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La Tv si spegne ma continua ad ascoltare conversazioni e mappa anche i dispositivi di casa tua: dove vanno a finire i dati e come difendersi

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Anche spenta, la TV può ascoltare, riconoscere ciò che guardi e dialogare con la rete domestica: ecco quali dati raccoglie, dove finiscono, cosa prevede il GDPR e come ridurre l’esposizione.

Nel 2026 LG ha precisato che alcuni televisori possono controllare la parola di attivazione anche in standby, elaborando localmente l’audio e cancellandolo se non viene riconosciuto alcun comando. La stessa azienda separa questa funzione dall’invio della voce ai propri server: la trasmissione può partire soltanto dopo il riconoscimento della parola chiave oppure quando l’utente preme il tasto del microfono sul telecomando.

Per questo la luce rossa sul pannello non indica sempre che l’apparecchio sia completamente inattivo. In standby possono rimanere collegati il sistema operativo, la rete Wi-Fi, gli aggiornamenti, alcune funzioni vocali e i servizi pubblicitari. Il comportamento effettivo dipende da marca e modello, dalle app installate, dagli accordi accettati durante la configurazione e dalle impostazioni scelte dall’utente.

Standby della TV: cosa resta acceso

Un televisore che sembra spento continua ad alimentare una parte della propria elettronica. Serve a riavviarsi rapidamente, a ricevere i comandi del telecomando, a gestire gli apparecchi collegati e, in determinati casi, a scaricare aggiornamenti software.

La connessione Internet aggiunge un altro livello. Se resta attiva, il televisore può comunicare con i server del produttore o con quelli a cui fanno capo le applicazioni installate. Non significa che ogni funzione sia sempre in esecuzione, ma che il dispositivo conserva la possibilità di collegarsi.

Il microfono va considerato separatamente. Nei modelli che offrono il controllo vocale a mani libere, la TV può restare in ascolto della sola parola di attivazione. Secondo la descrizione pubblicata da LG nel 2026, questa fase viene gestita direttamente dal televisore: l’audio ambientale non dovrebbe essere convertito in testo né trasmesso quando la parola chiave non viene rilevata.

Nei modelli privi di ascolto continuo il meccanismo cambia. La registrazione vocale inizia dopo la pressione di un pulsante sul telecomando. E anche il telecomando può contenere un microfono autonomo, distinto da quello eventualmente incorporato nello schermo.

Non c’è una regola unica per tutti gli apparecchi. Un televisore con microfono disattivato fisicamente non si comporta come uno che mantiene attiva la funzione “hands-free”. Marca, modello e configurazione contano.

Microfono e assistente vocale: quali dati partono

Quando si usa la ricerca vocale, il segnale può essere trasformato in testo per interpretare una richiesta come “apri l’app” o “cerca un film”. A seconda dell’architettura del servizio, l’elaborazione può essere affidata al produttore del televisore, a Google, ad Amazon oppure a un fornitore specializzato nel riconoscimento vocale.

Alle parole pronunciate possono essere collegati altri elementi. Tra questi rientrano l’identificativo del dispositivo, l’account associato, la lingua, le impostazioni, l’indirizzo IP, l’area approssimativa e il risultato della ricerca. La richiesta può poi essere messa in relazione con la cronologia delle visualizzazioni, con le app installate o con i dispositivi domotici presenti nell’abitazione, se l’assistente è integrato con questi servizi.

Samsung dichiara che, quando la funzione è attiva, i comandi vocali possono essere inviati a un fornitore esterno per la conversione in testo. La sua documentazione specifica anche che l’acquisizione del comando avviene quando l’utente avvia la ricerca dal telecomando o dallo schermo. Disponibilità e funzionamento, però, possono cambiare in base al modello e al mercato.

Google TV collega ai propri servizi informazioni come la lista dei contenuti, l’attività di visione, le applicazioni installate, le interazioni con le app, gli identificativi del dispositivo e i dati diagnostici. Possono rientrare nello stesso insieme anche le informazioni usate per le raccomandazioni o per la pubblicità.

Nei televisori che non sono basati direttamente su Google TV, Google Assistant può condividere alcuni dati con il produttore. La documentazione cita, tra gli elementi possibili, il nome del dispositivo, le impostazioni, l’identificativo e, in determinati casi, i dati dell’account.

Per alcune configurazioni Google indica un periodo massimo di trenta giorni entro cui il soggetto che non ha risposto alla richiesta vocale cancella i dati dai propri log. Il riferimento riguarda uno specifico flusso di assistenza. Non vuol dire che ogni dato vocale raccolto da qualunque televisore venga conservato per trenta giorni.

ACR: la TV riconosce ciò che si guarda

L’Automatic Content Recognition, o ACR, non coincide con il microfono ambientale. Il televisore ricava una firma digitale dal contenuto riprodotto e la confronta con archivi in grado di riconoscere programmi, pubblicità, canali, film e segnali provenienti da dispositivi collegati via HDMI.

Samsung dichiara che l’ACR può raccogliere la cronologia dei programmi guardati, il tempo trascorso davanti a ciascun contenuto, un identificativo personalizzato del servizio e l’indirizzo IP. L’azienda precisa che il sistema non registra né osserva direttamente le immagini visualizzate sullo schermo.

Nei modelli interessati, la funzione è presentata come opzionale e collegata all’accettazione dei servizi che forniscono informazioni sulla visione. La sua attivazione, quindi, non dipende soltanto dal fatto che il televisore sia connesso a Internet.

LG descrive a sua volta l’ACR come un sistema basato su impronte audio, non su screenshot o registrazioni video. Nei modelli e nei mercati compatibili può riconoscere contenuti della televisione tradizionale, dispositivi collegati via HDMI e canali proprietari. Non opera necessariamente all’interno delle app di streaming di terze parti, tra cui Netflix o YouTube.

Per avere valore commerciale, il dato non deve essere una registrazione del programma. Un profilo che mostra un interesse ripetuto per sport, informazione, cucina, film o videogiochi può servire a segmentare il pubblico, misurare l’audience e proporre pubblicità più vicina alle abitudini osservate.

Dispositivi di casa e rete: cosa può vedere

Collegare una smart TV al router non significa darle automaticamente accesso a ogni apparecchio presente in casa. Il televisore può però usare funzioni di “device discovery”, cioè il rilevamento dei dispositivi compatibili necessari al controllo tramite telecomando, HDMI-CEC, casting, condivisione dello schermo o applicazioni domotiche.

La documentazione LG distingue il riconoscimento degli apparecchi dalla profilazione pubblicitaria. La funzione può individuare decoder, lettori, console e dispositivi IoT collegati. Altri dati, come i punti di accesso Wi-Fi nelle vicinanze e la potenza del segnale, possono essere trattati separatamente per stimare la posizione approssimativa o migliorare alcuni servizi.

Google TV può raccogliere informazioni sulle app installate, sulle interazioni e sugli identificativi. Da questo non segue che il televisore acquisisca il contenuto completo di smartphone o computer collegati. Di norma vede le informazioni necessarie a stabilire una connessione o a far funzionare una determinata funzione.

Il livello di dettaglio cambia quando l’utente installa applicazioni dotate di permessi propri oppure collega lo schermo a un account personale. In quel caso entrano in gioco anche le regole del servizio utilizzato.

Funzione

Dati possibili

Dipende da

Assistente vocale

Audio attivato, testo riconosciuto, identificativi e impostazioni

Microfono, parola chiave, telecomando e account

ACR

Firma del contenuto, programma, durata, sorgente e indirizzo IP

Modello, consenso e sorgente video

Telemetria

App usate, errori, prestazioni e navigazione nei menu

Sistema operativo e impostazioni

Device discovery

Tipo di apparecchio, connessione, stato e segnali di rete

Router, HDMI, Bluetooth e servizi compatibili

Dove finiscono i dati raccolti

Il percorso abituale comincia dal televisore, passa attraverso il router e arriva ai server del produttore o del fornitore dell’app. Nel tragitto possono intervenire società che gestiscono il riconoscimento vocale, l’analisi tecnica, la misurazione dell’audience, la pubblicità o l’autenticazione.

Il dato può essere associato a un identificativo tecnico anziché al nome della persona. Questo, da solo, non lo rende anonimo. Se l’identificativo è collegato a un account, a un indirizzo IP, a un abbonamento o a una casa, può contribuire a riconoscere un nucleo familiare o un singolo utilizzatore.

Le informazioni raccolte possono confluire soprattutto in tre aree:

  • funzioni del prodotto, dalla ricerca vocale ai suggerimenti e al controllo dei dispositivi;
  • diagnostica e miglioramento, attraverso log, segnalazioni di errore, prestazioni e uso delle applicazioni;
  • pubblicità e profilazione, sulla base di interessi, contenuti visti, identificativi e segmenti di pubblico.
Le aziende dichiarano in genere di adottare pseudonimizzazione, controlli e impostazioni di opt-out. La protezione effettiva, però, dipende dal servizio concreto. Un’app installata sulla TV può avere una propria informativa e trasmettere dati al gestore dell’app separatamente dal sistema operativo del televisore.


Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...