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Le attese per la ripartenza di settembre degli italiani intervistati nel nostro sondaggio

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Le attese per la ripartenza di settembre: speranze, attese e timori dei 10mila italiani intervistati nel nostro sondaggio

Settembre è nuovamente il mese simbolo della ripresa nel panorama italiano, un passaggio chiave tra la pausa estiva e il ritorno alle routine scolastiche, lavorative, produttive e sociali. La soglia dell'autunno rappresenta per milioni di persone una fase di bilancio, ma anche di nuova progettazione e di incertezze, quest'anno in modo più pronunciato rispetto al passato. Proprio a ridosso di questa stagione, l'aria è spesso percorso da una tensione costante tra ottimismo e preoccupazione, tra chi vede la ripartenza come opportunità ed energia rinnovata e chi, invece, teme l'arrivo di nuove sfide personali ed economiche.

I dati raccolti attraverso un sondaggio esclusivo su 10.000 cittadini coprono una trasversale della popolazione per età, area geografica e status socio-economico, restituendo una fotografia attuale sulle speranze, le attese e i timori legati al nuovo inizio dopo l'estate. I risultati rivelano come la ripresa settembrina si intrecci profondamente con le aspettative su lavoro, qualità della vita e sicurezza, in un contesto segnato da scenari economici instabili e cambiamenti sociali.

I risultati del sondaggio: cosa pensano i 10mila italiani

L'indagine campionaria si è concentrata su domande dedicate alle attese personali, lavorative e familiari, con un focus su prospettive economiche, salute, clima sociale e percezione del futuro. Dai riscontri ottenuti, emergono alcune tendenze dominanti:

  • Il 43% degli intervistati dichiara di affrontare settembre con una moderata fiducia nel futuro, mentre il 37% esprime preoccupazione soprattutto per il lavoro e per il caro-vita.
  • Solo il 15% si dice profondamente ottimista, un segnale di cautela che rispecchia la contrazione della crescita economica e l'inflazione ancora sostenuta nelle principali voci di spesa.
  • Famiglia e sicurezza del reddito sono i temi che maggiormente orientano le priorità per la ripresa, indicati rispettivamente dal 59% e dal 61% degli intervistati come preoccupazioni centrali anche per via dell'aumento vertiginoso di alcuni costi, come quelli relativi al carburante e più in generale per spese che prima erano possibili e oggi non si sa.
  • Sul piano lavorativo, il 49% si aspetta stabilità, ma il 28% teme possibili tagli e il 23% vorrebbe cambiare settore se ne avesse la possibilità.

Il caro scuola pesa fino a quasi 1.900 euro per uno studente delle superiori

Il corredo scolastico costa in media 673,60 euro per studente, il 2,3% in più rispetto al 2025, mentre libri di testo e dizionari arrivano a 545,66 euro, in aumento dell'1,6%. Per una famiglia con un figlio che inizia la prima media la spesa complessiva raggiunge 1.235,21 euro, mentre per la prima superiore si arriva a 1.478,75 euro. Se si aggiunge una nuova dotazione tecnologica, tra computer, webcam e programmi di base, la spesa per uno studente delle superiori può avvicinarsi ai 1.900 euro.

Per una famiglia con due figli che iniziano contemporaneamente la prima media e la prima superiore, la sola voce di libri, dizionari e materiale scolastico supera i 2.700 euro. In tre anni il corredo scolastico è aumentato dell'11%, un ritmo che si è rallentato rispetto al balzo del 2024 ma che non si è mai interrotto.

Le spese obbligate assorbono ormai quasi la metà dei consumi delle famiglie

Il contesto in cui si inserisce il caro scuola è quello di una struttura dei consumi sempre più rigida. Nel 2026 le spese obbligate, quelle su cui le famiglie hanno pochissimo margine di manovra come bollette, assicurazioni, scuola e sanità, rappresentano il 41,7% dei consumi complessivi. È un dato che spiega perché il miglioramento della fiducia misurato a livello aggregato si traduca con difficoltà in un vero cambio di umore nelle famiglie: anche quando il quadro economico generale appare meno negativo, la quota di reddito che resta davvero disponibile per scelte discrezionali continua a restringersi. Le stesse associazioni segnalano un cambiamento nelle abitudini di acquisto, con una maggiore attenzione alle offerte, ai marchi del discount e ai prodotti a marchio del distributore, oltre a una crescente infedeltà verso i punti vendita abituali.

Speranze per il futuro: segnali tra lavoro, economia e società

Fra le pieghe delle attese di settembre spiccano alcuni segnali positivi che fanno da contrappeso alle incertezze. Il 34% del campione afferma di nutrire speranza di crescita professionale e miglioramento dei diritti lavorativi nei mesi successivi, grazie anche all'impatto delle nuove tecnologie e al rilancio degli investimenti in comparti strategici. Il 27% intravede possibilità di alta mobilità nell'occupazione, citando modelli di flessibilità che consentono di conciliare meglio esigenze familiari e lavorative.

  • Lavoro e training: cresce la voglia di formazione e di aggiornamento. Il 31% degli under-35 indica come priorità la ricerca di nuove competenze; nelle aree urbane il ricorso a percorsi formativi digitali è cresciuto del 21% rispetto all'anno precedente.
  • Ottimismo imprenditoriale: tra chi possiede un'attività economica, il 29% vede opportunità nella diversificazione dei servizi e negli investimenti green, spinti anche dagli incentivi pubblici e dalla domanda in evoluzione.
  • Società in transizione: il 38% manifesta fiducia nella capacità della comunità di rinnovarsi rispetto a modelli di partecipazione, solidarietà intergenerazionale e apertura all'innovazione sociale, specie nei contesti territoriali più dinamici.
L'analisi delle risposte mette inoltre in risalto come, tra le aspettative positive, si consolidi il ruolo delle reti di supporto personali (amici, colleghi, associazioni). In un periodo in cui la resilienza risulta determinante, la fiducia nella propria comunità locale accompagna la speranza di una ripresa meno individualistica e più sostenibile, anche in riferimento ai temi dell'ambiente e della qualità della vita urbana.

Timori diffusi: inflazione, incertezza economica e instabilità

Accanto ai segnali positivi, l'indagine conferma la presenza di un ampio spettro di preoccupazioni che investono la quotidianità e la prospettiva di ripresa collettiva. Il 56% degli intervistati segnala come causa principale di ansia l'aumento dei prezzi, con particolare riferimento ai beni alimentari, ai trasporti e alle bollette energetiche. Il 41% teme che la ripartenza sia frenata dalla perdita di potere d'acquisto, specie nelle famiglie con minori e nei nuclei monoreddito:

  • Incertezza sul lavoro: il 36% teme il rischio di disoccupazione o di precarizzazione, con punte vicine al 50% tra chi lavora nei servizi e nella manifattura.
  • Scenario internazionale: il 22% considera le tensioni geopolitiche (guerre, crisi energetiche, instabilità delle catene logistiche) come fattori in grado di compromettere le prospettive economiche per il prossimo trimestre.
  • Sanità e clima: il 17% è preoccupato per l'eventuale riacutizzarsi di emergenze sanitarie e il 13% per gli effetti di eventi climatici estremi, percepiti come un rischio aggiuntivo in un sistema già stressato.
Le paure più accentuate si riscontrano fra giovani adulti, famiglie vulnerabili e lavoratori atipici. L'onda lunga degli shock economici e internazionali dell'ultimo biennio produce uno scenario di tensione sociale latente, che si intreccia al timore di un peggioramento della qualità dei servizi pubblici e alla sfiducia sulle risposte istituzionali. Un dato costante riguarda la forte richiesta di politiche di protezione reddituale, sostegno psicologico e misure di contenimento dei prezzi nel breve periodo.

Le attese nei settori: impresa, lavoro e famiglie a confronto

Il sondaggio campionario suddivide in maniera chiara le attese per la ripartenza in funzione di variabili professionali e sociali. Attraverso un'elaborazione trasversale dei dati, si delineano differenze significative tra imprese, dipendenti e famiglie:

Categoria

Priorità/Attese

Imprenditori e PMI

Incremento della domanda interna (33%), export e digitalizzazione come driver di competitività (28%), attenzione all'accesso al credito e ai costi dell'energia (21%)

Lavoratori dipendenti

Stabilità occupazionale (59%), recupero del potere d'acquisto (42%), diritto alla flessibilità negli orari di lavoro (25%)

Famiglie

Controllo dell'inflazione (67%), tutela del welfare (asili, salute) (39%), sicurezza del reddito (52%)

Il quadro mette in risalto la composizione eterogenea delle attese: il settore imprenditoriale guarda con attenzione alle occasioni legate a digitalizzazione, export e green economy, ma chiede certezze su credito e prezzi energetici per consolidare la ripartenza. I lavoratori sono concentrati sulla stabilità, con un'attenzione crescente a nuove forme di flessibilità compatibili con la qualità della vita. Le famiglie pongono in primo piano il controllo dei costi e la protezione sociale, soprattutto a fronte della variabilità dei prezzi e della fragilità dei servizi pubblici..




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...