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Quanto valgono i fringe benefit in media all'interno della retribuzione secondo il nuovo rapporto Welfare Randstad 2026

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Nel 2026 i fringe benefit assumono un ruolo chiave nel welfare aziendale italiano. Il loro valore medio, le tipologie, l'incidenza sulla retribuzione e l'impatto per aziende e lavoratori.

Il contesto lavorativo in Italia nel 2026 sta vedendo una trasformazione significativa nel modo in cui le aziende concorrono al benessere dei propri dipendenti. Lo strumento chiave di questa evoluzione è rappresentato dai cosiddetti fringe benefit, una serie di benefici non monetari sempre più integrati nella strategia di gestione delle risorse umane. L'incremento dell'inflazione e la crescita dei costi di vita hanno reso urgente trovare soluzioni che vadano oltre il semplice aumento della paga base, ridefinendo il concetto di retribuzione.

Oggi, secondo le analisi di settore, il welfare aziendale, trainato da buoni, rimborsi e agevolazioni fiscali, viene percepito dai lavoratori come una vera seconda busta paga, capace di supportare la quotidianità e rendere più sostenibile il bilancio familiare.

Finge benefit, come si inseriscono nella retribuzione

I fringe benefit sono beni e servizi che l'azienda offre ai lavoratori in aggiunta al normale stipendio, sotto forma di benefit non monetari. Questa componente, regolamentata dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) art. 51, comprende diversi strumenti: dall'auto aziendale ai buoni pasto, passando per voucher acquisti, rimborsi per bollette e affitto, fino a servizi di assistenza e formazione.

La differenza rispetto alle forme classiche di retribuzione è l'erogazione di valore aggiunto non direttamente in denaro, ma attraverso il pagamento diretto o il rimborso di determinate spese. Questo modello risponde a nuove esigenze familiari e sociali, integrando il pacchetto retributivo con elementi personalizzabili e spesso più vantaggiosi dal punto di vista fiscale.

Le aziende hanno la possibilità di riconoscere fringe benefit a tutti i dipendenti o a categorie specifiche. A differenza dei flexible benefit, i fringe benefit presentano però limiti di esenzione fiscale: per il triennio 2025-2027, le soglie sono fissate a 1.000 euro per la generalità dei lavoratori e a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. Se gli importi concessi superano tali limiti, l'intero valore è soggetto a tassazione, offrendo così un potente incentivo al rispetto dei plafond previsti dalla normativa.

L'inserimento dei fringe benefit nella retribuzione complessiva è ormai una prassi consolidata, specie nelle realtà di medie e grandi dimensioni, dove rappresentano una leva strategica per la gestione del benessere organizzativo. Nelle PMI, anche se la diffusione rimane meno marcata, la tendenza è in crescita, favorita dalla digitalizzazione e dalla semplicità di fruizione garantita da moderne piattaforme welfare.

Il valore medio e l'incidenza dei fringe benefit

L'analisi condotta da Randstad Welfare su oltre 40 milioni di euro di welfare erogato evidenzia come i fringe benefit siano diventati la componente principale nelle strategie di retribuzione integrata. Nel 2025, il valore dei benefit è aumentato del 34% rispetto all'anno precedente e si è registrato un incremento di quasi sette volte rispetto al 2021. Questi numeri segnalano un cambio di paradigma: dal benefit occasionale ad elemento strutturale del salario.

Il Rapporto mostra come i fringe benefit siano giunti a rappresentare il 74% del credito totale di welfare speso e oltre il 91% degli ordini effettuati sulla piattaforma. In termini pratici, la spesa media per singolo ordine nel 2025 si aggira intorno a 110 euro. Di seguito, una sintesi dei dati principali:

Anno

Incidenza Fringe Benefit (%)

Crescita Valore (%)

2021

circa 10

-

2024

73

+34 su 2023

2025

74

+34 su 2024

La maggior parte del budget welfare viene spesa per acquisti immediati (84% della spesa totale), seguita da rimborsi (13%) e versamenti (3%). I dati Randstad confermano che la consapevolezza delle opportunità offerte dai benefit sta crescendo tra i lavoratori, che apprezzano sempre più la concretezza e l'impatto diretto sulle finanze domestiche. 

Le tipologie di fringe benefit: acquisti, rimborsi e nuove soglie

La varietà dei fringe benefit è uno degli elementi che li rende così apprezzati. Secondo il Rapporto Welfare 2026, le tipologie più diffuse possono essere raggruppate in tre categorie principali:

  • Acquisti tramite buoni: card digitali e voucher sono la modalità preferita, rappresentando l'83% della spesa in questo ambito. I buoni vengono utilizzati soprattutto per:
    • Supermercati (29%)
    • E-commerce (27%)
    • Carburante (18%)
    • Viaggi e vacanze (14%)
    • Attività per il tempo libero (2%)
  • Rimborsi: seppure meno frequenti, coprono spese di valore più elevato, pari al 13% della spesa. I principali ambiti coperti dai rimborsi sono:
    • Spese sanitarie (24%)
    • Scuola e istruzione per i figli (26%)
    • Università e asili
    • Spese domestiche (utenze, energia, gas)
    • Abbonamenti ai trasporti (5%)
    • Baby-sitter e assistenza (3-6%)
  • Nuove soglie esentasse: la Legge di Bilancio 2026 conferma il doppio limite di 1.000 e 2.000 euro in regime di esenzione d'imposta, ampliato rispetto al passato. La mancata eccedenza di queste soglie permette ai lavoratori di godere appieno dei benefici senza carico fiscale.
I fringe benefit risultano così strumenti flessibili e adattabili, capaci di rispondere a bisogni che vanno dalle spese essenziali alla qualità della vita, con una chiara priorità per i consumi immediati e la copertura di esigenze familiari ricorrenti.

Fringe benefit: fisco e vantaggi per aziende e lavoratori

Uno degli elementi più apprezzati dei fringe benefit è l'agevolazione fiscale prevista dalla normativa vigente. Per effetto delle regole introdotte con il TUIR e confermate fino al 2027, i benefit che restano entro le soglie previste (1.000/2.000 euro) non concorrono a formare reddito da lavoro dipendente e sono quindi esenti da imposte e contributi.

L'impatto fiscale va distinto tra le varie tipologie di benefit:

  • Le soglie sono rigide: se l'azienda supera anche di un solo euro l'importo previsto, l'intero valore del benefit diventa tassabile.
  • I buoni pasto hanno una disciplina autonoma: sono esenti fino a 10 euro al giorno per quelli elettronici, senza interazione con le soglie dei benefit ordinari.
  • I rimborsi per utenze domestiche, affitto e interessi mutuo possono essere goduti previa presentazione di idonea documentazione.
Per le imprese questi strumenti rappresentano anche un'opportunità: consentono di valorizzare il costo del lavoro offrendo ai dipendenti apprezzabili benefici netti e favoriscono sia la retention che l'attrattività aziendale. Per i lavoratori il vantaggio è immediato: un budget welfare corrispondente vale di più rispetto a un aumento salariale della stessa entità, grazie alla mancata imposizione e alla flessibilità nell'utilizzo.

Utilizzo dei fringe benefit: destinazioni e bisogni coperti

Secondo i risultati delle indagini sul welfare aziendale, la vasta maggioranza del credito viene speso per esigenze quotidiane immediatamente percepibili dai dipendenti. La ripartizione delle destinazioni mostra una chiara preferenza per:

  • Buoni spesa per supermercati ed e-commerce: offrono una risposta diretta a bisogni di consumo ricorrente
  • Carburanti e trasporti, che consentono di ridurre i costi legati alla mobilità per il lavoro e la vita privata
  • Rimborsi spese sanitarie e scolastiche: tra i benefit più richiesti dalle famiglie con figli
  • Contributi per utenze domestiche, il cui peso nei bilanci familiari cresce in modo significativo
  • Attività per il tempo libero, viaggi e formazione, che incidono però con percentuali inferiori
La funzione dei fringe benefit è duplice: aumentare il potere d'acquisto e offrire una copertura su categorie di spesa spesso trascurate dalla retribuzione ordinaria. In molte aziende, la selezione puntuale dei benefit disponibili mira a garantire l'aderenza ai bisogni reali dei propri dipendenti, favorendo così un concreto coinvolgimento e rafforzando il senso di appartenenza e soddisfazione lavorativa.

Percezione fringe benefit tra lavoratori di diverse generazioni

L'impatto dei benefit variegati si riflette anche nelle diverse aspettative delle generazioni presenti sul mercato del lavoro. Per la Gen Z, il welfare aziendale è collegato soprattutto a opportunità di crescita professionale, formazione e flessibilità oraria. Tra i Millennials emerge una domanda accentuata di work-life balance, semplicità di utilizzo e supporto alla gestione familiare e delle spese ricorrenti.

Le generazioni più mature, come Gen X e Boomer, attribuiscono valore alla stabilità, alla salute e alla copertura di necessità molto pratiche, come buoni pasto e rimborsi spese mediche. Il dato che unisce le fasce anagrafiche è la centralità dei benefit nell'equilibrio tra retribuzione e qualità della vita, tanto che circa due terzi dei lavoratori prenderebbero in considerazione il cambio di azienda per un'offerta welfare più vantaggiosa.

Solo il 47% dei lavoratori ritiene i benefit totalmente rispondenti ai propri bisogni, evidenziando l'importanza, per le aziende, di calibrare attentamente le offerte ascoltando le priorità effettive delle diverse generazioni e segmenti aziendali.




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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