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Le aziende virtuose dove rider e fattorini guadagnano di più e stanno meglio

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il
rider trattati bene

Tra sfruttamento e nuove opportunità, il lavoro dei rider in Italia è al centro di un cambiamento.

Negli ultimi anni il settore del food delivery ha assunto un ruolo di primo piano nel panorama lavorativo italiano, portando alla ribalta la figura dei rider, lavoratori spesso giovani o migranti, impegnati nelle consegne a domicilio. Numerose indagini giornalistiche e giudiziarie raccontano di turni estenuanti, compensi minimi per decine e decine di chilometri percorsi ogni giorno e condizioni spesso lontane da una "esistenza libera e dignitosa", come richiesto dall’articolo 36 della Costituzione italiana. Tuttavia, il quadro non è del tutto privo di alternative: accanto ai casi negativi emergono aziende e iniziative locali che promuovono modelli improntati all’etica e al rispetto dei diritti come dimostra la ricerca di l’Alma Mater 

Food delivery: modelli organizzativi, algoritmi e condizioni di lavoro dei rider

Il settore delle consegne digitali si fonda su piattaforme tecnologiche che affidano gran parte della gestione a sistemi algoritmici. Questi modelli organizzativi determinano l’assegnazione degli ordini, le priorità di lavoro, le penalizzazioni e i premi, incidendo profondamente sulle condizioni di chi svolge la professione di rider. Sistemi digitali monitorano in tempo reale produttività e tempi di consegna: la posizione dei fattorini è costantemente tracciata e ogni scelta – da una consegna rifiutata a un ritardo – può incidere sulle future possibilità di lavoro tramite il sistema reputazionale.
 

  • Paghe a cottimo: spesso i compensi oscillano fra 3 e 4 euro a consegna, con casi accertati di importi anche inferiori, insufficienti a garantire una tenuta economica stabile.
  • Gestione del rischio e rapporto con l’azienda: la mancanza di un contratto subordinato costringe spesso i rider ad accollarsi costi e rischi, inclusi quelli legati alla manutenzione del mezzo o agli infortuni. Secondo recenti report, la stragrande maggioranza degli incidenti non viene nemmeno denunciata.
  • Flessibilità solo apparente: se da un lato sembra che l’attività consenta libertà di orario, nella realtà i cicli di lavoro sono spesso lunghissimi e condizionati dalla necessità di ottenere un congruo numero di ordini per raggiungere la soglia di sopravvivenza.
  • Impatto psicofisico: “questo ritmo di vita mi sta logorando, sia fisicamente che mentalmente” – testimoniano molti lavoratori, costretti a lunghe giornate per far fronte a spese e sostentamento delle famiglie.

L’algoritmo, divenuto una sorta di nuovo caporale digitale, annulla spesso l’autonomia organizzativa, imponendo scelte, turni e ritmi di lavoro che poco concedono alla libertà del rider. Un sistema che, se non regolamentato, produce disparità retributive, rischio di esclusione per “inefficienza” e un clima di insicurezza cronica.

Le realtà oggetto di provvedimenti giudiziari: Glovo e Deliveroo

Le ultime vicende giudiziarie hanno portato agli onori delle cronache sistemi di gestione del lavoro ritenuti illeciti presso multinazionali come Glovo e Deliveroo. La Procura di Milano ha aperto procedimenti per ipotesi di caporalato digitale e sfruttamento sistematico, contestando una retribuzione spesso inferiore fino al 90% rispetto ai parametri della contrattazione collettiva e della soglia di povertà.
Le indagini hanno svelato meccanismi in cui l’algoritmo decide la distribuzione degli ordini, valuta la performance e penalizza comportamenti poco in linea con l’efficienza imposta dalla piattaforma. Diverse testimonianze raccontano di lavoratori costretti a percorrere fino a 150 chilometri al giorno, con rarissimi momenti di pausa, per una paga netta spesso non superiore a 600 euro mensili.
La mancata trasparenza degli algoritmi si traduce frequentemente nell’impossibilità, per i lavoratori, di comprendere appieno come vengano definite le tariffe e i criteri di assegnazione delle consegne. Diversi rider riferiscono che un “rifiuto” o un ritardo si traduce in una penalizzazione algoritmica, complicando ulteriormente il raggiungimento di un guadagno minimo garantito.

L’apparente autonomia contrattuale non trova riscontro nella realtà: nonostante la qualificazione come lavoratori autonomi, i rider risultano di fatto subordinati per continuità lavorativa, organizzazione dei turni e totale dipendenza dalle istruzioni digitali della piattaforma. Secondo le ordinanze dei magistrati, il modello gestionale adottato è stato deliberatamente costruito in modo tale da ridurre i costi e aggirare l’obbligo di assunzione, sfruttando condizioni economiche precarie e fragili.

Just Eat e le alternative responsabili: il contratto di lavoro subordinato e le cooperative locali

Contrariamente al modello dominante, alcune piattaforme hanno scelto di adottare formule più rispettose dei lavoratori. Un esempio di rilievo è rappresentato da Just Eat, che applica ai propri ciclofattorini contratti di lavoro subordinato, con paga fissa oraria e inclusione di ferie retribuite, TFR e assicurazione. Questo inquadramento conferisce stabilità, diritti e protezione contro rischi sul lavoro – riducendo notevolmente la precarietà tipica del settore.

  • Paga fissa calcolata su base oraria, a prescindere dal numero effettivo di consegne portate a termine
  • Assicurazioni su infortuni e coperture previdenziali
  • Diritto a ferie retribuite e malattia

Nel panorama italiano esistono anche cooperative e piccole realtà locali, spesso nate dal basso o dall’iniziativa di ex rider e imprenditori sensibili ai temi sociali. Tali cooperative, come emerge dalla mappatura condotta dal progetto accademico Bumolds dell’Alma Mater, hanno scelto di adottare policy trasparenti e forme di retribuzione dignitose:
  • Contratto collettivo nazionale applicato anche ai collaboratori occasionali
  • Formazione su sicurezza e diritti lavorativi
  • Coinvolgimento attivo dei lavoratori nella definizione delle modalità organizzative
Queste realtà dimostrano che è possibile praticare un delivery sostenibile sia dal punto di vista economico che sociale, superando il paradigma della precarietà.

La mappa delle aziende virtuose: quali sono, come operano e che vantaggi offrono ai rider

Il progetto di ricerca “Bumolds” promosso dall’Alma Mater fornisce una preziosa mappatura di quaranta aziende e cooperative italiane che adottano modelli etici e sostenibili nella gestione dei fattorini. Si tratta di realtà che si sono fatte strada nonostante costi operativi maggiori e minore visibilità, offrendo però tutele più ampie e condizioni di lavoro dignitose.
Tra i nomi emergenti e più attenti alle condizioni dei rider spiccano:

  • Agricola Floema (Bologna): spedizioni di prodotti agricoli stagionali e selezione dei fattorini tramite inquadramento contrattuale
  • Bonelli Burgers: impiego di lavoratori con contratti da dipendente e attenzione alla qualità della vita durante le consegne
  • Cosaordino: formula ibrida con gestione interna e partnership con ciclofattorini locali
  • Enjoy City (Ferrara): promozione di piccole botteghe locali con un modello di consegna etico
  • Localtoyou: operativa da tempo a Ozzano, favorisce filiere corte e collaborazione con agricoltori locali
  • Take2Me: presente in Romagna, ha ampliato la copertura a diverse città garantendo metodo sostenibile
  • Welly (Bologna): si appoggia a Just Eat per le consegne, monitorando la sostenibilità ambientale di ogni viaggio
In sintesi:
Nome Azienda Area di attività Peculiarità
Agricola Floema Bologna Prodotti stagionali, rapporto diretto con rider
Bonelli Burgers Bologna Squadra di dipendenti, attenzione ai diritti
Enjoy City Ferrara Supporto alle botteghe e benessere dei lavoratori
Welly Bologna Anche calcolo dell’impatto ambientale delle consegne


Vantaggi principali per i lavoratori coinvolti in queste aziende sono: contratti chiari, paga regolare, formazione e possibilità di partecipare attivamente alle scelte aziendali. Si tratta di un modello inclusivo e umano, opposto all’anonimato e alle incertezze spesso riscontrate nel food delivery gestito dalle grandi piattaforme internazionali.




Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...