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I blackout attuali non sono nulla rispetto a quelli dei prossimi anni e gli interventi promessi non si vedono

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di Marcello Tansini pubblicato il

In un contesto di blackout estivi sempre più frequenti e intensi, tra crisi della rete elettrica, aumento dei consumi e fragilità strutturali, emergono rischi crescenti, soluzioni europee e prospettive incerte.

Torino, Milano, Napoli. Le grandi città italiane si risvegliano da giorni segnate da interruzioni elettriche ripetute, con centinaia di migliaia di persone coinvolte da disagi pesanti. Fra il 20 e il 23 giugno nel capoluogo piemontese si sono registrati venti blackout in quattro giorni, accompagnati da un aumento dei consumi energetici del 40%. Nel capoluogo lombardo, interi quartieri, dalla Fiera a San Siro, Gallaratese e Quarto Oggiaro, sono rimasti al buio per ore; a Napoli, il blackout notturno ha paralizzato attività e servizi essenziali su Corso Umberto.

Perché la rete elettrica va in crisi con il caldo: fragilità e cause

L'origine dei continui blackout che affliggono le città italiane si trova nella combinazione tra reti elettriche obsolete e l'accumulo di calore subìto dai cavi interrati. Il sistema di distribuzione urbana, realizzato tra gli anni '60 e '80, non era stato concepito per gestire l'attuale intensità e simultaneità dei consumi. I cavi, spesso interrati sotto asfalto o cemento, sono avvolti da materiale isolante che, esposto a temperature elevate, si dilata e si deteriora. Quando il calore accumulato supera una certa soglia, come accade ormai regolarmente nelle ondate estive, l'isolante si rompe e provoca la fusione dei cavi, con conseguente interruzione dell'energia.

L'intervento di riparazione consiste nello scavo, sostituzione della tratta danneggiata e inserimento di giunti per collegare i nuovi spezzoni. Questo processo però, come spiegato dal professor Alberto Berizzi del Politecnico di Milano, fragilizza ulteriormente la rete: ogni riparazione aumenta il numero di giunti, segmenta la linea e abbassa la capacità di resistenza ai sovraccarichi successivi.

Fra le aree più critiche si registrano le periferie e i centri storici, dove la densità abitativa e la vetustà delle infrastrutture accentuano le probabilità di guasti. Da anni le associazioni di categoria e le società di distribuzione segnalano l'urgenza di un piano di rinnovamento totale, strutturale e non più solo di manutenzione. Tuttavia, come vedremo, il processo di ammodernamento incontra ritardi sistemici. Il ciclo rottura-riparazione crea una spirale discendente della robustezza della rete urbana.

Condizionatori e picchi di consumo: il paradosso estivo

Il condizionatore è passato da bene voluttuario a strumento di sopravvivenza durante episodi di caldo estremo. Negli ultimi dieci anni, la percentuale di famiglie dotate di climatizzatore è salita dal 38% a oltre il 60%, portando a nuovi record nei carichi di punta sulle reti cittadine nelle ore centrali del giorno.

Durante i picchi di calore, la domanda energetica cresce istantaneamente, gravando su cavi che già lavorano al limite. Le reti nemmeno progettate per questi usi intensivi subiscono surriscaldamenti localizzati che possono portare al collasso di interi tronchi. Il paradosso è evidente: più si cerca conforto contro il caldo, più si rende instabile la rete che fornisce quell'energia.

Questa spirale presenta ulteriori risvolti. In caso di blackout durante una canicola, vengono a mancare protezione e refrigerio proprio alle categorie più sensibili, generando un circolo vizioso tra emergenza elettrica e sanitaria. Secondo l'ISTAT, nel 2025 il caldo estivo ha causato quasi cinquemila decessi in eccesso in Italia: l'incrocio tra picco di consumo dovuto ai condizionatori e vulnerabilità infrastrutturale rischia di tradursi in emergenza sanitaria sistemica. Da qui, negli ultimi anni, il dibattito si è acceso sulla necessità di sistemi resilienti e sull'adeguamento delle reti ai nuovi modelli di consumo.

Cooling poverty: chi rischia di più nei blackout urbani

Cooling poverty, la povertà di raffrescamento, è il nuovo fronte della giustizia energetica urbana italiana. Secondo Legambiente e altri studi di settore, le famiglie in difficoltà economica e le persone anziane residenti nelle periferie urbane sono maggiormente esposte ai danni causati dai blackout estivi.

Nelle zone meno verdi, dove predomina il cemento e l'isolamento termico degli edifici è scarso, la temperatura può superare anche di 5-8°C quella dei quartieri centrali più ricchi. Non potendo contare su alternative come alberi ombreggianti, sistemi di ricircolo o perfino la possibilità di spostarsi, i meno abbienti sono doppiamente penalizzati:

  • Minore accesso a condizionatori moderni e sistemi di backup energetico
  • Difficoltà a spostarsi verso centri refrigerati (biblioteche, centri commerciali, strutture pubbliche)
  • Vulnerabilità aumentata dalla fragilità abitativa e da condizioni di salute precarie
L'interruzione della corrente durante una ondata di calore colpisce più duramente i cittadini marginalizzati e le famiglie numerose, che non possono permettersi di trasferirsi nemmeno temporaneamente. L'effetto domino di questa emergenza energetica, dunque, non è equamente distribuito, aggravando le diseguaglianze sociali già presenti nelle aree urbane italiane.

Frammentazione delle responsabilità e promesse disattese

Nell'analisi delle interruzioni ricorrenti emergono due fattori: difficoltà di coordinamento tra i numerosi soggetti coinvolti nella gestione della distribuzione elettrica e promesse di interventi rimaste spesso solo sulla carta.

I distributori urbani, come Ireti per Torino o Areti per Roma, convivono con un mosaico di altre aziende e con il gestore nazionale Terna, cui spetta il trasporto ad alta tensione. Il risultato è una responsabilità diffusa e, troppo spesso, mancanza di un unico referente effettivo in caso di grandi blackout.

Dopo ogni emergenza emergono comunicati stampa, impegni a rendere prioritari gli investimenti e aggiornamenti su task force dedicate. Tuttavia, ogni estate puntualmente si registrano criticità simili o peggiori: l'imprevedibilità delle ondate di calore è solo il pretesto. Come evidenziato più volte dal Consiglio comunale di Torino e dalle autorità locali, manca un vero cronoprogramma pubblico e monitorabile degli interventi strutturali. Il problema della frammentazione si riflette anche nei sistemi di indennizzo automatico previsti da ARERA: spesso cittadini e commercianti lamentano difficoltà nell'ottenere ristori o risposte chiare sui danni subiti.

Investimenti e difficoltà strutturali: perché non si interviene

L'ammodernamento della rete elettrica urbana è riconosciuto unanimemente come la soluzione di lungo termine. Tuttavia, gli ostacoli economici, logistici e gestionali rallentano o bloccano gran parte dei piani di rinnovamento già annunciati:

  • Costi elevatissimi: rifare la rete di una grande città richiede miliardi di euro, risorse spesso oltre la capacità delle utility locali, anche alla luce del vincolo a produrre utili e dividendi per gli azionisti pubblici e privati.
  • Impatto urbano e logistico: scavi, chiusure stradali e cantieri metterebbero a dura prova traffico, commercio e qualità di vita per lunghi periodi.
  • Tempi lunghi: la progettazione delle nuove linee elettriche comporta anni di attesa tra gara, appalti e realizzazione fisica.
  • Frammentazione operatori: la dualità tra Terna e i distributori locali (con modelli industriali, investimenti e priorità diversi) genera una governance dispersiva e rallenta la pianificazione integrata.
Nonostante i piani industriali annunciati (es. il piano Iren 2025-2035, il piano E-Distribuzione 2025-2027), la parte più fragile della rete, la distribuzione urbana, rimane in gran parte affidata a interventi tampone e manutenzioni in emergenza. Nel frattempo, la nuova crescita di consumi dovuta a digitalizzazione, auto elettriche e urbanizzazione rischia di superare la velocità dei (troppo lenti) adeguamenti tecnologici.

Le soluzioni già disponibili: esempi europei e prospettive

Il confronto internazionale mostra che esistono soluzioni ingegneristiche e organizzative già applicate con successo altrove ma ancora solo parzialmente in Italia:

  • Potenziare le reti di distribuzione con doppie linee ridondanti (come ad Amsterdam e Berlino) permette di limitare l'impatto di guasti localizzati, facilitando rialimentazione immediata.
  • Zone refrigerate pubbliche: città nordeuropee e anglosassoni allestiscono centri di assistenza climatizzati per soggetti vulnerabili nei quartieri più esposti.
  • Investimenti programmati, trasparenti e monitorabili: Londra, Parigi e altri centri hanno adottato cronoprogrammi pubblici di rinnovo delle reti, coinvolgendo direttamente autorità locali e cittadini nei processi decisionali e nella verifica dei risultati.
  • Sistemi di accumulo domestico e smart grid: l'integrazione di batterie e gestione digitale dei flussi di energia nelle case consente di assorbire meglio i picchi e limitare i danni da blackout. La normativa italiana favorisce ora le comunità energetiche, pur tra ostacoli burocratici.
In Italia Terna ha avviato il potenziamento delle linee principali e ARERA incentiva la digitalizzazione, ma la distribuzione a livello di quartiere resta ancora in ritardo strutturale rispetto ai migliori esempi europei. Le prospettive di miglioramento ci sono ma richiedono una forte discontinuità nella programmazione e nella rapidità degli interventi.


Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...