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Parcheggia la sua Dacia Sandero nel parcheggio disabili con il permesso: prende lo stesso 670 euro di sanzione

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di Alberto Pelletti pubblicato il

Pur con il permesso per parcheggiare l'auto, si ritrova con una sanzione prima da 330 euro e poi 670 euro: come è potuto accadere

Un permesso per disabili scaduto da circa un mese, un’auto lasciata nello stallo riservato in pieno centro e una sanzione che da 330 euro è arrivata a 670. È la vicenda di un commerciante di Civitanova Marche, titolare del tagliando, che ha scoperto sulla propria pelle come un documento dimenticato valga, per la legge, come se non ci fosse. La storia è finita al ricorso al prefetto, respinto, e ora all’ingiunzione di pagamento. Ma racconta anche una regola che riguarda migliaia di persone: il contrassegno ha una scadenza, e controllarla è l’unico modo per non rischiare.

Che cosa è successo a Civitanova

I fatti, nella ricostruzione pubblicata il 25 ottobre 2026, sono questi. Un sabato notte l’auto era ferma nello stallo per disabili di piazza XX Settembre, nel centro della città. Il tagliando esposto sul cruscotto era però scaduto da circa trenta giorni. Una pattuglia l’ha notato e ha chiesto l’intervento della polizia municipale, che ha redatto il verbale.

Il titolare del permesso, secondo il racconto, è lo stesso commerciante, che lavora nell’azienda di famiglia e ha una condizione fisica stabile e non reversibile. Una passante ha riconosciuto l’auto e l’ha avvisato. L’uomo è arrivato sul posto, ha discusso con alcuni agenti, ha spostato la vettura e il giorno dopo ha rinnovato il permesso. Il verbale, che non è stato contestato subito, indicava una sanzione di 330 euro.

Il commerciante ha presentato ricorso al prefetto di Macerata, chiedendo l’annullamento. Il ricorso è stato respinto e a quel punto è arrivata un’ingiunzione di pagamento di 670 euro. Il pezzo originale non spiega come si arrivi a quella cifra e non riporta dichiarazioni dirette dell’interessato.

Il punto che sorprende è proprio questo: avere diritto al contrassegno e averlo in corso di validità sono due cose diverse. Il tagliando è il documento che autorizza a usare gli stalli riservati, e se è scaduto chi sosta in quegli spazi lo fa, di fatto, senza titolo. Per questo la situazione viene trattata come la sosta di chi non ha alcun permesso.

Il contrassegno europeo per persone con disabilità ha in genere una validità di cinque anni. Per il rinnovo serve un certificato del medico curante che confermi la persistenza delle condizioni, e in molti Comuni basta presentare la richiesta all’ufficio competente. Quando la condizione è permanente e non reversibile, come in questo caso, il rinnovo può sembrare una formalità, ma resta un passaggio obbligatorio: non si estende automaticamente.

Quanto costa sostare senza diritto in uno stallo riservato? Le guide di settore indicano per le auto una sanzione tra 168 e 672 euro, in base alla gravità e ai precedenti, con possibile rimozione del veicolo e, secondo alcune fonti, anche la perdita di punti sulla patente. Si tratta di indicazioni generali di una guida non ufficiale. Nel caso di Civitanova la cifra riportata è quella di 330 euro, ma non è chiaro come sia stata determinata.

Dai 330 ai 670 euro: come può salire una multa

Il passaggio da 330 a 670 euro non è un errore, e si può spiegare con le regole del Codice della strada. Chi riceve un verbale può pagare entro i termini, anche con lo sconto previsto, oppure fare ricorso. Il ricorso si può presentare al prefetto, in genere entro 60 giorni dalla notifica, o al giudice di pace, in genere entro 30 giorni. Sono due strade alternative.

Se il prefetto ritiene fondato l’accertamento, emette un’ordinanza-ingiunzione. L’articolo 204 del Codice della strada stabilisce che la somma non può essere inferiore al doppio del minimo previsto per la violazione, e vi si aggiungono le spese del procedimento. Il pagamento va fatto entro 30 giorni dalla notifica, e dopo quel termine l’ingiunzione diventa un titolo esecutivo.

Chi invece decide di pagare subito il verbale, senza contestarlo, ha di norma più margine. Per queste violazioni le guide di settore indicano uno sconto del 30% sul minimo se si paga entro cinque giorni dalla notifica, mentre dopo sessanta giorni l’importo cresce e si aggiungono interessi e spese. Anche per questo, in una vicenda come quella di Civitanova, il fattore tempo pesa quanto la cifra iniziale: ogni passaggio mancato o ricorso respinto sposta l’asticella verso l’alto.

Nel caso di Civitanova, il doppio di 330 euro sarebbe 660: i 670 euro potrebbero quindi comprendere circa 10 euro di spese, ma è una nostra ipotesi, perché la fonte non lo dice. È un meccanismo che pesa su chi fa ricorso senza un motivo solido: respinto il ricorso, si paga di più. Per questo, prima di presentarlo, conviene valutare se esistono davvero ragioni per l’annullamento, come un errore nel verbale o una notifica fuori termine.

Che cosa fare per non rischiare

La storia suggerisce alcune accortezze, utili a chiunque abbia un contrassegno disabili.

  • Segnare la scadenza. La data è stampata sul tagliando: conviene inserire un promemoria nel telefono con almeno uno-due mesi di anticipo.
  • Avviare il rinnovo per tempo. Servono il certificato del medico curante e la domanda all’ufficio del Comune o dell’Asl competente. I tempi possono variare da una città all’altra.
  • Conservare la ricevuta della domanda. Se il rinnovo è in corso, la documentazione può servire in caso di controllo, anche se non sostituisce il permesso valido.
  • Non lasciare il tagliando vecchio sul cruscotto. Una volta ritirato quello nuovo, quello scaduto va tolto.
  • Valutare con attenzione il ricorso. Per una multa di 330 euro il rischio di arrivare a 670 è concreto se il ricorso non ha basi solide.
Sono precauzioni semplici, che valgono per chi ha un contrassegno permanente, per quello temporaneo e per chi accompagna un familiare. Il tagliando non è un diritto “a vita”: è un’autorizzazione che va tenuta aggiornata.

Il caso ha riaperto una discussione che torna di tanto in tanto. Chi ha una condizione stabile e irreversibile deve comunque rinnovare il permesso ogni cinque anni, con nuova documentazione medica. Per molti è un adempimento ridondante, e c’è chi ritiene che una sanzione tanto alta per una scadenza da un mese sia sproporzionata, soprattutto quando il titolare ha comunque diritto al permesso e lo ha rinnovato il giorno dopo.

Dall’altra parte c’è l’esigenza dei controlli: gli stalli riservati sono pochi, e un tagliando scaduto o usato da altri toglie spazio a chi ne ha davvero bisogno. Le verifiche sono lo strumento con cui i Comuni cercano di contrastare gli abusi. Un agente che incontra un tagliando scaduto non ha strumenti per sapere se il titolare abbia o no diritto al rinnovo: l’accertamento si ferma sulla data.

Per ora la vicenda di Civitanova resta quella di una dimenticanza costata cara. La lezione pratica è semplice: controllare la data, rinnovare per tempo e, se arriva un verbale, valutare con calma se vale la pena contestarlo. Quando si arriva alla fase del ricorso, la partita si gioca sui termini e sulle regole, non sull’equità del singolo caso.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...