Il contante in Svizzera è al centro di un acceso dibattito: tra esigenze di libertà, innovazione digitale e tutela della privacy, il referendum dell'8 marzo 2026 chiamerà i cittadini a riflettere su futuro, diritti e società.
L’8 marzo 2026, le urne svizzere saranno teatro di una doppia votazione che segna un passaggio storico: la possibilità di vedere il denaro in forma fisica – banconote e monete – finalmente protetto dalla Costituzione. L’aumento vertiginoso dei pagamenti digitali interroga la società sulla necessità di una garanzia permanente del contante. Le due opzioni in campo – l’iniziativa popolare “Il denaro contante è libertà” e il controprogetto federale – riflettono una crescente sensibilità pubblica verso la tutela degli strumenti di pagamento tradizionali, in un contesto europeo in cui altri Paesi percorrono la via opposta imponendo restrizioni.
Negli ultimi dieci anni, la Svizzera ha visto una trasformazione radicale nelle abitudini di pagamento: se nel 2017 il 70% delle operazioni quotidiane veniva effettuato con denaro fisico, la quota si è progressivamente ridotta al 30% nel 2024 (dati Banca Nazionale Svizzera). Oggi carte di credito, debito e app di pagamento come Twint coprono la maggioranza delle transazioni, soprattutto tra i giovani dai 15 ai 34 anni. Nonostante ciò, la popolazione svizzera mantiene un forte attaccamento alla possibilità di usare il contante, considerato essenziale dal 95% degli intervistati in un sondaggio BNS del 2024.
Alla base di questa predilezione si trova non solo una questione di abitudine, ma anche una valutazione di praticità, convenienza economica e fiducia nel mezzo fisico. Anche molti esercizi commerciali, in particolare nel settore retail, alberghiero e della ristorazione, restano fedeli all’accettazione del denaro contante, ritenuto più economico dei sistemi digitali. Un’altra componente di attualità riguarda la riduzione progressiva degli sportelli fisici, dei bancomat e degli uffici postali, un trend che suscita preoccupazione nell’opinione pubblica.
Questa evoluzione verso il digitale non corrisponde a una totale accettazione dell’idea di una società “cashless”. In Svizzera non esiste un obbligo assoluto all’utilizzo del contante, ma la normativa (art. 3 della LUMP) prevede che sia un mezzo valido per estinguere i debiti. Tuttavia, la libertà contrattuale permette a ristoratori, aziende o fornitori di servizi di escludere i pagamenti in banconote, informando i clienti in modo trasparente. Sul versante pubblico, invece, permangono garanzie di accesso e pagamenti per quanto concerne multe e imposte.
L’iniziativa popolare, promossa dal Movimento svizzero per la libertà, nasce con l’obiettivo di difendere la disponibilità del denaro fisico come presidio di autonomia, privacy e resilienza. Il testo richiede che la Costituzione sancisca due principi:
Il Consiglio federale ha risposto all’iniziativa popolare con un controprogetto diretto, che prevede a sua volta l’inserimento in Costituzione dei principi di disponibilità del contante e della definizione del franco come unità monetaria. Tuttavia, questo testo si limita a riprendere le formulazioni attualmente già sancite nelle leggi vigenti, ritenute dal governo più chiare e tecnicamente affidabili.
La differenza sostanziale tra i due approcci sta nei dettagli linguistici e nell’attribuzione delle responsabilità: mentre il controprogetto mantiene l’attuale compito in capo alla Banca Nazionale, l’iniziativa popolare chiama direttamente in causa la Confederazione. Inoltre, il controprogetto evita introduzioni ritenute superflue, come l’obbligo esplicito di sottoporre un eventuale cambio di valuta al voto popolare, considerando che già oggi ogni modifica costituzionale richiede questo iter.
Entrambe le proposte condividono la volontà di rafforzare la protezione costituzionale del contante, ma divergono nel modo in cui tale tutela deve essere descritta e garantita, mostrando la tipica attenzione svizzera alla precisione giuridica e alla chiarezza normativa.
Le istituzioni federali appoggiano il controprogetto, ritenendolo più solido dal punto di vista giuridico e pratico. Il Parlamento ha infatti lamentato che le nuove formulazioni dell’iniziativa genererebbero incertezza interpretativa e difficoltà di applicazione, mentre il controprogetto, fondato su norme già sperimentate, offre maggiore stabilità e chiarezza. Il dibattito parlamentare ha raggiunto un ampio consenso sul fatto che la protezione costituzionale è opportuna, ma deve essere formulata senza ampliare la materia oltre il necessario.
I promotori sostengono che la chiarezza e la precisione linguistica siano dirimenti: solo l’iniziativa – parlando espressamente di banconote, monete e “franco svizzero” – offrirebbe una tutela reale e non solo simbolica del contante. Si sottolinea che, in un’epoca di accelerazione digitale, risulta essenziale difendere la possibilità di pagare
fisicamente per garantire la privacy, la resilienza nei confronti di crisi tecnologiche e un accesso equo ai servizi.
Sia l’iniziativa sia il controprogetto hanno un impatto prevalentemente simbolico e normativo. Dal punto di vista pratico, non introducono nuovi obblighi, compiti amministrativi o costi aggiuntivi per lo Stato: la Banca Nazionale Svizzera già oggi assicura l’approvvigionamento in contante e la legge definisce il franco come unità monetaria nazionale.
Entrambe le proposte non istituiscono un diritto assoluto a pagare in contanti, né l’obbligo per tutti gli operatori di accettare banconote e monete. Rimane quindi possibile, per commercianti e aziende, escludere il contante come modalità di pagamento, purché questo sia comunicato in anticipo. Gli eventuali punti di accesso alla liquidità sono garantiti solo in misura generale e non viene fissata una quantità minima obbligatoria di monete e banconote in circolazione.
Il principale effetto concreto delle proposte è di rendere più complessa una futura modifica in senso restrittivo della disponibilità del contante: qualsiasi decisione in questo ambito dovrebbe passare da un iter costituzionale che prevede la doppia maggioranza di Popolo e Cantoni. Per la popolazione e per il tessuto economico, rimarrebbero sostanzialmente invariate le condizioni d’uso e di reperibilità del contante, facendo leva più sul piano dei principi che sul regolamento di dettaglio.
Nel dibattito pubblico, il denaro contante viene spesso associato a valori profondi:
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...