La retromarcia in autostrada potrebbe essere consentita in casi circoscritti, ma la deroga ha confini precisi: tetto di 500 euro e 10 punti in meno per chi sbaglia. Ecco cosa cambia e a che punto è l’iter.
Un automobilista bloccato al casello da una sbarra guasta potrebbe arretrare nella pista di esazione per raggiungere un altro varco, secondo la riforma del Codice della strada approvata in prima battuta dal Consiglio dei ministri. La deroga riguarda l’avaria della barriera o di un altro dispositivo e resta circoscritta alla pista di pagamento. Oggi, invece, chi fa retromarcia in una situazione non prevista dalla legge rischia una multa da 430 a 1.731 euro e la perdita di 10 punti.
La disciplina in vigore è contenuta nell’articolo 176 del Codice della strada. La retromarcia è vietata sulle carreggiate autostradali, sulle rampe, sugli svincoli e sulle corsie per la sosta di emergenza. Sono ammesse le manovre necessarie nelle aree di servizio e di parcheggio, ma le piste di pagamento del pedaggio non rientrano in questa eccezione.
Chi imbocca per errore la corsia riservata al telepedaggio, o resta fermo perché la sbarra non si alza dopo un problema di pagamento, non può quindi arretrare per spostarsi al varco accanto. Il divieto vale anche se la manovra è di pochi metri: la sua brevità non la rende lecita. Ai fini delle regole di circolazione, le aree del casello fanno parte del contesto autostradale.
La sanzione amministrativa prevista per la retromarcia vietata va da 430 a 1.731 euro. È prevista anche la decurtazione di 10 punti dalla patente, il massimo applicabile per una singola infrazione a un conducente non neopatentato. Gli importi possono essere aggiornati: nel verbale sono indicati la somma applicata e i termini per pagare o presentare un eventuale ricorso.
Il testo approvato dal Consiglio dei ministri introduce una deroga per le piste delle stazioni di esazione del pedaggio. La formulazione proposta consente di fare retromarcia in quel tratto in caso di avaria delle barriere o di altri dispositivi. Per questa specifica fattispecie è indicato un limite di 500 euro, superiore ai 430 euro che costituiscono oggi il minimo della sanzione ordinaria per retromarcia vietata.
La cifra di 500 euro è legata alla modifica proposta e al caso delimitato dal testo. Per la disciplina attuale resta valida la fascia sanzionatoria da 430 a 1.731 euro. La riforma deve ancora completare l’iter parlamentare ed entrare in vigore: fino a quel momento si applica la norma vigente.
Anche la decurtazione di 10 punti è quella prevista oggi per la retromarcia vietata. La proposta aggiunge una possibilità specifica per gestire un’avaria nella pista di esazione, senza estenderla all’inversione del senso di marcia o alla retromarcia sulle corsie autostradali.
Il caso più chiaro è quello di una sbarra che resta abbassata per un guasto. L’auto è già entrata nella pista di pagamento, non riesce a completare il transito e il dispositivo che dovrebbe consentire l’uscita non funziona. In base alla disposizione proposta, la retromarcia può servire a lasciare quella pista e raggiungere un altro varco, se il blocco dipende effettivamente dall’avaria contemplata.
Un errore nella scelta della corsia è un’altra situazione. Se un conducente senza apparato elettronico entra in un varco di telepedaggio funzionante, oppure decide di cambiare corsia perché vede una coda più lunga, la deroga proposta non si applica: in questi casi manca il guasto della barriera o del dispositivo.
Il criterio è la causa del blocco. Un dispositivo guasto rientra nella condizione prevista; una difficoltà ordinaria del conducente, invece, non basta a giustificare la manovra. Se il pagamento viene rifiutato o l’apparato non è riconosciuto, bisogna chiedere assistenza e seguire le istruzioni dell’operatore. La possibilità introdotta dalla riforma è legata all’avaria e a un luogo preciso, la pista della stazione di esazione.
La deroga proposta riguarda le piste di esazione, non il resto della rete autostradale. Carreggiate, rampe, svincoli e corsie di emergenza restano soggetti al divieto di retromarcia dell’articolo 176. Conta anche la posizione esatta dell’auto: trovarsi vicino a un casello non significa essere nella pista di pagamento interessata dalla modifica.
Una sbarra guasta più avanti, per esempio, non consente di arretrare su una rampa o sulla corsia di emergenza. La proposta non autorizza neppure a percorrere all’indietro un tratto di carreggiata per raggiungere un’uscita mancata. In questi casi il conducente deve proseguire secondo le regole e rivolgersi ai servizi di assistenza, evitando di creare un ostacolo inatteso per i veicoli in arrivo.
Va poi distinta la retromarcia dall’inversione di marcia. L’inversione, l’attraversamento dello spartitraffico e la circolazione contromano sono condotte più gravi e non rientrano nella deroga prevista per la pista di pedaggio. Oggi l’articolo 176 stabilisce, per queste violazioni, sanzioni da 2.046 a 8.186 euro. A seconda della fattispecie contestata possono aggiungersi la revoca della patente e il fermo del veicolo.
Con le regole attualmente in vigore, se la sbarra resta bloccata occorre fermarsi nella corsia e usare il pulsante di assistenza o l’interfono della colonnina. L’operatore può controllare il transito, spiegare come regolarizzare il pedaggio e dare indicazioni per risolvere il blocco. Spostarsi autonomamente in retromarcia o tentare di raggiungere un’altra corsia espone al rischio di violare il divieto.
Quando il pagamento non va a buon fine, l’addetto comunica la procedura prevista dal gestore. Può essere necessario registrare il transito e saldare in seguito attraverso i canali indicati. Se invece l’auto è ferma per un guasto meccanico, bisogna seguire le procedure di sicurezza e chiedere assistenza stradale: il problema del veicolo non autorizza a improvvisare manovre in una zona di traffico.
Quando la modifica sarà in vigore, l’eventuale arretramento dovrà rispettare i limiti stabiliti dalla norma e le istruzioni operative. La previsione serve a liberare una pista quando una barriera o un altro dispositivo è in avaria; il contatto con il personale del casello resta utile anche in quella circostanza. Attenersi alle indicazioni dell’operatore riduce il rischio di interferire con gli altri veicoli e di ricevere una contestazione per la manovra.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il testo della riforma. Ora il provvedimento deve passare al Parlamento per l’esame e l’approvazione; in seguito dovrà essere promulgato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. L’entrata in vigore avverrà nei tempi stabiliti dalle disposizioni finali e dalle regole sull’efficacia delle leggi.
Il calendario indicato prevede il completamento dell’iter entro la primavera 2027. È una previsione sui tempi parlamentari, mentre la data di applicazione dipenderà dalle fasi successive. Fino all’approvazione definitiva e all’entrata in vigore della riforma, per la retromarcia al casello continua a fare fede l’articolo 176 nella versione attuale.
Per capire quando la deroga produrrà effetti occorre distinguere l’approvazione preliminare del Governo, il passaggio parlamentare e la decorrenza dopo la pubblicazione. La possibilità di arretrare per un guasto potrà essere applicata solo dopo quest’ultima fase. Fino ad allora, un blocco al casello va gestito attraverso l’assistenza e le procedure del gestore autostradale.
La modifica proposta riguarda il caso in cui la sbarra o un altro dispositivo della stazione di pedaggio non funzionino e l’auto sia bloccata nella pista di esazione. In questa circostanza il testo prevede una possibilità circoscritta di retromarcia, con un tetto sanzionatorio indicato in 500 euro. Per chi guida oggi, invece, resta applicabile la disciplina vigente.
Una corsia imboccata per errore, la coda, un pagamento da regolarizzare o un’uscita mancata non rientrano nella deroga. Il divieto continua a valere su carreggiate, rampe, svincoli e corsie di emergenza; inversione e attraversamento dello spartitraffico restano condotte distinte, con sanzioni più severe. Se il varco si blocca, la scelta corretta è seguire le istruzioni dell’operatore e non arretrare di propria iniziativa.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...