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Lamborghini costruita con una stampante 3D con soli 17mila euro: come è andata la prova su strada

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di Dott. Stefano Gallo pubblicato il

Il test su strada e le prove di guida della Lamborghini costruita con una stampante 3d nel garage e giardino di casa.

Dopo anni di lavoro, migliaia di ore passate a tagliare, saldare e stampare, il momento che tutti aspettavano è arrivato: l'Aventador fatta in casa da Sterling Backus ha lasciato il garage di Erie, Colorado, per affrontare l'asfalto vero. Il primo, storico passaggio risale all'ottobre 2019, quando Backus ha pubblicato un video dal titolo che da solo racconta l'emozione del momento: "It drives!". Da quel giorno, documentato passo dopo passo sui social e su un canale Facebook dedicato al progetto, l'auto ha continuato a evolversi, fino a essere ripresa, anni dopo, verniciata di nero e in marcia lungo una strada vera.

I numeri dietro la carrozzeria: 1.000 pezzi e 6.000 ore di stampa

Quello che emerge dai video pubblicati nel corso degli anni è la scala quasi industriale di un progetto nato in un garage domestico: Backus ha stampato in totale circa 1.000 pezzi, per un tempo complessivo di stampa stimato in 6.000 ore.

Tra i componenti realizzati con la stampante ci sono i paraurti anteriore e posteriore, i fanali posteriori, le prese d'aria e parti della plancia e della console centrale. Il peso finale dell'Aventador stampata si aggira intorno ai 1.225 kg, sensibilmente più leggero dei circa 1.815 kg di un'Aventador originale: un dato che, su un'auto costruita artigianalmente, ha probabilmente contribuito a renderla più agile da muovere, pur senza la stessa rigidità strutturale di un telaio progettato in galleria del vento.

I pregi raccontati nei video: funziona, le portiere si aprono, e costa una frazione dell'originale

Tra gli aspetti più apprezzati da chi ha seguito il progetto nei video pubblicati, il primo è semplice ma non scontato: l'auto non è "tutto show e niente sostanza". Le luci funzionano, le celebri portiere a forbice si aprono esattamente come su una vera Lamborghini, e Backus l'ha portata fuori a fare un giro nel vialetto di casa con le proprie forze. Un secondo pregio, sottolineato da più testate che hanno seguito l'evoluzione del progetto, è il rapporto costo-risultato: poco più di 20.000 dollari complessivi, contro i circa 417.000 dollari di un'Aventador S vera, per un'auto che, pur con i suoi limiti, è definita "usabile" e "guidabile".

Lamborghini stessa, come terzo elemento spesso citato con ammirazione nei commenti, ha scelto di sostenere il progetto donando componenti originali: due fari anteriori autentici (circa 5.000 dollari l'uno, quindi un risparmio di 10.000 dollari), e un volante originale, arrivato per posta direttamente dall'Italia circa due settimane dopo che Lamborghini aveva saputo del progetto.

I difetti emersi strada facendo: il sole che scioglie la plastica

Non tutto, però, è filato liscio fin da subito, e proprio i video raccontano con onestà alcuni problemi tecnici concreti. Il più significativo, citato da diverse fonti che hanno seguito il progetto, riguarda un difetto che Backus non aveva previsto: esposti al sole, i pannelli stampati in plastica hanno iniziato a sciogliersi. Un problema serio per un'auto pensata anche per essere mostrata all'aperto, in fiere e saloni.

La soluzione trovata da Backus è stata tecnica e piuttosto ingegnosa: incapsulare ogni pezzo in fibra di carbonio, avvolgendo e rivestendo i pannelli con resina epossidica, un procedimento che ha richiesto tempo aggiuntivo ma ha risolto il problema della resistenza al calore. Un secondo limite, più strutturale, riguarda il fatto che non tutto può essere stampato: il motore, ovviamente, resta un componente impossibile da realizzare con una stampante 3D (almeno con la tecnologia attuale), così come il parabrezza, recuperato da un minivan Chrysler Pacifica (circa 4.000 dollari di valore) e tagliato su misura da un'azienda specializzata in vetri.

Le sensazioni raccontate da chi ha seguito il progetto da vicino

Chi ha intervistato Backus per il canale 3D Printing Nerd, che ha documentato l'intero percorso di cinque anni, descrive un uomo arrivato a un risultato "piuttosto notevole" considerando che "gli apprendimenti per questo progetto sono arrivati per tentativi ed errori, oltre che guardando video su YouTube".

Lo stesso Backus, parlando del suono dell'auto una volta messa in moto, ha raccontato di un motore V8 Corvette turbocompresso (in alcune fasi del progetto biturbo da 5.7 litri), di cui però, come ammesso da lui stesso, non esistono ancora dati ufficiali di potenza o coppia: "fino a quando non la metteremo su un banco dinamometrico, probabilmente nemmeno io so quanto sta erogando davvero", ha spiegato.

Una dichiarazione che restituisce bene lo spirito artigianale e sperimentale dell'intero progetto: nessuna scheda tecnica precompilata, solo la soddisfazione di scoprire, passo dopo passo, cosa quell'auto fosse davvero capace di fare.

Il senso di tutto il progetto, oltre la guida

Parlando degli obiettivi futuri della sua creazione, Backus ha sempre ribadito che l'auto non è in vendita e non lo sarà mai, trattandosi di un pezzo unico pensato per uno scopo diverso da quello commerciale: usarla come strumento didattico nei programmi STEAM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Arte e Matematica), per mostrare ai ragazzi quanto possano essere affascinanti la scienza e l'ingegneria quando si trasformano in qualcosa di concreto e desiderabile come una supercar. In questo senso, la "prova su strada" di questa Aventador fatta in casa non va letta come il collaudo di un prodotto destinato al mercato, ma come la tappa finale di un racconto fatto di pazienza, 6.000 ore di stampa, qualche pannello sciolto dal sole, e la soddisfazione di aver trasformato un sogno nato da un videogioco in qualcosa capace, davvero, di percorrere una strada vera.




Dott. Stefano Gallo

Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.

Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...