Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

La nostra intervista a Giacomo sul suo lavoro di magazziniere: la situazione attuale e le sue attese per il futuro

di Marcello Tansini pubblicato il

Scopriremo, attraverso l'esperienza di Giacomo, le sfide quotidiane del magazziniere, le competenze richieste, l'impatto di innovazione e IA e uno sguardo su come cambia la professione.

Rimani aggiornato con BusinessOnline
Aggiungi come fonte
preferita su Google
X Instagram

L'attività di magazziniere è spesso avvolta da preconcetti, ma per comprenderla in profondità occorre conoscere le storie di chi, ogni giorno, anima i grandi poli logistici del nostro Paese. Giacomo rappresenta proprio questo: esperienza diretta, passione e sguardo analitico su una realtà in accelerazione, dove la tradizione del lavoro manuale si intreccia a tecnologie sempre più sofisticate.

Da anni nel settore, Giacomo ha attraversato tutte le fasi del mestiere, adattandosi ai cambiamenti dettati dall'evoluzione digitale e robotica. Il suo racconto permette di cogliere non solo le mansioni tipiche, ma anche i cambiamenti che stanno investendo la logistica, un comparto strategico per l'economia italiana ed europea. Le sue parole offrono un quadro autentico, dall'operatività quotidiana alle sfide organizzative, mettendo in luce anche i valori umani e professionali richiesti. Affrontiamo quindi con Giacomo un viaggio nell'attualità e nel possibile domani di questa professione, in un confronto che mira a superare stereotipi, illustrando le competenze, le difficoltà e le opportunità che caratterizzano oggi il lavoro in magazzino.

Giacomo, che immagine daresti del tuo lavoro a chi non l'ha mai fatto o non lo conosce in dettaglio?

“Spesso si pensa che il magazziniere si limiti a spostare scatoloni o a sistemare pacchi sugli scaffali, ma la realtà è ben più articolata. Una giornata tipo prevede varie attività: ricevimento e controllo della merce in arrivo, spunta dei documenti di trasporto, stoccaggio ordinato per ottimizzare gli spazi secondo la tipologia di prodotti, e preparazione degli ordini per la spedizione. Dietro a ogni azione c'è una logica ben precisa, seguendo procedure di tracciabilità e sicurezza che garantiscono affidabilità a clienti e fornitori.

Una parte importante riguarda anche l'utilizzo di carrelli elevatori, transpallet, lettori barcode e, negli ultimi anni, sistemi digitali sempre più avanzati: dai software di gestione alle prime applicazioni di AI. Dico sempre che il magazziniere è un regista nascosto della logistica, la cui efficienza tiene in equilibrio la catena di fornitura. Oltre alla forza fisica, serve attenzione, precisione e una buona capacità di risolvere piccoli e grandi problemi quotidiani”.

Quali sono le principali difficoltà che un magazziniere si trova oggi ad affrontare?

“Negli ultimi anni, il lavoro in magazzino è cambiato molto. Uno dei problemi più sentiti riguarda la pressione sui tempi: tutto è orientato alla velocità di evasione degli ordini, a discapito, a volte, della qualità. Questo si traduce in turni prolungati, ritmi intensi e una vigilanza costante sull'errore umano, che può causare disservizi o reclami.

Un'altra difficoltà riguarda la gestione degli spazi e la continua riorganizzazione, dovuta anche alle fluttuazioni di mercato che rendono incerto il flusso di lavoro. La molteplicità e frammentarietà dei compiti richiede flessibilità, e proprio questo rende complesso mantenere l'attenzione per lunghi periodi.

Non da ultimo, l'arrivo delle automazioni e della robotica può essere vista da alcuni come una minaccia, mentre per altri è uno stimolo a formarsi su nuove competenze. Spesso, però, le aziende investono poco sulla formazione e si rischia di essere lasciati indietro rispetto alle innovazioni. Chiederei più attenzione anche per la tutela della salute fisica e mentale: mansioni ripetitive, turni notturni e carico di lavoro possono innescare stanchezza cronica o disturbi muscolo-scheletrici”.

Secondo la tua esperienza, quali competenze sono oggi davvero indispensabili per operare con efficacia?

“Serve molto di più che la semplice forza fisica. Le competenze tecniche sono aumentate: bisogna conoscere i software di gestione del magazzino, saper utilizzare dispositivi per il picking e strumenti informatici per tracciare il percorso delle merci. Inoltre, bisogna essere costantemente aggiornati su sicurezza e normative (come il D.Lgs. 81/2008), oltre a conoscere tutti i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) e le procedure per la movimentazione sicura.

Molto importanti sono le soft skills: gestione dello stress in situazioni di urgenza, resilienza, capacità di lavorare sia da soli che in team, ordine e precisione, ma anche una buona propensione al dialogo con i colleghi di altri reparti.

Dedico anche attenzione all'organizzazione: saper pianificare la giornata, anticipare i picchi di lavoro e gestire la priorità delle urgenze fa la differenza. Ultimamente, sta crescendo la richiesta di competenze digitali e di apertura mentale verso l'innovazione, qualità che fanno distinguere chi si ferma da chi continua a crescere nel mestiere”.

Hai già visto applicazioni concrete di robotica o innovazione tecnologica in magazzino? Quali effetti hanno avuto?

“Negli ultimi anni ho assistito all'introduzione di robot collaborativi, detti cobot, e sistemi di trasporto automatico. Nel mio magazzino, per esempio, abbiamo robot che si occupano dello spostamento dei bancali da una zona all'altra e picking robotizzato per alcune categorie di prodotti.

Queste tecnologie facilitano il lavoro pesante e ripetitivo, riducendo il rischio di incidenti e permettendo alla squadra di concentrarsi su compiti a maggiore valore aggiunto. Ho notato anche una maggiore efficienza nella gestione delle scorte, perché la robotica ha eliminato errori frequenti nel posizionamento delle merci.

Non tutto è semplice: l'integrazione uomo-macchina richiede formazione, anche sul piano psicologico. Non pochi colleghi guardano con sospetto al cambiamento, ma con il tempo, e una buona formazione, si capisce che robotica e uomini possono lavorare in modo complementare. Personalmente credo che l'automazione sia una risorsa, ma non potrà mai sostituire la capacità decisionale e il giudizio del personale esperto”.

Che idea ti sei fatto dell'uso dell'intelligenza artificiale nell'ambito della logistica?

“L'intelligenza artificiale sta già cambiando il modo di ragionare e di lavorare in magazzino. Sistemi di AI sono utilizzati per la previsione della domanda, l'ottimizzazione del picking e il monitoraggio delle scorte in tempo reale. Grazie ai dati e agli algoritmi predittivi, oggi è possibile evitare sprechi e inefficienze che in passato erano considerati inevitabili.

Nel mio contesto ho visto l'introduzione di software che suggeriscono le scelte operative migliori sulla base di modelli di apprendimento automatico. Questo non toglie spazio al lavoro umano, ma lo rende più strategico: i magazzinieri, potendo fare affidamento su strumenti di supporto intelligenti, possono migliorare la qualità del servizio e ridurre tempi morti. Rimane il nodo della formazione: serve tempo perché tutto il personale si adatti a queste novità, ma chi investe in competenze digitali oggi si porta letteralmente avanti con il lavoro”.

Guardando avanti di cinque-dieci anni, come immagini che cambierà questa professione?

“Nei prossimi anni credo che vedremo una crescente presenza di automazione avanzata: robot maggiormente integrati, strumenti di AI sempre più evoluti, sensoristica e sistemi di tracciamento in tempo reale. Il magazziniere dovrà fare un salto di qualità, diventando sempre più un tecnico-operatore, capace sia di interfacciarsi con i sistemi automatici, sia di prendere decisioni rapide in scenari complessi.

Mi aspetto anche maggiore attenzione su temi come la sostenibilità ambientale, la gestione energetica delle strutture e la sicurezza sul lavoro, questioni che le aziende dovranno affrontare sia per ragioni normative sia per la pressione sociale. Chi entrerà in magazzino nei prossimi dieci anni dovrà abituarsi a un ambiente digitale, dove la manualità resterà importante ma sarà affiancata dalla capacità di leggere dati, risolvere problemi e dialogare con strumenti d'avanguardia. È una sfida, ma anche una grande opportunità di crescita professionale”.




Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...

Puoi Approfondire