Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Le aziende virtuose dove rider e fattorini guadagnano di più e stanno meglio

di Dott. Marco Castagna pubblicato il

Tra sfruttamento e nuove opportunità, il lavoro dei rider in Italia è al centro di un cambiamento.

Rimani aggiornato con BusinessOnline
Aggiungi come fonte
preferita su Google
X Instagram

Negli ultimi anni il settore del food delivery ha assunto un ruolo di primo piano nel panorama lavorativo italiano, portando alla ribalta la figura dei rider, lavoratori spesso giovani o migranti, impegnati nelle consegne a domicilio. Numerose indagini giornalistiche e giudiziarie raccontano di turni estenuanti, compensi minimi per decine e decine di chilometri percorsi ogni giorno e condizioni spesso lontane da una "esistenza libera e dignitosa", come richiesto dall’articolo 36 della Costituzione italiana. Tuttavia, il quadro non è del tutto privo di alternative: accanto ai casi negativi emergono aziende e iniziative locali che promuovono modelli improntati all’etica e al rispetto dei diritti come dimostra la ricerca di l’Alma Mater 

Food delivery: modelli organizzativi, algoritmi e condizioni di lavoro dei rider

Il settore delle consegne digitali si fonda su piattaforme tecnologiche che affidano gran parte della gestione a sistemi algoritmici. Questi modelli organizzativi determinano l’assegnazione degli ordini, le priorità di lavoro, le penalizzazioni e i premi, incidendo profondamente sulle condizioni di chi svolge la professione di rider. Sistemi digitali monitorano in tempo reale produttività e tempi di consegna: la posizione dei fattorini è costantemente tracciata e ogni scelta – da una consegna rifiutata a un ritardo – può incidere sulle future possibilità di lavoro tramite il sistema reputazionale.
 

  • Paghe a cottimo: spesso i compensi oscillano fra 3 e 4 euro a consegna, con casi accertati di importi anche inferiori, insufficienti a garantire una tenuta economica stabile.
  • Gestione del rischio e rapporto con l’azienda: la mancanza di un contratto subordinato costringe spesso i rider ad accollarsi costi e rischi, inclusi quelli legati alla manutenzione del mezzo o agli infortuni. Secondo recenti report, la stragrande maggioranza degli incidenti non viene nemmeno denunciata.
  • Flessibilità solo apparente: se da un lato sembra che l’attività consenta libertà di orario, nella realtà i cicli di lavoro sono spesso lunghissimi e condizionati dalla necessità di ottenere un congruo numero di ordini per raggiungere la soglia di sopravvivenza.
  • Impatto psicofisico: “questo ritmo di vita mi sta logorando, sia fisicamente che mentalmente” – testimoniano molti lavoratori, costretti a lunghe giornate per far fronte a spese e sostentamento delle famiglie.

L’algoritmo, divenuto una sorta di nuovo caporale digitale, annulla spesso l’autonomia organizzativa, imponendo scelte, turni e ritmi di lavoro che poco concedono alla libertà del rider. Un sistema che, se non regolamentato, produce disparità retributive, rischio di esclusione per “inefficienza” e un clima di insicurezza cronica.

Le realtà oggetto di provvedimenti giudiziari: Glovo e Deliveroo

Le ultime vicende giudiziarie hanno portato agli onori delle cronache sistemi di gestione del lavoro ritenuti illeciti presso multinazionali come Glovo e Deliveroo. La Procura di Milano ha aperto procedimenti per ipotesi di caporalato digitale e sfruttamento sistematico, contestando una retribuzione spesso inferiore fino al 90% rispetto ai parametri della contrattazione collettiva e della soglia di povertà.
Le indagini hanno svelato meccanismi in cui l’algoritmo decide la distribuzione degli ordini, valuta la performance e penalizza comportamenti poco in linea con l’efficienza imposta dalla piattaforma. Diverse testimonianze raccontano di lavoratori costretti a percorrere fino a 150 chilometri al giorno, con rarissimi momenti di pausa, per una paga netta spesso non superiore a 600 euro mensili.
La mancata trasparenza degli algoritmi si traduce frequentemente nell’impossibilità, per i lavoratori, di comprendere appieno come vengano definite le tariffe e i criteri di assegnazione delle consegne. Diversi rider riferiscono che un “rifiuto” o un ritardo si traduce in una penalizzazione algoritmica, complicando ulteriormente il raggiungimento di un guadagno minimo garantito.

L’apparente autonomia contrattuale non trova riscontro nella realtà: nonostante la qualificazione come lavoratori autonomi, i rider risultano di fatto subordinati per continuità lavorativa, organizzazione dei turni e totale dipendenza dalle istruzioni digitali della piattaforma. Secondo le ordinanze dei magistrati, il modello gestionale adottato è stato deliberatamente costruito in modo tale da ridurre i costi e aggirare l’obbligo di assunzione, sfruttando condizioni economiche precarie e fragili.

Just Eat e le alternative responsabili: il contratto di lavoro subordinato e le cooperative locali

Contrariamente al modello dominante, alcune piattaforme hanno scelto di adottare formule più rispettose dei lavoratori. Un esempio di rilievo è rappresentato da Just Eat, che applica ai propri ciclofattorini contratti di lavoro subordinato, con paga fissa oraria e inclusione di ferie retribuite, TFR e assicurazione. Questo inquadramento conferisce stabilità, diritti e protezione contro rischi sul lavoro – riducendo notevolmente la precarietà tipica del settore.

  • Paga fissa calcolata su base oraria, a prescindere dal numero effettivo di consegne portate a termine
  • Assicurazioni su infortuni e coperture previdenziali
  • Diritto a ferie retribuite e malattia

Nel panorama italiano esistono anche cooperative e piccole realtà locali, spesso nate dal basso o dall’iniziativa di ex rider e imprenditori sensibili ai temi sociali. Tali cooperative, come emerge dalla mappatura condotta dal progetto accademico Bumolds dell’Alma Mater, hanno scelto di adottare policy trasparenti e forme di retribuzione dignitose:
  • Contratto collettivo nazionale applicato anche ai collaboratori occasionali
  • Formazione su sicurezza e diritti lavorativi
  • Coinvolgimento attivo dei lavoratori nella definizione delle modalità organizzative
Queste realtà dimostrano che è possibile praticare un delivery sostenibile sia dal punto di vista economico che sociale, superando il paradigma della precarietà.

La mappa delle aziende virtuose: quali sono, come operano e che vantaggi offrono ai rider

Il progetto di ricerca “Bumolds” promosso dall’Alma Mater fornisce una preziosa mappatura di quaranta aziende e cooperative italiane che adottano modelli etici e sostenibili nella gestione dei fattorini. Si tratta di realtà che si sono fatte strada nonostante costi operativi maggiori e minore visibilità, offrendo però tutele più ampie e condizioni di lavoro dignitose.
Tra i nomi emergenti e più attenti alle condizioni dei rider spiccano:

  • Agricola Floema (Bologna): spedizioni di prodotti agricoli stagionali e selezione dei fattorini tramite inquadramento contrattuale
  • Bonelli Burgers: impiego di lavoratori con contratti da dipendente e attenzione alla qualità della vita durante le consegne
  • Cosaordino: formula ibrida con gestione interna e partnership con ciclofattorini locali
  • Enjoy City (Ferrara): promozione di piccole botteghe locali con un modello di consegna etico
  • Localtoyou: operativa da tempo a Ozzano, favorisce filiere corte e collaborazione con agricoltori locali
  • Take2Me: presente in Romagna, ha ampliato la copertura a diverse città garantendo metodo sostenibile
  • Welly (Bologna): si appoggia a Just Eat per le consegne, monitorando la sostenibilità ambientale di ogni viaggio
In sintesi:
Nome Azienda Area di attività Peculiarità
Agricola Floema Bologna Prodotti stagionali, rapporto diretto con rider
Bonelli Burgers Bologna Squadra di dipendenti, attenzione ai diritti
Enjoy City Ferrara Supporto alle botteghe e benessere dei lavoratori
Welly Bologna Anche calcolo dell’impatto ambientale delle consegne


Vantaggi principali per i lavoratori coinvolti in queste aziende sono: contratti chiari, paga regolare, formazione e possibilità di partecipare attivamente alle scelte aziendali. Si tratta di un modello inclusivo e umano, opposto all’anonimato e alle incertezze spesso riscontrate nel food delivery gestito dalle grandi piattaforme internazionali.




Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...