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Manutenzione strade a Roma sempre peggio? Ora si scopre Mister Asfalto e corruzione negli appalti

di Chiara Compagnucci pubblicato il

La manutenzione delle strade a Roma si intreccia con scandali e corruzione: dal caso Mister Asfalto emergono appalti truccati, accuse gravi e profonde ricadute su sicurezza pubblica e città.

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I cittadini romani sono ormai abituati a strade disseminate di buche, cantieri infiniti e una viabilità sempre più compromessa. Tuttavia, gli ultimi sviluppi giudiziari mettono in luce che dietro il degrado c'è molto più di una semplice gestione approssimativa: ora un'inchiesta svela uno scenario di corruzione sistematica nella gestione dei lavori pubblici. La richiesta della Procura di rinvio a giudizio per Mirko Pellegrini, imprenditore noto come Mister Asfalto, e altre 37 persone e società, apre una frattura profonda nella fiducia verso le istituzioni.

L'attesa per processi e sentenze si somma a un clima sociale teso, dove la qualità della manutenzione stradale viene messa sotto accusa a livello strutturale. I cittadini si interrogano ora sulle reali cause della situazione, mentre emergono i primi dettagli tecnici sugli effetti di una gestione distorta e opaca delle gare d'appalto. Quante strade hanno davvero ricevuto la manutenzione promessa?

Come funzionava il meccanismo delle gare a Roma

Dietro le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici per la manutenzione stradale operava un meccanismo articolato e ben pianificato, volto a orientare le competizioni ufficiali a beneficio di un gruppo ristretto di soggetti economici. Secondo quanto emerso dall'inchiesta della Guardia di Finanza, tale sistema vedeva il ricorso a società intestate a prestanome, tutte ricondotte di fatto a un unico polo imprenditoriale attivo nel tessuto romano.

Le tecniche utilizzate sfruttavano le particolarità previste dal Codice degli appalti (D. Lgs. 50/2016) per i lavori pubblici, da tempo oggetto anche di attenzione normativa. Ecco alcune delle pratiche contestate più frequentemente dagli inquirenti:

  • Aggiudicazione mediante accordi occulti: molti bandi venivano pilotati attraverso intese informali, violando la libera concorrenza prevista dalla legge.
  • Utilizzo di offerte anomale: presentazione di ribassi eccessivi, seguiti poi da varianti in corso d'opera che facevano lievitare i costi reali.
  • Procedimento frazionato: molteplici micro-appalti a società formalmente distinte ma di fatto riconducibili allo stesso gruppo, in modo da aggirare le soglie di legge.
Il risultato era un sistema opaco, nel quale il controllo effettivo sulle ditte appaltatrici era pressoché nullo e la qualità degli interventi dipendeva dall'interesse privato piuttosto che dal reale fabbisogno pubblico. Regolarmente, venivano presentati documenti che attestavano la corretta esecuzione dei lavori, mentre i carotaggi - operazione tecnica prevista per verificare la qualità dell'asfalto posato - venivano effettuati solo in maniera selettiva e spesso concordata tra le parti coinvolte.

Le indagini confermano come il principale beneficiario di tale pratica fosse un unico gruppo di società, vincitrici seriali di gare bandite sia da Roma Capitale sia da Astral Spa.

Il ruolo di Mirko Pellegrini e delle società coinvolte

Al centro della tempesta giudiziaria troviamo Mirko Pellegrini, noto alle cronache come Mister Asfalto. L'imprenditore, secondo quanto contestato dalla Procura, avrebbe gestito una rete variegata di aziende attraverso intestazioni fittizie e prestanome; tali società, pur formalmente diverse, confluenti verso un unico polo decisionale, hanno ottenuto l'appalto di numerosi lavori per rifacimento e manutenzione delle principali arterie stradali di Roma.

Insieme a Pellegrini, rischiano il processo anche il fratello Simone e i responsabili esecutivi delle aziende coinvolte: Flavio Verdone, Roberto Filipponi e Alessandro Di Pietrantonio. La strategia adottata prevedeva la creazione di oltre 170 conti correnti intestati dal gruppo, come emerso dai rapporti con Blu Banca, suggerendo un intento di occultamento e frazionamento dei flussi finanziari generati dagli appalti pubblici.

Le società riconducibili a pellegrini erano così in grado di mantenere una presenza pressoché monopolistica sulle gare offerte da Roma Capitale e dagli altri enti pubblici coinvolti, aggiudicandosi commesse con continuità e stabilendo un controllo di fatto sui processi di manutenzione viaria.

Le accuse: corruzione, associazione per delinquere, bancarotta

I capi d'accusa mossi dalla Procura sono numerosi e di estrema gravità, segnalando la pluralità di condotte penalmente orientate ai danni della collettività:

  • Associazione per delinquere: la presenza di un centro unico di comando, con articolate funzioni di pianificazione, esecuzione e occultamento dei proventi illeciti.
  • Corruzione: numerosi episodi accertati di accordi tra privati e funzionari pubblici, con trasferimento sistematico di somme di denaro sotto forma di incentivi occulti.
  • Turbata libertà degli incanti: interventi sulle gare pubbliche per manipolare l'esito delle competizioni ufficiali, in violazione dell'art. 353 c.p.
  • Frode nelle pubbliche forniture e bancarotta fraudolenta: esecuzione di lavori con materiali scadenti, falsando le attestazioni di conformità e condotte volte al depauperamento delle risorse societarie.
  • Trasferimento fraudolento di valori: uso delle intestazioni fittizie per evitare il sequestro o la confisca dei beni accumulati indebitamente.
  • Finanziamento illecito ai partiti: in relazione ad alcune ammissioni rese dall'indagato nel corso degli interrogatori.
Fra le parti individuate come offese nei vari capi d'imputazione si segnalano il Comune di Roma, Astral Spa, Banca d'Italia e persino la Polizia di Stato, a riprova della portata sistemica dell'operazione illecita.

Tecniche e modalità di frode negli appalti per l'asfalto

L'indagine tecnica svolta dalle autorità ha messo in evidenza modalità sofisticate di manipolazione delle gare pubbliche e dei lavori stradali. Tra le pratiche ricorrenti:

  • Riduzioni arbitrarie del costo dei materiali: utilizzo di asfalto e altri componenti di qualità inferiore a quella prescritta nei capitolati, realizzando uno spessore del manto stradale inferiore a quanto previsto.
  • Controlli simulati: i test e i carotaggi venivano eseguiti soltanto in punti concordati o marginali, aggirando i protocolli previsti per la verifica dei lavori ultimati.
  • Frazionamento delle commesse: affidamento delle singole tratte a società diverse solo formalmente, con una diffusione dei ricavi all'interno dello stesso gruppo imprenditoriale e riduzione di qualsiasi reale competizione.
La presenza di cinque dipendenti pubblici indagati, accusati di atti contrari ai doveri d'ufficio e frode, accentua la complessità del fenomeno e mette in discussione l'efficacia dei controlli amministrativi interni. L'insieme di queste tecniche ha prodotto una situazione di diffusa inefficienza manutentiva, con effetti tangibili sulla qualità della viabilità cittadina.

Conseguenze per la sicurezza pubblica e i danni per la città

Le conseguenze di questa gestione degli appalti non si limitano ai soli aspetti economici. La sicurezza stradale è stata direttamente compromessa: la posa di manti di asfalto non conformi agli standard può causare:

  • Aumento di incidenti: strade sdrucciolevoli, buche, crolli di porzioni di carreggiata.
  • Danni ai mezzi: costi per la riparazione di sospensioni, pneumatici e carrozzerie, frequentemente segnalati dai cittadini e dalle associazioni dei consumatori.
  • Deterioramento del tessuto urbano: manutenzione inefficiente compromette la mobilità pubblica e privata, causando ritardi, spese e un clima di generale sfiducia.
Oltre all'aspetto strettamente tecnico, il danno reputazionale e il sentimento di sfiducia nelle amministrazioni pubbliche risultano ormai radicati tra i residenti. Secondo analisi dell'Astral Spa e del Campidoglio, i danni economici ammontano a diverse decine di milioni di euro negli ultimi anni, cifra che comprende sia le riparazioni d'urgenza che le gare di rifacimento mai completate secondo capitolato.

Le inchieste hanno evidenziato la necessità di un cambio di paradigma nella gestione degli appalti pubblici. Solo attraverso l’adozione di precisi strumenti di prevenzione, controllo e trasparenza sarà possibile ristabilire la fiducia e garantire la realizzazione di opere pubbliche a beneficio dei cittadini.

Solo riformando la cultura della responsabilità e rafforzando modelli organizzativi funzionali e accessibili, la qualità della manutenzione delle strade potrà finalmente allinearsi agli standard più elevati richiesti dagli utenti e dalle normative vigenti (D. Lgs. 50/2016 e ss.).




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...