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Via libera alla legge sul nucleare: cosa prevede e i diversi nodi da sciogliere tra autorizzazioni, regole e tempi

di Marcello Tansini pubblicato il

La legge sul nucleare apre un percorso ancora tutto da definire: nessuna centrale è autorizzata, mentre ministeri, ISIN e territori dovranno scrivere regole, gestire rifiuti, costi e tempi stretti.

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Il Parlamento ha approvato la delega al Governo per costruire il quadro normativo del nucleare sostenibile, ma il via libera non autorizza ancora una centrale, non individua un sito e non assegna licenze a operatori pubblici o privati. Il provvedimento, presentato alla Camera il 17 ottobre 2025 e approvato da quel ramo il 4 giugno 2026, affida ora all’Esecutivo il compito di scrivere le regole operative entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge.

Tra l’approvazione della delega e l’apertura di un cantiere resta una distanza considerevole. Prima di costruire un reattore occorrono decreti legislativi, norme tecniche, disposizioni sulla sicurezza, criteri per individuare le aree idonee, valutazioni ambientali e autorizzazioni specifiche. Il calendario aggiunge un elemento di incertezza: il termine annuale per i decreti coincide con una fase politica ed elettorale prevista per il rinnovo delle istituzioni.

Cosa consente davvero la legge sul nucleare

Il testo approvato non impone la costruzione di una determinata centrale e non indica una tecnologia già scelta. La delega riguarda la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile. Nel perimetro della ricerca e dello sviluppo rientrano anche le tecnologie legate alla fusione.

Al Governo spetta la definizione di un quadro organico, valido per tutte le fasi della vita degli impianti. La disciplina dovrà coprire la progettazione e la sperimentazione, la costruzione e l’esercizio, fino alla dismissione. Dovrà occuparsi anche della gestione dei materiali radioattivi e, quindi, di attività che proseguono oltre la produzione di elettricità.

Gli obiettivi enunciati sono la sicurezza energetica, una minore dipendenza dalle importazioni, il contributo alla decarbonizzazione e il contenimento dei costi per famiglie e imprese. Sono indirizzi politici e regolatori, non una promessa automatica sulle bollette. Il prezzo pagato dai clienti dipenderà dagli investimenti, dai tempi di realizzazione, dal costo dei finanziamenti, dall’andamento del mercato elettrico e dal modo in cui gli impianti saranno remunerati.

I decreti legislativi dovranno occuparsi, tra l’altro, di questi punti:

  • il programma nazionale per il nucleare sostenibile e per la ricerca sulla fusione;
  • le regole per la localizzazione dei nuovi impianti e per la valutazione delle aree idonee;
  • le procedure relative alla costruzione e all’esercizio dei reattori;
  • la sicurezza nucleare e la radioprotezione;
  • la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi;
  • lo smantellamento degli impianti e il ripristino dei siti;
  • la consultazione delle popolazioni e gli eventuali benefici per i territori interessati.
La delega consente anche di sostenere gli investimenti attraverso strumenti finanziari dedicati, compresi meccanismi per remunerare l’energia prodotta. Non stabilisce però come funzioneranno questi strumenti. Le modalità dovranno essere fissate dai provvedimenti successivi, nel rispetto delle regole europee sugli aiuti di Stato e sulla concorrenza.

Perché nessuna centrale è ancora autorizzata

Una legge delega non prende il posto della procedura necessaria per autorizzare un impianto energetico. Prima di esaminare una centrale bisogna sapere chi ha il potere di decidere, quali documenti deve depositare il proponente, quali controlli devono essere eseguiti e quali requisiti il progetto deve rispettare.

Il primo lavoro riguarderà dunque la normativa tecnica. Andrà definito cosa devono garantire i reattori, quali livelli di sicurezza devono essere raggiunti e come dovranno funzionare le procedure di emergenza. Serviranno anche criteri sulle distanze e sulle misure per proteggere la popolazione. La disciplina italiana dovrà essere coordinata con gli standard internazionali e con il sistema europeo di sicurezza nucleare.

La scelta delle aree costituirà il passaggio successivo. Non basteranno un terreno disponibile o la prossimità alla rete elettrica. La valutazione dovrà considerare la sismicità, l’idrologia e la disponibilità di acqua per il raffreddamento; peseranno anche la densità abitativa, le infrastrutture, la protezione dagli eventi estremi e la compatibilità con gli strumenti urbanistici e ambientali.

Soltanto quando saranno definite le aree idonee potrà iniziare il confronto con Regioni, Comuni e popolazioni interessate. Il provvedimento prevede forme di consultazione pubblica e contempla la possibilità di riconoscere benefici ai territori destinati a ospitare gli impianti. La legge, però, si ferma al principio: non indica automaticamente gli importi, i destinatari o le modalità con cui gli eventuali benefici dovranno essere erogati.

Il procedimento dovrà comprendere anche la valutazione ambientale, l’analisi della sicurezza nucleare e la verifica della compatibilità con il sistema di gestione dei rifiuti radioattivi. Le autorizzazioni potranno essere distribuite in più momenti: dalla valutazione preliminare del progetto all’autorizzazione per costruire, esercire e infine dismettere l’impianto.

Ministeri, ISIN e autorità locali: chi farà cosa

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, MASE, sarà chiamato a guidare la definizione dell’assetto normativo e del programma nazionale. Dovrà tenere insieme gli indirizzi di politica energetica con gli obiettivi ambientali e con le esigenze di sicurezza.

L’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, ISIN, è l’organismo tecnico che nel settore nucleare e radiologico svolge funzioni di regolazione, controllo e vigilanza. Il testo lascia aperta la possibilità di creare un’autorità indipendente per la sicurezza nucleare. Restano da chiarire, però, sia l’eventuale istituzione di questo nuovo soggetto sia il rapporto che avrebbe con l’ISIN. La risposta dovrà arrivare dai decreti legislativi.

La questione riguarda il funzionamento concreto del sistema, non soltanto la sua architettura amministrativa. Un procedimento autorizzativo credibile richiede competenze tecniche, autonomia nelle valutazioni e risorse sufficienti per seguire un progetto dalla progettazione allo smantellamento. La distribuzione dei compiti tra ministero, autorità di sicurezza e altri enti dovrà evitare duplicazioni, ma anche zone prive di un responsabile.

Le Regioni avranno un ruolo significativo, anche perché il testo approvato prevede l’intesa regionale sui decreti legislativi attuativi. I Comuni parteciperanno alle consultazioni e ai passaggi legati alla localizzazione. Alle autorità territoriali spetterà poi coordinarsi su urbanistica, protezione civile, viabilità, servizi sanitari e gestione delle emergenze.

Potranno intervenire, per le materie di competenza, anche altri soggetti pubblici:

  • ISPRA, per gli aspetti ambientali e per il supporto tecnico sulle matrici ambientali;
  • ENEA, nei campi della ricerca, dell’innovazione e delle competenze tecnologiche;
  • Sogin, la società pubblica incaricata del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività nucleari pregresse;
  • il Ministero della Salute e le strutture sanitarie, per la radioprotezione e gli effetti sulla salute pubblica;
  • Regioni e Comuni, per le autorizzazioni territoriali, le consultazioni e i piani di emergenza.
La distribuzione definitiva delle competenze non è ancora descritta in modo completo. È uno dei compiti che dovranno essere affrontati durante l’attuazione della delega.

Il termine di 12 mesi e il nodo delle elezioni

Uno o più decreti legislativi dovranno essere adottati entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge. Il termine non decorre dal giorno dell’approvazione parlamentare. Il conteggio inizierà dopo la promulgazione e la pubblicazione della legge nella Gazzetta Ufficiale.

Un anno è una scadenza ravvicinata, considerato il lavoro richiesto. Non si tratta di emanare un regolamento isolato: occorre coordinare le norme già esistenti, definire le autorità, fissare i criteri tecnici, acquisire i pareri parlamentari e coinvolgere il sistema delle autonomie territoriali.

Gli schemi dei decreti dovranno passare attraverso i pareri previsti dalla delega. Il Governo potrà quindi dover modificare i testi prima dell’approvazione definitiva. Per rendere il sistema pienamente operativo potranno servire anche ulteriori regolamenti, atti amministrativi e norme tecniche.

La scadenza cade vicino a una fase politica delicata, perché il termine annuale si sovrappone alla tornata elettorale prevista dal calendario istituzionale. Il Governo potrebbe puntare ad accelerare la produzione dei decreti per arrivare al voto con un risultato visibile. Le decisioni più controverse, però, sono proprio quelle sulla localizzazione degli impianti e sui rapporti con le Regioni; su questi fronti la pressione politica può produrre anche rallentamenti.

La distanza tra una cornice approvata e la sua applicazione sul territorio sarà verificabile nei passaggi successivi: la pubblicazione della legge, la presentazione degli schemi, i pareri parlamentari e regionali, l’approvazione definitiva dei decreti e l’emanazione delle norme tecniche:

Fase

Cosa deve accadere

Effetto concreto

Legge delega

Definisce principi e criteri

Il Governo riceve il mandato normativo

Decreti legislativi

Organizzano autorizzazioni, sicurezza e siti

Nasce il quadro operativo

Norme tecniche

Stabiliscono requisiti e controlli

I progetti possono essere valutati

Scelta delle aree

Individua siti idonei e territori coinvolti

Si apre il confronto locale

Autorizzazioni

Valutano ambiente, sicurezza e costruzione

Un impianto può entrare nella fase realizzativa

Costi, bollette e imprese: cosa può cambiare

Il testo non produce oggi un aumento o una diminuzione automatica delle bollette. Non autorizza una centrale, non stabilisce quanti reattori dovranno essere costruiti e non fissa il prezzo dell’energia nucleare. Gli effetti economici dipenderanno dai decreti e dai progetti industriali che potranno seguirli.

Per le imprese, un programma nucleare potrebbe creare occasioni nella costruzione e nella componentistica, nella manutenzione, nella sicurezza, nella ricerca e nei servizi specializzati. L’Italia dispone di competenze nella gestione degli impianti, nel decommissioning e nella filiera tecnologica. Un programma nazionale richiederebbe però investimenti, personale qualificato e accordi industriali destinati a durare nel tempo.

Famiglie e consumatori potrebbero vedere un beneficio soltanto nel medio o nel lungo periodo, se la nuova capacità entrasse davvero in esercizio e contribuisse a ridurre la volatilità del mix elettrico. Nel breve periodo il conto sarebbe invece legato alla progettazione, alle autorizzazioni e al finanziamento degli impianti.

La legge prevede anche risorse per campagne informative: 1,5 milioni di euro per il 2025 e 6 milioni per il 2026. Si tratta di somme destinate alla comunicazione e al coinvolgimento dei cittadini, non alla costruzione dei reattori. Per gli impianti, il provvedimento non contiene un quadro finanziario completo né una stima definitiva del costo complessivo del programma.

Contratti per remunerare l’energia, garanzie pubbliche e altri strumenti di sostegno dovranno essere valutati separatamente. Bisognerà stabilire chi assorbirà il rischio di costruzione, quali tutele saranno previste per i consumatori e quali oneri potranno finire sulla fiscalità generale o sulle componenti della bolletta.




Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...