Il rallentamento della crisi metalmeccanica non cancella le criticità: 105mila lavoratori restano coinvolti e 4.558 sono ancora senza prospettive. Tra cassa integrazione, costi e settori in affanno, i numeri richiedono cautela.
Tra dicembre 2025 e il periodo gennaio-agosto 2026 i metalmeccanici conteggiati nelle crisi aziendali sono passati da 115.397 a 105.228. La flessione, pari a 10.169 lavoratori e a circa l'8,8%, è stata presentata dalla Fim-Cisl come un miglioramento dei dati sulla cassa integrazione. Il segretario generale Ferdinando Uliano invita però a considerare anche un altro aspetto: chi esaurisce gli ammortizzatori sociali può uscire dal lavoro e sparire dal conteggio dei cassintegrati. Così il totale diminuisce, mentre per alcune persone la situazione occupazionale si è aggravata.
I 105.228 lavoratori si riferiscono alle situazioni di crisi aziendale censite dalla Fim-Cisl tra gennaio e agosto 2026. Il monitoraggio sindacale comprende difficoltà di settore, problemi finanziari e ricadute sulle aziende degli indotti. Descrive quindi una platea di lavoratori interessati da crisi e strumenti di gestione dell'emergenza, in un periodo in cui le difficoltà industriali restano diffuse.
Il termine di confronto è il dato di dicembre 2025: 115.397 lavoratori in 993 aziende. Il rapporto pubblicato allora aveva registrato un aumento di 11.946 persone rispetto al 2024. La fotografia dei primi otto mesi del 2026 mostra una diminuzione, ma il calo statistico va letto insieme al percorso di chi ha terminato il sostegno al reddito. Uliano segnala che alcuni lavoratori, una volta esauriti gli ammortizzatori, escono dal contesto lavorativo e non compaiono più tra i cassintegrati.
La cassa integrazione permette di sospendere o ridurre temporaneamente l'attività conservando il rapporto di lavoro. Quando il sostegno termina e non seguono una ripresa o un'altra soluzione, la persona può perdere il posto e uscire dal conteggio di chi è in cassa. È una dinamica che aiuta a spiegare perché il numero complessivo possa scendere anche senza un miglioramento dell'occupazione.
Nel periodo gennaio-agosto 2026, la ripartizione indica 85.728 lavoratori coinvolti in crisi di settore, 9.457 in crisi di carattere finanziario e 5.485 in situazioni legate agli indotti. Le tre voci totalizzano 100.670 persone, a fronte di un totale generale di 105.228. Il rapporto Fim-Cisl segnala anche processi di delocalizzazione: nel quadro precedente riguardavano 995 persone.
A dicembre 2025 la classificazione comprendeva 83.998 lavoratori nelle crisi settoriali, 19.630 in quelle finanziarie e 10.160 nell'indotto; il report indicava inoltre 995 persone interessate da delocalizzazioni. Le categorie descrivono cause differenti. Una crisi di settore può coinvolgere contemporaneamente aziende con condizioni finanziarie diverse; una crisi finanziaria, invece, può dipendere da una liquidità insufficiente anche in presenza di commesse.
Nei dati più recenti, la componente settoriale è la più ampia: riguarda oltre 85mila lavoratori. Le difficoltà attraversano dunque le filiere produttive, mentre le crisi finanziarie e quelle legate agli indotti completano il quadro monitorato dal sindacato. Il confronto tra dicembre 2025 e i primi otto mesi del 2026 riguarda i totali dei due periodi, accanto alle singole voci riportate per ciascuna rilevazione.
Uliano richiama anche l'aumento della cassa integrazione straordinaria rispetto a quella ordinaria. La Cigo viene utilizzata per riduzioni o sospensioni legate a difficoltà temporanee. La Cigs accompagna invece situazioni più strutturate, come riorganizzazioni e crisi aziendali. La crescita di questa componente segnala difficoltà più profonde, anche mentre diminuisce il totale dei lavoratori conteggiati.
Già il rapporto di febbraio 2026 aveva descritto un ricorso consistente agli ammortizzatori. Per il secondo semestre 2025, i dati Istat citati dalla Fim indicavano un aumento delle ore autorizzate di cassa integrazione: il 17% nel metalmeccanico e il 20% nella siderurgia. Le ore complessive erano 261,70 milioni.
Le ricadute variano a seconda della durata della crisi. Un'impresa può ridurre temporaneamente l'orario e mantenere i dipendenti in forza; una difficoltà più lunga può richiedere strumenti straordinari e portare a riorganizzazioni. Se i lavoratori terminano gli ammortizzatori senza rientrare al lavoro, il numero dei cassintegrati scende anche quando produzione e occupazione non sono tornate ai livelli precedenti. Per questo, secondo Uliano, l'andamento della Cigs merita attenzione insieme alla flessione del totale.
Automotive, siderurgia ed elettrodomestici sono i comparti nei quali si concentrano le difficoltà maggiori. Nel settore auto, la contrazione delle produzioni e la trasformazione tecnologica interessano i costruttori e una rete di fornitori che realizza motori, componenti, sistemi elettrici, sospensioni e lavorazioni metalliche. Molte di queste aziende sono piccole e dispongono di meno risorse per passare a nuove produzioni o diversificare i clienti, osserva la Fim.
Per la siderurgia, il costo dell'energia è particolarmente rilevante: fonderie e laminatoi ne hanno bisogno per lavorare, mentre incide anche il prezzo delle materie prime. Le difficoltà dei grandi poli industriali si ripercuotono sulle attività collegate, dagli appalti alla fornitura industriale. Nel comparto degli elettrodomestici, la ristrutturazione produttiva e la concorrenza internazionale si sommano alla debolezza dei consumi. Ne risentono anche le aziende che producono cablaggi, stampati, minuteria e altri componenti.
La mappa delle criticità si allarga ad altri comparti: macchine agricole e movimento terra, componentistica elettromeccanica, fonderie, zincatura e lavorazioni meccaniche. Sono segnalate difficoltà anche tra i produttori di beni per l'infanzia, infissi e materiali per l'edilizia, biciclette e relativi componenti, oltre che nei comparti moto e motocicli. Quando gli ordini rallentano in un settore, le conseguenze raggiungono anche aziende che lavorano per più mercati.
Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte sono tra le aree più esposte, grazie alla presenza di attività manifatturiere e filiere integrate. La Fim segnala in questi territori difficoltà nei macchinari e nell'impiantistica industriale, nell'automotive, nell'elettrodomestico e nella siderurgia. La lista comprende anche biciclette e minuteria metalmeccanica. La presenza ravvicinata di stabilimenti e fornitori può allargare gli effetti di un calo produttivo lungo la stessa catena di fornitura.
In Liguria, Toscana, Marche, Umbria e Lazio emergono soprattutto le difficoltà dell'automotive, della siderurgia e dell'elettrodomestico. Nel Centro-Sud si aggiungono problemi nella microelettronica, nei semiconduttori, nella manutenzione industriale e nell'impiantistica. La distribuzione delle vertenze e del ricorso agli ammortizzatori restituisce una geografia delle criticità che attraversa più aree del Paese.
Un quadro locale dà la misura dell'impatto territoriale. In Friuli-Venezia Giulia, nei primi quattro mesi del 2026, le aziende metalmeccaniche che ricorrevano agli ammortizzatori sociali sono passate da 55 a 92. In cassa integrazione risultavano 5.758 lavoratori, circa il 10% del comparto regionale. Aerospazio, difesa e cantieristica navale, invece, sono fuori dalle aree di sofferenza censite e attraversano una fase di crescita.
Il passaggio dai 115.397 lavoratori rilevati a fine 2025 ai 105.228 conteggiati tra gennaio e agosto 2026 convive con l'aumento della cassa straordinaria e con difficoltà concentrate in filiere strategiche. Uliano segnala che una parte delle persone esce dai conteggi quando termina il sostegno, senza trovare necessariamente un nuovo impiego o una ripresa aziendale. È una differenza che il dato complessivo, da solo, non racconta.
Per lavoratori e famiglie cambia molto attraversare una sospensione temporanea con il rapporto di lavoro conservato oppure affrontare una crisi prolungata, che può sfociare in riorganizzazioni, chiusure e perdita dell'occupazione. Sul fronte delle imprese si sommano costi energetici elevati, accesso difficile ai finanziamenti, ordini insufficienti e investimenti richiesti dalla transizione.
Oltre 105mila lavoratori coinvolti restano il segno di una pressione estesa. Le vertenze, il ricorso crescente alla cassa straordinaria e le difficoltà delle filiere e dei territori industriali restituiscono un quadro in cui la diminuzione del numero dei cassintegrati può accompagnarsi all'uscita di persone dal lavoro.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...