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Prezzi carburanti ancora molto alti, Governo al lavoro ma chi guadagna davvero quando il prezzo alla pompa non scende

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Tra prezzi dei carburanti ancora elevati, politiche governative incerte e disparità tra Italia ed Europa, chi beneficia del mancato ribasso e le strategie possibili per consumatori e Stato.

I prezzi di benzina e diesel restano elevati sulle reti italiane, nonostante interventi governativi e momentanee riduzioni. Le aspettative di una rapida discesa si sono spesso scontrate con la realtà: dopo piccole flessioni, il costo alla pompa si mantiene su livelli che pesano sui bilanci di famiglie e imprese. Il meccanismo della formazione del prezzo dei carburanti, tra crisi geopolitiche, accise e dinamiche di mercato globale, sfugge al controllo diretto del consumatore e del singolo stato. La questione centrale resta quella indicata da molti: chi realmente beneficia della situazione attuale e perché, anche quando le quotazioni internazionali scendono, il prezzo del carburante al distributore cala meno e in ritardo?

La situazione dei prezzi: benzina e diesel in Italia e in Europa

Analizzando lo scenario attuale, il costo medio alla pompa in Italia si attesta su valori superiori a 1,79 euro/litro per la benzina e oltre 2,16 euro/litro per il diesel sulle reti ordinarie, mentre in autostrada sono registrati valori anche più alti. Sebbene nelle ultime settimane ci sia stata una modesta flessione dei listini (tra 0,3 e 1,4 centesimi per litro), le riduzioni restano molto lontane rispetto ai livelli precedenti all'ultima crisi in Medio Oriente. Secondo i dati ministeriali e le indagini Codacons, il rincaro rispetto a pochi mesi fa è netto: +26% per il diesel e +7% per la benzina rispetto a fine febbraio, con una spesa aggiuntiva per gli automobilisti italiani che supera i 148 milioni di euro a settimana rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il confronto europeo mostra uno scenario frammentato:

  • Italia, Portogallo, Slovenia, Ungheria e Spagna sono intervenute con azioni di contenimento sui mercati
  • in Olanda e Danimarca il diesel ha raggiunto anche i 2,46 euro/litro
  • la media UE per la benzina si attesta intorno a 1,91 euro/litro, con Italia leggermente sotto la media grazie ai provvedimenti presi ma ancora ben distanziata da paesi come Malta e Slovenia dove prezzi calmierati o politiche di formazione diverse offrono condizioni più vantaggiose
L'andamento degli ultimi mesi è stato caratterizzato da una rapida crescita dei prezzi dopo l'aumento delle tensioni internazionali, seguiti da timidi ribassi non proporzionali alle condizioni di mercato globale. Le richieste del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) verso le compagnie petrolifere, in seguito agli aumenti, hanno prodotto solo una riduzione parziale e temporanea. La pressione di Stato e associazioni dei consumatori, seppure costante, non ha ancora garantito vantaggi strutturali e duraturi ai cittadini.

La struttura del prezzo alla pompa: componenti, accise e IVA

Il costo pagato dal consumatore finale si compone di più elementi:

  • Prezzo industriale (costo materia prima e filiera di raffinazione e distribuzione): incide per circa il 55% sul prezzo della benzina e quasi il 60% sul diesel
  • Accise: storicamente molto elevate in Italia, sono imposte fisse introdotte nel tempo anche per far fronte a emergenze passate; non si sono mai ridotte in modo strutturale
  • IVA (22%) che si applica sia sul prezzo base sia sulle accise: un vero meccanismo di tassa sulla tassa
La tabella sottostante ricostruisce la composizione tipica di un litro di carburante in Italia ai prezzi attuali:

Componente

Incidenza su 1 lt di benzina

Incidenza su 1 lt di diesel

Materia prima e filiera

~55%

~59%

Accise

~38%

~37%

IVA

~7%

~4%

L'aumento delle quotazioni petrolifere impatta direttamente solo sulla componente industriale; accise e IVA, invece, contribuiscono a rendere il prezzo finale meno sensibile alle discese delle quotazioni mondiali. La storia delle accise italiane è emblematica: introdotte per emergenze tra cui guerre e calamità del passato, sono rimaste nel tempo, accumulando un peso fiscale che fa dell'Italia tra i Paesi col maggiore carico fiscale sui carburanti.

Non va dimenticata l'IVA sul prezzo alla pompa, che viene calcolata anche sulle accise, aggravando ulteriormente il costo complessivo.

Chi guadagna davvero quando i prezzi non scendono

L'analisi degli utili lungo la filiera energetica mostra una sproporzione tra percezione comune e realtà economica. Il gestore del distributore guadagna, sulle vendite, una quota compresa tra 3 e 5 centesimi al litro, invariata indipendentemente dalle oscillazioni dei prezzi di mercato: questa voce, infatti, rappresenta solo una minima parte del valore totale. Il grosso degli extra profitti va a:

  • Compagnie petrolifere e filiera industriale: secondo dati Codacons, incassano circa 88 milioni di euro a settimana in più nei periodi di rialzo dei listini rispetto agli stessi periodi precedenti
  • Broker, grossisti e altri intermediari: ottengono ricavi aggiuntivi grazie al margine lordo, che si espande quando la materia prima rincara
  • Stato italiano: il fisco incamera 61 milioni di euro extra ogni settimana quando il prezzo aumenta, grazie alla quota percentuale di IVA e all'imposizione delle accise
Il paradosso italiano è che la trasparenza del meccanismo fiscale crea un effetto a fisarmonica: quando il petrolio sale, l'incremento si riflette quasi immediatamente sul prezzo alla pompa, mentre le riduzioni delle quotazioni si traducono in abbassamenti molto più lenti e ridotti per il consumatore finale. Questo stato di cose porta ad una situazione in cui, a fronte di oscillazioni globali, la pressione sui bilanci dei cittadini resta altissima.

Il ruolo del Governo: strumenti e limiti sui prezzi

L'esecutivo dispone di alcune leve d'intervento:

  • taglio delle accise su decisione straordinaria e a durata limitata
  • tetto ai margini temporanei imposti alle compagnie
  • politiche di trasparenza e vigilanza affidate a Mister Prezzi e alle Autorità di settore
Negli anni il taglio delle accise è stato lo strumento più visibile. L'ultimo, nel 2026, ha creato uno sconto teorico di 25 centesimi al litro, valido solo venti giorni: una misura costosa e poco duratura, efficace esclusivamente nell'immediato, ma che non risolve la natura strutturale del problema. Le convocazioni al Mimit, pur suscitando attenzione, si sono spesso limitate ad esortazioni più che a decisioni realmente vincolanti.

Sussiste inoltre il vincolo del mercato unico europeo e della liberalizzazione dei prezzi imposta dalle normative UE, che limita la capacità di controllo diretto da parte dei singoli stati. La combinazione di questi elementi rende ogni intervento nazionale parziale e provvisorio.

La storia che si ripete: convocazioni, tagli alle accise e risultati

Il copione viene spesso ripresentato in occasione di forti rialzi: crisi internazionale, rincari improvvisi, convocazione di tavoli con compagnie e stakeholder. L'esito è quasi sempre una momentanea limatura dei prezzi, non un cambiamento stabile. Nel 2022 si era intervenuti con un maxi taglio di accise costato 9 miliardi di euro, i cui effetti hanno beneficiato soprattutto fasce di popolazione con consumi elevati e sono durati pochi mesi. Anche le correzioni hanno avuto una durata limitata e non sono riuscite a incidere in maniera permanente sulla struttura dei prezzi.

Il problema di fondo resta: il prezzo della benzina e del diesel è legato a variabili globali e fiscali che il singolo provvedimento nazionale, se non strutturale, può solo temporaneamente attenuare.

Cosa può fare il consumatore: strategie per risparmiare

Nell'attesa di misure strutturali, resta fondamentale per l'utente adottare strategie per minimizzare la spesa. Di seguito le possibilità più efficaci:

  • Utilizzo di app come Pieno+, che permettono di individuare in tempo reale i distributori con i prezzi più bassi nella propria zona
  • Preferenza per il self service, che garantisce un risparmio rispetto al servito anche di alcuni centesimi al litro
  • Scelta della rete ordinaria rispetto alle autostrade: in autostrada i prezzi risultano spesso più alti anche di 10-15 cent/litro
  • Adozione di comportamenti di guida efficienti, come la riduzione della velocità e delle accelerazioni improvvise, che può abbattere i consumi anche del 15-20%



Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...