Il prezzo dell'oro è salito del 31% nel 2026 e oggi vale 128 euro al grammo. Goldman Sachs e JPMorgan restano rialzisti. Ma vendere i gioielli o comprare lingotti conviene davvero adesso?
Il prezzo dell'oro ha guadagnato il 31% dall'inizio del 2026 in dollari e il 9,4% solo nell'ultimo mese. Il 24 agosto 2026 la quotazione ha raggiunto 128,07 euro al grammo, toccando nuovi massimi storici alimentati dalla crisi dello Stretto di Hormuz, dall'inflazione persistente e dall'incertezza geopolitica globale. Chi ha gioielli d'oro in casa si chiede se sia il momento giusto per venderli. Chi ha liquidità da investire si chiede se comprare lingotti o monete abbia ancora senso a questi livelli. Le risposte non sono semplici, ma i dati disponibili permettono di ragionare con numeri precisi.
Il prezzo di riferimento internazionale è il London Bullion Market Association (LBMA) Gold Price, il fixing fissato due volte al giorno a Londra da ICE Benchmark Administration. A questo benchmark si allineano i prezzi dei lingotti e delle monete da investimento venduti dagli operatori professionali italiani.
A metà agosto 2026 la quotazione era già a 121,79 euro al grammo. Il 24 agosto ha raggiunto 128,07 euro, con un ulteriore rialzo dell'1,05% nella sola giornata. Il massimo intraday della stessa giornata ha toccato 128,94 euro. Su base annua, l'oro in dollari ha guadagnato il 31% dall'inizio del 2026: una performance che colloca il metallo giallo tra i migliori asset di questo anno, superando la maggior parte degli indici azionari e dei titoli di Stato.
Perché sale così tanto? Tre fattori principali si sovrappongono. Il primo è la crisi dello Stretto di Hormuz: il conflitto in Medio Oriente ha riacceso le aspettative di inflazione energetica globale, e l'oro storicamente si rivaluta in questi scenari. Il secondo è la debolezza del dollaro rispetto all'euro, che amplifica il rialzo espresso nella valuta americana. Il terzo è la domanda strutturale delle banche centrali asiatiche, in particolare Cina e India, che continuano ad aumentare le riserve auree riducendo l'esposizione al dollaro.
Il momento è oggettivamente tra i più favorevoli degli ultimi anni per chi vuole convertire oro fisico in liquidità. Ma ci sono alcune regole da conoscere prima di presentarsi da un compro oro o da un operatore professionale.
Il prezzo di acquisto non è quello di mercato. I gioielli vengono acquistati dagli operatori al prezzo del metallo contenuto, non al valore commerciale del gioiello finito. Un anello in oro 18 carati contiene 750 millesimi di oro puro (750/1000). Con la quotazione a 128 euro al grammo, il valore del metallo è di circa 96 euro al grammo per l'oro 18 carati. Per un anello da 10 grammi, il valore del metallo è di circa 960 euro. L'operatore acquista a un prezzo inferiore a questo valore per coprire i propri costi e margini: nella pratica ci si può aspettare di ricevere tra il 90% e il 95% del valore spot per operatori seri.
Come riconoscere un operatore affidabile. Dal 17 aprile 2025 è attivo il Registro degli Operatori Professionali in Oro dell'OAM (Organismo Agenti e Mediatori), obbligatorio per chiunque commerci professionalmente oro da investimento in Italia. Prima di qualsiasi transazione, verificare l'iscrizione OAM del venditore o acquirente sul portale organismo-am.it è il modo più semplice per proteggersi da rischi legali e da operatori scorretti.
La fiscalità sulla vendita di gioielli. L'esenzione IVA riguarda solo l'oro da investimento, non i gioielli. La vendita di gioielli d'oro da parte di privati non genera normalmente obblighi fiscali se avviene occasionalmente e non come attività commerciale. Tuttavia, somme significative potrebbero richiedere una dichiarazione. Per importi rilevanti, è consigliabile verificare la situazione con un commercialista.
Quando vale la pena aspettare. Se i gioielli hanno un valore artistico, storico o affettivo significativo che va oltre il peso del metallo, vendere ora al prezzo del metallo potrebbe comportare una perdita di valore difficile da recuperare. Un gioiello firmato da un maestro orafo, un pezzo d'epoca o un oggetto raro vale quasi sempre più del suo peso in oro. In questi casi, prima di vendere a un compro oro conviene fare una valutazione da un perito o da una casa d'aste specializzata.
La domanda è legittima e merita una risposta onesta: comprare oro a 128 euro al grammo significa entrare su un asset che ha già guadagnato il 31% in un anno. Non è come comprare su un minimo. Eppure le principali banche d'investimento mondiali restano strutturalmente rialziste.
Goldman Sachs ha un target a 4.900 dollari l'oncia entro fine 2026, rivisto al ribasso da 5.400 dollari nella nota del 19 giugno firmata dagli analisti Lina Thomas e Daan Struyven, principalmente per lo slittamento dei tagli dei tassi Fed. La banca resta però "costruttiva sul lungo periodo": stima che le banche centrali continueranno ad acquistare tra 70 e 80 tonnellate di oro l'anno, e che ogni taglio da 25 punti base della Fed aggiunga circa 120 dollari all'oncia. Nel caso più positivo, Goldman non esclude 5.400 dollari a fine 2026.
JPMorgan ha tagliato il suo target del 25%, portandolo a 4.500 dollari per il quarto trimestre 2026, rispetto ai 6.000 dollari precedenti, descrivendo la situazione come "range-bound" nel breve periodo. La banca mantiene però una visione rialzista di lungo termine, citando gli acquisti delle banche centrali e la forte domanda fisica.
Il World Gold Council ha documentato che nel solo primo trimestre 2026 le banche centrali globali hanno acquistato 243 tonnellate di oro, un ritmo record. Circa il 45% delle banche centrali intervistate prevede di aumentare ulteriormente le proprie riserve auree entro il prossimo anno.
Ed Yardeni di Yardeni Research sostiene che ci troviamo in un "superciclo" dell'oro, paragonabile a quelli delle materie prime degli anni Settanta e del decennio 2000-2010. La tesi è che la domanda strutturale delle banche centrali dei mercati emergenti, la diversificazione dal dollaro e l'instabilità geopolitica creeranno una base di supporto permanentemente più alta per il metallo.
La posizione prudente. Chi invita alla cautela ricorda che l'oro non genera reddito: non paga cedole come i BTP, non distribuisce dividendi come le azioni. Chi entra a 128 euro al grammo guadagna solo se il prezzo sale ulteriormente. Gli analisti più prudenti, tra cui alcuni di Citigroup, non escludono una correzione tecnica prima della ripresa. Il consiglio più diffuso tra i consulenti finanziari indipendenti è di non concentrare più del 5-10% del portafoglio complessivo sull'oro, e di distribuire gli acquisti nel tempo invece di entrare tutto in una volta a prezzi massimi.
Per chi decide di comprare, la scelta tra lingotti e monete dipende dall'importo e dall'obiettivo.
I lingotti sono la forma più pura di investimento: titolo 999,9/1000, certificazione LBMA, prezzo strettamente legato alla quotazione spot. Il premio applicato rispetto alla quotazione è più contenuto sui tagli grandi (100 grammi, 250 grammi, 1 kg) e più alto sui tagli piccoli (1 grammo, 5 grammi, 10 grammi), dove i costi fissi di certificazione incidono di più. Un lingotto da 100 grammi ha un premio tipico del 2-4% rispetto al valore spot. Uno da 1 grammo può avere un premio del 10-15%.
Le monete da investimento sono una valida alternativa, soprattutto per chi vuole frazionare l'investimento. Le più diffuse in Italia sono il Marengo d'oro (francese e italiano, da circa 6,45 grammi), il Krugerrand sudafricano (1 oncia troy), il Maple Leaf canadese e il Britannia britannico. Le monete hanno un premio superiore ai lingotti di uguale peso, ma offrono maggiore frazionabilità e liquidità. In Italia l'oro da investimento, sia sotto forma di lingotti sia di monete, è esente da IVA.
La conservazione è un costo nascosto. Chi compra oro fisico deve risolvere il problema della custodia: cassette di sicurezza bancarie, cassaforti domestiche o servizi di storage certificato. Questi costi riducono il rendimento netto dell'investimento nel tempo e vanno considerati nella valutazione complessiva.
A 128 euro al grammo, l'oro offre un rendimento potenziale ma nessuna certezza. In confronto, un BTP a 10 anni rende oggi circa il 3,94% annuo lordo (2,68% netto con l'aliquota al 12,5%), con rimborso garantito del capitale a scadenza. Un conto deposito vincolato offre tra il 3% e il 3,25% annuo lordo senza rischio di prezzo. La differenza è che l'oro non ha una scadenza e il suo prezzo può salire ancora, ma può anche scendere significativamente.
Chi ha già BTP o conti deposito e vuole aggiungere una quota di protezione dall'inflazione e dall'incertezza geopolitica può valutare l'oro come componente di un portafoglio diversificato. Chi cerca rendimento certo nel breve periodo ha strumenti migliori a disposizione.
La risposta alla domanda del titolo. Per chi ha gioielli di famiglia che non usa e non hanno valore artistico particolare, vendere ora è razionalmente la scelta giusta: i prezzi non erano mai stati così alti e nessuno sa con certezza se rimarranno a questi livelli. Per chi vuole comprare lingotti o monete come protezione di lungo periodo, può avere senso farlo in modo frazionato e limitato, senza concentrare sull'oro più del 10% del proprio patrimonio investibile. Entrare tutto in una volta a massimi storici, con il 31% già guadagnato nell'anno, è un rischio che i consulenti finanziari più esperti sconsigliano sistematicamente.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...