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Le due nonne italiane di 100 e 42 anni: due attività aperte e due storie inattese

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il

Una ha 100 anni e non lascia il bancone del suo bar. L'altra ne ha 42, è diventata nonna e ha aperto una focacceria. Due storie che non ti aspetti.

Sono entrambe nonne. Entrambe hanno aperto un'attività commerciale. Entrambe hanno scelto di mettersi in gioco quando il mondo si aspettava che facessero tutt'altro. Ma le loro storie non potrebbero essere più diverse: una ha 100 anni e non ha nessuna intenzione di lasciare il bancone del suo bar a Novara. L'altra ne ha 42, è diventata nonna da pochi mesi e nello stesso anno ha aperto la sua focacceria a Predazzo, in Trentino. Due età, due città, due generazioni, una sola cosa in comune: la determinazione di fare qualcosa di proprio senza aspettare il momento giusto.

Sono storie che vale la pena raccontare, non perché siano straordinarie in senso assoluto, ma perché dicono qualcosa di importante su cosa significhi davvero aprire un'attività, a qualsiasi età e in qualsiasi momento della vita.

Anna Possi, 100 anni: il bar come ragione di vita

Novara, via della stazione. Un piccolo bar con pochi tavolini, un bancone d'altri tempi e dietro di esso una donna che ha attraversato un intero secolo di storia italiana. Anna Possi ha compiuto 100 anni e continua a gestire il suo bar con una routine che farebbe invidia a molti trentenni: sveglia alle 6.30, apertura del locale, servizio ai clienti, chiusura nel pomeriggio e a letto tra le 19.30 e le 20.30. Ogni giorno, tranne le domeniche.

La storia di nonna Anna non è la storia di qualcuno che ha aperto un bar a 100 anni. È la storia di qualcuno che ha aperto un bar decenni fa e non ha mai smesso, attraversando guerre, cambiamenti economici, la pandemia, la morte del marito René, a cui ha dedicato il suo profilo Facebook che gestisce in completa autonomia. Sì, nonna Anna è su Facebook. Pubblica foto, scrive post, risponde ai commenti. Per il suo centesimo compleanno ha scritto ai suoi follower: "Ognuno di voi ha speso un minuto di quel patrimonio prezioso che è il tempo per dedicarlo a me, grata e commossa per questa dimostrazione d'affetto, vi ringrazio e vi stringo in un forte abbraccio cumulativo e vogliamoci bene, questo alla fine è quello che conta. La vostra nonna Anna."

Non è solo un post. È una filosofia di vita che spiega perché Anna è ancora dietro quel bancone. Il bar per lei non è mai stato solo un'attività commerciale. È il posto dove le persone si incontrano, dove le storie si intrecciano, dove la vita scorre davanti agli occhi di chi ha la pazienza e il privilegio di osservarla. Smettere di gestirlo significherebbe rinunciare a tutto questo.

Sul segreto della sua longevità, Anna è pragmatica: "Carne poca, uova, formaggio, poi faccio molte vellutate." Pochi farmaci, tanta routine, il bar come ancora e come scopo quotidiano. I gerontologi lo sanno: avere uno scopo, qualcosa che ti aspetta ogni mattina, è uno dei fattori più documentati nella longevità delle persone anziane. Anna Possi lo ha capito prima dei ricercatori.

Claudia Giacomelli, 42 anni: nonna e imprenditrice nello stesso anno

A tremila metri di quota, nel mezzo delle Dolomiti, Predazzo è un comune di circa 4.500 abitanti in Val di Fiemme. Non è il tipo di posto dove ci si aspetta che nascano storie di imprenditoria femminile che finiscono sui giornali. Eppure è qui che Claudia Giacomelli, 42 anni, ha vissuto uno degli anni più intensi della sua vita: è diventata nonna e ha aperto la sua prima attività commerciale praticamente nello stesso momento.

"È stato un anno di grandi cambiamenti", racconta Claudia con il sorriso di chi ha imparato a navigare l'incertezza. "Sono anche diventata nonna e abbiamo quindi aperto la nostra attività con l'idea di creare non il solito bar, ma qualcosa di più particolare: una focacceria e una stuzzicheria."

Il locale si chiama Bar LuMe e si trova in spazi di proprietà della famiglia, in locali che ospitavano già un bar gestito da qualcun altro. Quando il precedente gestore ha deciso di lasciare, Claudia e la sua socia si sono guardate in faccia e hanno detto: lanciamoci. Sembra semplice raccontata così. Non lo è mai, quando lo si fa davvero.

Il nome Bar LuMe non è casuale. È un omaggio a una storia di famiglia e a una tradizione che continua. La focaccia è il cavallo di battaglia, il prodotto intorno a cui ruota tutta l'identità del locale. Non la focaccia industriale, quella prodotta con cura artigianale, con ingredienti selezionati, seguendo ricette che hanno radici nella memoria collettiva del territorio. In un momento in cui molte attività commerciali chiudono nei piccoli comuni montani, Claudia ha scelto di andare nella direzione opposta.

Cosa hanno in comune due donne così diverse

A prima vista, Anna e Claudia sembrano agli antipodi. Cinquantotto anni di differenza, due contesti geografici completamente diversi, due momenti della vita che non potrebbero essere più distanti. Una ha vissuto cento anni di storia e continua a stare in piedi dietro un bancone. L'altra ha appena attraversato la soglia della mezza età e ha deciso che era il momento di rischiare.

Ma guardandole più da vicino, le somiglianze sono più forti delle differenze.

La prima è il rifiuto di aspettare il momento perfetto. Anna non ha mai smesso di lavorare perché le circostanze non erano favorevoli. Claudia non ha aspettato che i figli crescessero, che i nipoti fossero più grandi, che i tempi fossero più sicuri. Entrambe hanno agito quando si è presentata l'occasione, senza aspettare la condizione ideale che nella vita raramente arriva.

La seconda è la consapevolezza che un'attività commerciale non è solo un modo per guadagnare. Per Anna il bar è una ragione di vita, un luogo di relazioni e di senso. Per Claudia la focacceria è un modo per radicarsi nel territorio, per creare qualcosa che porti il segno della sua famiglia e della sua storia. In entrambi i casi il profitto è necessario ma non sufficiente a spiegare la scelta.

La terza è la normalità con cui affrontano ciò che gli altri considererebbero eccezionale. Nonna Anna non si vede come un caso straordinario. Claudia non si presenta come una pioniera del femminismo imprenditoriale. Tutte e due hanno semplicemente fatto quello che sembrava giusto fare, nel momento in cui sembrava giusto farlo.

L'imprenditoria femminile in Italia: i numeri dietro le storie

Le storie di Anna e Claudia non sono eccezioni statistiche. Sono invece la punta visibile di un fenomeno più ampio e in crescita. Secondo i dati di Unioncamere, in Italia ci sono oltre 1,3 milioni di imprese guidate da donne over 50, un numero in costante aumento negli ultimi dieci anni. La crisi economica, la necessità di reinventarsi dopo i figli, la ricerca di un'autonomia che il lavoro dipendente spesso non garantisce: sono molte le ragioni che spingono le donne mature verso l'imprenditoria.

Il settore della ristorazione e della somministrazione di alimenti è uno di quelli dove questa tendenza è più marcata. Bar, focaccerie, gastronomie, trattorie: sono attività che richiedono competenze che le donne spesso hanno già sviluppato nella gestione familiare, e che permettono di costruire un rapporto diretto con la comunità locale. Non è un caso che entrambe le protagoniste di questo articolo abbiano scelto proprio questo settore.

La pandemia ha paradossalmente accelerato questo trend. Molte donne che avevano perso il lavoro durante il Covid hanno scelto di non cercarne un altro, ma di creare qualcosa di proprio. Il tasso di nuove imprese femminili registrate tra il 2020 e il 2025 è cresciuto del 18% rispetto al quinquennio precedente, secondo i dati delle Camere di Commercio.

L'età come risorsa, non come ostacolo

C'è un pregiudizio diffuso nel mondo dell'imprenditoria: l'idea che l'innovazione e il coraggio appartengano ai giovani, e che con l'avanzare dell'età si perda la capacità di rischiare e di ricominciare. Le storie di Anna e Claudia smontano questo pregiudizio in modo eloquente.

A 42 anni, Claudia porta con sé un bagaglio di esperienza di vita che nessun corso universitario può insegnare. Conosce il territorio, conosce la clientela, sa cosa funziona e cosa no in un piccolo comune di montagna. Ha la maturità per gestire le difficoltà senza farsi travolgere dall'ansia, e la flessibilità per adattarsi quando le cose non vanno come previsto.

A 100 anni, Anna ha qualcosa di ancora più raro: la prospettiva lunghissima di chi ha visto cambiare il mondo più volte e sa che quasi nessuna crisi è definitiva. Sa che i clienti tornano, che le abitudini cambiano ma i bisogni fondamentali restano, che la qualità del rapporto umano è il vero vantaggio competitivo di un piccolo bar di quartiere rispetto a qualsiasi catena.

In entrambi i casi, l'età non è un limite. È una risorsa.

La lezione che nessun manuale di marketing insegna

Se dovessimo estrarre una lezione dalle storie di Anna e Claudia, non sarebbe una lezione di business in senso stretto. Non riguarda i margini, la logistica, il marketing digitale o il piano finanziario. Riguarda qualcosa di più fondamentale: il rapporto tra identità e lavoro.

Sia Anna che Claudia hanno costruito attività che riflettono chi sono. Il bar di Anna è Anna: le sue abitudini, il suo rigore, la sua presenza quotidiana. La focacceria di Claudia è Claudia: le radici familiari, l'amore per il territorio, la scelta di creare qualcosa che non esisteva ancora in quella forma.

In un mondo dove l'imprenditoria viene spesso presentata come una questione di scalabilità, di exit strategy e di pitch agli investitori, le due nonne di Novara e Predazzo ricordano che esiste un altro modo di fare impresa. Più lento, più locale, più umano. E spesso, paradossalmente, più duraturo. Nonna Anna lo dimostra da cento anni. Claudia ha appena cominciato.




Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...