Taglio accise fino al 7 novembre e tetti prorogati su benzina e diesel: quanto è il reale risparmio sul pieno delQuanl’auto
Il taglio delle accise è tornato, i tetti dei distributori sono stati prorogati, e la domanda di chi guida è sempre la stessa: quanto resta davvero in tasca a ogni rifornimento? La risposta è meno entusiasmante di quanto sembri dai titoli. Il decreto del 27 ottobre riduce l’accisa dal 28 ottobre al 7 novembre e riguarda soltanto il gasolio, con uno sconto di 6,1 centesimi al litro. Il price cap di Eni e Q8, invece, è stato esteso fino al 31 dicembre. Ecco i conti su un pieno, le differenze tra benzina e diesel e che cosa può cambiare con il petrolio.
Il provvedimento è il decreto del 27 ottobre 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che ridetermina in modo temporaneo l’aliquota di accisa. La finestra va dal 28 ottobre al 7 novembre, quindi undici giorni. La cifra di 6,1 centesimi al litro Iva inclusa è quella riportata dalla stampa economica e coincide con lo sconto in vigore fino al 5 ottobre: quando è scaduto, il 6 ottobre, il gasolio è rincarato proprio di 6,1 centesimi.
Per la benzina non risulta nessun taglio, solo per il diesel: chi guida a benzina, dunque, non vede alcun beneficio fiscale da questo decreto. Il testo ufficiale non era leggibile al momento di scrivere, e per questo la cifra e l’esclusione della benzina vanno considerate indicazioni giornalistiche, non una lettura diretta della norma.
Il meccanismo delle “accise mobili”, pensato per usare il maggior gettito Iva dei rincari del greggio, non era partito a inizio ottobre perché mancava il decreto interministeriale. Il taglio di oggi è quindi una misura a tempo, non strutturale.
Sul fronte dei distributori, Eni ha prorogato il suo price cap fino al 31 dicembre, con massimali validi su tutta la rete di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,25 euro per il gasolio. Q8 ha esteso fino alla stessa data il tetto introdotto il 1° ottobre, ma non ha indicato un prezzo massimo unico: usa un approccio “modulare”, quindi cambia da stazione a stazione. Per Ip, secondo le informazioni di inizio ottobre, i prezzi variano tra circa 4.500 impianti e non c’è un tetto nazionale.
Il punto cruciale è confrontare questi tetti con i prezzi di mercato. Il 27 ottobre, sulla rete stradale, il prezzo medio self era di 2,017 euro la benzina e 2,261 euro il gasolio (rete autostradale: 2,041 e 2,302). Un tetto Eni a 1,99 per la benzina è dunque 2,7 centesimi sotto la media: su 50 litri sono circa 1,35 euro, ma solo per chi fa il pieno in un impianto che lo applica. Per il gasolio il tetto di 2,25 è solo 1,1 centesimi sotto la media, cioè circa 0,55 euro su 50 litri.
Una nostra deduzione: con il taglio, il gasolio medio dovrebbe scendere intorno a 2,20 euro, cioè sotto il tetto di 2,25. Se il calo si trasferisce per intero ai prezzi, il price cap sul diesel diventa in pratica inutile finché dura lo sconto, perché il prezzo è già sotto il massimale. Resta come protezione per quando il taglio finirà o se il petrolio salirà.
Ecco le cifre, calcolate da noi sui 6,1 centesimi:
In sintesi, il risparmio reale per una famiglia è di pochi euro al mese. Non è irrilevante per chi macina chilometri, come un autotrasportatore o un rappresentante, ma per l’utente medio vale un caffè a settimana.
Il dato che cambia davvero la percezione è un altro. Secondo le rilevazioni citate da un’associazione di consumatori, le differenze tra distributori possono superare i 15 centesimi al litro. Su un pieno da 50 litri sono 7,50 euro, più del doppio dei 3,05 euro che regala il taglio sul gasolio.
Questo vuol dire che usare le app dei prezzi, evitare l’autostrada (dove il gasolio costa circa 4 centesimi in più al litro) e preferire gli impianti self può valere più di qualsiasi decreto. Con un limite: i chilometri fatti per raggiungere un distributore lontano possono mangiare il risparmio.
Il vero problema è che lo sconto dura undici giorni. Se non viene rinnovato, il gasolio tornerebbe a circa 2,26 euro, con 6,1 centesimi in più al litro, cioè 3,05 euro su 50 litri.
A pesare sarà il petrolio. Il 27 ottobre il Brent era intorno a 116 dollari al barile, con un massimo da aprile sopra i 117 la settimana scorsa; un’altra fonte parla di circa 100 dollari, e abbiamo usato il dato più recente. Come regola pratica, 10 dollari di Brent valgono circa 6,6 centesimi al litro sui prezzi finali, con un cambio euro-dollaro ipotizzato a 1,16: il taglio di 6,1 centesimi equivale quindi a un calo di circa 9 dollari.
Gli scenari, tutti stime nostre:
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...