La crescita dei crediti deteriorati mette a rischio la solidità delle banche europee e italiane. Analisi delle cause, banche più esposte, strategie di gestione e implicazioni fiscali secondo Morningstar.
L'incremento del debito e il peggioramento dei tempi di pagamento stanno incidendo profondamente sulla capacità degli istituti, sia italiani che europei, di recuperare i propri crediti. In un contesto economico segnato da instabilità geopolitica, strette creditizie e dal graduale rientro dei sostegni pubblici post-pandemia, la gestione dei crediti difficili è divenuta una sfida determinante per la tenuta del settore bancario. Secondo le più recenti ricerche di mercato, tra le quali l'European Banks Pulse di Morningstar, il rischio connesso ai crediti deteriorati è in aumento, mentre i margini delle banche risultano sotto pressione. Contestualmente, si osservano segnali di efficienza nei processi di recupero e una progressiva riorganizzazione interna, chiamando gli operatori a trovare nuove modalità per preservare la robustezza patrimoniale, l'erogazione del credito e la fiducia degli investitori.
I crediti deteriorati comprendono tutte quelle esposizioni verso clienti che, per diversi motivi, rischiano di non essere recuperate regolarmente. Le principali tipologie, riconosciute secondo la normativa bancaria europea e italiana, sono le sofferenze (crediti verso debitori in stato di insolvenza o equiparabili), gli UTP (Unlikely to Pay, esposizioni per le quali è improbabile il rimborso integrale senza misure straordinarie), e i cosiddetti Past Due (crediti scaduti/sconfinanti da oltre 90 giorni):
Negli ultimi anni, lo scenario creditizio ha mostrato una crescente complessità, con livelli di rischio che hanno superato i livelli pre-pandemia. Le banche italiane, in particolare, si trovano ad affrontare il peso di un'eredità storica fatta di NPL derivanti dalla crisi del 2008-2011, sommata ora alle tensioni recenti dovute a ritardi nei pagamenti di imprese e famiglie. Secondo l'indagine condotta da Alma Iura e EY, il mercato sta gestendo uno stock di circa 300 miliardi di crediti difficili, con segnali di margini in riduzione e performance di recupero in miglioramento, specialmente sui crediti garantiti.
A livello europeo, l'aumento dei tassi ha favorito i margini d'interesse, ma la situazione macroeconomica incerta impone grande attenzione. In particolare, le aspettative degli operatori rimangono stabili o negative per il futuro, alla luce di una contrazione dei portafogli di NPL ceduti e di una pressione crescente sui flussi di nuova finanza. Inoltre, un'ulteriore preoccupazione deriva dai rischi legati a segmenti di clientela vulnerabili (PMI fortemente indebitate, famiglie a reddito medio-basso) e alle possibili ripercussioni di un ulteriore deterioramento del quadro economico globale.
Morningstar propone una serie di indicatori fondamentali per analizzare la solidità e la vulnerabilità degli istituti bancari, tra cui:
Nel mercato tricolore, le principali banche sono ancora caratterizzate da una elevata esposizione verso i crediti deteriorati, sebbene il ricorso a strategie di cessione e cartolarizzazione abbia già ridotto considerevolmente l'ammontare complessivo. Nel periodo 2022-2024, l'integrazione tra operatori specializzati (es. DoValue, Gardant) e il consolidamento dei servicer hanno permesso di aumentare l'efficienza e il tasso di recupero, soprattutto sui crediti con garanzia pubblica.Le principali strategie adottate sono le seguenti:
Nel contesto europeo, Morningstar evidenzia differenze nette tra istituti, con alcune banche che mostrano segnali di resilienza superiore in presenza di rischi sistemici accresciuti. Tra le realtà favorite spiccano BNP Paribas e NatWest, giudicate in grado di gestire con competenza sia il rischio credito che quello di liquidità.
BNP Paribas conferma una buona diversificazione dei ricavi, con una struttura equilibrata e una gestione prudente dei portafogli deteriorati; l'indice NPL rimane su livelli contenuti e il coverage ratio si attesta tra i più alti tra i grandi gruppi europei. NatWest si distingue invece per una strategia di riduzione proattiva degli asset rischiosi e per investimenti in tecnologie di monitoraggio del credito, capaci di anticipare situazioni di rischio e agire tempestivamente. Il quadro generale resta comunque segnato da rischi crescenti:
A fronte di un contesto sempre più complesso, le banche e gli operatori finanziari adottano soluzioni diversificate di recupero e gestione:
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...