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Le banche italiane ed europee più a rischio per Morningstar per debiti in aumento e crediti difficili da incassare

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

La crescita dei crediti deteriorati mette a rischio la solidità delle banche europee e italiane. Analisi delle cause, banche più esposte, strategie di gestione e implicazioni fiscali secondo Morningstar.

L'incremento del debito e il peggioramento dei tempi di pagamento stanno incidendo profondamente sulla capacità degli istituti, sia italiani che europei, di recuperare i propri crediti. In un contesto economico segnato da instabilità geopolitica, strette creditizie e dal graduale rientro dei sostegni pubblici post-pandemia, la gestione dei crediti difficili è divenuta una sfida determinante per la tenuta del settore bancario. Secondo le più recenti ricerche di mercato, tra le quali l'European Banks Pulse di Morningstar, il rischio connesso ai crediti deteriorati è in aumento, mentre i margini delle banche risultano sotto pressione. Contestualmente, si osservano segnali di efficienza nei processi di recupero e una progressiva riorganizzazione interna, chiamando gli operatori a trovare nuove modalità per preservare la robustezza patrimoniale, l'erogazione del credito e la fiducia degli investitori.

Crediti deteriorati: cosa sono, tipologie e impatto sui bilanci

I crediti deteriorati comprendono tutte quelle esposizioni verso clienti che, per diversi motivi, rischiano di non essere recuperate regolarmente. Le principali tipologie, riconosciute secondo la normativa bancaria europea e italiana, sono le sofferenze (crediti verso debitori in stato di insolvenza o equiparabili), gli UTP (Unlikely to Pay, esposizioni per le quali è improbabile il rimborso integrale senza misure straordinarie), e i cosiddetti Past Due (crediti scaduti/sconfinanti da oltre 90 giorni):

  • Sofferenze: crediti verso clientela in grave stato di crisi, spesso oggetto di procedure giudiziarie.
  • UTP: casi in cui il rimborso appare incerto ma non ancora compromesso definitivamente.
  • Past Due: ritardi di pagamento sistematici, indice di tensione finanziaria in atto.
L'impatto di questi asset difficili sui bilanci bancari è significativo: comportano la necessità di accantonare riserve patrimoniali, aumentano i costi operativi (per la gestione e il tentativo di recupero), e possono deteriorare il rating dell'istituto, ostacolando l'accesso a nuovi capitali o il mantenimento della fiducia da parte degli investitori. Un'eccessiva concentrazione di NPL (Non-Performing Loans) costringe inoltre le banche a ridurre l'erogazione di nuovi crediti, innescando un potenziale circolo vizioso che penalizza l'economia reale. Il valore attuale di un credito deteriorato si determina stimando i flussi di recupero attesi, scontandoli per rischio e tempistiche, con ampi riflessi su bilancio e strategia commerciale.

Rischio credito in aumento: scenario per le banche

Negli ultimi anni, lo scenario creditizio ha mostrato una crescente complessità, con livelli di rischio che hanno superato i livelli pre-pandemia. Le banche italiane, in particolare, si trovano ad affrontare il peso di un'eredità storica fatta di NPL derivanti dalla crisi del 2008-2011, sommata ora alle tensioni recenti dovute a ritardi nei pagamenti di imprese e famiglie. Secondo l'indagine condotta da Alma Iura e EY, il mercato sta gestendo uno stock di circa 300 miliardi di crediti difficili, con segnali di margini in riduzione e performance di recupero in miglioramento, specialmente sui crediti garantiti.

A livello europeo, l'aumento dei tassi ha favorito i margini d'interesse, ma la situazione macroeconomica incerta impone grande attenzione. In particolare, le aspettative degli operatori rimangono stabili o negative per il futuro, alla luce di una contrazione dei portafogli di NPL ceduti e di una pressione crescente sui flussi di nuova finanza. Inoltre, un'ulteriore preoccupazione deriva dai rischi legati a segmenti di clientela vulnerabili (PMI fortemente indebitate, famiglie a reddito medio-basso) e alle possibili ripercussioni di un ulteriore deterioramento del quadro economico globale.

Indicatori chiave per valutare la solidità e il rischio di banche

Morningstar propone una serie di indicatori fondamentali per analizzare la solidità e la vulnerabilità degli istituti bancari, tra cui:

  • Cost/Income Ratio: rapporto tra spese operative e ricavi, utile a valutare l'efficienza della gestione interna.
  • NPL Ratio: percentuale di crediti deteriorati sul totale degli impieghi, indicatore diretto del livello di rischio creditizio.
  • Recovery Rate: stima delle somme che saranno effettivamente recuperate dai crediti deteriorati.
  • Coverage Ratio: accantonamenti su crediti deteriorati rispetto all'ammontare complessivo degli NPL, che riflette il grado di prudenza adottato.
  • CET1 Ratio: misura della patrimonializzazione (Common Equity Tier 1 Ratio), fondamentale per la resilienza agli shock.
Nella valutazione di Morningstar, grande enfasi viene data anche all'andamento degli accantonamenti e alla qualità delle garanzie sottostanti ai portafogli deteriorati. L'equilibrio tra efficienza operativa e gestione attiva del rischio è ciò che distingue le banche in grado di affrontare con successo fasi di turbolenza da quelle più vulnerabili. Un altro indicatore centrale è la concentrazione settoriale: un portafoglio eccessivamente focalizzato su aree rischiose moltiplica la probabilità di shock negativi rilevanti.

Le banche italiane più esposte: evoluzione del mercato

Nel mercato tricolore, le principali banche sono ancora caratterizzate da una elevata esposizione verso i crediti deteriorati, sebbene il ricorso a strategie di cessione e cartolarizzazione abbia già ridotto considerevolmente l'ammontare complessivo. Nel periodo 2022-2024, l'integrazione tra operatori specializzati (es. DoValue, Gardant) e il consolidamento dei servicer hanno permesso di aumentare l'efficienza e il tasso di recupero, soprattutto sui crediti con garanzia pubblica.Le principali strategie adottate sono le seguenti:

  • Cessione di portafogli NPL a società specializzate o fondi, spesso attraverso meccanismi di cartolarizzazione supportati da GACS (Garanzie statali sulle sofferenze).
  • Gestione interna dei crediti per i portafogli di migliore qualità o con maggiori possibilità di recupero tramite azioni stragiudiziali.
  • Ristrutturazione debiti e piani di rientro concordati con i clienti, favorendo soluzioni negoziate in particolare per i crediti UTP.
Il ruolo dello Stato sta evolvendo: si discute l'estensione del ricorso ai servicer privati per la riscossione di crediti della PA, creando nuove opportunità ma anche spostando una quota rilevante del rischio dal settore pubblico a quello privato. Tale cambiamento potrebbe migliorare l'efficienza, ma comporta anche rischi sistemici da monitorare attentamente. Resta centrale la qualità dei processi di valutazione del rischio in fase di concessione ed il coordinamento tra regolatori, mercato e operatori pubblici.

Banche più resilienti e rischi crescenti, BNP Paribas e NatWest

Nel contesto europeo, Morningstar evidenzia differenze nette tra istituti, con alcune banche che mostrano segnali di resilienza superiore in presenza di rischi sistemici accresciuti. Tra le realtà favorite spiccano BNP Paribas e NatWest, giudicate in grado di gestire con competenza sia il rischio credito che quello di liquidità.

BNP Paribas conferma una buona diversificazione dei ricavi, con una struttura equilibrata e una gestione prudente dei portafogli deteriorati; l'indice NPL rimane su livelli contenuti e il coverage ratio si attesta tra i più alti tra i grandi gruppi europei. NatWest si distingue invece per una strategia di riduzione proattiva degli asset rischiosi e per investimenti in tecnologie di monitoraggio del credito, capaci di anticipare situazioni di rischio e agire tempestivamente. Il quadro generale resta comunque segnato da rischi crescenti:

  • competizione sui margini,
  • sovraindebitamento di alcune economie,
  • incertezza sugli effetti a lungo termine dell'aumento dei tassi in presenza di portafogli creditizi storicamente deboli,
  • pressione regolamentare e nuovi requisiti di capitale.
Questi elementi spiegano perché un'attenta selezione degli istituti e un monitoraggio costante dei parametri di rischio siano essenziali sia per investitori che per policy maker.

Strategie di recupero crediti e soluzioni alternative

A fronte di un contesto sempre più complesso, le banche e gli operatori finanziari adottano soluzioni diversificate di recupero e gestione:

  • Cessione di NPL a fondi e investitori specializzati, mediante aste competitive o operazioni di cartolarizzazione, per alleggerire i bilanci e rafforzare la posizione patrimoniale.
  • Factoring e strumenti di smobilizzo crediti, particolarmente evoluti anche in settori non tradizionali come entertainment e sport, capaci di trasformare crediti futuri in liquidità immediata.
  • Piattaforme fintech che abilitano la vendita di fatture, social lending e invoice trading per percorsi rapidi di ottimizzazione del capitale circolante.
  • Gestione interna strutturata, con piani di rientro, accordi stragiudiziali o azioni giudiziali solo dove necessario.
L'attenzione si sta spostando su strategie di recupero proattive, in cui la collaborazione con il debitore e l'utilizzo di dati predittivi aumentano le probabilità di successo, anche per crediti UTP. Il recupero crediti deve oggi integrarsi con l'innovazione: automazione dei processi, workflow digitalizzati, e un attento bilanciamento tra efficienza e tutela della relazione con i clienti.


Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...