Le tavole dipinte dal padre, un tempo bruciate per scaldarsi, sono oggi un patrimonio senza prezzo. Flavio Girolomini ne raccoglie l’eredità tra Carso, ferrovia e paesaggi, intrecciando memoria, ricerca artistica e insegnamento.
Flavio Girolomini ha visto il padre bruciare alcune tavole dipinte per scaldare la famiglia nel dopoguerra. Oggi le opere del figlio custodiscono la memoria di un Carso trasformato dal tempo e dal mutare del rapporto con la terra. Un valore culturale che nessun prezzo può misurare.
Nato a Trieste nel 1948, Girolomini è cresciuto nello studio del padre: una stanza di cinque metri per quattro, dove si lavorava e abitava insieme. L’arte era amata, ma le necessità quotidiane potevano imporre di sacrificarla. Da questo contrasto prende avvio una vicenda che lega una scelta di vita alla ricerca artistica e alla trasmissione del sapere. Per decenni Girolomini ha osservato e inciso la pietra carsica, facendo di quel paesaggio il punto d’incontro tra un ricordo privato e la memoria condivisa del territorio.
Il padre di Girolomini faceva il tranviere e dipingeva per passione. Subito dopo la guerra allestì una mostra personale, nella speranza di trovare nell’arte una strada professionale. Ma il dopoguerra aveva altre urgenze. La famiglia si sistemò proprio nello studio del pittore e, durante l’inverno, alcune opere finirono nel fuoco per riscaldare la casa.
Per il giovane Flavio la pittura era lì, nella vita di tutti i giorni. L’atelier era anche l’abitazione familiare; delle opere del padre ne sopravvissero poche. A restare fu soprattutto l’entusiasmo con cui continuava a dipingere, anche quando le condizioni materiali rendevano difficile conservare i suoi lavori.
Girolomini ha seguito le orme paterne, costruendo però un percorso proprio. Ha studiato all’Istituto statale d’arte Enrico e Umberto Nordio di Trieste, con figure dell’ambiente artistico cittadino, e ha conseguito il diploma di Magistero. Le prime esperienze, tra grafica, design e discipline pittoriche, hanno avviato una ricerca autonoma. Il suo approdo sarebbe stato un luogo preciso: l’altopiano carsico.
Il Carso era già familiare a Girolomini prima del trasferimento. Da ragazzo lo percorreva a piedi e si soffermava sulle tracce storiche e archeologiche tra Basovizza e la Val Rosandra. Poi, nel 1972, la scelta che avrebbe cambiato la sua quotidianità: ottenute le abilitazioni all’insegnamento di Educazione artistica e di Disegno e storia dell’arte, rinunciò a una cattedra a tempo indeterminato in provincia di Pordenone. Andò a lavorare come ferroviere alla stazione di Prosecco e si trasferì nel territorio carsico.
Fu una decisione che coinvolse il lavoro e il modo di abitare. Accanto ai muretti a secco, ai prati e alla roccia calcarea, la frequentazione del luogo divenne conoscenza quotidiana. La pietra entrò nella sua ricerca come elemento concreto del paesaggio e come superficie da interrogare. Nelle scanalature Girolomini legge percorsi, mappe e segni; per coglierli, bisogna fermarsi a guardare.
Così si comprende il legame tra le sue opere e il Carso. I lavori non si limitano a raffigurare uno scenario: il territorio ne è il soggetto, la materia evocata, l’archivio di esperienze. A volte la roccia compare in un panorama riconoscibile; altrove diventa una forma autonoma. In entrambi i casi conserva la ruvidità del paesaggio e le tracce del lavoro umano che lo ha modellato.
Nel corso della sua ricerca Girolomini ha lavorato con pittura e acquerello, acquaforte, china e incisione. Ogni tecnica gli offre un modo diverso di mettere in rapporto il segno con la superficie e la materia. Nell’incisione, in particolare, il tratto scava e lascia un’impronta: un gesto che richiama le pieghe e le fessure della roccia carsica.
Formatosi nel clima artistico degli anni Sessanta, Girolomini si orientò inizialmente verso l’astrattismo. In seguito tornò ad avvicinarsi alla figurazione, mantenendo la libertà del segno. Tanto in un acquerello quanto in una stampa, il lavoro punta a restituire la sensazione fisica del luogo: la durezza della pietra, la presenza delle attività che hanno lasciato impronte sul terreno.
Astrazione e figura convivono. Una forma può restare allusiva e suggerire, nello stesso momento, un tratto di terreno o una parete rocciosa. L’immagine lascia spazio a chi guarda, che riconosce la materia e completa con la propria esperienza ciò che il segno evoca.
La lunga permanenza nel Carso ha dato a Girolomini modo di seguire i cambiamenti del territorio. Nei suoi paesaggi affiorano le attività agricole, i modi di lavorare e le trasformazioni del rapporto tra le comunità e l’ambiente. Sono immagini legate a un luogo preciso, attraversato dal tempo.
Da bambino, ricorda l’artista, attraversare un prato poteva voler dire rovinare il foraggio destinato agli animali. Negli anni Ottanta, le politiche di contenimento delle eccedenze agricole favorirono l’abbattimento dei bovini; in poco tempo gli animali si fecero molto meno presenti. La vita quotidiana e l’aspetto dei luoghi cambiarono insieme, mostrando quanto il paesaggio dipenda dalle scelte economiche e dalle pratiche di cura.
Secondo Girolomini, la minore manutenzione del territorio ha orientato la sua produzione verso i paesaggi. Un panorama dipinto conserva una configurazione riconoscibile e racconta com’era un luogo: quali segni lo componevano, quale rapporto aveva con le persone. In questo modo l’opera assume anche un valore documentario, restando un lavoro artistico.
Nel confronto tra le diverse epoche compaiono il prato da cui si ricavava il foraggio, gli animali, i muretti e le superfici rocciose. E poi le trasformazioni, che rendono meno visibile il lavoro di manutenzione. Dipingere il Carso significa trattenere particolari che rischiano di scomparire dalla memoria comune.
Alla produzione artistica Girolomini ha affiancato la didattica e il volontariato. Dal 1998 insegna disegno, pittura, tecniche incisorie e storia dell’arte in realtà culturali triestine, tra cui l’Università popolare e l’UniLibertà Auser. Ha collaborato anche con l’associazione Prints, dedicata all’arte grafica, contribuendo a organizzare occasioni espositive per i suoi allievi.
Insegnare l’incisione vuol dire trasmettere competenze pratiche: il rapporto fra matrice, segno e stampa. Vuol dire anche educare lo sguardo. Il lavoro richiede lentezza, attenzione alle superfici e cura nella realizzazione dell’immagine, aspetti vicini alla ricerca di Girolomini sulla pietra. In aula la memoria raccolta nelle opere passa da chi insegna a chi apprende.
Il suo impegno civile si è espresso anche nel volontariato ambientalista e culturale. Per le mostre, l’insegnamento e le attività rivolte alla comunità ha ricevuto riconoscimenti, tra cui il Sigillo Trecentesco del Comune di Trieste. Il premio si inserisce in un percorso che unisce il lavoro artistico alla partecipazione alla vita cittadina e alla condivisione delle competenze.
Dal 7 al 30 ottobre 2026 il palazzo del Municipio di Sgonico, in provincia di Trieste, ha ospitato “Incanto dei luoghi”, mostra con opere di Flavio Girolomini e Marina Carlin. L’esposizione si è conclusa il 30 ottobre ed è una tappa recente del percorso pubblico dell’artista.
Il titolo evoca la meraviglia suscitata dai luoghi e le storie che vi si depositano. Nel lavoro di Girolomini il richiamo passa attraverso elementi concreti: la roccia, le sue irregolarità, le tracce umane e le forme del paesaggio. Le opere dei due artisti hanno dato vita a un dialogo visivo; quelle di Girolomini restano legate al Carso e alla memoria del territorio.
La rassegna si colloca in una carriera fatta di mostre personali e collettive, attività grafica e insegnamento. Offre una cornice per avvicinarsi a una ricerca sviluppata nel tempo, in cui tecniche diverse tornano sugli stessi elementi: la pietra, il paesaggio, il segno lasciato dall’uomo.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...