Nell'ultimo periodo, la decisione di trasformare la superstrada che collega il nord di Milano alla provincia di Como in una tratta autostradale soggetta a pedaggio ha alimentato un acceso dibattito sociale e politico.
Quest’arteria, nota per la sua alta frequentazione da parte di lavoratori, studenti e residenti delle aree limitrofe, sta per perdere la sua gratuità storica. Sindaci, associazioni di consumatori e semplici cittadini si sono mobilitati per chiedere il ritiro della misura o almeno adeguate forme di tutela economica per gli utenti più colpiti.
Da superstrada a autostrada a pedaggio: la trasformazione della Milano-Como
L’origine di questa profonda trasformazione è legata all’integrazione della storica superstrada Milano-Meda nel progetto della Pedemontana Lombarda, in particolare nella cosiddetta tratta B2 che si estende tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno. Il tracciato, di circa 12,7 km, attraversa comuni densamente popolati — Lentate, Barlassina, Seveso, Meda, Cesano Maderno e Bovisio Masciago — e rappresenta una via di collegamento essenziale tra le province del nord lombardo. I lavori, partiti alla fine del 2024, prevedono il completo adeguamento agli standard autostradali, con la realizzazione di trincee, gallerie artificiali e nuove infrastrutture per aumentare la sicurezza e la fluidità del traffico.
Quello che fino ad oggi era un asse gratuito, fondamentale per pendolari e traffico locale, diventerà quindi parte del sistema autostradale a pedaggio.
- L’introduzione del pedaggio porterà ad un esborso quotidiano stimato tra i 4 e i 6 euro per andata e ritorno
- L’impatto economico viene stimato attorno ai 80-132 euro mensili per chi utilizza la tratta per motivi di lavoro
La decisione si inserisce in una strategia più ampia volta a
garantire la sostenibilità finanziaria della Pedemontana senza ulteriori appesantimenti fiscali per la collettività. In questa logica,
il costo dell’ammodernamento e della manutenzione ricade direttamente sugli utenti della tratta riqualificata. Tuttavia,
il passaggio da superstrada gratuita a autostrada a pagamento non è stato accompagnato da un processo condiviso e partecipato con le comunità locali, scatenando proteste e richieste di revisione.
Le ragioni della protesta: pendolari, residenti e sindaci contro il pedaggio
La reazione all’introduzione del pedaggio non si è fatta attendere. Pendolari, residenti e rappresentanti istituzionali hanno subito manifestato la loro contrarietà, puntando il dito contro una misura ritenuta ingiustificata e fortemente penalizzante per chi si sposta quotidianamente lungo il collegamento tra Milano e Como.
Il dissenso si è tradotto in diverse forme di mobilitazione:
- Presidi e cortei organizzati all’imbocco della superstrada, con slogan che richiamano il diritto alla mobilità e la protesta contro i "nuovi caselli".
- Raccolte firme e mozioni nei consigli comunali dei centri coinvolti — come Cesano Maderno e Lazzate — per chiedere la revisione della misura o almeno forme di tutela per lavoratori e residenti.
- Campagne di sensibilizzazione e comunicati delle associazioni dei consumatori, che sottolineano come si stia trasformando un servizio pubblico, finanziato con le tasse, in una fonte di entrata aggiuntiva a carico degli utenti.
Le istanze condivise ruotano attorno all’idea che
non sia accettabile imporre un pagamento su una strada esistente, pensata e realizzata dalla collettività come via gratuita. Particolarmente colpiti sono i pendolari brianzoli e comaschi, che utilizzano quotidianamente il collegamento per raggiungere l’area metropolitana milanese. Secondo i dati più recenti,
circa 7.600 veicoli utilizzano ogni giorno la tratta nelle ore di punta.
Un sindaco dell’asse coinvolto, Gianpiero Bocca di Cesano Maderno, ha evidenziato che “non si può penalizzare chi vive e lavora in questi territori con una tassa mascherata, soprattutto quando la mobilità alternativa è spesso inefficiente”. I rappresentanti comunali hanno inoltre sollecitato attenzione alla possibile redistribuzione del traffico sulle strade secondarie, temendo incrementi di congestione e inquinamento nelle aree urbane.
A queste voci si sono aggiunte anche organizzazioni politiche locali, come Patto per il Nord, che hanno organizzato presidi contro una decisione considerata "assurda e dannosa” e hanno richiesto di "non trattare i lavoratori come un bancomat per equilibrare i conti di infrastrutture più ampie".
Impatto economico e sociale per pendolari e residenti
L’applicazione del pedaggio lungo l’asse oggetto di trasformazione produce effetti diretti sui nuclei familiari, i lavoratori e i residenti dell’area. Alla voce “costo”, la spesa mensile per chi utilizza la tratta per raggiungere il luogo di lavoro si collocherebbe tra i 88 e i 132 euro (andata e ritorno per 22 giorni lavorativi), cifra che si riflette in modo significativo sui bilanci personali, soprattutto considerando le attuali condizioni economiche con aumento generalizzato delle spese di trasporto, carburante e manutenzione veicoli.
Secondo una stima condotta dall’associazione Codici, il pedaggio potrebbe generare per la società autostradale circa 400 mila euro mensili solo dal traffico dei pendolari, trasferendo l’onere finanziario di una grande opera infrastrutturale sugli utilizzatori di una strada già esistente e precedentemente gratuita. La misura rischia così di aumentare le disparità sociali, rendendo la mobilità quotidiana un lusso non più accessibile a tutte le fasce di popolazione.
- Si evidenzia il principio dell’equità fiscale: molti cittadini sottolineano che non sia equo “pagare due volte” — con le tasse per la costruzione e la manutenzione, e ora anche per l’utilizzo.
- Le categorie più a rischio sono lavoratori, famiglie con figli e studenti che utilizzano la tratta per esigenze essenziali e non sostituibili.
- Vi sono timori per una possibile svalutazione del tessuto commerciale locale e per il rallentamento delle attività produttive che si affidano ad una mobilità efficiente e a basso costo per dipendenti e fornitori.
Dal punto di vista sociale,
la percezione di “ingiustizia” alimenta tensioni tra cittadini e istituzioni, minando la fiducia nelle scelte politiche. L’introduzione del pagamento potrebbe inoltre influire negativamente su altre politiche pubbliche di mobilità sostenibile, incentivando l’uso di strade comunali secondarie con conseguente aumento del traffico locale e rischio di incidenti.
Le richieste delle associazioni e le possibili azioni civili e legali
Associazioni di tutela dei consumatori, in primis Codici, stanno portando avanti azioni di pressione sia sul piano politico che su quello legale al fine di ottenere una revisione della decisione.
- Richiesta di revisione del piano di pedaggiamento sulla tratta Lentate–Varedo, ponendo l’accento sull’esclusione dal pagamento per le arterie già finanziate con risorse pubbliche e integrate nel tessuto urbano locale.
- Promozione di azioni civili, volte a ribadire che non sussistono obblighi tecnici o giuridici che impongano il pagamento su tutte le autostrade italiane, esistendo anche casi di tratti a libero transito.
- Domanda di confronto pubblico con Regione Lombardia, associazioni dei consumatori e amministrazioni comunali su modalità e impatti della nuova regolamentazione.
In prospettiva,
l’apertura di un percorso giudiziario — anche collettivo — rappresenta una via auspicata da molte associazioni, che intendono tutelare il diritto alla mobilità e una gestione infrastrutturale equa. Nel frattempo, il monitoraggio permanente della situazione e la promozione di
iniziative di sensibilizzazione e tutela giuridica proseguono, creando un clima di costante attenzione e verifica sugli sviluppi.
Posizione della Regione e della società Pedemontana Lombarda
La Regione Lombardia e la società che gestisce la Pedemontana hanno illustrato più volte le motivazioni sottese alla scelta di introdurre il pedaggio anche sui tratti precedentemente gratuiti. Secondo la posizione ufficiale:
- L’introduzione della tariffazione è necessaria per garantire la sostenibilità finanziaria della grande opera autostradale, evitando ulteriori gravami sulla fiscalità generale e sui bilanci pubblici.
- La società Pedemontana Lombarda ha messo a disposizione 60 milioni di euro per i comuni attraversati, da destinare al potenziamento della viabilità alternativa e all’adeguamento delle infrastrutture locali, allo scopo di mitigare gli impatti negativi per i residenti.
- Tentativi di mantenere la gratuità sono stati respinti dal Consiglio Regionale, evidenziando come la sostenibilità economica del progetto debba essere realizzata attraverso l’apporto diretto degli utenti.
Alcuni rappresentanti regionali si sono esplicitamente espressi a favore di possibili sconti o esenzioni qualora la situazione dei pendolari si rivelasse particolarmente gravosa. Tuttavia,
la posizione di fondo resta ancorata alla necessità di un equilibrio finanziario autonomo della Pedemontana e alla gestione trasparente delle risorse raccolte tramite pedaggi.
Possibili esenzioni e agevolazioni: quali scenari?
Nel dibattito istituzionale è stata affrontata la possibilità di introdurre agevolazioni per alcune categorie di utenti particolarmente penalizzate dal nuovo regime.
- Ipotesi di sconti per i pendolari che utilizzano la tratta con frequenza giornaliera, attualmente al vaglio della Regione e della società autostradale.
- Esenzioni totali o parziali per residenti nei comuni attraversati e per proprietari di attività produttive locali che dimostrino l’effettiva necessità d’uso.
- Valutazione su modelli di tariffazione flessibile in base a fasce orarie o a motivi di spostamento dichiarati e certificati.
Nonostante queste aperture, al momento
non vi sono certezze su quali misure verranno stabilmente adottate e in che termini effettivi, lasciando così numerosi utenti nell’incertezza. La disponibilità al confronto su possibili meccanismi compensativi rimane una delle richieste centrali di sindaci e associazioni.
Ripercussioni sulla viabilità alternativa e timori per il traffico locale
Un elemento ricorrente tra le preoccupazioni dei soggetti interessati riguarda il rischio di congestione della viabilità secondaria. L’introduzione del pedaggio, infatti, potrebbe indurre molti automobilisti a preferire percorsi cittadini e provinciali gratuiti, con un conseguente aumento del traffico nei centri abitati.
Le amministrazioni locali temono che:
- Le arterie comunali e provinciali vengano rapidamente congestionate dal traffico deviato, aumentando i tempi di percorrenza e aggravando la sicurezza stradale.
- Si verifichino maggiori emissioni inquinanti e peggioramento della qualità della vita per i residenti, in particolare nelle aree a traffico intenso.
- L’infrastruttura locale si trovi sottoposta a una pressione non prevista, richiedendo subito interventi di manutenzione e modifiche della viabilità locale.
I sindaci delle principali località attraversate hanno richiesto una pianificazione attenta e un costante monitoraggio dei flussi, oltre a
investimenti specifici per evitare ricadute negative sulla sicurezza e vivibilità delle zone urbane potenzialmente più esposte.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...