Tra sfruttamento e nuove opportunità, il lavoro dei rider in Italia è al centro di un cambiamento.
Negli ultimi anni il settore del food delivery ha assunto un ruolo di primo piano nel panorama lavorativo italiano, portando alla ribalta la figura dei rider, lavoratori spesso giovani o migranti, impegnati nelle consegne a domicilio. Numerose indagini giornalistiche e giudiziarie raccontano di turni estenuanti, compensi minimi per decine e decine di chilometri percorsi ogni giorno e condizioni spesso lontane da una "esistenza libera e dignitosa", come richiesto dall’articolo 36 della Costituzione italiana. Tuttavia, il quadro non è del tutto privo di alternative: accanto ai casi negativi emergono aziende e iniziative locali che promuovono modelli improntati all’etica e al rispetto dei diritti come dimostra la ricerca di l’Alma Mater
Il settore delle consegne digitali si fonda su piattaforme tecnologiche che affidano gran parte della gestione a sistemi algoritmici. Questi modelli organizzativi determinano l’assegnazione degli ordini, le priorità di lavoro, le penalizzazioni e i premi, incidendo profondamente sulle condizioni di chi svolge la professione di rider. Sistemi digitali monitorano in tempo reale produttività e tempi di consegna: la posizione dei fattorini è costantemente tracciata e ogni scelta – da una consegna rifiutata a un ritardo – può incidere sulle future possibilità di lavoro tramite il sistema reputazionale.
Le ultime vicende giudiziarie hanno portato agli onori delle cronache sistemi di gestione del lavoro ritenuti illeciti presso multinazionali come Glovo e Deliveroo. La Procura di Milano ha aperto procedimenti per ipotesi di caporalato digitale e sfruttamento sistematico, contestando una retribuzione spesso inferiore fino al 90% rispetto ai parametri della contrattazione collettiva e della soglia di povertà.
Le indagini hanno svelato meccanismi in cui l’algoritmo decide la distribuzione degli ordini, valuta la performance e penalizza comportamenti poco in linea con l’efficienza imposta dalla piattaforma. Diverse testimonianze raccontano di lavoratori costretti a percorrere fino a 150 chilometri al giorno, con rarissimi momenti di pausa, per una paga netta spesso non superiore a 600 euro mensili.
La mancata trasparenza degli algoritmi si traduce frequentemente nell’impossibilità, per i lavoratori, di comprendere appieno come vengano definite le tariffe e i criteri di assegnazione delle consegne. Diversi rider riferiscono che un “rifiuto” o un ritardo si traduce in una penalizzazione algoritmica, complicando ulteriormente il raggiungimento di un guadagno minimo garantito.
L’apparente autonomia contrattuale non trova riscontro nella realtà: nonostante la qualificazione come lavoratori autonomi, i rider risultano di fatto subordinati per continuità lavorativa, organizzazione dei turni e totale dipendenza dalle istruzioni digitali della piattaforma. Secondo le ordinanze dei magistrati, il modello gestionale adottato è stato deliberatamente costruito in modo tale da ridurre i costi e aggirare l’obbligo di assunzione, sfruttando condizioni economiche precarie e fragili.
Contrariamente al modello dominante, alcune piattaforme hanno scelto di adottare formule più rispettose dei lavoratori. Un esempio di rilievo è rappresentato da Just Eat, che applica ai propri ciclofattorini contratti di lavoro subordinato, con paga fissa oraria e inclusione di ferie retribuite, TFR e assicurazione. Questo inquadramento conferisce stabilità, diritti e protezione contro rischi sul lavoro – riducendo notevolmente la precarietà tipica del settore.
Il progetto di ricerca “Bumolds” promosso dall’Alma Mater fornisce una preziosa mappatura di quaranta aziende e cooperative italiane che adottano modelli etici e sostenibili nella gestione dei fattorini. Si tratta di realtà che si sono fatte strada nonostante costi operativi maggiori e minore visibilità, offrendo però tutele più ampie e condizioni di lavoro dignitose.
Tra i nomi emergenti e più attenti alle condizioni dei rider spiccano:
| Nome Azienda | Area di attività | Peculiarità |
| Agricola Floema | Bologna | Prodotti stagionali, rapporto diretto con rider |
| Bonelli Burgers | Bologna | Squadra di dipendenti, attenzione ai diritti |
| Enjoy City | Ferrara | Supporto alle botteghe e benessere dei lavoratori |
| Welly | Bologna | Anche calcolo dell’impatto ambientale delle consegne |
Vantaggi principali per i lavoratori coinvolti in queste aziende sono: contratti chiari, paga regolare, formazione e possibilità di partecipare attivamente alle scelte aziendali. Si tratta di un modello inclusivo e umano, opposto all’anonimato e alle incertezze spesso riscontrate nel food delivery gestito dalle grandi piattaforme internazionali.
Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...