mantenere le setole in movimento anche quando si esercita pressione.

In bocca, comunque, la sensazione è meno aggressiva di quanto i numeri possano far pensare. Il rivestimento in silicone della testina attenua le vibrazioni e rende il contatto meno secco rispetto a quello di alcuni spazzolini sonici economici. Il rumore si sente chiaramente. Ogni spazio interdentale rilevato produce poi un piccolo scatto, legato all'attivazione del getto.

Al termine della pulizia i denti risultano molto lisci, con una sensazione paragonabile a quella restituita da altri modelli elettrici di fascia alta. Il cambiamento più evidente non riguarda tanto le superfici frontali, dove un buon spazzolino premium fa già un lavoro efficace, quanto l'abbinamento tra spazzolamento e impulsi brevi negli spazi tra i denti.

La testina è sagomata e dispone di due tipi di setole. Quelle interne sono più consistenti; quelle esterne seguono il margine gengivale. La pressione, però, va comunque tenuta sotto controllo. Un sensore può segnalare un errore, ma non impedisce di restare troppo a lungo sullo stesso dente o di muovere male la testina.

Dyson cita una prova clinica su 204 partecipanti, durata sei settimane, con utilizzo due volte al giorno. L'azienda dichiara un miglioramento rispetto allo spazzolino manuale. Il dato non dimostra che CameraJet sia migliore di ogni altro spazzolino elettrico in commercio. Dire che un dispositivo funziona meglio del manuale è diverso dal sostenere una superiorità generale rispetto a tutti i modelli elettrici.

Autonomia, ricarica e pulizia dei componenti

La scheda italiana indica un'autonomia fino a 10 giorni. La documentazione tecnica Dyson parla invece di un massimo di 14 pulizie complete nella modalità automatica. La differenza dipende dall'intensità selezionata, dal modo in cui si utilizza il dispositivo e dal ricorso al getto. Per chi lava i denti due volte al giorno, in ogni caso, la batteria copre diversi giorni lontano da una presa.

La ricarica è lenta: per completare il ciclo servono circa 8 ore. Il dock attenua il problema, perché il manico può restare sempre nella sua sede, ma la base occupa più spazio sul piano del bagno rispetto a un caricatore tradizionale.

La manutenzione richiede più attenzione di quella di uno spazzolino normale. Dopo ogni utilizzo occorre rimuovere e risciacquare la testina e il serbatoio. Bisogna poi premere il pulsante del getto finché dall'ugello non esce più liquido. Anche il dock va lavato periodicamente, così da evitare ristagni.

La batteria sostituibile è un aspetto favorevole. Dyson ne indica una durata fino a 5 anni e vende il ricambio separatamente. Per cambiarla servono un piccolo cacciavite Torx e la rimozione del sigillo alla base. La certificazione IPX7 conferma l'impermeabilità del dispositivo, ma non rende superfluo asciugare e risciacquare i componenti.

Verdetto: a chi possono servire 479 euro

Dyson CameraJet è uno spazzolino sofisticato, ben costruito e diverso dai modelli elettrici più comuni. La videocamera, la mappa nell'app e il getto automatico interdentale sono funzioni concrete, non semplici interventi estetici. Possono essere utili a chi dimentica le zone posteriori, non usa il filo e ha bisogno di vedere i propri movimenti per correggere la tecnica.

Il punto debole è il rapporto tra prezzo e risultato. La pulizia di tutti i giorni non appare radicalmente migliore di quella ottenibile con un buon spazzolino elettrico di fascia alta. La manutenzione richiede più passaggi, le testine sono proprietarie e, superato il periodo iniziale, l'app tende a diventare meno necessaria.

Il giudizio sul rapporto qualità-prezzo è negativo per la maggior parte dei consumatori. I 479 euro possono essere giustificati da chi cerca il massimo livello di tecnologia, vuole un monitoraggio molto dettagliato e preferisce riunire spazzolino e getto interdentale in un unico apparecchio. Per chi vuole soprattutto denti puliti e gengive rispettate, un Oral-B o un Philips di fascia alta, affiancato da filo, scovolino oppure idropulsore separato, resta una scelta più razionale e di norma meno costosa.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...