Strutture multipiano destinate a facilitare la sosta urbana si rivelano un fallimento in molte città italiane: investimenti milionari, abbandono, degrado, realtà locali a confronto tra errori, impatti e alternative sostenibili
Negli ultimi decenni, in molte città italiane sono stati realizzati grandi parcheggi a più piani con l’obiettivo di migliorare la gestione della sosta e decongestionare i centri urbani. Tuttavia, una quota rilevante di queste infrastrutture è rimasta spesso inutilizzata, generando polemiche tra cittadini e amministrazioni. Il costo di progettazione, realizzazione e mantenimento di questi spazi spesso supera i benefici reali, trasformando molte strutture in simboli di spreco e abbandono. Diverse realtà locali, da Nord a Sud, si trovano oggi a dover fronteggiare non soltanto l’onere economico, ma anche le ricadute sociali e ambientali di questi spazi degradati. Il fenomeno, tutt’altro che isolato, riflette criticità gestionali e pianificatorie che coinvolgono amministrazioni pubbliche e privati, sollevando interrogativi su come ottimizzare le politiche di mobilità urbana nel rispetto dei reali bisogni delle comunità e della qualità dello spazio pubblico.
Numerosi sono gli esempi di parcheggi multipiano abbandonati o sottoutilizzati sul territorio nazionale. Uno dei casi più noti riguarda Dragona, nell’area sud-ovest di Roma, dove la struttura, legata all’ex programma Punto Verde Qualità, è rimasta inutilizzata per oltre quindici anni. Un’infrastruttura da circa 220 posti auto, mai integrata realmente nella rete urbana, è divenuta emblema locale di incompiutezza e degrado. Solo di recente, il confronto tra amministrazione capitolina, comitati e associazioni ambientaliste ha avviato una discussione costruttiva sull’ipotesi di riconversione in parcheggio di scambio per la futura stazione ferroviaria Acilia Sud-Dragona della linea Metromare. Il silenzio amministrativo e la mancanza di una gestione attiva hanno permesso che l’imponente struttura si trasformasse in un problema di sicurezza e decoro, con ripetuti episodi di vandalismo e presenza di rifiuti.
Il fenomeno si riscontra anche in contesti di dimensioni diverse, come a Imola, dove il parcheggio multipiano del mercato ortofrutticolo, dopo interventi manutentivi costosi, versa ancora in condizioni di fatiscenza. Nonostante la spesa di quasi 5,5 milioni di euro dal 2020 al 2024 per la gestione della sosta, il ritorno in termini di funzionalità e decoro rimane insufficiente secondo numerose voci del consiglio comunale. Strutture sottoutilizzate e prive di una reale integrazione nella mobilità cittadina aggravano la percezione di spreco di risorse e generano richieste di trasparenza sulla destinazione degli incassi della sosta urbana.
A Treviso, la situazione si complica sul piano sociale: i parcheggi multipiano, come il Park Dal Negro, si sono trasformati in rifugi di fortuna per persone senza fissa dimora. Infrastrutture pensate per favorire la mobilità urbana diventano così terreno di disagio, indecenza e insicurezza sia per chi vi sosta sia per la città intera. L’assenza di controlli e gestione costante favorisce lo sviluppo di fenomeni sociali complessi e difficili da gestire. Altri episodi di degrado o abbandono si registrano a Verbania, dove i dissidi sulla manutenzione e la responsabilità tra passate e attuali amministrazioni hanno ulteriormente peggiorato la situazione.
Molte di queste strutture condividono problemi comuni: carenza di manutenzione, progettazione inadatta rispetto alla domanda reale, gestione e destinazione non allineate alle esigenze effettive di cittadini e pendolari. In altri casi, come a Santa Marinella e Civitavecchia, si assiste a una cronica difficoltà nel portare a termine le opere, con stalli inutilizzabili e rischi di spreco delle risorse pubbliche.
Il fenomeno dei parcheggi multipiano vuoti o degradata trae origine da una serie di errori che si manifestano lungo tutte le fasi del ciclo di vita dell’infrastruttura. In primo luogo, le carenze nella fase di progettazione urbanistica hanno portato spesso alla realizzazione di parcheggi sovradimensionati rispetto alla domanda locale, o collocati in posizioni poco strategiche rispetto ai flussi di traffico. Il mancato coinvolgimento della comunità e delle associazioni locali nella pianificazione ha talvolta generato opere poco allineate alle reali esigenze del territorio.
Dal punto di vista gestionale, molte municipalità hanno affidato la cura, la sorveglianza e la manutenzione delle infrastrutture a società partecipate o in-house che, in diversi casi, non sono state in grado di garantire la qualità del servizio. Ad esempio, le risorse economiche provenienti dalle soste a pagamento, come evidenziato dalla vicenda di Imola, spesso vengono impiegate per studi o costi amministrativi invece di interventi pratici sull’infrastruttura.
Tra le cause ricorrenti si segnalano:
Il mancato utilizzo delle infrastrutture per la sosta ha un impatto rilevante sia dal punto di vista economico sia sociale. Sul fronte dei costi, gli oneri diretti e indiretti graveranno a lungo sulle casse pubbliche. I comuni si trovano a sostenere spese legate non solo alla costruzione ma anche alla manutenzione, alla sorveglianza e ai tentativi di riqualificazione di spazi spesso vandalizzati e danneggiati.
Il blocco dello sviluppo economico locale è una conseguenza ulteriore: gli investimenti non generano servizi ma incompiute, con una perdita di fiducia tra cittadini e amministrazione. In molte realtà, la presenza di edifici inutilizzati contribuisce alla svalutazione del patrimonio pubblico e privato circostante. Studi e inchieste di consigli comunali riportano esplicitamente la difficoltà nel far fronte agli onerosi investimenti pregressi: la mancata fruibilità annulla il ritorno aspettato in termini di miglioramento della mobilità, dell’indotto commerciale e della vivibilità urbana.
Dal punto di vista sociale, il degrado si accompagna spesso a fenomeni di insicurezza, come la trasformazione dei multipiano in rifugi di fortuna per persone senza fissa dimora. Ciò determina una frattura tra il bisogno di sicurezza e la realtà del tessuto urbano, aumentando il senso di abbandono e insoddisfazione tra residenti e commercianti. I casi di Treviso e Verbania evidenziano come la mancanza di presidio e la scarsa qualità delle infrastrutture generino stigmatizzazione e tensioni sociali.
Di riflesso, la scarsa efficienza nell’utilizzo dello spazio pubblico limita l’adozione di politiche di mobilità sostenibile, privando le città di strumenti per ridurre traffico, inquinamento e consumo di suolo. In questi casi il degrado dei parcheggi pubblici multipiano si trasforma in un ostacolo concreto sulla strada verso una riqualificazione urbana e una società più inclusiva.
Le alternative al sistema tradizionale dei multipiano vuoti puntano su una maggiore integrazione delle reti di trasporto pubblico, la promozione della ciclabilità e la valorizzazione della mobilità pedonale.
Tra le soluzioni più discusse figurano:
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...