Una chiamata ogni tre giorni non basta a decretare la fine delle cabine telefoniche: tra biblioteche, chioschi e nuovi progetti digitali, questi spazi si reinventano. Da Sharrington a Strasburgo, fino a Milano, resta aperta una domanda: quale ruolo possono avere nella comunità?
Tra il 2018 e il 2021, ogni cabina telefonica italiana ha registrato in media 118 chiamate l’anno: circa una ogni tre giorni. Telecom ha pubblicato il dato nel 2023, riferendolo alla media nazionale del periodo. È il ritratto di un servizio in forte declino. Eppure, in alcune zone, la cabina conserva un ruolo o trova un nuovo impiego: il suo valore nello spazio pubblico può passare dalla telefonata d’emergenza al presidio di una comunità, fino all’accesso a servizi digitali.
Le 118 telefonate annue descrivono il traffico delle cabine italiane nel quadriennio 2018-2021. La diffusione dei cellulari ha cambiato le abitudini: per telefonare fuori casa, la cabina non è più una tappa ordinaria. Il dato medio restituisce comunque solo una parte della sua utilità.
Una linea pubblica torna utile quando il telefono personale è scarico o non disponibile, oppure se la copertura mobile è debole. Nelle zone rurali, dove le distanze sono maggiori e le alternative meno immediate, può servire proprio nei momenti in cui occorre comunicare. La funzione di riserva si misura anche nelle occasioni in cui una cabina viene usata poco, ma risulta necessaria.
A Sharrington, villaggio del Norfolk, Derek Harris si è mobilitato nel 2025 per salvare la cabina rossa del paese. Nella vicenda è entrata in gioco la regola britannica secondo cui almeno 52 chiamate in dodici mesi possono contribuire a mantenere una postazione in servizio. Harris coinvolse gli abitanti in una giornata di telefonate collettive. L’iniziativa raggiunse la soglia e riportò l’attenzione sull’utilità della cabina, soprattutto per chi vive in una zona con segnale mobile insufficiente. Una linea per le emergenze dà sicurezza anche a chi la usa di rado.
Nel Regno Unito, per decidere se mantenere una cabina si considerano anche la copertura dei cellulari nell’area e le circostanze locali che rendono necessario un telefono pubblico. A Sharrington, dunque, la mobilitazione degli abitanti si è affiancata alle esigenze concrete del territorio. Per chi vive lì, la postazione è rimasta una risorsa riconoscibile e utile.
Nell’estate del 2026 il fotografo e artista William Arnold ha percorso circa 1.700 miglia tra andata e ritorno dalla Cornovaglia all’isola di Lewis, in Scozia, per effettuare 52 chiamate da una cabina rurale. Il numero corrispondeva alla soglia annuale indicata per mantenerla collegata. Arnold telefonò a persone diverse e raccolse le monete necessarie per usare l’apparecchio: un gesto volutamente lontano dalla comodità di uno smartphone, nato da un progetto per richiamare l’attenzione sulla telefonia pubblica e sulle comunità isolate. Un viaggio per una linea, e per le persone che quella linea può raggiungere.
Per Arnold la cabina è una possibilità concreta di comunicazione, utile quando la rete mobile non funziona o il telefono personale non è utilizzabile. La sua iniziativa richiama anche un’esigenza pratica: sapere quali postazioni sono ancora attive e raggiungibili può risultare difficile, proprio mentre la loro presenza conta nei luoghi meno serviti. In questo senso, la cabina è un’infrastruttura di prossimità, accessibile senza dipendere dal dispositivo di una singola persona.
Quando il telefono viene rimosso o perde il suo ruolo principale, la cabina può essere riutilizzata. In alcune comunità britanniche i vecchi chioschi sono diventati mini biblioteche di quartiere: si lasciano libri, se ne prendono altri e la struttura ospita uno scambio informale. Altri progetti hanno trasformato le cabine in piccoli chioschi per il caffè o in spazi di servizio. L’idea è conservare un elemento già collocato in un punto accessibile e riconoscibile, adattandolo a un uso diverso. La struttura resta nel paesaggio, mentre cambia ciò che offre.
Per funzionare, queste iniziative hanno bisogno di rispondere a un’esigenza locale e di qualcuno che se ne occupi. Una biblioteca richiede libri aggiornati e ordine; un punto di ristoro comporta gestione, autorizzazioni e manutenzione. La cabina offre un contenitore minuto e visibile, adatto a progetti di vicinato che non richiedono la costruzione di nuovi edifici. Il passaggio dalla telefonata alla condivisione si compie così in uno spazio già presente: si conserva la cabina e se ne cambia la funzione.
A Strasburgo, nel giugno 2024, le cooperative TeleCoop, operatore telefonico, e Commown, specializzata nel noleggio di dispositivi elettronici, hanno presentato un prototipo di cabina telefonica contemporanea. L’involucro in legno riciclato ospitava un telefono Socotel a rotella e una tavoletta digitale. Il richiamo all’oggetto storico conviveva con strumenti per telefonare e accedere a funzioni digitali. Allestita al centro culturale Shadok, la dimostrazione presentava una cabina connessa alla rete mobile.
Il progetto è stato presentato come una sperimentazione di tecnologia più sobria e accessibile nello spazio pubblico. Il prototipo combinava materiali recuperati, componenti elettroniche riutilizzate e un dispositivo touchscreen. Metteva così in discussione l’idea che per comunicare serva possedere uno smartphone. La cabina poteva offrire un punto condiviso per telefonare e usare servizi digitali, con l’intento di ridurre la dipendenza dagli apparecchi personali. La dimostrazione si è svolta nel 2024.
Legno riciclato e dispositivi recuperati riducono il ricorso a materiali nuovi. Perché una cabina del genere continui a essere utile, contano anche la manutenzione, la durata, la connessione e la gestione quotidiana. Una postazione aperta e funzionante mette a disposizione un punto di accesso condiviso; se resta senza assistenza, rischia invece di diventare un arredo inutilizzato. Il test di Strasburgo lega quindi l’accessibilità delle tecnologie alla loro capacità di rispondere a un’esigenza concreta.
Nel 2023 TIM ha annunciato un piano per trasformare le cabine tradizionali in postazioni digitali multiservizio. La prima fase avrebbe riguardato Milano, con circa 450 installazioni previste. In seguito il progetto avrebbe raggiunto altre 13 città, per un totale di circa 2.500 cabine. Tra le funzioni prospettate figuravano chiamate gratuite verso numeri nazionali, ricarica dei telefoni, informazioni per cittadini e visitatori e accesso a servizi urbani. Il piano puntava a convertire l’infrastruttura già presente.
A Milano, l’attuazione dello schema originario ha incontrato un ostacolo amministrativo e concorrenziale. Nel luglio 2026 il Consiglio di Stato ha stabilito che l’accordo tra il Comune e TIM per sostituire 468 cabine con stazioni digitali richiedeva una gara aperta, anche per gli spazi pubblicitari associati alle nuove installazioni. Il piano milanese esaminato nella controversia indicava 468 cabine; la previsione comunicata da TIM nel 2023 era di circa 450 installazioni.
La decisione impone un percorso competitivo per affidare gli spazi e le attività connesse. Le cifre annunciate nel 2023 prevedevano circa 2.500 postazioni in 14 città, Milano compresa. Nel capoluogo lombardo, l’accordo contestato non può avanzare senza una nuova procedura. L’assegnazione dello spazio pubblico, quindi, incide anche sulla possibilità di attivare i servizi digitali previsti.
Le esperienze hanno preso direzioni diverse. Nel Norfolk la cabina resta utile alla comunità; a Lewis è diventata il fulcro di una campagna per mantenere attiva una linea. Altrove, i vecchi chioschi ospitano biblioteche o punti per il caffè. A Strasburgo il prototipo unisce telefonia e accesso digitale, mentre il piano TIM proponeva servizi urbani su scala più ampia. Il risultato dipende dal luogo, da chi gestisce la postazione e dalle necessità delle persone che la usano.
Una cabina può essere poco utilizzata per le chiamate quotidiane e conservare valore come riserva nelle aree con copertura debole, sede di un’iniziativa locale o accesso a servizi condivisi. Per giudicarne l’utilità contano l’accessibilità, la sicurezza e la manutenzione, insieme ai bisogni della comunità. Restituire una funzione allo spazio significa decidere se quel piccolo presidio può ancora essere utile: con una telefonata, un libro o un servizio digitale.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...