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Le auto sono sempre più grigie o scure: come incide su sicurezza, sul valore usato e chi ci guadagna davvero

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di Alberto Pelletti pubblicato il

Il grigio domina sempre più le strade svizzere, tra gusti prudenti e scelte dettate dal mercato. Ma le tinte neutre incidono anche su visibilità, calore e valore di rivendita: a guadagnarci sono davvero gli automobilisti?

Guardando le auto parcheggiate iprevalgono spesso carrozzerie grigie, nere e bianche. È una trasformazione misurabile, non soltanto un’impressione nostalgica: il rosso, un tempo molto richiesto, è diventato una scelta minoritaria. La monocromia riflette gusti orientati alla sobrietà, ma anche prezzi, disponibilità e strategie di vendita. Per capire l’impatto del colore grigio delle auto sulla sicurezza in strada e sul valore di rivendita, occorre distinguere i dati dalle percezioni: la tinta incide su visibilità e desiderabilità, ma non sostituisce né la prudenza né le condizioni tecniche del veicolo.

Dal rosso al grigio: come sono cambiati i colori delle auto

I numeri mostrano un cambio netto. Nel 1985 il rosso guidava le nuove immatricolazioni, con una quota vicina al 23%; oggi è sceso al 4%. Anche blu e verde restano marginali, rispettivamente al 9% e al 5%. Il mercato si è concentrato sulle tinte neutre:

Colore

1985

Oggi

Rosso

Quasi 23%

4%

Blu

—

9%

Verde

—

5%

Grigio, nero e bianco

—

Circa 80% complessivo

Il dato storico rende il contrasto ancora più evidente: nel 1996 grigio, nero e bianco coprivano circa un terzo delle nuove immatricolazioni; oggi insieme arrivano all’80%. Non significa che il grigio abbia assorbito da solo tutto il mercato: la crescita è condivisa con bianco e nero, e le percentuali disponibili descrivono l’insieme dei tre «non-colori».

Secondo il produttore di vernici Axalta, appena il 20% delle auto nel mondo presenta colori vivaci. Il quadro segnala una convergenza internazionale verso palette meno appariscenti, anche se la composizione varia tra Paesi, segmenti e modelli. L’auto resta un bene personale, ma la scelta individuale si muove entro un’offerta commerciale che oggi propone con maggiore continuità le tinte neutre.

Anche le differenze tra acquirenti non rovesciano il quadro generale. I dati Astra indicano che le donne sono intestatarie del 37% delle vetture e mostrano una preferenza relativamente più marcata per viola, arancione e rosso rispetto agli uomini. Tuttavia, anche tra loro grigio, nero e bianco restano le opzioni maggioritarie. Il cambiamento riguarda quindi l’intero mercato, non un solo gruppo di automobilisti.

Sicurezza e calore: cosa comporta un’auto grigia o scura

Il coloredell'auto può influire sulla facilità con cui un veicolo viene individuato, ma non consente di stabilire da solo il rischio d’incidente. La visibilità dipende da luce, meteo, sfondo stradale, fari, contrasto e posizione degli altri utenti. Una carrozzeria chiara tende a distinguersi meglio in molte situazioni diurne; grigio e argento, invece, possono confondersi con l’asfalto o diventare meno evidenti nella nebbia e sotto la pioggia. Nero e blu scuro possono perdere contrasto di notte o in aree poco illuminate.

Non è una graduatoria assoluta di sicurezza. Per attribuire al colore un effetto causale servono studi con controlli adeguati per esposizione al traffico, condizioni di guida e caratteristiche dei veicoli. Le indicazioni sulla visibilità sono quindi un criterio prudenziale, non una garanzia che una tinta prevenga gli incidenti. Una volta in strada contano soprattutto velocità adeguata, attenzione, luci funzionanti, pneumatici in buono stato e sistemi di assistenza correttamente utilizzati.

Per chi guida spesso di notte, su strade extraurbane o in zone soggette a nebbia, può essere ragionevole preferire una tonalità più contrastata e verificare l’efficienza di luci e riflettori. Non esistono, in generale, regole che impongano ai privati un colore specifico: possono però valere requisiti di riconoscibilità per categorie particolari, secondo le disposizioni applicabili. La carrozzeria non sostituisce gli elementi luminosi e riflettenti previsti dalla normativa.

Il tema del calore va valutato senza esagerazioni. Una superficie scura assorbe più radiazione solare di una chiara e può scaldarsi maggiormente; tuttavia, secondo l’esperto di Amag citato dal Tages-Anzeiger, la temperatura dell’abitacolo dipende soprattutto da vetri, esposizione al sole e climatizzazione. Per questo l’azienda non prevede che le considerazioni climatiche portino a un abbandono generalizzato del nero. Parcheggiare all’ombra, usare un parasole e mantenere efficiente il climatizzatore hanno effetti pratici più diretti sulla gestione del calore.

Colore e valore di rivendita: perché le tinte neutre piacciono

Una tinta diffusa può rendere più semplice vendere un’auto usata perché intercetta un bacino di potenziali acquirenti ampio. Grigio, nero e bianco sono spesso percepiti come scelte prudenti: si adattano a gusti diversi, funzionano per uso privato e professionale e non impongono un’identità estetica precisa. Per il rivenditore, un veicolo neutro può risultare più facile da collocare rispetto a una verniciatura molto particolare, soprattutto quando il compratore cerca una soluzione pratica.

Questo non significa che il grigio aumenti automaticamente il prezzo o conservi meglio il valore in ogni situazione. La quotazione dipende in primo luogo da marca, modello, anno, chilometraggio, stato della carrozzeria e degli interni, manutenzione, dotazioni e domanda locale. Un colore raro può restringere la platea, ma può anche attrarre un appassionato disposto a pagare per quella specifica configurazione. La differenza si misura sul mercato concreto, non con una regola universale.

Le tinte neutre riducono il rischio commerciale più che assicurare un premio economico. Per chi compra nuovo e pensa di rivendere dopo pochi anni, una tonalità comune può facilitare l’annuncio e accelerare l’interesse; per chi terrà l’auto a lungo, il gusto personale può pesare di più del possibile vantaggio futuro. Anche il colore va considerato insieme alla configurazione complessiva: una vettura ben mantenuta e richiesta può trovare acquirenti anche con una tinta meno convenzionale.

La manutenzione estetica è un altro elemento da non confondere con il valore residuo. Polvere e piccoli segni possono risultare più o meno visibili a seconda della tonalità e della finitura, ma l’esito varia con qualità della vernice, uso e cura. Un controllo dell’auto usata dovrebbe quindi concentrarsi sulle condizioni reali della superficie, su eventuali differenze di colore tra pannelli e sulla documentazione di riparazioni, non soltanto sulla tinta scelta in origine.

Chi ci guadagna davvero dalla monocromia delle auto

Non c’è un unico beneficiario. I costruttori e gli importatori possono pianificare produzione e scorte con meno varianti cromatiche, concentrando gli ordini su tinte che si vendono a un pubblico ampio. I concessionari, a loro volta, riducono il rischio di tenere in salone auto con configurazioni difficili da collocare. Una scelta di catalogo più ristretta può semplificare la gestione, anche se non dimostra da sola che ogni versione neutra costi meno da produrre o generi margini maggiori.

Ne beneficia anche chi desidera un’auto sobria, disponibile in tempi brevi e facile da abbinare a contesti diversi. La stessa preferenza, però, può limitare chi cerca un colore vivace: una tinta fuori dalle configurazioni più richieste potrebbe avere un costo aggiuntivo o tempi d’attesa più lunghi. La convenienza dipende quindi da ciò che l’acquirente considera prioritario, non soltanto dal prezzo iniziale.

Il mercato contribuisce a creare un circuito: le tinte neutre vendono bene, perciò vengono ordinate più spesso; una scelta più ampia di grigio, bianco e nero rende queste opzioni ancora più immediate, mentre i colori speciali sembrano meno accessibili. L’offerta non si limita a seguire i gusti: li orienta, perché disponibilità e costo incidono sulla decisione finale. È un meccanismo simile a quello osservato nell’abbigliamento, dove il rivenditore aumenta gli ordini di nero quando i clienti lo scelgono più spesso.

Viene osservato inoltre che nero e marrone possono essere percepiti come più lussuosi, mentre l’arancione viene talvolta associato a un’immagine chiassosa o meno raffinata. Si tratta di codici culturali, non di qualità oggettive della vernice. I marchi possono così comunicare sobrietà e prestigio attraverso palette poco sature, ma rischiano anche di rendere i modelli meno riconoscibili tra loro.

Il colore acceso conserva spazi in cui la funzione prevale sull’omologazione: nello sci e nel ciclismo le tonalità vivaci aiutano la visibilità e definiscono l’identità sportiva. Nell’auto, arancione e verde rimangono più frequenti nella comunicazione pubblicitaria e su alcune vetture sportive che nelle scelte ordinarie. Se le tinte naturali, i verdi sobri o i blu tenui guadagneranno terreno, sarà una variazione graduale, non necessariamente un ritorno ai colori dominanti degli anni Ottanta.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...