Il settore automotive vive una fase di profonde contraddizioni: la transizione verso nuove forme di mobilità sembra rallentare, i prezzi crescono e la centralità del cliente appare compromessa.
Negli ultimi anni si è parlato molto di una rivoluzione nel settore della mobilità, alimentando aspettative su una trasformazione radicale dei modelli tradizionali di spostamento. Dai veicoli elettrici ai servizi di car sharing, fino alle vendite completamente online, la narrazione diffusa prometteva una soluzione più agile, economica e sostenibile.
Tuttavia, come dimostra lo studio condotto da ANIASA e Bain & Company, il panorama reale appare oggi molto più complesso. La cosiddetta “nuova mobilità di massa” sembra essere rimasta in parte sulla carta, ostacolata da dinamiche economiche e sociali che hanno reso la transizione decisamente più lenta e selettiva del previsto. Mentre nuove soluzioni tecnologiche faticano ad affermarsi su larga scala, il tessuto sociale ed economico italiano resta ancorato a modelli consolidati, aprendo nuove riflessioni sulle reali esigenze dei cittadini e sulle direzioni praticabili per il futuro del settore.
L'automobile continua a essere protagonista negli spostamenti quotidiani degli italiani. Secondo la recente indagine, oltre il 75% degli utenti utilizza regolarmente un veicolo privato, un dato che testimonia la resilienza di questo modello nonostante le pressioni per uno spostamento verso la mobilità condivisa. Il motivo principale risiede nel binomio tra accessibilità pratica e autonomia di movimento: le soluzioni alternative, come monopattini e servizi in condivisione, restano relegati a un ruolo residuale e spesso occasionale. Il mercato, inoltre, ha mostrato una netta preferenza per l'acquisto in presenza, con il locale concessionario che rimane fulcro delle scelte di mobilità. Si osserva infatti che, a livello globale, il 62% dei potenziali acquirenti inizia il percorso d'acquisto online, ma la conclusione avviene quasi esclusivamente offline e presso concessionari fisici nel 90% dei casi.
Questo fenomeno riflette una profonda esigenza di fiducia e interazione di persona, specie quando si tratta di investimenti importanti come quello automobilistico. La pandemia ha inizialmente accelerato l'adozione del digitale, ma non è bastato a smuovere un paradigma fortemente radicato. In Italia, inoltre, le normative e la struttura urbana, unitamente alle esigenze di capillarità e affidabilità degli spostamenti anche nei piccoli centri, spingono ancora una volta verso la scelta dell'auto personale sul lungo periodo. I nuovi modelli di mobilità, pur rappresentando una interessante aggiunta, non hanno contribuito a generare la discontinuità auspicata dagli operatori e dalle istituzioni. Questa fotografia restituisce una realtà in cui il settore auto resta pilastro insostituibile della mobilità italiana, ma sconta tutte le difficoltà di accesso dovute alle mutate condizioni socio-economiche, come verrà approfondito nei prossimi paragrafi.
Mentre la narrativa pubblica esalta il passaggio all'elettrico come soluzione universale alla sostenibilità, i dati confermano una realtà meno lineare. La crescita delle immatricolazioni di vetture elettriche in Italia negli ultimi anni è risultata molto discontinua: se nel 2025 le auto a batteria rappresentavano appena il 5-7% del mercato, il primo trimestre del 2026 ha registrato un'apparente impennata grazie a promozioni straordinarie e incentivi statali che hanno portato la quota fino all'8% su scala nazionale, con picchi del 15,4% nel Sud e quasi il 20% nel canale privati.
Approfondendo, si scopre tuttavia che circa la metà di questa crescita è attribuibile a una sola campagna promozionale basata su un prezzo ribassato grazie alla combinazione di incentivi e offerte limitate. Al termine delle promozioni, i dati tornano rapidamente ai valori storici, confermando come l'adozione delle auto elettriche sia sostenuta più da fattori temporanei che da una solida domanda strutturale.
In una prospettiva europea, le aspettative iniziali sono state ridimensionate: entro il 2030, analisti e operatori convergono sull'ipotesi che le vetture a batteria conquisteranno al massimo il 30% del mercato, lontano dagli obiettivi originari delle istituzioni.
L'esperienza italiana riflette quindi una doppia fragilità: da un lato l'esigenza di una maggiore maturità nella domanda di veicoli “green”, dall'altro la necessità che la transizione sia guidata non solo da incentivi, ma da interventi profondi sulle infrastrutture e sulle politiche industriali. Gli orientamenti normativi europei, già soggetti a revisioni e diluizioni, mostrano che la soluzione al tema ambientale non può essere solo tecnologica, ma richiede una presa di coscienza più ampia e progressiva della collettività.
Il vero nodo che attraversa l'intero comparto rimane quello dell'accessibilità economica. Secondo l'indagine ANIASA-Bain, tra il 2013 e il 2024 il prezzo medio di una vettura nuova in Italia ha registrato un aumento superiore al 50%, sospinto da fattori come inflazione, carenza di componenti e riposizionamento verso modelli di fascia superiore. In parallelo, il reddito disponibile delle famiglie si è incrementato solo del 29%, ampliando il divario tra capacità di acquisto e prezzi di listino. Quasi in diretta conseguenza, cresce il ricorso al mercato dell'usato o semplicemente si rinvia la decisione di acquisto.
Questa dinamica colpisce maggiormente proprio il segmento delle auto a batteria, mediamente più costose, a cui accede solo una ristretta fascia di popolazione nelle aree con reddito più elevato. Esiste una correlazione superiore all'80% tra PIL regionale e diffusione delle auto elettriche e plug-in, a testimonianza che l'effettiva transizione all'elettrico segue la ricchezza molto più che le scelte politiche o industriali. In Europa si osserva il medesimo fenomeno: l'evoluzione non è guidata da una volontà omogenea, ma risente delle disparità territoriali e socioeconomiche. La tabella seguente mostra l'aumento medio dei prezzi a confronto con la crescita dei redditi:
|
Periodo |
Variazione prezzo auto |
Variazione reddito medio |
|
2013-2024 |
+50% |
+29% |
Questa evoluzione rende il settore un bene sempre meno accessibile, sollevando interrogativi sulla sostenibilità del modello e sul rischio di “esclusione automoblistica” per una crescente porzione della popolazione, con effetti anche sul ricambio del parco circolante e, di conseguenza, sulle emissioni medie di CO2 in Italia.
A dispetto degli entusiasmi iniziali, i servizi di car sharing e le forme di micromobilità come monopattini e bike sharing stanno vivendo una fase di rallentamento e ridimensionamento. La diffusione di queste opzioni alternative resta circoscritta alle grandi città e a contesti particolari. Il numero degli utilizzatori occasionali è aumentato nella prima fase, grazie anche a bonus e incentivi, ma negli ultimi tre anni si è assistito a una contrazione dovuta a nuovi vincoli normativi, aumento degli incidenti e costi operativi crescenti.
Nel caso dei monopattini, i dati raccontano una curva discendente del numero dei mezzi in circolazione, soprattutto a seguito della maggiore regolamentazione (targa, assicurazione obbligatoria) e dell'aumento degli incidenti riportati tra il 2021 e il 2024. Analogamente, il car sharing, nato con l'ambizione di sostituire l'auto privata, si è progressivamente adattato a un modello di business più vicino al noleggio tradizionale, anche per far fronte a furti, usi impropri e multe. Le cause principali di questo stop possono essere riassunte così:
L'analisi ANIASA e Bain & Company converge su un messaggio chiaro: per rimettere il settore sulla giusta traiettoria, occorre restituire centralità alle reali esigenze dei consumatori. Gli errori della pianificazione degli ultimi anni sono da ricondurre alla sovrastima dell'impatto delle tecnologie e alla sottovalutazione delle richieste effettive della popolazione. Ripensare la strategia d'offerta passa per diversi punti chiave:
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...