Le proteste sul caro carburante si allargano in più regioni, da Foggia a Roma: in piazza anche famiglie e pensionati, nel mirino anche altri rincari. Il 14 ottobre a Montecitorio, a Roma.
La protesta contro il caro carburante non è più un fatto isolato. Da domenica 11 ottobre 2026 trattori e mezzi pesanti sono scesi in strada in diverse zone del Sud, e la mobilitazione ha già una mappa precisa. A Foggia un blocco temporaneo ha interessato la statale 16 tra Foggia e San Severo, nei pressi del Green Park, e per lunedì 12 ottobre sono segnalati altri presidi in provincia. A Bari agricoltori e olivicoltori si sono radunati davanti alla Prefettura. A Vibo Marina, nell’area dell’ex cementificio, il presidio è ancora in corso: trattori e mezzi pesanti si sono concentrati davanti ai depositi di carburante, e le forze dell’ordine hanno scortato le autocisterne.
Altre date sono già state annunciate. A Satriano di Lucania, in provincia di Potenza, la manifestazione è fissata per lunedì 12 ottobre alle 6.30 al Piazzale dei Semafori. A Falerna, nel Catanzarese, l’appuntamento è per martedì 13 ottobre alle 6 allo svincolo, con lo slogan “La Calabria che produce non molla”, promosso dal Movimento Territorio e Agricoltura. Mercoledì 14 ottobre sarà la volta di Roma, dove davanti a Montecitorio è in programma una manifestazione nazionale agricola promossa da Cia Agricoltori Italiani, con lo slogan “I conti non tornano” e la partecipazione annunciata anche di produttori dell’Emilia Romagna.
Va detto con chiarezza che non si tratta di un unico sciopero nazionale. Sono mobilitazioni distinte, con organizzatori, partecipanti e modalità diverse, che negli ultimi giorni si stanno però avvicinando per tempi e obiettivi. Gli appuntamenti del 13 e del 14 ottobre, inoltre, sono annunciati e non confermati come chiusure di strade o autostrade, quindi conviene seguire gli aggiornamenti locali prima di mettersi in viaggio.
La novità più significativa di questi giorni è la composizione di chi partecipa. Il nucleo iniziale era fatto di agricoltori e autotrasportatori, categorie che sono tra le prime a pagare il rincaro del gasolio, perché il carburante entra direttamente nei costi di ogni lavorazione e di ogni viaggio. A loro si sono aggiunti commercianti a Foggia e olivicoltori a Bari, e adesso, secondo quanto segnalato dai presidi, arrivano sempre più famiglie, pensionati e cittadini comuni, persone che non lavorano la terra né guidano un camion ma che sentono sulla propria pelle gli stessi aumenti.
Non è un dettaglio. A Foggia gli organizzatori chiedono esplicitamente ai cittadini di sostenere la protesta, mentre a Falerna il Movimento Territorio e Agricoltura punta a coinvolgere non solo i produttori ma anche lavoratori, famiglie e imprese. In Basilicata la mobilitazione si rivolge al caro vita oltre che al caro carburante. Il messaggio che emerge è che il rincaro del gasolio non è più visto come un problema di settore, ma come una spesa che si ripercuote sulla vita di tutti i giorni, dal trasporto della merce ai prezzi sugli scaffali, fino al pieno che le famiglie fanno per andare al lavoro.
I numeri aiutano a capire il disagio. Secondo i dati di Fleet Magazine, il 7 ottobre il prezzo medio self del gasolio era di 2,242 euro al litro e quello della benzina di 2,048 euro, anche se la stessa fonte presenta alcune incongruenze tra tabella e testo e conviene verificare le cifre aggiornate sull’Osservaprezzi del Mimit. In ogni caso si tratta di valori che, per chi percorre molti chilometri o ha un reddito fisso, pesano in modo evidente sul bilancio mensile.
Il carburante è la miccia, ma la protesta guarda oltre. Chi scende in piazza denuncia il rincaro del gasolio, ma anche dei fertilizzanti e dei concimi, dell’energia, dei mezzi tecnici e delle assicurazioni. A Foggia uno degli organizzatori sostiene che le difficoltà riguardano anche i concimi e le altre risorse necessarie alle lavorazioni agricole, mentre a Roma la manifestazione richiama l’aumento delle spese per energia, mezzi tecnici e assicurazioni. A Falerna i rincari citati riguardano la produzione, i trasporti e le spese quotidiane.
Il filo comune è quello dei margini sempre più ridotti. I manifestanti raccontano di aziende che fanno fatica a sostenere le attività, perché ogni voce di costo cresce mentre i prezzi a cui vendono i prodotti non tengono il passo. Per chi coltiva, un aumento di gasolio e concimi significa spendere di più per seminare, raccogliere e consegnare. Per chi trasporta, significa lavorare con costi che erodono quasi tutto il guadagno. E in entrambi i casi il conto finale rischia di arrivare, prima o poi, al consumatore.
Le categorie coinvolte parlano di una spirale difficile da fermare: quando salgono gasolio e concimi aumentano anche i costi di trasporto, che si riversano poi sui prezzi di frutta, verdura e olio. Per gli olivicoltori di Bari, che in autunno entrano nel periodo della raccolta, il momento è particolarmente delicato, perché ogni giorno di lavoro con mezzi e carburante più cari incide sul risultato della stagione.
Il quadro è reso ancora più teso da altre iniziative annunciate. Secondo quanto riportato da LaPresse a fine settembre, gli autotrasportatori siciliani sono pronti a fermarsi per quattro giorni nei porti a partire dal 16 ottobre. Si tratta di una mobilitazione separata da quelle del Sud continentale, ma conferma che il malcontento sul costo dei carburanti attraversa più territori e più categorie.
Il passaggio chiave sarà la manifestazione di Roma del 14 ottobre. Davanti a Montecitorio si capirà se le proteste locali riusciranno a trasformarsi in una richiesta unitaria al governo, e con quali obiettivi: interventi sul prezzo dei carburanti, misure sui costi di produzione, sostegni per le imprese agricole e dell’autotrasporto. Per ora non risultano cifre su accise o possibili interventi, e non ci sono ancora risposte ufficiali alle richieste dei manifestanti.
Per chi si muove in auto o per lavoro, il consiglio è di controllare gli aggiornamenti locali prima di partire, soprattutto nelle zone interessate dai presidi: statale 16 nel Foggiano, area di Bari, Vibo Marina, il Potentino e lo svincolo di Falerna. I blocchi sono spesso temporanei e possono cambiare di ora in ora, e quelli annunciati per il 13 e il 14 ottobre non sono ancora confermati come chiusure di strade. Le forze dell’ordine seguono i presidi, come dimostrano le scorte alle autocisterne a Vibo Marina, e i ritardi negli spostamenti sono possibili.
In sintesi, quello che sta accadendo è il passaggio da una protesta di categoria a una protesta sociale. Il caro carburante resta il punto di partenza, ma intorno si sono aggiunti concimi, energia, assicurazioni e spese di tutti i giorni, insieme a persone che fino a pochi giorni fa non erano in piazza. Se questa tendenza continuerà lo si vedrà già nei prossimi appuntamenti, a partire da Falerna e da Roma. Resta da capire quale sarà la risposta delle istituzioni, che al momento non risulta pubblicata, e se le mobilitazioni locali riusciranno a coordinarsi in un’unica richiesta.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...