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Quanti soldi bisogna guadagnare per essere ricchi o poveri in Italia: la realtą al di lą dei dati Istat

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Soglie Istat, dati Bankitalia e costi reali a confronto: quanto serve per essere poveri, ricchi, comprare casa, un'auto o andare in vacanza in Italia nel 2026.

Per l'Istat, la povertà in Italia si misura con criteri molto precisi, anche se spesso fraintesi. La povertà assoluta riguarda chi non può permettersi un paniere minimo di beni e servizi essenziali per uno standard di vita accettabile, e la soglia cambia in base a numero di componenti della famiglia, età, regione e dimensione del comune di residenza. Secondo l'ultimo Rapporto, nel 2024 le famiglie in povertà assoluta erano poco più di 2,2 milioni (l'8,4% del totale), per un totale di oltre 5,7 milioni di individui, pari al 9,8% dei residenti.

Per dare un'idea concreta: una persona sola che vive in una grande città del Nord è considerata povera se spende meno di circa 940 euro al mese, mentre al Sud la soglia scende a circa 830 euro, per via del minor costo della vita. Accanto alla povertà assoluta c'è poi la povertà relativa, che misura invece la disuguaglianza: riguarda chi vive con consumi pari o inferiori a una soglia specifica, e coinvolge oltre 2,8 milioni di famiglie (10,9%) e 8,7 milioni di individui (14,9%). Un dato che il rapporto Istat 2026 aggrava ulteriormente: quasi 11 milioni di persone (18,6% della popolazione) si trovano oggi a rischio di povertà, un livello definito "drammaticamente stabile ai massimi storici". Tra le categorie più esposte, le famiglie monogenitore superano l'11,8% di incidenza di povertà assoluta, mentre tra le famiglie composte solo da stranieri la quota sale fino al 35,2%, quattro volte la media nazionale.

Il lato nascosto della povertà, quello che i numeri ufficiali non contano del tutto

Qui arriva il primo punto in cui i numeri Istat, pur rigorosi, non raccontano tutta la realtà vissuta dalle persone. Oltre alle famiglie ufficialmente "povere", esiste una zona grigia significativa: secondo un'analisi che incrocia dati Istat, Eurostat e Banca d'Italia, circa il 6% delle famiglie italiane vive appena sopra la soglia di povertà assoluta, con consumi inferiori del 10% o del 20% rispetto alla linea standard (circa 1.218 euro mensili per una famiglia di due persone). Queste famiglie, pur non rientrando nelle statistiche ufficiali della povertà assoluta, vivono una condizione di fragilità concreta, fatta di rinunce quotidiane che nessun indicatore riesce a catturare del tutto.

A questo si aggiunge un altro dato rivelatore, fornito dalla Banca d'Italia: un terzo delle famiglie italiane non dispone di risparmi liquidi sufficienti a coprire tre mesi di spese alla soglia di povertà, un indicatore che gli economisti chiamano "povertà di ricchezza". Questo spiega, meglio di qualsiasi altra cifra, perché oltre un quarto degli italiani dichiara di non riuscire ad affrontare una spesa imprevista con le proprie risorse.

Dall'altra parte della scala, quanto serve davvero per essere ricchi o, comunque, per stare bene

Se definire la povertà richiede soglie precise e articolate, definire la ricchezza è altrettanto complesso. Secondo i Conti distributivi pubblicati dalla Banca d'Italia, a fine 2025 la ricchezza netta media di una famiglia italiana ha raggiunto 453mila euro. Ma questo numero, da solo, inganna: la mediana, cioè il valore che divide esattamente a metà la popolazione tra chi ha di più e chi ha di meno, è di appena 178mila euro.

La distanza enorme tra media e mediana rivela quanto la ricchezza sia concentrata: il 10% più ricco delle famiglie detiene infatti il 60,6% dell'intera ricchezza netta nazionale, mentre alla metà meno abbiente resta solo il 7,2%. In pratica, il patrimonio del gruppo più ricco pesa circa 8,4 volte più di quello dell'intera metà inferiore della popolazione, e il divario, secondo l'indice di Gini (salito da 71,5 a 72,2 in un solo anno), continua ad aumentare. Ma quanto bisogna guadagnare, in termini di reddito annuo, per entrare davvero tra i più ricchi d'Italia? Secondo i dati del World Inequality Database, per far parte dell'1% più ricco della popolazione italiana serve un reddito annuo di 109.572 euro, pari a circa 9.131 euro al mese: quasi 3,7 volte il reddito medio pro capite nazionale.

Oltre alle etichette statistiche, c'è un modo ancora più concreto per capire cosa significhi oggi "stare bene" economicamente in Italia: guardare quanto reddito serve per permettersi le cose della vita quotidiana. Per comprare casa, la regola prudenziale usata dalle banche nel 2026 prevede che la rata del mutuo non superi il 30-35% del reddito netto mensile, con una liquidità iniziale di almeno il 20-25% del valore dell'immobile più spese accessorie. In pratica, per un appartamento da 200.000 euro servono almeno 60.000 euro di liquidità disponibile, e uno stipendio netto mensile di almeno 1.800-2.500 euro per un single, a seconda della zona.

Per i giovani under 36 con ISEE fino a 40.000 euro, lo Stato garantisce mutui fino a 250.000 euro tramite il Fondo CONSAP, ma anche con questo aiuto l'acquisto resta un traguardo che richiede anni di risparmio. Sul fronte auto, la situazione è ancora più impietosa: secondo lo studio Bain & Company-ANIASA del 2026, oggi servono 11 stipendi medi per comprare un'auto nuova, contro i 5 stipendi sufficienti nel 2000. I listini sono cresciuti del 52% dal 2013, mentre le retribuzioni sono salite solo del 29% nello stesso periodo: un divario che spiega perché per ogni 100 auto nuove vendute oggi se ne vendano 179 usate. Anche la vacanza, una volta considerata una spesa ordinaria, è diventata un lusso crescente: secondo una stima Anasf, una famiglia di tre persone con un reddito netto di circa 3.300 euro al mese arriva a spendere tra il 70 e l'80% del proprio reddito mensile per una sola settimana di vacanza ad agosto, pari a circa 2.325 euro. Non sorprende che il 54% di chi non partirà quest'estate indichi motivi economici, dieci punti percentuali in più rispetto al 2025.

Perché le etichette ufficiali spesso non coincidono con la percezione reale

Mettendo insieme questi numeri, povertà, ricchezza e costo concreto della vita, emerge un quadro che aiuta a capire perché le categorie statistiche dell'Istat spesso non corrispondono a come le persone percepiscono davvero la propria condizione economica nella vita di tutti i giorni.

Una famiglia che guadagna, per esempio, tra i 15.000 e i 55.000 euro l'anno, la cosiddetta fascia medio-bassa e media, contribuisce da sola al 65,3% dell'intero reddito dichiarato ai fini Irpef in Italia: è la vera "pancia" del Paese, quella che non rientra né nella povertà ufficiale né nella ricchezza reale, ma che fatica comunque a permettersi casa, auto e persino una settimana di vacanza. Allo stesso tempo, chi guadagna tra i 55.000 e i 75.000 euro l'anno rappresenta appena il 3% dei dichiaranti, eppure contribuisce solo per circa il 10,1% al gettito Irpef complessivo.

Questo scollamento tra percezione e statistica ha radici precise: l'Istat misura la povertà sui consumi e sul reddito dichiarato, mentre il costo reale della vita, fatto di mutui, rate auto e vacanze sempre più care, segue logiche molto diverse e spesso più dure di quanto le soglie ufficiali lascino intendere. È proprio in questa distanza, tra ciò che i numeri ufficiali fotografano e ciò che le famiglie vivono concretamente ogni giorno quando devono comprare una casa, cambiare l'auto o semplicemente partire per le ferie, che si nasconde la vera complessità della disuguaglianza economica italiana.




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi č un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Universitą Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e societą di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...