Tra coste occupate senza autorizzazione e concessioni balneari difficilmente revocate, le spiagge italiane si trovano nel mirino tra interessi privati, protezione silenziosa dei Comuni, norme disattese e dossier giudiziari
C'è un pezzo d'Italia che non appartiene a nessuno, o meglio, che appartiene a tutti ma che da decenni viene trattato come proprietà privata. Sono i litorali abusivi, quei tratti di costa dove stabilimenti balneari, chioschi, strutture fisse e recinzioni occupano il demanio marittimo senza titolo valido, con concessioni scadute, mai rinnovate formalmente, o addirittura mai rilasciate. Un fenomeno che riguarda centinaia di chilometri di spiagge italiane e che prospera grazie a un meccanismo preciso: la protezione silenziosa dei Comuni, che non revocano, non sgomberano, non sanzionano. E intanto il mare resta inaccessibile.
L'Italia ha circa 8.300 chilometri di coste, di cui una quota significativa è classificata come demanio marittimo e quindi, per legge, di uso pubblico. Eppure secondo i dati elaborati da Legambiente nel suo rapporto annuale Spiagge», oltre il 50% delle coste sabbiose italiane è occupato da stabilimenti balneari in concessione, con punte che superano il 70% in Regioni come la Liguria, l'Emilia-Romagna e la Campania. A questa quota si aggiunge una fetta difficilmente quantificabile di occupazioni irregolari: strutture che continuano a operare su concessioni formalmente scadute, ampliamenti non autorizzati che si estendono oltre i confini del titolo originario, manufatti fissi, bungalow, piattaforme in cemento, magazzini, costruiti abusivamente su aree demaniali senza mai essere stati demoliti.
Il problema non è nuovo, ma negli ultimi anni ha assunto una dimensione più visibile per due ragioni. La prima è la lunga battaglia legale sulla direttiva Bolkestein, la normativa europea che imporrebbe la messa a gara delle concessioni balneari e che l'Italia ha sistematicamente eluso, prorogando le concessioni esistenti di anno in anno fino al 2033 nell'ultimo provvedimento, blindando di fatto i gestori uscenti contro qualsiasi concorrenza. La seconda è la crescente pressione dei cittadini e delle associazioni ambientaliste che reclamano il diritto all'accesso libero al mare, un diritto formalmente garantito dalla legge ma di fatto sempre più compresso.
Per capire come sia possibile che stabilimenti abusivi operino indisturbati per anni, bisogna capire la filiera delle responsabilità. Le concessioni demaniali marittime vengono rilasciate dalle Regioni e gestite amministrativamente dai Comuni costieri, che hanno il compito di verificare il rispetto delle condizioni, riscuotere i canoni e in caso di irregolarità revocare il titolo e procedere allo sgombero.
È esattamente qui che il sistema si inceppa. I motivi per cui i Comuni non intervengono sono molteplici e si intrecciano tra loro:
La casistica degli abusi balneari documentati in Italia è vastissima, ma alcuni casi restituiscono bene la dimensione del fenomeno. In Sicilia, e in particolare nel tratto di costa tra Palermo e Mondello, decine di strutture operano da anni su concessioni scadute o mai formalizzate, con manufatti in cemento che hanno trasformato porzioni di demanio pubblico in complessi privati dotati di ogni comfort. In Calabria, la Guardia Costiera ha condotto negli ultimi anni operazioni di sequestro che hanno portato alla luce occupazioni abusive di intere spiagge, alcune delle quali risultavano libere sulla carta ma erano di fatto presidiate da strutture private che impedivano l'accesso.
In Toscana, a Forte dei Marmi e dintorni, il valore commerciale delle concessioni balneari ha raggiunto cifre da capogiro, si parla di cessioni di fatto tra privati per centinaia di migliaia di euro, nonostante la concessione sia un titolo pubblico e non cedibile mentre i canoni pagati allo Stato restano fermi a livelli stabiliti decenni fa e mai adeguati al mercato. In Liguria, Regione in cui la quota di spiagge libere è tra le più basse d'Italia, i comitati di cittadini che tentano di accedere al mare si scontrano con stabilimenti che hanno ampliato i propri confini oltre i limiti autorizzati, installando strutture fisse su aree che sulla carta risultano libere.
La legge italiana è chiara, almeno sulla carta. Il Codice della Navigazione stabilisce che il demanio marittimo è inalienabile e che le concessioni sono titoli temporanei soggetti a revoca. La legge 494/1993 fissa il principio dell'accesso libero e gratuito al mare, stabilendo che deve essere garantita una fascia di spiaggia libera fruibile da tutti. La Corte Costituzionale e il Consiglio di Stato hanno più volte ribadito che le proroghe automatiche delle concessioni sono in contrasto con il diritto europeo.
Ecco cosa può fare concretamente un cittadino che si trova davanti a una spiaggia occupata abusivamente:
La Commissione Europea ha aperto più volte procedure di infrazione contro l'Italia per questo motivo. Il Consiglio di Stato, con le sentenze dell'Adunanza Plenaria del 2021, ha stabilito che le proroghe automatiche sono illegittime e che le concessioni scadute non possono ritenersi automaticamente rinnovate. Eppure, nella pratica, quasi nulla è cambiato: i titolari delle concessioni continuano a operare, i Comuni continuano a non revocare, e il cittadino continua a trovare la spiaggia occupata.
Il nodo politico è evidente: in Italia si stima che le concessioni balneari coinvolgano circa 30.000 imprese e garantiscano occupazione diretta e indiretta a oltre 300.000 persone. Una riforma reale significherebbe scontentare una categoria che ha sempre saputo fare lobby in modo efficace, trasversalmente a tutti gli schieramenti politici. E così la riforma si rimanda, si studia, si promette e intanto il mare resta murato.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...