Il mondo del gelato artigianale appare ricco di fascino e tradizione, ma tra assenza di regole chiare, differenze produttive e strategie di marketing, autenticità e trasparenza restano temi centrali.
Nel panorama gastronomico italiano, artigianale evoca immagini di prodotti autentici, frutto di mani esperte ed esperienza diretta. Nel settore del gelato, questa qualifica rappresenta da sempre un potente richiamo per chi cerca gusto vero e ingredienti scelti, ma anche un segnale di vicinanza alle tradizioni che rendono unico il made in Italy. Tuttavia, l'assenza di una regolamentazione chiara e condivisa ha portato ad un utilizzo esteso e talvolta controverso di questo termine. Nel gelato, la differenza tra chi produce con passione e metodo artigianale e chi sfrutta la parola come leva commerciale è sottile, ma il suo impatto sul mercato e sull'esperienza del consumatore è enorme.
In Italia il business del gelato artigianale continua a muovere numeri pesanti e a confermarsi una delle punte di diamante del food made in Italy: dopo aver sfiorato i 3 miliardi di euro di fatturato nel 2024, il comparto ha consolidato la sua corsa nel 2025 fino a quota 3,1 miliardi, mantenendo il Paese al vertice del mercato mondiale del gelato artigianale. A trainare il giro d’affari sono soprattutto i consumi stagionali, con l’estate che da sola concentra oltre il 70% delle vendite annue, ma il dato interessante è che la crescita non si è fermata neppure in un contesto di prezzi alti e consumi più selettivi.
Nel settore dolciario italiano, persiste da decenni una zona grigia relativa alla definizione di artigianale applicata al gelato. Mentre diversi prodotti del patrimonio agroalimentare beneficiano di denominazioni protette e disciplinari precisi, il comparto della gelateria soffre da tempo di un vuoto normativo che permette ampie interpretazioni. Nonostante numerosi tentativi di confronto tra istituzioni e filiera, non esiste ancora una legge nazionale che stabilisca criteri minimi per poter legittimamente utilizzare il termine su insegne e prodotti.
Questa incertezza si traduce in effetti pratici: ogni operatore può dichiararsi artigiano a prescindere dalle modalità reali di lavorazione e dal livello qualitativo degli ingredienti impiegati. Il risultato è una comunicazione ambigua, dove il termine viene usato sia da chi produce con passione e competenza, partendo da materia prima fresca, sia da chi si limita ad assemblare basi industriali pronte all'uso.
I consumatori sono spesso disorientati nella scelta e rischiano di pagare un premium price per prodotti che di artigianale hanno solo il nome. Il dibattito politico e associativo su una normativa condivisa è ancora in corso, ostacolato dalla difficoltà di trovare una sintesi tra le esigenze di tutela dell'autenticità e la necessità di non soffocare l'innovazione e la creatività dei gelatieri.
Sebbene in mancanza di un quadro normativo ogni gelateria possa definirsi artigianale, esistono distinzioni concrete tra i diversi approcci produttivi. Al di là della nostra prova sui gusti del gelato più in voga, le divergenze emergono sia nel processo che nella scelta delle materie prime:
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Caratteristica |
Artigianale |
Industriale |
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Materie prime |
Fresche, locali, di stagione |
Semilavorati, additivi, conservanti |
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Metodo di produzione |
Piccoli lotti, mantecazione lenta |
Catena continua, grandi volumi |
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Durata |
Limitata (consumo fresco) |
Lunga conservazione |
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Qualità gustativa |
Intensa, variegata, genuina |
Standardizzata |
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Lista ingredienti |
Corta ed esposta |
Spesso lunga, etichettatura obbligatoria |
L'ampio margine lasciato dall'assenza di vincoli legislativi ha favorito fenomeni di concorrenza sleale nel comparto. Molte imprese, non aderenti a pratiche realmente artigianali, si appropriano impropriamente della qualifica artigianale. Le motivazioni sono evidenti: la dicitura rappresenta un elemento di grande valore aggiunto per il marketing, capace di influire sulle scelte di acquisto dei consumatori.
Questo abuso si traduce in una perdita di autenticità per tutto il settore e in un danno economico per le vere imprese che puntano sulla qualità, non potendo più distinguersi efficacemente nel mercato. Il ricorso sempre più frequente a claim accattivanti ma ingannevoli priva i consumatori della possibilità di riconoscere il reale valore di ciò che acquistano, orientando in modo improprio le scelte e comprimendo lo spazio di chi lavora con trasparenza e competenza.
Gli studi condotti in regioni come il Friuli Venezia Giulia mostrano come oltre il 40% delle attività artigiane siano penalizzate dal ricorso scorretto a tali diciture da parte di concorrenti privi dei requisiti previsti. Il fenomeno si estende a settori quali l'alimentare, la moda e l'artigianato artistico, incidendo pesantemente sui fatturati delle vere imprese artigiane e favorendo un appiattimento qualitativo dell'offerta.
Il finto gelato artigianale non nasce davvero in laboratorio davanti al cliente, ma da una base industriale già pronta che viene solo rigenerata o completata in negozio. In pratica si usano semilavorati, buste o paste preconfezionate con aromi, coloranti, addensanti ed emulsionanti; poi si aggiungono latte, acqua o panna, si manteca tutto e il prodotto finale viene venduto come se fosse frutto di una lavorazione artigianale piena. In altri casi si parte da basi complete che standardizzano gusto, struttura e colore, riducendo al minimo il lavoro vero del gelatiere.
Il punto non è che l’uso di semilavorati sia automaticamente illecito, perché nel settore vengono impiegati anche in produzioni regolari; il problema nasce quando il richiamo all’artigianale serve a costruire una narrazione ingannevole, facendo credere al cliente che ingredienti, ricette e lavorazione siano freschi, originali e realizzati quasi da zero, quando invece il prodotto è fortemente industrializzato. Individuare prodotti autentici non è semplice, soprattutto alla luce della giungla comunicativa che caratterizza il settore. Tuttavia, esistono strategie utili per chi desidera fare una scelta informata:
Dal 7 aprile, entra in vigore una normativa che segna uno spartiacque importante per chi utilizza impropriamente i termini artigianato e artigianale nell'intera filiera produttiva, a partire proprio dall'esperienza maturata in Friuli Venezia Giulia. Le nuove regole consentono di fregiarsi di queste diciture esclusivamente alle imprese artigiane iscritte all'Albo. Per chi non ne ha i requisiti, sono previste sanzioni rilevanti: fino all'1% del fatturato, comunque non inferiori a 25.000 euro per ogni infrazione.
La legge risponde a una necessità espressa a gran voce dalle aziende di settore, sempre più penalizzate da concorrenza irregolare e marketing ingannevole. In Friuli Venezia Giulia, dove la battaglia a tutela dell'artigianato autentico è stata condotta soprattutto da Confartigianato locale, la soddisfazione attraversa ogni comparto: alimentare, moda, lavorazioni artistiche. Gli effetti della nuova normativa andranno ben oltre il territorio regionale, influenzando tutte le filiere esposte a improprio utilizzo delle diciture e restituendo alle vere imprese artigiane riconoscibilità e margine competitivo.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...