Pil fermo allo 0,8%, prezzi alimentari +29,7% in sei anni, 30% ma il Rapporto Coop 2026 racconta anche come il non consumo sta diventando una scelta di valore, non solo necessità.
C'è un cambiamento culturale profondo che sta attraversando le case degli italiani, un fenomeno che il Rapporto Coop 2026, presentato lo scorso 10 settembre, descrive con una definizione destinata a far discutere, quella del non consumo come valore Non si tratta semplicemente di spendere meno per necessità, ma di una vera e propria trasformazione nel modo di intendere il possesso, l'acquisto e persino la felicità quotidiana
Il quadro macroeconomico da cui parte l'analisi Coop non lascia molto spazio all'ottimismo Il Pil italiano per il 2026 viene stimato in crescita di appena lo 0,8%, con una previsione leggermente migliore per il 2027, fissata allo 0,9% Numeri che raccontano un'economia sostanzialmente ferma, incapace di generare quella crescita diffusa che si traduce concretamente in maggiore benessere per le famiglie
A pesare su questo scenario contribuiscono fattori che vanno ben oltre i confini nazionali Il rapporto parla esplicitamente di un contesto segnato da un vero e proprio caos geopolitico, con tensioni internazionali che si riflettono direttamente sui prezzi dell'energia e, di conseguenza, sul costo della vita quotidiana degli italiani
Il dato che forse racconta meglio di ogni altro la pressione economica sulle famiglie riguarda l'andamento dei prezzi alimentari Tra il 2019 e il 2025, questi sono cresciuti complessivamente del 29,7%, un incremento che ha eroso in modo significativo il potere d'acquisto reale delle famiglie italiane, anche in un contesto in cui l'inflazione generale mostra segnali di rallentamento
Va sottolineato un dato interessante, l'Italia registra un'inflazione inferiore alla media dell'area euro Se il nostro Paese avesse dovuto sostenere gli stessi livelli di inflazione osservati nel resto d'Europa, gli italiani avrebbero speso complessivamente 22,6 miliardi di euro in più Un dato che dovrebbe rappresentare una notizia positiva, ma che si scontra con una percezione soggettiva completamente diversa
Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del Rapporto Coop 2026, il divario tra i numeri ufficiali e quello che gli italiani effettivamente percepiscono nella propria quotidianità Nonostante l'inflazione italiana risulti tecnicamente più contenuta rispetto alla media europea, la sensazione diffusa tra le famiglie è quella di un carovita ancora più pesante di quanto i dati statistici suggeriscano
Questo scollamento tra realtà economica misurata e vissuto quotidiano rappresenta forse la chiave interpretativa più importante per comprendere il fenomeno del non consumo come valore Non è tanto una questione di cifre assolute, quanto di fiducia e stabilità percepita, elementi che sembrano essere venuti meno in una parte consistente della popolazione italiana
Il Rapporto Coop non si limita a fotografare i comportamenti di spesa, ma indaga anche lo stato psicologico degli italiani, restituendo un quadro tutt'altro che rassicurante Circa il 30% della popolazione dichiara di trovarsi già vicino a una condizione di burnout, l'esaurimento psicofisico legato allo stress prolungato Un ulteriore 37% ammette invece di vivere quotidianamente in una condizione di affanno, incapace di trovare un equilibrio soddisfacente tra impegni lavorativi, familiari ed economici
Questi dati aiutano a spiegare perché, per molti italiani, ridurre i consumi non venga più percepito soltanto come una privazione imposta dalla necessità economica, ma inizi ad assumere anche i tratti di una scelta consapevole, un modo per riprendere controllo su una vita percepita come sempre più frenetica e incerta
Uno degli ambiti in cui questa nuova prudenza si manifesta con maggiore chiarezza riguarda la socialità legata al cibo Ben il 62% degli italiani dichiara di aver ridotto le occasioni di convivialità fuori casa, che si tratti di cene al ristorante, aperitivi o semplici uscite con amici Di questi, la stragrande maggioranza, pari al 66%, ammette che la motivazione principale dietro questa scelta è di natura puramente economica
Non si tratta però di una rinuncia totale al piacere della tavola, quanto piuttosto di uno spostamento Il 38% degli italiani ha infatti iniziato a sostituire l'esperienza del ristorante con l'acquisto di cibo pronto direttamente al supermercato, una soluzione che permette di mantenere un certo livello di comodità e varietà, riducendo però sensibilmente la spesa complessiva
Proprio il carrello della spesa diventa lo specchio più fedele di questa trasformazione culturale Se un tempo erano curcuma, zenzero, mango e avocado a rappresentare le icone dell'alimentazione consapevole, oggi la scena è dominata da prodotti diversi, in particolare il kefir, le cui vendite sono cresciute del 51,2%, e i semi di chia, girasole e zucca, che segnano un incremento del 26,3%
Parallelamente, cresce anche l'attenzione verso il benessere animale e la sostenibilità delle scelte alimentari Le uova da allevamento a terra registrano un aumento dell'11,6%, mentre quelle provenienti da allevamenti in batteria calano del 18,6% Anche il pane di segale guadagna terreno, con un più 10,7%, a scapito del più tradizionale pane bianco, in flessione dell'11,5%
Un altro fenomeno significativo riguarda la crescita della marca del distributore, ovvero i prodotti a marchio proprio delle catene della grande distribuzione, che hanno raggiunto una quota di mercato pari al 32% Un dato che conferma come, in un contesto di prudenza economica diffusa, sempre più consumatori scelgano di privilegiare il rapporto qualità prezzo rispetto alla fedeltà verso i marchi più noti e pubblicizzati
Nonostante il quadro complessivo resti caratterizzato da cautela e incertezza, il Rapporto Coop 2026 individua anche alcuni segnali che lasciano intravedere una possibile inversione di tendenza Il 21% delle famiglie italiane dichiara infatti di prevedere un aumento della propria spesa alimentare nei prossimi mesi, un dato che supera nettamente l'8% di chi invece pensa di doverla ulteriormente ridurre
Questo squilibrio a favore di chi prevede una spesa in crescita suggerisce che, seppur in un contesto ancora fragile, non manchi del tutto una fiducia residua nella possibilità di un miglioramento, quantomeno sul fronte della spesa alimentare domestica
Il vero elemento di novità che emerge dal Rapporto Coop 2026 non riguarda tanto la riduzione dei consumi in sé, fenomeno peraltro già osservato in altre fasi di difficoltà economica del Paese, quanto la sua trasformazione in valore identitario Non consumare, o consumare meno e in modo più selettivo, non viene più percepito esclusivamente come un limite subito, ma inizia a rappresentare per una parte crescente della popolazione una scelta di campo, coerente con una ricerca più ampia di equilibrio, sostenibilità e benessere personale
Questa lettura, se confermata nei prossimi anni da ulteriori rilevazioni, potrebbe segnare un cambiamento strutturale nel rapporto tra gli italiani e il consumo, ben oltre la semplice risposta congiunturale a un momento di difficoltà economica Come sottolineato dal direttore generale di Ancc Coop, Albino Russo, il carrello degli italiani racconta oggi una storia fatta di prudenza economica ma anche di ricerca di senso, due dimensioni che, unite insieme, disegnano il profilo di un Paese che sta imparando, non senza fatica, a ridefinire cosa significhi davvero stare bene, anche quando i numeri dell'economia reale continuano a raccontare una crescita fragile e ancora troppo lenta per essere percepita concretamente nella vita di tutti i giorni
Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...