E' ufficiale, la flat tax al 15% per le partite iva viene alzata a 100mila euro nel 2027, dal limite precedente di 85mila. La decisione è stata presa nella nuova manovra finanziaria 2027
La flat tax per le partite Iva si allarga. Nella manovra approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026 il limite del regime forfettario passa da 85mila a 100mila euro di ricavi o compensi. Per autonomi e ditte individuali significa poter restare con l’imposta sostitutiva al 15% (o al 5% per le nuove attività) anche con un fatturato più alto. Non è però una modifica già in vigore: il testo deve passare dal Parlamento e restano da chiarire alcuni punti decisivi, a cominciare dall’Iva. Ecco che cosa cambia, quanto si risparmia e che cosa controllare prima di fare i conti.
Oggi chi applica il regime forfettario deve restare entro 85.000 euro di ricavi o compensi incassati nell’anno e paga una imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per l’anno di inizio attività e i quattro successivi, se ci sono i requisiti. Chi supera gli 85mila euro ma resta sotto i 100mila finisce fuori dal regime dall’anno successivo, mentre chi supera i 100mila euro nel corso dell’anno esce subito.
La manovra porta l’asticella a 100mila euro. L’imposta resta quella sostitutiva e il reddito continua a essere calcolato applicando al fatturato un coefficiente di redditività legato al codice Ateco dell’attività, senza dedurre i costi uno per uno. Il vantaggio per chi supera gli 85mila euro è evidente: resta in un regime con un’aliquota unica molto bassa, invece di passare all’Irpef a scaglioni.
Per capire la differenza, prendiamo un professionista con coefficiente del 78%, valore tipico per molte attività professionali (il coefficiente effettivo dipende dal codice Ateco). I numeri sono nostri e puramente indicativi, senza contributi previdenziali e addizionali.
Il punto più delicato è l’Iva. La franchigia Iva per le piccole imprese è regolata da norme europee e il tetto per l’esenzione è fissato a 85mila euro. Per questo l’estensione a 100mila euro deve fare i conti con Bruxelles: nelle ricostruzioni circolate prima del Cdm la misura richiederebbe il via libera della Commissione europea.
L’ipotesi più discussa è quella di una soluzione “ibrida”: imposta sostitutiva fino a 100mila euro, ma Iva in fattura per i ricavi sopra 85mila. In pratica, tra 85 e 100mila euro il professionista resterebbe nel regime agevolato per le imposte sul reddito, ma dovrebbe addebitare l’Iva ai clienti e gestire liquidazioni, versamenti e dichiarazione annuale.
I dettagli, hanno scritto le ricostruzioni, spetterebbero al legislatore. Il ministro dell’Economia Giorgetti, interpellato prima del Cdm sull’estensione ai redditi più alti, ha risposto «tendenzialmente sì», senza indicare ancora le regole sull’Iva. Se l’Iva dovesse applicarsi dagli 85mila euro, il vantaggio si ridurrebbe, perché per i clienti privati un’aliquota del 22% rende una parcella da 1.000 euro pari a 1.220 euro, oppure costringe il professionista ad assorbire l’imposta con un margine più basso. Per i clienti titolari di partita Iva l’Iva è invece in gran parte neutra.
I beneficiari sono i lavoratori autonomi e le ditte individuali che oggi fatturano vicino agli 85mila euro, e che oggi devono scegliere se frenare l’attività o rischiare di uscire dal regime. Con il nuovo tetto hanno 15mila euro in più di margine per crescere senza cambiare sistema fiscale.
Il vantaggio è maggiore per chi ha un coefficiente alto e pochi costi reali, come molti professionisti dei servizi, perché in quel caso il regime forfettario è più conveniente rispetto a una contabilità ordinaria. Conta meno per chi ha molte spese deducibili, per cui l’Irpef con la deduzione analitica dei costi può risultare comparabile.
Il regime forfettario non è per tutti. Restano esclusi, per esempio, i soggetti che superano il limite per il personale (20.000 euro lordi di spese) e chi non rispetta le altre condizioni previste dalla legge. Resta aperto anche il tema dei dipendenti e pensionati con una partita Iva: il limite di reddito da lavoro dipendente per accedere al regime è di 30.000 euro, e la soglia a 35.000 euro è scaduta a fine 2026 salvo proroga. La manovra potrebbe intervenire anche su questo, ma al momento non risulta una decisione.
Il forfettario riduce le imposte, non i contributi. Per i professionisti in gestione separata Inps l’aliquota è del 26,07%, o del 24% per chi è anche dipendente o pensionato, secondo i dati 2026. Per artigiani e commercianti c’è un minimale di circa 18.808 euro, con aliquota del 24% o 24,48% fino a 56.224 euro. Chi dichiara un reddito più alto per effetto del nuovo tetto dovrà quindi versare anche più contributi, in proporzione al reddito imponibile.
Esiste poi una riduzione del 35% dei contributi per artigiani e commercianti già attivi nel regime, da chiedere entro il 28 febbraio. I valori 2027 non sono ancora stati pubblicati.
La manovra deve ora essere discussa e approvata dalle Camere entro la fine dell’anno. Il testo definitivo chiarirà la decorrenza, probabilmente dal primo gennaio 2027, e le regole sull’Iva. Fino ad allora, il limite resta quello attuale di 85.000 euro, e chi lo supera deve applicare le regole in vigore.
Chi sta per chiudere il 2026 vicino alla soglia dovrebbe ricordare che il tetto si misura sugli incassi dell’anno precedente. Per chi chiude il 2026 sopra gli 85mila euro, il limite a 100mila vale solo se la norma sarà in vigore per il 2027: serve attendere il testo prima di cambiare strategia di fatturazione.
Il Dott. Ugo Terenzi è un esperto consulente senior con oltre 15 anni di esperienza nel campo della gestione delle Partite IVA. Attualmente opera a Roma, dove supporta professionisti e imprenditori nell’organizzazione delle loro attività fiscali e nella pianificazione finanziaria. Nel corso della sua carriera ha affiancato numerosi clienti, offrendo indicazioni pratiche per affrontare le normat...