Un budget mensile da far bastare, le abitudini di spesa raccontate dai genitori e le stime sui suoi guadagni: cosa insegna la paghetta di Kimi Antonelli
A 20 anni Kimi Antonelli è campione del mondo di Formula 1 ed è il primo italiano a conquistare il titolo dopo 73 anni. Eppure, raccontano i genitori, riceve ancora una paghetta mensile con un budget da rispettare. Un dettaglio che fa sorridere, ma che dice molto su come si insegna a gestire il denaro: un importo definito, una scadenza e la responsabilità di farlo bastare. Ecco cosa hanno raccontato i genitori, che cosa si sa dei guadagni del pilota e quali lezioni possono trarne le famiglie.
Il titolo è arrivato nel Gran Premio del Messico, a Città del Messico, dove Antonelli ha chiuso al terzo posto, un risultato sufficiente per conquistare il campionato. Subito dopo, nelle interviste ai genitori, è uscito un particolare che ha attirato l’attenzione: il pilota della Mercedes prende ancora la paghetta. A raccontarlo è la madre, Veronica Pomaro, che spiega di versargliela ogni mese e che lui deve farsela bastare. Un’altra ricostruzione attribuisce la paghetta al padre, Marco, che conferma la cosa con una battuta: pensate che la prende ancora.
Il punto interessante non è la cifra, che non è stata resa nota, ma il metodo. «Gli ho detto: decidiamo un budget», ha raccontato la madre. L’idea era che il figlio capisse come funziona il denaro e restasse con i piedi per terra, in un percorso sportivo che lo ha portato giovanissimo al centro dell’attenzione. Marco Antonelli, in un’altra occasione, aveva descritto il figlio come un ragazzo normale, che va a giocare a bowling con gli amici e al pub a San Marino, e aveva indicato nella sua normalità la forza principale.
La regola di casa è semplice e per questo efficace. Esiste una somma mensile e non si può superare. Secondo la madre, se a un certo punto dell’anno la paghetta fosse finita in anticipo, per esempio entro agosto, Kimi avrebbe dovuto gestire le vacanze con quello che restava. Non è una punizione, ma una conseguenza naturale delle scelte fatte: chi spende tutto subito ha meno a disposizione dopo.
I genitori descrivono anche le abitudini di spesa. Kimi compra cose che lo divertono, e la sua tentazione sono le automobili. Per i vestiti spende poco: se ne occupa in buona parte la madre. I genitori sostengono inoltre che il figlio non sia interessato al denaro e che prenda semplicemente quello che gli viene dato. Va detto che si tratta di un racconto dei familiari e non di dati verificabili: non risultano informazioni su quanto e come il pilota risparmi, né su come gestisca il patrimonio. Anche la madre ha detto che la situazione non durerà per sempre, perché il ragazzo è ancora giovane.
Sul fronte dei guadagni il contrasto con la paghetta è forte, ma bisogna essere prudenti. Non esistono cifre ufficiali: Mercedes non ha confermato i compensi dei suoi piloti. Secondo le stime di siti specializzati riportate a giugno 2026, Antonelli avrebbe uno stipendio base di circa 2 milioni di dollari a stagione. A questa cifra si aggiungerebbero bonus legati ai risultati, come vittorie, pole position e obiettivi di inizio anno, che potrebbero arrivare fino a 14 milioni di dollari, e sponsorizzazioni potenziali intorno a 1,5 milioni. Sommando le tre voci si arriva a circa 15,5 milioni di dollari, ma è una somma di stime e non un reddito certo.
Sempre secondo queste stime, il totale di Antonelli resterebbe sotto quello di altri piloti della griglia, come il compagno di squadra George Russell, indicato intorno ai 34 milioni di dollari, e Max Verstappen, fino a 70 milioni. Per i lettori la lezione è un’altra: anche una parte importante del guadagno può dipendere dai risultati e non essere garantita, e per questo conta separare ciò che entra con regolarità da ciò che arriva solo se si raggiungono certi obiettivi. Chi ha un reddito variabile, in qualsiasi lavoro, ha più bisogno di un budget, non meno.
Il caso Antonelli è un esempio, non un metodo scientifico, ma richiama principi che la ricerca sul rapporto tra giovani e denaro conferma. Uno studio condotto in Svizzera nel 2025 dall’istituto Sotomo per PostFinance, su 1.429 genitori con figli tra 5 e 18 anni, mostra che due bambini su tre ricevono una paghetta regolare, al più tardi all’inizio delle elementari. Nei primi anni è in contanti, mentre da circa 12 anni si passa a mezzi digitali come carte di debito e app di pagamento. Lo studio indica anche che il 92% dei genitori parla di denaro con i figli già alle elementari, che l’87% pensa che il denaro vada guadagnato e non sia scontato, e che oltre l’80% dei bambini risparmia con regolarità. Sono dati svizzeri, quindi non si possono estendere automaticamente all’Italia, ma indicano una tendenza.
Per l’Italia i dati disponibili sono meno recenti. Una ricerca europea del gruppo ING, pubblicata nel 2014 su oltre 12.000 clienti, indicava che l’81% dei genitori italiani dava la paghetta ai figli, al quinto posto tra i Paesi considerati, mentre i Paesi Bassi chiudevano la classifica con il 67%. Per gli adolescenti sopra i 15 anni la media italiana era di circa 30 euro a settimana, la più alta del confronto, contro circa 20 in Germania e Francia e circa 12 nel Regno Unito. La stessa ricerca riferiva che più della metà di chi aveva ricevuto la paghetta da bambino risparmiava poi con regolarità, e che sette genitori su dieci pensavano che i figli sarebbero diventati autosufficienti dopo aver lasciato casa. Sono cifre di dodici anni fa, da leggere come ordine di grandezza e non come fotografia di oggi.
Più recente, ma senza importi, è la ricerca sul rapporto tra genitori e figli promossa dal Museo del Risparmio di Intesa Sanpaolo e presentata nel 2023. Indica la paghetta come lo strumento più comune con cui le famiglie insegnano l’uso del denaro e segnala che circa tre adulti su quattro provano emozioni negative quando pensano a budget e risparmio, tra cui stress (22,1%) e ansia (21,8%), mentre oltre la metà dei giovani non associa il denaro all’ansia. In generale è un motivo in più per cominciare presto, con importi piccoli, quando gli errori costano poco.
Dal racconto dei genitori di Antonelli si possono ricavare alcune indicazioni pratiche. Primo, fissare un importo e una scadenza chiari, così che il figlio sappia quanto ha a disposizione e per quanto tempo. Secondo, lasciare che sia lui a scegliere come spenderlo, accettando che un errore, come finire i soldi in anticipo, sia una lezione più efficace di una predica. Terzo, parlare apertamente di che cosa si compra con la paghetta e che cosa no, e quando i ragazzi crescono, introdurre gradualmente strumenti digitali. Se poi si vuole parlare di risparmio, un modo semplice è dividere la somma in quota da spendere e quota da mettere da parte. Su questo punto però il caso del pilota non offre elementi: sappiamo come spende, non come risparmia.
Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...