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Professionisti, manager, ingegneri, docenti: aumentano sempre di più i benestanti che vivono per strada di nascosto senza casa

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Un numero crescente di professionisti, manager e docenti si ritrova in strada, spesso invisibile agli occhi della società. Storie, cause ed effetti di una nuova povertà che colpisce anche i benestanti.

Ci sono profili professionali che, per cultura e status acquisito, ci si aspetterebbe fossero immuni dall'impoverimento e dalla perdita della casa: ingegneri affermati, manager, docenti universitari e professionisti spesso percepiti come riferimento di stabilità sociale. Tuttavia, negli ultimi anni, una nuova povertà sta emergendo in modo silenzioso e quasi invisibile, travolgendo coloro che, al contrario degli stereotipi, avevano consolidato nel tempo una certa sicurezza economica.

Senza tetto di successo: storie di professionisti e manager

Il caso di Fabio, 48 anni, ingegnere, manager con alle spalle ruoli direttivi in una multinazionale, rappresenta l'emblema di questa nuova categoria di senza dimora benestanti che scelgono, fino all'ultimo, di celare la propria condizione a colleghi e datori di lavoro. Dopo aver perso oltre centomila euro a causa del gioco d'azzardo, la sua casa di proprietà è rimasta solo un ricordo. Da due anni Fabio dorme tra panchine, marciapiedi e la macchina aziendale, consapevole che la sua azienda ignora del tutto la sua realtà attuale perché non posso essere un manager senza tetto. Il rischio di perdere anche l'ultimo appiglio lavorativo rafforza la necessità di mantenere una doppia identità, di giorno professionista, di notte sopravvissuto per strada.

Ma Fabio non è un'eccezione isolata: durante la rilevazione Istat condotta tra gennaio e marzo in collaborazione con Fio.PSD in quattordici città italiane, sono state raccolte decine di storie di ex professionisti precipitati nell'indigenza per una varietà di cause: crisi familiari, malattie, sovraindebitamento, instabilità lavorativa o dipendenze. Volontari e assistenti sociali sottolineano come, tra oltre diecimila persone senza dimora censite nelle principali metropoli, stia crescendo il numero di chi proviene da contesti istruiti e posizioni apicali.

Accanto a Fabio, si incontrano storie di docenti universitari, analisti finanziari e liberi professionisti che, dopo una separazione o un licenziamento, hanno visto evaporare i risparmi di una vita. Innumerevoli racconti di chi era abituato a gestire trattative milionarie o a insegnare in prestigiose aule, oggi affrontano la quotidianità fatta di file alle mense solidali, appuntamenti itineranti per la doccia, la ricerca di sicurezza per la notte e la paura dello stigma.

Molti tra questi nuovi poveri tentano di restare invisibili, mantenendo aspetto curato, connessioni digitali e anche una certa dignità personale. Dietro la facciata, però, si nasconde la fatica costante di barcamenarsi tra l'urgenza di sopravvivere e la pressione di dover celare la propria condizione a familiari e colleghi. Le dinamiche del disagio emergono ancora più evidenti nelle grandi città, dove l'indifferenza favorisce l'anonimato ma amplifica anche il senso di solitudine.

Dalle comodità all'emarginazione urbana

I passaggi che separano il benessere dall'emarginazione sono spesso sorprendenti per rapidità e violenza. È sufficiente una combinazione di eventi avversi, come la perdita improvvisa del lavoro, un divorzio traumatico, una malattia invalidante o una scelta finanziaria azzardata, perché la sicurezza acquisita per decenni si dissolva nel giro di pochi mesi. Il sistema di protezione sociale risulta ancora inadeguato nell'intercettare e sostenere queste cadute rapide di individui con alto capitale umano, che spesso non conoscono o non accedono alle reti di assistenza pubbliche per vergogna o perché abituati all'autonomia.

Quando vengono meno casa, reddito stabile e legami sociali, l'inclusione urbana lascia spazio all'isolamento. Le reti relazionali, che nella fascia media fungono da airbag, si assottigliano: gli amici scompaiono, la famiglia si allontana, la comunità di riferimento evapora. L'ex benestante si scopre estraneo ai circuiti delle povertà storiche e, al tempo stesso, privo degli strumenti pratici per vivere da marginale.

L'esclusione urbana si manifesta anche nella crescente difficoltà ad accedere a servizi essenziali: per chi si ritrova senza residenza anagrafica, non solo è impossibile stipulare contratti o aprire un conto corrente, ma in molti casi anche accedere alle cure sanitarie, iscrizioni scolastiche dei figli e assistenza. Il passaggio dalle comodità all'emarginazione non si gioca solo sul piano materiale, ma anche attraverso una trasformazione radicale dell'identità: il manager, l'ingegnere o il docente si vedono privati non solo dei beni, ma anche dello status sociale e della dignità personale, avviando un processo di invisibilità urbana che mina autostima e speranza nel riscatto.

Le cause dell'impoverimento inatteso: fragilità, debiti, gioco

Se la povertà era un tempo associata prevalentemente a disoccupazione strutturale o esclusione educativa, oggi è frutto di un intreccio di fattori spesso imprevisti. Nell'esperienza di chi era economicamente solido, piccoli errori di gestione finanziaria possono trasformarsi in voragini. Fabio, ad esempio, racconta: Mi sono mangiato più di 100mila euro per il gioco. La ludopatia colpisce anche profili insospettabili, abituati a responsabilità e pressione. Ma non è solo il gioco a travolgere:

  • sovraindebitamento dovuto a investimenti sbagliati, improvvise perdite in borsa o acquisti compulsivi
  • fragilità psicologiche non riconosciute e non affrontate
  • la perdita di un coniuge o una separazione litigiosa con relativo dissanguamento economico
  • malattie che costringono a lunghe assenze dal mercato del lavoro
  • dipendenza dal sostegno dei genitori: la morte di questi ultimi può precipitare l'intera famiglia in una crisi
Nel racconto delle associazioni che lavorano sul campo si evidenziano le rotture di percorsi, in cui eventi traumatici generano isolamento: «La prima notte in strada non finiva mai», ricorda Fabio, mostrando come il crollo psicologico preceda e accompagni quello economico. Le crisi domestiche, come separazioni o liti ereditarie, scansano facilmente chi non ha più una rete di sicurezza familiare. Nelle grandi città, questi elementi si intrecciano con il caro-alloggi e il mercato immobiliare che non garantisce più stabilità neanche a chi aveva un passato benestante.

Sopravvivere in strada: quotidianità di vergogna e solidarietà

Quando ci si trova a vivere in strada, la routine quotidiana viene interamente riscritta. Non esistono più orari fissi, priorità scontate o punti di riferimento; ogni scelta ruota intorno alle esigenze primarie: dove dormire, come mangiare, come garantirsi l'igiene personale. Il tempo si dilata e ogni giornata è scandita dalla ricerca di sicurezza e piccoli appigli di normalità. Fabio, come molti altri sopravvissuti, alterna docce e pasti in diversi punti della città secondo un calendario quasi militare: Il lunedì e venerdì faccio la doccia in via Farnese, martedì e mercoledì barba e capelli a Colle Oppio....

La vergogna, spesso sottovalutata, è invece il sentimento più ricorrente e uno dei principali ostacoli al reinserimento. Mentire ai parenti, nascondere la propria condizione persino all'azienda, genera una forma di doppia vita che si traduce in un carico psicologico pesantissimo. Non di rado, il timore di essere riconosciuti aggancia le persone alla marginalità: Non potevo essere presentabile senza giacca e cravatta racconta chi, pur con qualifiche rilevanti, si vede escluso dalle possibilità di ricollocazione.

Resilienza e solidarietà emergono come elementi chiave: sopravvivere in strada significa ricreare reti informali di aiuto, condivisione di risorse, consigli su mense e centri di accoglienza, protezione reciproca. La sopravvivenza diventa spesso una questione di alleanze e piccoli trucchi: dal caricare il cellulare in bar, all'organizzazione per trovare una sistemazione sicura per la notte.

Secondo le testimonianze raccolte, le donne risultano particolarmente vulnerabili: la loro presenza sulla strada è minoritaria, ma le difficoltà che incontrano, violenza, invisibilità, carenza di servizi adeguati, aggravano l'esperienza dell'emarginazione. La solidarietà trasversale tra uomini e donne, italiani e stranieri, giovani e anziani, costituisce l'unico vero patrimonio di chi non ha più nulla: la propria storia e la capacità di raccontarla, per sopravvivere alla notte e a se stessi.

Il fenomeno in numeri: dati ISTAT e fotografia sociale

L'ultimo censimento realizzato da ISTAT e Fio.PSD in quattordici città italiane fissa una fotografia aggiornata e attendibile del fenomeno: nella sola notte del 26 gennaio sono state contate 10.037 persone senza dimora nelle aree urbane e alloggi temporanei:

  • Roma accoglie oltre un quarto del totale nazionale
  • seguono Milano, Torino e Napoli
La fascia d'età più rappresentata è quella tra i 31 e i 60 anni, seguita dai giovani adulti e dagli over 60. I due terzi dei censiti sono stranieri, ma la presenza di italiani è in crescita proprio grazie all'incremento dei nuovi poveri provenienti dai ceti medi e medio-alti. La componente femminile è ancora minoritaria, sia per motivi culturali sia per la maggiore difficoltà di sopravvivere in strada per le donne:

Città

% sul totale nazionale

Roma

25%

Milano

16%

Torino

12%

Napoli

10%

La raccolta dati si è svolta tramite una mappatura minuziosa di giardini, sottopassaggi, aree ferroviarie, alloggi di fortuna e mense, con oltre seimila operatori e volontari impegnati in un monitoraggio che mira non solo a contare ma ad ascoltare le storie personali e a individuare i nuovi bisogni emergenti.




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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