Un curioso caso scuote la basilica di San Lorenzo in Lucina: sul volto di un angelo restaurato appare una sorprendente somiglianza con Giorgia Meloni. Tra misteri, polemiche e significati simbolici, emergono domande sulla scelta dell’autore, l’impatto culturale e le reazioni delle istituzioni.
Una scoperta inattesa tra arte sacra e attualità ha attirato l’attenzione nazionale: all’interno della basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma, in una delle cappelle più ricche di storia della città, il volto di una figura angelica sembra rivelare una straordinaria somiglianza con Giorgia Meloni, presidente del consiglio. Nell’ambiente suggestivo in cui convivono testimonianze artistiche di epoche diverse, l’intervento di restauro ha dato origine a un curioso intreccio tra modernità, religione e simbolismo politico, sollevando interrogativi sia tra gli addetti ai lavori che tra i fedeli.
L’episodio, riportato da La Repubblica e firmato dal giornalista Riccardo Staglianò, ha rapidamente fatto il giro dei media e degli ambienti culturali. La ricostruzione delle vicende, arricchita da fonti dirette e indirette, resta al centro di un dibattito vivace, tra suggestioni individuali e tentativi di spiegazione tecnica e storica. Il caso è diventato argomento di confronto tra esperti di arte sacra, critici d’arte e cittadini, chiamando in causa anche questioni di identità collettiva e orientamenti politici.
Alla luce di queste dinamiche il presunto ritratto della leader nel volto di un angelo pone interrogativi di grande rilievo: dove finisce la libertà artistica e dove inizia la responsabilità sociale? La risposta, come spesso accade nel mondo dell’arte, non è univoca, ma alimenta una riflessione trasversale su valori, simboli e potere dei luoghi di culto nel dibattito contemporaneo.
L’attenzione degli osservatori è stata catturata nel corso dei lavori di restauro svolti recentemente nella cappella che ospita il busto marmoreo di Umberto II di Savoia. Qui due angeli sorvegliano la lastra commemorativa, ma uno di loro presenta tratti incredibilmente familiari: lineamenti che rimandano a Giorgia Meloni. Prima dell’intervento, la figura angelica era raffigurata con un volto tipico dei cherubini dell’arte sacra, privo di riferimenti particolari all’attualità.
Il cambiamento è stato notato dalla stampa dopo che il nuovo restauro aveva restituito colori e dettagli originari alle decorazioni: uno degli angeli, con le ali spiegate, reca ora un cartiglio recante l’immagine dello stivale d’Italia e un volto che richiama quello della premier, mentre di fronte a lui un altro angelo appare nell’atto di porgere una corona all’ultimo sovrano di casa Savoia.
Il gesto non sembra frutto del caso: la scelta è stata interpretata come un’esplicita dedica o omaggio, anche se non è chiaro come siano andate davvero le cose. L’incisione “Instauratum et exornatum, Bruno Valentinetti AD MMXXV” lascia traccia tangibile del responsabile degli interventi nella cappella: un sacrestano-volontario che opera da tempo nella basilica.
La vicenda ha sollevato molteplici domande: quali sono i limiti della reinterpretazione iconografica, soprattutto in contesti dedicati al culto? In che modo la rappresentazione di un volto così riconoscibile si lega alla tradizione artistica cattolica, che storicamente escude riferimenti troppo espliciti a personaggi viventi e figure di rilievo politico? Secondo una prassi consolidata, gli affreschi e i bassorilievi sacri prediligono fisionomie archetipiche e simboliche, evitando volutamente volti noti del tempo in cui vivono gli artisti.
Tuttavia, la scena mostra come l’arte contemporanea continui a provocare e a suscitare reazioni: nelle traiettorie della luce che attraversa la basilica e nel modo in cui i nuovi colori risaltano sulle superfici restaurate, si leggono i segni di una tensione continua tra storia, attualità e fede.
Dietro la trasformazione della figura angelica si trova Bruno Valentinetti, nome comparso sia nell’incisione presente nel cartiglio sia nelle testimonianze raccolte negli ambienti della chiesa. Personaggio poliedrico, Valentinetti si presenta come sacrestano, ma è noto anche come decoratore e restauratore autodidatta. Le sue giornate, come riferito da alcuni parrocchiani, iniziano presto e terminano tra cappelle, stucchi e lavori di manutenzione, sempre a disposizione della comunità religiosa.
Valentinetti non è nuovo a simili incarichi: in passato avrebbe già contribuito al rinnovo di elementi decorativi nella stessa cappella nel 2002 e, secondo alcune fonti, avrebbe affiancato restauratori professionisti anche in altre sedi, come nel caso di opere commissionate presso la residenza di Macherio di Silvio Berlusconi. Queste informazioni confermano la sua esperienza e versatilità, facendo intuire come sia riuscito a lasciare una traccia personale e originale nei luoghi toccati dalla sua opera.
Oltre all’attività nella basilica, sono emerse notizie in merito al suo impegno politico: una candidatura alle elezioni municipali nella lista de La Destra - Fiamma Tricolore del primo municipio romano. Si tratta di un segno emblematico dell’intreccio tra passioni, appartenenze e sensibilità culturali che, secondo alcuni osservatori, potrebbero aver ispirato la scelta di ritrarre la leader di governo in chiave angelicata.
La dualità tra sacro e profano si manifesta così sia nel percorso professionale di Valentinetti che negli effetti a sorpresa del suo ultimo intervento: la vicenda riporta al centro dell’attenzione non soltanto il valore del restauro “artigianale”, ma anche il ruolo dell’individuo nella selezione dei simboli destinati alla memoria collettiva, ponendo ancora una volta la questione sull’equilibrio tra arte personale e patrimonio condiviso.
Il ritrovamento del volto inedito ha suscitato riflessioni contrastanti nel mondo ecclesiastico e tra le istituzioni preposte alla tutela del patrimonio. In primo luogo, ci si è interrogati sulle procedure che presiedono ai restauri in immobili di particolare rilevanza storica e artistica, come previsto dalle normative vigenti (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, D.Lgs. 42/2004).
La basilica occupa una posizione unica nella storia di Roma, essendo uno degli edifici di culto più antichi della cristianità. Edificata tra il V e il VI secolo, ha attraversato secoli di trasformazioni che l’hanno resa custode di memorie artistiche e spirituali appartenenti a epoche diverse.
Luogo da sempre legato a personaggi di spicco della città eterna, la basilica è stata scenario di avvenimenti che hanno segnato la società romana. Sul piano urbanistico, Piazza San Lorenzo in Lucina è famosa per aver ospitato lo studio di Giulio Andreotti e la sede storica di Forza Italia; la presenza assidua di avvocati, politici e personalità pubbliche attesta il legame tra il tempio e la storia politica recente.
Dal punto di vista artistico, la chiesa si caratterizza per un patrimonio decorativo di inestimabile valore, nel quale convivono elementi classici, barocchi e moderni. Come sottolineato dagli storici dell’arte, le raffigurazioni angeliche rispondono da sempre a un canone estetico e teologico, simbolo di protezione e intercessione divina: una funzione che si rinnova attraverso ogni nuova interpretazione e che, di volta in volta, si arricchisce degli influssi storici e culturali del tempo presente.